Mondo Vegan FAQ
martedì, 21 maggio 2013
Queste FAQ intendono chiarire alcuni aspetti del veganismo e fornire risposte alle obiezioni più comuni. Benchè probabilmente gran parte di ciò che vi è scritto è condiviso dalla comunità dei vegani, queste FAQ non necessariamente rispecchiano il punto di vista di tutti i vegani. Trattandosi di FAQ divulgative le risposte presentate non pretendono di analizzare a fondo una questione, anche se in alcuni casi sono presenti dei collegamenti ad articoli di approfondimento.
Queste FAQ sono rivolte a tutti: a chi non conosce il veganismo e vuole saperne di più, a chi vuole diventare vegano, a chi è vegano da poco e a tutti quei vegani che vogliono sapere come rispondere alle obiezioni più comuni.
Tutti sono invitati a ripubblicare queste FAQ su blog, forum o qualsiasi altro sito. Si chiede solamente la citazione dell’autore (Riccardo B.) e un link a questa pagina, poichè queste FAQ potrebbero essere modificate e aggiornate.
Sono curioso: cos’è il veganismo?
- Cos’è il veganismo?
- Cosa non è il veganismo?
- Perchè si diventa vegani?
- Cosa mangia un vegano?
- Perchè niente latte e uova?
- Perchè niente miele?
- Perchè niente capi di origine animale?
- Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?
Sono interessato: voglio saperne di più sulla dieta vegana
- Una dieta vegana è una dieta equilibrata?
- Una dieta vegana è una dieta adeguata anche per gravidanza, allattamento, infanzia e adolescenza?
- Seguire una dieta vegana costa molto?
- Se divento vegano dovrò assumere integratori alimentari?
- Se divento vegano dovrò comprare solo cibi biologici?
Sono convinto: voglio diventare vegano!
- Voglio diventare vegano: come posso iniziare?
- Voglio diventare vegano ma vorrei prima consultare un dietologo: cosa devo fare?
- Voglio diventare vegano ma i miei genitori non sono d’accordo: cosa devo fare?
- Dove posso trovare ricette vegane?
Sono vegano da poco e ho alcune domande
- Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
- I prodotti con scritto «può contenere tracce di latte» sono da evitare?
- Non voglio che il mio cane/gatto mangi carne: cosa posso fare?
- Ma l’uomo ha sempre mangiato carne: è la catena alimentare!
- Ma l’uomo ha sempre mangiato carne: è la natura!
- L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne!
- In una dieta vegana occorre assumere un integratore di B12: questo significa che è una dieta innaturale!
- Se fossimo tutti vegani non ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali!
- Se fossimo tutti vegani non ci sarebbe più concime e non potremmo coltivare vegetali!
- Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via!
- Il pesce non soffre, non c’è nulla di male a mangiarlo!
- Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso!
- Crescere un figlio con una dieta vegana è una assurda costrizione!
- Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è una pazzia!
- Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura!
- La Bibbia dice che…, quindi è giusto mangiare carne!
- Nella Bibbia è scritto: «E Dio Disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul…
- Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
- Anche Hitler era vegetariano!
- Anche i nazisti amavano gli animali!
- Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!
- Anche le piante soffrono!
- Anche il leone mangia la gazzella!
- Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!
- Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!
- Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c’è niente di male negli allevamenti!
- Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
- Se non li alleviamo, questi animali si estingueranno!
- Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!
- Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun’altro!
- Anche se diventassi vegano non cambio certo il mondo!
- La selvaggina vive libera: allora non c’è niente di male nel mangiarla?
- Potete permettervi di essere vegani solo perchè vivete in un paese ricco!
- Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!
- Non mangi carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!
FREQUENTLY ASKED QUESTIONS (FAQ)
Sono curioso: cos’è il veganismo?
Il veganismo è una filosofia di vita basata sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali. Nella pratica quotidiana il veganismo si traduce nel rifiuto di usare o consumare, per quanto possibile e praticabile, prodotti derivanti da sfruttamento e uccisione degli animali. In particolare molta importanza viene data alle scelte in campo alimentare: un vegano consuma solo cibi di origine vegetale e rifiuta il consumo di ogni tipo di carne (compresa la carne delle creature marine, ovvero pesce, molluschi e crostacei), latte e latticini, uova e miele (e altri prodotti delle api). Un vegano inoltre indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici e prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa non testati su animali ed eventualmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali (come divani in pelle, tappeti in pelliccia, ornamenti in avorio, ecc.). Un vegano inoltre rifiuta di dedicarsi, partecipare e sostenere attività che implicano un uso dell’animale e/o la sua uccisione, quali la sperimentazione su animali, caccia e pesca, il circo con animali, lo zoo e altre attività simili. Si usa anche l’espressione veganismo etico come distinzione dal veganismo inteso come semplice pratica alimentare e adottato per altre ragioni diverse da quella etica (salutistiche, religiose, ecologistiche).
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Il veganismo non è una setta New Age, una moda salutistica o una tendenza stravagante. Essere vegan non significa essere hippy, nè essere di destra, di sinistra o anarchici. Non significa essere esaltati, estremisti o fanatici. Vivere vegan non significa fare un sacrificio e mangiare come asceti. Mangiare vegano non è difficile, pericoloso per la salute o triste. Vivere vegan è una scelta profonda, basata su principi di non-violenza e sul rispetto della vita, ed è una scelta piena di gioia.
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Il veganismo è dettato da principi etici di rispetto per la vita animale e basato sul pensiero antispecista e su una visione non violenta della vita. Un vegano ritiene che non sia lecito privare della libertà, sfruttare e uccidere un animale per soddisfare i nostri interessi umani, poichè gli animali, in quanto esseri senzienti, hanno il diritto alla libertà, alla serenità e alla vita. Particolarmente contestato è lo sfruttamento degli animali per l’alimentazione umana: oggi la quasi totalità degli animali allevati vive in condizioni di vita infernali, ma anche nei cosiddetti “allevamenti biologici” gli animali subiscono privazioni e abusi di vario genere e in ogni caso il loro destino sarà sempre un’uccisione prematura e violenta.
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Un vegano si nutre di tutto ciò che proviene dal mondo vegetale. Una dieta vegana è dunque basata sui quattro principali gruppi vegetali ovvero: cereali, legumi, verdura e frutta (sia fresca che secca). Molti piatti tipici della tradizione mediterranea sono normalmente diffusi sulla tavola di un vegano: pasta in mille condimenti, minestroni e risotti alle verdure, zuppe di piselli, fagioli, ceci, lenticchie o fave accompagnate con del buon pane, saporiti piatti ai funghi, pizza condita con mille verdure, e molti altri piatti genuini della nostra antica cucina italiana. Altri prodotti a noi meno noti, non indispensabili ma comunque solitamente usati dai vegani, appartengono invece ad altre culture: ad esempio troviamo cereali come kamut, miglio e quinoa, preparazioni a base di cereali quali bulgur, cous-cous e seitan (con questo si possono preparare anche polpette, spiedini o spezzatini), soia e prodotti a base di soia (tofu, tempeh e proteine vegetali ristrutturate), alghe alimentari, condimenti come shoyu, miso e tamari, dolcificanti come il malto, e molto altro. Con la soia inoltre vengono preparati anche latte, yogurt, gelato, burro e panna. Altri latti vegetali sono quelli di riso, di mandorle e di avena. Buonissimi biscotti e snack senza latte e uova si trovano facilmente anche al supermercato. Non manca certamente la possibilità di preparare torte, budini e pasticcini 100% vegan. Per chi ama le pause dolci troverà sempre conforto in un buon caffè, nella sua barretta di cioccolato o nella sua tazza di cacao fumante. E chi non riesce a rinunciare all’hamburger troverà anche hamburger completamente vegetali.
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Le mucche, per produrre latte, come tutti i mammiferi, devono prima partorire, pertanto vengono inseminate artificialmente ogni dodici mesi in modo da programmare un parto ogni anno e garantire una produzione di latte quasi continua. I vitelli femmina non idonei alla mungitura e i vitelli maschi (ovviamente non in grado di produrre latte) nati si rivelano inutili per l’industria casearia, pertanto vengono allevati e uccisi a sei mesi di vita [» per saperne di più]. Le mucche sono munte continuamente con macchine automatiche, sfruttate fino a che molte non sono più in grado di reggersi in piedi, e intorno ai 4-6 anni di vita o meno, quando non più produttive, vengono uccise [» per saperne di più]. Invece, negli stabilimenti per la produzione di galline ovaiole, i pulcini nati maschi (statisticamente la metà), inutili al mercato in quanto ovviamente non in grado di produrre uova, vengono gettati vivi in un tritacarne industriale o schiacciati in apposite macchine, per essere poi trasformati in farine animali per allevamenti o in fertilizzanti. Le galline ovaiole vivono tutta la loro breve esistenza schiacciate l’una contro l’altra in piccole gabbie a produrre uova in continuazione e, verso i due anni di vita, quando non più produttive, vengono uccise [» per saperne di più]. Un vegano dunque evita il consumo di latte e derivati e uova per lo stesso motivo che spinge un vegetariano a non mangiare carne: l’uccisione degli animali.
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Negli allevamenti industriali le api possono essere bruciate vive o uccise in altri modi crudeli per contenere l’espandersi di epidemie [2]. Sebbene nella produzione artigianale di miele su piccola scala l’uccisione delle api è probabilmente molto rara, evitare il consumo di miele garantisce con certezza il non sostegno ad alcuna crudeltà sulle api, oltre ad essere espressione del rifiuto dell’idea che gli animali siano esseri al servizio della specie umana. In ogni caso il miele che si trova in tutti i prodotti confezionati è di produzione industriale, dunque non offre alcuna garanzia su un trattamento nel rispetto delle api. Il miele può essere benissimo sostituito con il malto, che ha la stessa consistenza ed è altrettanto dolce e sano. Altri prodotti delle api, quali il polline, la pappa reale e il veleno (usato in alcuni medicamenti “naturali”) invece comportano sempre sofferenza e morte delle api.
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Perchè niente capi di origine animale?
Un vegano evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale: pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma. Per la pelliccia gli animali vengono allevati in piccole gabbie fino alla pazzia e uccisi con metodi crudeli o scuoiati ancora vivi, catturati con trappole con denti in acciaio o colpiti a morte con bastoni uncinati. La pelle comunemente usata è pelle bovina e spesso proviene dai macelli. Contrariamente a quanto si pensa, la pelle bovina non è un semplice prodotto di scarto dell’industria zootecnica, ma rappresenta una fonte primaria di profitto: in altre parole, i bovini vengono allevati e uccisi sia per la loro carne che per la loro pelle. Negli altri casi, invece, animali quali bovini dell’India, serpenti o coccodrilli vengono uccisi esclusivamente per la loro pelle. La tosatura delle pecore per la lana è condotta con brutalità e in ogni caso il loro destino è il macello. Per ottenere la seta i bachi vengono bolliti vivi. Per le piume usate per le imbottiture, invece, le oche vengono spiumate vive causando un estremo dolore all’animale e infine anch’esse saranno uccise.
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Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?
Lo specismo può essere definito come un atteggiamento individuale e un’ideologia sociale volti a favorire, sostenere e perpetuare l’oppressione umana delle altre specie animali. Come il razzismo indica la discriminazione di una razza verso altre razze, così lo specismo indica la discriminazione di una specie verso altre specie. Nello specismo la discriminazione di un individuo si fonda sulla sola base della sua appartenenza ad una specie: quando si parla della sofferenza umana e la si considera più importante di quella degli animali, si è, per così dire, colpevoli di specismo. Alcune conseguenze pratiche e diffuse dello specismo sono l’industria dell’allevamento, i laboratori di sperimentazione su animali, gli zoo, i circhi con animali, le arene per le corride e pratiche come la caccia. L’antispecismo, nella sua posizione classica, può invece essere definito come una forma di opposizione all’oppressione animale in un sistema di pensiero che riconosce alle altre specie non umane pari dignità di quella umana e lo stesso diritto fondamentale alla libertà e alla vita.
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Sono interessato: voglio saperne di più sulla dieta vegana
Una dieta vegana è una dieta equilibrata?
Carne, pesce, latte e latticini e uova non sono alimenti necessari all’organismo umano e una dieta vegana equilibrata è in grado di fornire adeguatamente tutti i nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno. L’American Dietetic Association, la più grande e prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base vegetale, dunque inclusa anche la dieta vegana) afferma: «È posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie» [4].
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Una dieta vegana è una dieta adeguata anche per gravidanza, allattamento, infanzia e adolescenza?
L’American Dietetic Association, la più grande e prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base vegetale, dunque inclusa la dieta vegana) afferma: «Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane ben pianificate sono appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, incluso gravidanza e allattamento. Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane correttamente strutturate soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei bambini nella prima e seconda infanzia e degli adolescenti, e promuovono una crescita normale. [...] Le diete vegetariane nell’infanzia e nell’adolescenza possono essere d’ausilio nello stabilire sani schemi alimentari, validi per tutta la durata della vita, e possono offrire alcuni importanti vantaggi nutrizionali» [4].
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Seguire una dieta vegana costa molto?
Gli alimenti di base dell’alimentazione vegana sono cereali, legumi, verdura e frutta (sia fresca che secca). Questi prodotti, rispetto a carne, pesce, salumi e formaggi, hanno costi decisamente ridotti. Cibi come seitan, tofu, tempeh o altri più esotici, che è possibile trovare solo in negozi biologici, hanno prezzi più alti ma sono alimenti da consumare saltuariamente e non rappresentano la base dell’alimentazione vegana, comunque non hanno prezzi più elevati di carni e pesci pregiati. Al di fuori di questi alimenti o di altri ingredienti che è possibile trovare solo in un negozio biologico e che possono servire nel caso si voglia provare a cucinare qualche piatto più stravagante, nel veganismo non vi è alcuna regola nutrizionale o necessità che imponga l’uso assiduo di prodotti da agricoltura biologica (solitamente più cari) e molti prodotti possono essere comprati anche in un qualsiasi supermercato a prezzi molto accessibili [»»»]. In conclusione, una dieta vegana ha un costo complessivo decisamente inferiore rispetto a una normale dieta di un italiano [» per saperne di più].
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Se divento vegano dovrò assumere integratori alimentari?
Fintanto che dalla dieta non si eliminano completamente latte, latticini e uova, normalmente non occorre assumere integratori. In una dieta vegana invece bisogna integrare la propria alimentazione con un supplemento di vitamina B12. Integratori di B12 privi di ingredienti animali e non classificati come farmaci e pertanto non testati su animali, sono indicati » qui. Solitamente, per praticità d’uso viene consigliato il Long Life B12 della Phoenix (pastiglie da 2000 mcg), da assumere una volta alla settimana, lontano dai pasti, ponendo la pastiglia sotto la lingua e lasciandola sciogliere lentamente, avendo cura di conservare il contenitore in frigo. Si trova in farmacia, altrimenti può essere ordinato. Le pastiglie stanno sulla punta di un mignolo e una confezione contiene 100 pastiglie. Per alcune persone potrebbe essere difficile accettare l’uso di questo integratore: tuttavia chi consuma cibi animali, pur non assumendo un integratore di B12 direttamente, ottiene questa vitamina dall’integratore normalmente somministrato (insieme ad altre sostanze chimiche e farmacologiche e supplementi vitaminici vari) agli animali oggi allevati. Comunque, prima che si instauri una carenza di vitamina B12, possono volerci anche venti o trent’anni.
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Se divento vegano dovrò comprare solo cibi biologici?
Molte persone credono che un vegano consumi solo cibi biologici, probabilmente perchè associano la dieta vegana ad una qualche strana forma di alimentazione salutista simile alla macrobiotica. Benchè una dieta vegana possa essere motivata da ragioni salutistiche nel qual caso vengono prediletti cibi biologici, nel veganismo non vi è alcuna regola nutrizionale che richieda l’uso assiduo di prodotti da agricoltura biologica, una scelta che rimane a completa discrezione personale. Nè vi è alcuna necessità che imponga l’acquisto di questi prodotti, infatti in qualsiasi supermercato è possibile trovare in abbondanza cereali, legumi, verdura e frutta. Solo alcuni cibi come seitan, tofu, tempeh o altri più esotici, che vengono consumati saltuariamente, sono disponibili solo come prodotti da agricoltura biologica (benchè probabilmente, con la crescente diffusione del veganismo, saranno presto disponibili anche come prodotti da agricoltura convenzionale), oppure, nel caso si voglia provare a cucinare qualche piatto più stravagante, si può avere la necessità di comprare qualche ingrediente in un negozio biologico.
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Sono convinto: voglio diventare vegano!
Voglio diventare vegano: come posso iniziare?
Alcune persone ritengono più semplice passare prima per una dieta di transizione, in cui gradualmente si modificano le proprie abitudini alimentari, mentre altre preferiscono passare ad una alimentazione vegana in tempi più brevi. Comunque sia, in una dieta vegana la regola più importante è mangiare in modo vario, cercando di includere una sufficiente varietà di cereali, legumi, verdura e frutta (sia fresca che secca), preferendo i cibi freschi di stagione, più ricchi di nutrienti: questo sarà sufficiente a garantire al nostro organismo tutti i nutrienti di cui necessita. Per rendere il passaggio più facile, gradevole ed entusiasmante, può aiutare anche scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e nuovi piatti. Un breve articolo introduttivo sull’approccio ad una alimentazione vegana si può leggere » qui, mentre un articolo più approfondito si può leggere » qui. Per approfondire ulteriormente si può consultare il sito VegPyramid.info, ricco di informazioni. Un libro interessante con utili indicazioni pratiche è VegPyramid, della dott.ssa Luciana Baroni, presidente di SSNV. Se si hanno dubbi o domande specifiche sull’alimentazione potete rivolgervi » qui. Se invece preferite discutere con altri vegani per avere utili consigli potete visitare il forum di Forum Etici. È comunque importante vivere questa scelta con serenità e soprattutto mangiando con gusto. Con il tempo si capirà, se necessario, come modificare la propria alimentazione, e l’esperienza renderà la gestione e la preparazione dei pasti semplici e rapide. Controllare il proprio peso può aiutare a capire se si sta mangiando troppo o troppo poco e, per chi desidera, eseguire periodicamente le analisi del sangue, almeno nei primi tempi, può essere utile a capire, se necessario, come ottimizzare la propria dieta [» esami del sangue per vegetariani].
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Voglio diventare vegano ma vorrei prima consultare un dietologo: cosa devo fare?
Se non si hanno particolari problemi di salute, non è necessario il supporto di un dietologo per seguire una dieta vegana. Se comunque si desidera consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana si può fare riferimento alla Rete dei soci di SSNV. Se si intende rivolgersi ad un altro dietologo, bisogna prima assicurarsi, anche tramite una telefonata prima di prendere appuntamento, che si tratti di un medico con conoscenze adeguate sulle diete vegetariane e in grado di organizzare un menù vegano vario e completo. Non affidatevi mai a medici incompetenti che improvvisano menù vegani.
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Voglio diventare vegano ma i miei genitori non sono d’accordo: cosa devo fare?
In questi casi è importante parlare con i propri genitori, proponendosi con un atteggiamento maturo e spiegando i motivi etici, ecologistici e salutistici della propria scelta. Bisogna far capire ai genitori quanto questa scelta sia una cosa importante e non una ragazzata, spiegando come una dieta vegana sia perfettamente in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali dell’organismo anche durante l’adolescenza. Un opuscolo utile da leggere è la Guida al vegetarismo per genitori e ragazzi. Si può anche considerare l’opportunità di andare con i propri genitori da un medico specializzato in nutrizione vegetariana, così da far loro capire quanto una dieta vegana sia adeguata e salutare [» Rete dei soci di SSNV].
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Dove posso trovare ricette vegane?
Vi sono un gran numero di libri, siti e blog che trattano di cucina vegana. Molte ricette si possono trovare su VeganHome, dove è possibile scaricare anche il libro di ricette Nella cucina di VeganHome. Un libro di ricette utile per neovegani è La cucina etica facile. Sul sito della Edizioni Sonda potete inoltre trovare altri libri dedicati alla cucina vegana nella sezione Cucine.
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Sono vegano da poco e ho alcune domande
Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
Alcuni prodotti da forno possono contenere strutto (grasso di maiale), latte in polvere o uova. Lo strutto a volte può essere presente anche nella pizza e spesso è usato nel pancarrè. La pasta può contenere uova (pasta all’uovo) o inchiostro di calamari (nel qual caso la pasta si può riconoscere dal colore nero). Le margarine possono contenere olio di pesce o di altri animali marini e molte contengono siero di latte, bisogna quindi scegliere solo quelle che riportano la dicitura margarina vegetale. Oltre a questi ingredienti, vi sono molti altri derivati di origine animale meno noti (e in alcuni casi indicati sotto forma di sigle alfanumeriche) presenti in quantità spesso insignificanti in alcuni prodotti o usati sotto forma di additivi alimentari. Ma l’uso di sostanze di origine animale è così diffuso nella produzione industriale moderna che la pratica di un veganismo “puro” è praticamente impossibile, inoltre l’origine animale di alcune sostanze ambigue non è sempre facilmente accertabile. Per tali motivi, quest’uso delle sostanze di origine animale riceve una minore attenzione e molti vegani ritengono più pratico, oltre che più efficace per la causa della liberazione animale, concentrare la propria attenzione solo su quelle sostanze di origine animale più evidenti (carni, latte e latticini, uova e prodotti delle api).
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I prodotti con scritto «può contenere tracce di latte» sono da evitare?
Su alcuni prodotti si può leggere, in fondo alla lista degli ingredienti, la dicitura «può contenere tracce di latte» (o uova) e simili – un esempio classico sono alcune barrette di cioccolato fondente. Questa indicazione non riguarda gli ingredienti usati per il prodotto, ma indica solo che lo stesso stabilimento produce, oltre alle barrette di cioccolato fondente, anche altri prodotti che contengono latte e, quindi, tracce di latte possono essere presenti anche nella barretta di cioccolato che abbiamo tra le mani. Questa dicitura, obbligatoria per legge, è solo un avviso per quelle persone con una forte allergia al latte (infatti spesso si citano anche le noci o le arachidi per avvisare chi è allergico a questi cibi). La nostra barretta di cioccolato fondente può quindi considerarsi vegan al 100%.
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Non voglio che il mio cane/gatto mangi carne: cosa posso fare?
Molti vegani etici, per gli stessi motivi per cui non consumano cibi animali, preferiscono evitare di nutrire il proprio animale domestico con carne/pesce o prodotti a base di carne/pesce. Inoltre molte ditte di crocchette tra le più note (ad esempio la IAMS) eseguono cruenti esperimenti su animali (cani e gatti) per testare i loro prodotti medicati. Fortunatamente oggi il mercato offre crocchette 100% vegetali sia per cani che per gatti e non testate su animali, attentamente studiate e perfettamente equilibrate. Tra le più note vi sono le Vecan (solo per cani), le Amì (per cani e gatti) e le Trainer Fitness 3 Vegetal della Novafoods (solo per cani). Le crocchette vegetali garantiscono anche una migliore salute al nostro animale: i mangimi a base di carne e pesce ovviamente non contengono tagli di prima scelta, destinati all’alimentazione umana, ma solo gli scarti della macellazione, comprese carcasse di animali morti per i più svariati motivi. Le crocchette vegetali inoltre sono molto indicate per animali con allergie, in quanto prive di ingredienti animali potenzialmente allergizzanti e coloranti e altre sostanze chimiche comunemente presenti nei mangimi convenzionali. Per chi desidera è anche possibile nutrire il proprio cane con preparazioni casalinghe 100% vegetariane (un articolo introduttivo si può leggere » qui).
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Ma l’uomo ha sempre mangiato carne: è la catena alimentare!
L’uomo non nasce predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Si nutriva principalmente di vegetali e solo occasionalmente di carne cibandosi di carogne o di animali anziani, malati o feriti cacciati fortuitamente, le sue catture più frequenti consistevano per lo più in animali di piccola taglia. L’uomo è infatti essenzialmente un animale frugivoro, e ciò è evidente anche dalla sua struttura anatomica e morfologica (assenza di artigli e di canini, lunghezza dell’intestino e altre caratteristiche): come quella degli scimpanzè – gli animali più vicini a noi – la dieta primordiale dell’essere umano era composta soprattutto da frutta e vegetali. Pertanto il posto dell’uomo nella catena alimentare è molto più in basso di quel che generalmente si crede. Quand’anche non fosse così e si voglia considerare l’uomo come un animale naturalmente al vertice della catena alimentare, ciò non fornisce alcuna giustificazione morale al nostro consumo di carne. Se invece con tale affermazione si intende fornire una giustificazione fisiologica dell’essere umano al bisogno di mangiare carne, questa deduzione verrebbe smentita dall’evidenza scientifica moderna che dimostra come una dieta vegana non solo sia del tutto adeguata all’organismo umano, ma comporta anche diversi benefici per la salute [»»»].
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Ma l’uomo ha sempre mangiato carne: è la natura!
Questa affermazione non fornisce alcuna giustificazione morale al nostro consumo di carne, ma indica solo un ordine storico di una pratica umana. Da un punto di vista morale non ha alcun senso giustificare un comportamento connotandolo come naturale: anche la violenza intraspecifica ha origini lontane, tuttavia ciò non la rende più legittima ai nostri occhi. Ciò che mangiavano i nostri antenati 200 000 anni fa non ha alcun ruolo nel determinare le nostre scelte etiche. Se c’è qualcosa che sfugge all’ordine naturale delle cose, questo è la prigionia prolungata di un animale per una uccisione senza possibilità di fuga: in natura gli animali vivono liberi, non dentro gabbie. Inoltre, chi tenta di giustificare il proprio consumo di carne come naturale, come potrebbe giustificare allo stesso modo il consumo di latte? Cosa c’è di più innaturale di un mammifero adulto che beve per tutta la vita latte materno di un’altra specie?
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L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne!
L’uomo è principalmente un animale frugivoro [»»»]. Tuttavia, il suo apparato digerente, fisiologicamente strutturato per un’alimentazione a base vegetale, è in grado di digerire anche carni, seppur in maniera meno efficiente. Questa capacità ha rappresentato per la specie umana un prezioso vantaggio evolutivo, permettendo ai nostri antenati di sopravvivere anche in condizioni ambientali critiche, adattandosi, in caso di necessità, al consumo di cibi animali. Questo non significa però che mangiare carne sia necessario al nostro organismo: l’esistenza stessa della popolazione vegetariana ne è la dimostrazione più convincente. Inoltre l’evidenza scientifica moderna dimostra come una dieta vegana non solo sia del tutto adeguata all’organismo umano, ma comporta anche diversi benefici per la salute [»»»]: pertanto mangiare carne non solo non è necessario, ma è anche sconsigliato. Essere onnivori dunque non significa dover mangiare sia cibi animali che vegetali: essere onnivori significa poter scegliere tra cibi più adatti (di origine vegetale) e cibi meno adatti (di origine animale) per salvaguardare il nostro stato di salute.
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In una dieta vegana occorre assumere un integratore di B12: questo significa che è una dieta innaturale!
Questa affermazione, facendo appello ad uno strano concetto di “naturalità”, sembrerebbe voler concludere che, poichè la dieta vegana sarebbe innaturale a causa dell’assenza di vitamina B12, gli esseri umani non dovrebbero seguire questo tipo di dieta: una conclusione decisamente pretestuosa. Se l’uomo moderno dovesse decidere cosa può fare e cosa non può fare in base a questo concetto di “naturalità”, l’unico modo possibile di vivere sarebbe quello dei nostri antenati primigeni. In ogni caso, non c’è alcun motivo razionale che impedisca ad una persona di seguire una dieta vegana quand’anche questa fosse “innaturale”, poichè è sufficiente l’uso di un supplemento vitaminico di B12 per rendere una dieta vegana nutrizionalmente completa [»»»]. Inoltre, non è la dieta vegana ad essere “innaturale”, quanto il moderno trattamento industriale del cibo: infatti i cibi vegetali, naturalmente contaminati da microrganismi produttori di B12, sono oggi soggetti a processi industriali di lavaggio e pulizia, mediante i quali vengono allontanati anche questi microrganismi. Per tale motivo, anche gli animali allevati a scopo alimentare ricevono un’integrazione di vitamina B12, pertanto chi oggi consuma prodotti animali assume anch’egli vitamina B12 derivante da integratore (insieme a residui di altre sostanze chimiche e farmacologiche e altri supplementi vitaminici vari). Inoltre la vitamina B12 contenuta negli integratori in vendita viene prodotta con la stessa modalità usata in natura (tramite l’uso di batteri) ed è, in questo senso, del tutto “naturale”.
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Se fossimo tutti vegani non ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali!
Secondo le statistiche della FAO, in tutto il mondo vengono uccisi ogni anno circa 56 miliardi di animali per fini alimentari (pesci e altri animali marini esclusi) [10]. L’allevamento di un così enorme numero di animali necessita dell’impiego di vaste aree di terra, sia per il pascolo che per la produzione del mangime: sempre secondo la FAO, «il settore dell’allevamento rappresenta, a livello mondiale, il maggiore fattore d’uso antropico delle terre» [11]. Inoltre, a causa della continua necessità di nuove terre, distese enormi di foreste vengono ogni anno rase al suolo, «specialmente nell’America latina dove [...] il 70 percento dei territori dell’Amazzonia precedentemente ricoperti da foreste è occupato dal pascolo, e la coltura dei mangimi copre gran parte del rimanente» [11]. Poichè il consumo diretto di vegetali è molto più vantaggioso rispetto al consumo di cibi animali (in quanto gli animali allevati per crescere e vivere hanno bisogno di grandi quantità di mangime [12]), l’adozione di una dieta vegana per tutta la popolazione umana richiederebbe un uso di terre decisamente più ridotto.
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Se fossimo tutti vegani non ci sarebbe più letame e non potremmo coltivare vegetali!
Esistono diversi metodi alternativi all’uso del letame. Un’ottima tecnica è il compostaggio, che permette di ottenere fertilizzanti naturali usando vegetali. Anche gli escrementi umani sono un’ottima alternativa al letame, come già avviene in larga scala in Cina o in diverse oasi ecologiche in Svezia. Infine, il metodo della coltivazione a rotazione (sovescio), diffusa nell’agricoltura biologica, permette al terreno di riprendere fertilità anno dopo anno senza l’uso di letame. Bisogna inoltre osservare che le deiezioni animali rappresentavano un’importante risorsa per la concimazione del terreno solo in passato, quando il ridotto numero degli animali allevati poteva essere meglio accolto su vaste aree rurali. Ma a seguito della crescita esponenziale del numero di animali allevati, si sono diffusi sempre più gli allevamenti intensivi, responsabili di una sovrabbondante produzione di deiezioni animali dovuta all’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto. In questa nuova condizione il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, cariche di contaminanti ambientali che finiscono per depositarsi nella acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana.
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Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via!
Le mucche, come tutti i mammiferi, producono latte solo dopo aver partorito, così da avere a disposizione il latte necessario all’allattamento del proprio vitello fino al termine dello svezzamento. Negli allevamenti invece le mucche vengono inseminate artificialmente ogni dodici mesi in modo da programmare un parto ogni anno e garantire una produzione di latte quasi continua. Il vitellino nato verrà allontanato dalla madre entro 48 ore, in modo che non consumi il prezioso latte destinato al mercato e la mucca possa essere disposta quanto prima sotto mungitura intensiva. Una mucca oggi arriva a produrre ben 20 litri di latte in un solo giorno: questo intenso sfruttamento debilita l’animale e rende gonfie, tese e dolenti le sue mammelle, fino ad arrivare in molti casi allo sviluppo di gravi mastiti (dolorosissime infiammazioni alle mammelle). Dopo 4-6 anni di vita o meno, quando la mucca, esausta per via dell’eccessivo sfruttamento o di gravi patologie debilitanti, non sarà più produttiva, viene condotta in un macello e uccisa.
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Il pesce non soffre, non c’è nulla di male a mangiarlo!
Ricerche sull’anatomia e fisiologia dei pesci dimostrano chiaramente che questi animali sono dotati di un sistema sensoriale nocicettivo, deputato alla rilevazione degli stimoli dolorosi, e l’analisi comportamentale indica che i pesci percepiscono effettivamente il dolore e sono anche in grado di provare paura [» per saperne di più]. Tuttavia, se per gli altri animali allevati si parla spesso di norme a tutela del loro benessere, nel caso dei pesci non vi è nessun riguardo per la loro sofferenza e l’uccisione, contrariamente a quanto previsto per gli altri animali, non è preceduta da nessuna forma di stordimento [» per saperne di più].
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Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso!
Tutti gli studi più recenti concordano sul fatto che una dieta vegana è assolutamente adeguata per un bambino [»»»]. Tuttavia a volte i media lanciano clamorose notizie di bambini vegani in grave stato di salute o addirittura morti. Solo una valutazione meno superficiale mostrerebbe che ogni volta questi casi hanno avuto per protagonisti bambini in grave stato di denutrizione perchè scarsamente nutriti: i bambini mangiavano molto al di sotto di quanto avrebbero dovuto mangiare, e anche se avessero mangiato carne tutti i giorni, il risultato sarebbe stato lo stesso. Ma scrivere su un giornale di un bambino denutrito a causa della dieta vegana che seguiva attira molto di più l’attenzione del lettore medio. Notizie che invece allarmino gli italiani sulla preoccupante diffusione dell’obesità e di altre gravi patologie – come il diabete – presso i bambini (i bambini italiani sono i più obesi d’Europa [13]) non fanno discutere allo stesso modo.
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Crescere un figlio con una dieta vegana è una assurda costrizione!
Questa affermazione appare ovvia solo a chi da sempre mangia carne e vive in una società che incoraggia costantemente il consumo di carne. Ma qualunque regime alimentare segua un bambino si tratterà sempre di una costrizione, di una scelta imposta dai genitori, dove il bambino non ha alcun potere decisionale. Pertanto per un bambino consumare carne o seguire una dieta vegana è sempre una costrizione. D’altronde il processo stesso di educazione – di cui le norme dietetiche ne rappresentano solo un aspetto – comporta una continua repressione del comportamento naturale del bambino e delle sue libere scelte, con l’imposizione di regole stabilite dal genitore e dipendenti dalla sua personale visione della vita. Tuttavia, chi fosse ancora convinto che crescere un figlio con una dieta vegana sia una costrizione, provi a dare ad un bambino un coniglio e una mela: se il bambino mangia il coniglio e gioca con la mela allora potrà affermare di essere nella ragione.
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Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è una pazzia!
Questa affermazione nasce da un evidente fraintendimento sulla dieta vegana, che tra gli alimenti esclude anche il latte, e da una scarsa conoscenza delle ragioni che ne sono alla base. Un genitore vegano che intenda crescere un bambino con una dieta vegana eviterà di nutrirlo con latte vaccino o di altre specie allevate, per ragioni etiche [»»»] e/o salutistiche, ma non vi è alcuna ragione per non nutrire il bambino con il proprio latte. L’allattamento materno, che reca molti vantaggi alla salute psico-fisica del bambino, è in verità molto più diffuso tra le madri vegane rispetto alla popolazione generale [14].
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Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura!
Questa affermazione, facendo appello ad uno strano concetto di “naturalità”, sembrerebbe voler concludere che, poichè cani e gatti che vivono in libertà si nutrono di carne, i nostri cani e gatti domestici dovrebbero necessariamente mangiare carne: una conclusione decisamente pretestuosa. Nella vita di un cane o di un gatto domestico c’è ben poco di naturale: la stessa cattività non è affatto naturale per un animale. Per un cane o un gatto nutrirsi con palline industriali dal sapore artificiale (le comuni crocchette), mangiare del formaggio o bere latte di mucca, ha ben poco di naturale. Pertanto, adottare una dieta vegetale per il nostro animale domestico non è meno naturale degli altri aspetti della sua vita e di altri tipi di regimi alimentari. L’accusa invece potrebbe essere più convincente facendo appello alla salute dell’animale: poichè cani e gatti che vivono in libertà si nutrono di carne, privare della carne i nostri animali domestici potrebbe causare loro gravi deficienze nutrizionali. Tuttavia le crocchette vegetali che si trovano in commercio sono attentamente studiate e perfettamente equilibrate sotto l’aspetto nutrizionale. Inoltre, per il cane (che, al contrario del gatto, non è carnivoro ma onnivoro), anche la preparazione di pasti casalinghi vegetali permette, con alcune piccole attenzioni, di fornire all’animale tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Dunque anche questa seconda accusa viene invalidata.
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La Bibbia dice che…, quindi è giusto mangiare carne!
In alcuni passi della Bibbia si possono leggere delle approvazioni al consumo di carne. Bisognerebbe però tenere presente che la Bibbia non è stata scritta da Dio: la Bibbia è invece una raccolta di antichi racconti tramandati oralmente di generazione in generazione, riuniti in un’opera scritta da diversi autori – naturalmente influenzati nella stesura dalle proprie prospettive soggettive – e infine modificata e riadattata molte volte nel corso della storia. È dunque verosimile che quanto riportato nella Bibbia è in molti casi frutto di interpretazioni e distorsioni delle presumibili originarie vicende, e gli stessi studiosi della Bibbia non sempre si trovano d’accordo sull’autenticità di ciò che vi è scritto: pertanto un cristiano non dovrebbe sempre considerare tutto ciò che trova scritto nella Bibbia come verità divina. Inoltre bisogna chiedersi se gli uomini di oggi siano effettivamente in grado di capire e interpretare correttamente quanto è scritto nella Bibbia: è infatti noto che le diverse comunità cristiane adottano ognuna una diversa interpretazione della Bibbia, e una stessa frase può rivelare un significato diverso a seconda di chi la interpreta, oppure, citando versi diversi, si possono sostenere affermazioni opposte su una stessa questione (alcuni versi infatti sembrano ancora confermare un invito alla scelta vegetariana). Pertanto, perchè anche nei passi dove si proclamano sacrifici animali ordinati da Dio e altri soprusi sugli animali, non si potrebbero nascondere solo insegnamenti di altra natura e arcane simbologie? Inoltre, il comandamento «Non uccidere» non pone alcun limite che escluda gli animali da questa norma divina: perchè mai dovremmo supporre che sia invece riferito solo agli esseri umani?
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Nella Bibbia è scritto: «E Dio Disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul…
… bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» ». Per un credente, che Dio ci abbia dato il dominio sulle altre creature, non significa che Dio ci abbia autorizzato a fare loro torto. Infatti, dal supposto dominio dell’uomo sulle altre creature, non ne deriva direttamente il diritto a sfruttare, maltrattare e uccidere gli altri animali. Inoltre, nel Cristianesimo (e in nessun’altra religione monoteistica) è scritto che la pietà nei confronti degli animali sia contraria ad una vita pia. Non c’è dunque alcuna ragione cristiana che ci indichi una contraddizione tra Cristianesimo e antispecismo.
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Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
Questa affermazione è un evidente prodotto di una mentalità specistica, in cui l’unico ruolo degli animali riconosciuto è quello di esseri al servizio dell’essere umano. Ciò che i difensori dei diritti animali chiedono è semplicemente l’estensione di diritti fondati sulla giustizia dalla cerchia degli esseri umani ad una cerchia più allargata che comprenda anche gli animali non umani. L’unico privilegio che gli esseri umani perderebbero in questo processo è quello di sfruttare, torturare e uccidere gli animali, un privilegio che secondo i sostenitori dei diritti animali è fondato su una discriminazione simile a quella che permetteva lo sfruttamento degli schiavi. Chi fa propria l’affermazione in oggetto vede preoccupato la perdita di questi privilegi, considerando le richieste dei difensori dei diritti animali come lesive alla condizione di supremazia dell’uomo sugli altri animali e questo costituisce, ai suoi occhi, una minaccia al genere umano.
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Questa affermazione vorrebbe lasciare intendere che il movimento dei diritti animali, che vede nel rifiuto della carne uno dei massimi principi della propria filosofia, sia un pericoloso movimento antiumano. Si potrebbe semplicemente replicare che non ha alcuna importanza se Hitler, come dicono, fosse stato vegetariano: Stalin e molti altri dittatori mangiavano regolarmente carne. E dovremmo forse chiudere tutte le gallerie d’arte per via della passione di Hitler per la pittura? È facile dimostrare come l’accostamento del movimento dei diritti animali con Hitler si limiti ad essere una semplice banalizzazione se non si indicano quali sono gli elementi in comune: furono infatti i medici personali di Hitler a prescrivergli occasionalmente una dieta priva di carne per alleviare i suoi disturbi digestivi e gli occasionali dolori allo stomaco. La rinuncia di Hitler alla carne dunque non ha alcuna relazione con le ragioni etiche del movimento per i diritti animali. Tuttavia Hitler non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini e la selvaggina farcita e arrostita [» per saperne di più].
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Anche i nazisti amavano gli animali!
Questa affermazione vorrebbe lasciare intendere che il movimento dei diritti animali sia un pericoloso movimento antiumano. Si potrebbe semplicemente replicare che non ha alcuna importanza se i nazisti, come dicono, amavano gli animali: dovremmo forse vietare che nei teatri venga suonato Wagner per via della passione di molti gerarchi nazisti per il compositore tedesco? È facile dimostrare come l’accostamento del movimento dei diritti animali con l’ideologia nazista si limiti ad essere una semplice banalizzazione se non si indicano quali sono gli elementi in comune: mentre il nazismo incoraggiava la discriminazione, la violenza e l’uccisione, il movimento dei diritti animali è un movimento che si batte proprio contro la discriminazione, la violenza e l’uccisione. Inoltre in questa affermazione c’è una evidente confusione tra un sentimento di zoofilia, a cui si fa riferimento quando si citano i nazisti, e antispecismo: l’antispecismo infatti non è una forma estrema di zoofilia. Non è affatto zoofilia. Non si chiede di provare simpatia o amore per gli animali: si pretende invece che li si tratti con rispetto. Tuttavia i nazisti amavano ben poco gli animali: usavano fruste per addestrare i loro cani, andavano usualmente a caccia e usavano – oltre agli esseri umani – animali nei laboratori [» per saperne di più].
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Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!
Secondo questa giustificazione nessuna causa varrebbe la pena di essere difesa, poichè per qualsiasi causa si sostenga, ce ne sarà sempre un’altra più importante da sostenere. Spesso chi si difende in questo modo inizia infatti a fare un lungo elenco di problemi quali la fame nel mondo, le malattie, le guerre e così via. Tutte cause sicuramente importanti e onorevoli: purtroppo però chi sostiene questa affermazione, non sempre, ma molto spesso, sono persone non coinvolte in alcuna attività volta a risolvere i problemi umani. Al massimo si limitano a fare una donazione in denaro (solitamente ben poco) a favore di una qualche associazione umanitaria, impegnando il dito a premere il tasto Invio. Ma quand’anche una persona fosse completamente assorbita in qualche causa umanitaria, portare il proprio contributo alla causa dei diritti animali è molto semplice: basta solo fare scelte diverse. Ad esempio si può essere vegani e fare volontariato nell’assistenza ai malati di cancro. Inoltre chi sostiene questa affermazione non si rende assolutamente conto della portata del problema che coinvolge gli animali: solo per fini alimentari, ogni anno vengono uccisi circa 56 miliardi di animali (pesci e altri animali marini esclusi) [10]. Si tratta pertanto di un vero e proprio massacro su scala mondiale, con un numero di vittime che non ha eguali neppure nella più terribile catastrofe umana che possa accadere.
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Questa affermazione intende sostenere che vegetali e animali soffrono allo stesso modo, pertanto se si ritiene lecito nutrirsi di vegetali, dovremmo ritenere lecito anche uccidere un animale per cibarcene. Secondo questa logica, poichè animali e umani soffrono allo stesso modo, dovremmo allora ritenere lecito anche uccidere un essere umano per cibarcene. L’affermazione in oggetto non ha comunque alcun fondamento. Da un punto di vista scientifico, gli animali, come gli esseri umani, sono dotati di un sistema nervoso in grado di registrare il dolore, e le informazioni del dolore viaggiano attraverso i nervi fino a giungere al cervello dove vengono elaborate. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste di un sistema nervoso centrale: pertanto le piante non sono in grado di sperimentare dolore [» per saperne di più]. Ma secondo l’affermazione in oggetto le piante non solo sarebbero in grado di avvertire il dolore, ma addirittura sarebbero provviste anche della capacità di soffrire, una capacità mentale che richiede il possesso di coscienza così come una vita mentale complessa che non possiamo certo attribuire alle piante. Tuttavia non è il possesso della capacità di soffrire che rende moralmente condannabile l’uccisione di un animale, quanto il fatto che la morte provoca un grave danno, poichè preclude per sempre all’individuo ogni possibilità di gratificazione [» per saperne di più].
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Anche il leone mangia la gazzella!
A questa obiezione si potrebbe semplicemente replicare che anche la mucca mangia l’erba. E certamente la natura dell’essere umano è ben lontana da quella del leone: l’uomo infatti non nasce predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali, quali, appunto, il leone. Pertanto il posto dell’uomo nella catena alimentare è molto più in basso di quel che generalmente si crede. Se davvero vogliamo prendere a modello una specie animale, allora dovremmo citare lo scimpanzè, l’animale più vicino all’uomo, che si nutre sopratutto di frutta e vegetali. Inoltre l’uomo è l’unico animale dotato di una caratteristica assente negli altri animali e che dovrebbe essere l’unica a distinguerci: il senso etico. Un leone non possiede la capacità di porsi domande circa la moralità del mangiare una gazzella, e non può quindi essere considerato colpevole di alcun crimine morale. Quando il leone mangia una gazzella è spinto da ragioni di sopravvivenza. Quando un uomo mangia un altro animale, pur non avendone alcuna necessità, è spinto solo dalla mera soddisfazione del proprio palato.
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Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!
I canini presenti nella dentatura umana sono ben diversi dai canini dei veri carnivori naturali, come il leone. Un carnivoro ha infatti canini lunghi, affilati e curvi, strutturati per affondarsi nel corpo della preda, bloccarla e strapparne le carni, inseriti in una mandibola con un’ampia apertura verticale tale da facilitare la presa degli animali. I canini dell’essere umano sono invece corti e smussati, decisamente inadatti ad infilarsi in profondità nelle carni di un animale, d’altronde l’ampiezza verticale della mascella permetterebbe al limite di afferrare un topo, tuttavia la mandibola è in grado di spostarsi lateralmente – cosa impossibile in un carnivoro – per triturare i cibi vegetali: la dentatura dell’uomo è pertanto inconfondibilmente quella di un frugivoro.
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Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!
La maggior parte degli animali allevati oggi non mangia più erba, ma viene nutrita con mais, soia e cereali vari, ben più energetici e con un maggiore rendimento sulla crescita e la produzione dell’animale. Un terzo della produzione mondiale di cereali viene consumata dagli animali allevati [11] e circa il 60% e il 70% rispettivamente della produzione globale di mais [15] e di soia [16] sono destinati agli allevamenti. Questi cibi potrebbero essere impiegati più efficacemente per il consumo diretto umano [11]. Inoltre gli animali hanno un’efficienza di conversione delle proteine molto bassa: ad esempio un manzo produce meno di 50 chilogrammi di proteine consumando più di 790 chilogrammi di proteine vegetali [17]. È stato calcolato che un ettaro coltivato a cereali fornisce cinque volte più proteine di un ettaro destinato alla produzione di carne, i legumi ne forniscono dieci volte di più, i vegetali a foglia quindici volte di più e gli spinaci ventisei volte di più [18].
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Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c’è niente di male negli allevamenti!
Il fatto che anche in natura gli animali soffrano e muoiano non legittima la nascita di animali per una vita di gravi sofferenze e la loro uccisione violenta, nè rende la sofferenza e la morte degli animali allevati meno grave. Anche gli uomini in natura soffrono e muoiono, ma nessuna persona ragionevole giustificherebbe il trattamento dei nazisti verso gli ebrei in questi termini.
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Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
Questa affermazione rileva semplicemente una pratica umana comune: l’allevamento degli animali per fini alimentari. Tuttavia la semplice constatazione di una pratica non ne sancisce automaticamente una sua legittimità. Il fatto che abbiamo il potere di far nascere un animale per allevarlo e poi ucciderlo non ne fornisce una giustificazione morale. Questa affermazione semplicemente ignora se l’uomo ha tuttavia il diritto di usare gli altri animali come meglio crede.
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Se non li alleviamo, questi animali si estingueranno!
Il concetto di conservazione della specie dovrebbe implicare una vita naturale per tutti gli individui di una specie protetta e una morte per cause naturali: ma questo non è certo ciò che avviene negli allevamenti, dove gli animali vivono imprigionati per lo più in stabilimenti industriali e uccisi sempre in giovane età. Questo non può certo essere visto come un servigio reso a questi animali: è solo per il nostro interesse che li facciamo nascere. Nessuno di questi animali, inoltre, appartiene a specie esistenti in natura, ma si tratta di specie artificiali, create dall’uomo attraverso una lunga manipolazione dei caratteri fisici e attitudinali a partire dai progenitori selvatici. Ad esempio in natura non esiste il maiale, ma il suo progenitore selvatico: il cinghiale. Lo stesso vale per gli altri animali allevati. In ogni caso, se non allevassimo più questi animali, si potrebbero sempre dedicare loro delle riserve naturali dove possano vivere liberi e riprodursi, proprio come oggi avviene per le specie selvatiche protette.
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Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!
I miliardi di animali oggi allevati non sono il risultato di una riproduzione incontrollata degli stessi: siamo invece noi che ne programmiamo la nascita per poi ucciderli e mangiarli e quindi farne nascere ancora altri. Il passaggio verso una ipotetica società umana vegana non avverrebbe nel giro di un giorno, ma sarebbe un lento processo lungo molti anni, durante i quali gli allevamenti sarebbero sempre di meno fino a sparire del tutto: non bisogna quindi immaginarsi una improvvisa liberazione di tutti gli animali oggi allevati e una loro incontrollata invasione della Terra.
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Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun’altro!
Questa affermazione sembra ignorare la logica matematica. È chiaro che più persone mangiano animali, più animali dovranno essere allevati. Per ogni persona che non mangia carne (e non consuma latte e uova) si eviterà la nascita di molti animali che sarebbero allevati e infine uccisi. Ed è proprio per questo che il veganismo ha un effetto immediato sugli animali: una persona che decide di diventare vegana eviterà ad una moltitudine di animali una vita di prigionia e nella maggior parte dei casi terribile e una morte violenta.
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Anche se diventassi vegano non cambio certo il mondo!
Nessun vegano pensa di cambiare il mondo da solo. Ma molti vegani, insieme, stanno oggi iniziando a cambiare una parte del mondo. Inoltre il veganismo è una scelta che nasce da un senso di giustizia personale, e non perchè si crede che diventando vegani cambi il mondo: così come ci rifiutiamo di uccidere un uomo perchè lo riteniamo un atto moralmente sbagliato, pur essendo consapevoli che la nostra posizione non impedirà che in tutto il mondo continuino ad essere commessi omicidi. E questa consapevolezza non può certo legittimare l’assassinio del nostro odiato vicino di casa.
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La selvaggina vive libera: allora non c’è niente di male nel mangiarla?
Per un vegano non ha importanza che vita abbia fatto l’animale o se sia stato trattato “umanamente”. Ciò che viene rifiutato è la giustificazione dell’uccisione di un animale per l’alimentazione umana. E naturalmente un vegano ritiene la caccia una pratica assolutamente da abolire, pertanto è ben lungi dal finanziarla acquistando i corpi di animali uccisi in battute di caccia.
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Potete permettervi di essere vegani solo perchè vivete in un paese ricco!
Quand’anche ciò fosse vero, non è chiaro in cosa consista l’accusa: grazie all’elevato livello di benessere della nostra società, abbiamo delle possibilità di scelta molto più vaste in ogni aspetto della vita rispetto a chi vive in condizioni di povertà. Tuttavia, mentre nei paesi più ricchi vi è un consumo eccessivo di carne e altri cibi animali, nei paesi più poveri la principale fonte di nutrimento proviene dagli alimenti vegetali: nei paesi industrializzati mediamente si consumano 224 grammi di carne pro capite al giorno (circa 80 kg l’anno a persona), nei paesi più poveri, come in Africa, si consumano solo 31 grammi di carne [19]. Pertanto solo i consumatori di cibi animali possono permettersi i loro pasti abituali perchè vivono in un paese ricco. È proprio la carne il cibo esclusivo dei paesi ai più alti vertici: si può infatti osservare come i paesi in via di sviluppo, crescendo economicamente, stanno velocemente abbandonando le proprie tradizioni alimentari basate sui cibi vegetali per avvicinarsi sempre più ad una dieta occidentalizzata ricchi di carne e cibi animali [5].
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Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!
La vita in cattività per un animale non è certamente naturale e costituisce in qualche grado sempre una limitazione alla sua esistenza. Questo è vero anche per cani e gatti, nonostante le nostre abitudini umane ci persuadano che per questi animali sia naturale vivere in cattività. Per tale motivo i sostenitori dei diritti animali ritengono sbagliato far nascere un cane o un gatto per destinarlo ad una vita in cattività e pertanto si oppongono all’allevamento e al commercio di questi animali e in generale degli animali detenuti per appagamento personale (cavalli, conigli, uccelli, pesci, rettili, ecc). Ben diverso è invece il caso di un animale sottratto da una situazione disagevole o addirittura dalla morte e messo a vivere in cattività: è il caso dei randagi, di quegli animali selvatici feriti e incapaci di ritornare a vivere in libertà o di quegli animali recuperati dai laboratori di sperimentazione o salvati dalla macellazione. In questi casi l’animale viene a trovarsi in una condizione di cattività in vista di un suo beneficio, e non per soddisfare un piacere umano, benchè ciò comporti per l’animale una qualche forma di limitazione alla sua vita naturale.
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Non mangi carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!
Questa accusa vorrebbe sostenere che l’etica vegana è basata su un’utopia – ovvero che non è possibile evitare l’uccisione di animali – e dunque ciò dovrebbe giustificare il perpetuarsi dell’uccisione degli animali nelle comuni pratiche di sfruttamento. Tuttavia l’intento dell’antispecismo non è giungere ad una condizione in cui l’essere umano non provochi la morte di nessun animale. Ciò sarebbe davvero irrealistico e poco utile: un’infinità di comportamenti che anche si limitino all’essenziale per la sopravvivenza comportano la morte di numerosi insetti e altri animali. Fine dell’antispecismo è invece quello di costruire una società umana in cui pratiche intenzionali oggi comuni – quali l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la sperimentazione su animali, la caccia e così via – vengano riconosciute ingiuste e pertanto abolite. L’antispecismo rifiuta l’idea che l’uomo abbia il diritto di sfruttare gli altri animali come meglio crede, ma realisticamente riconosce che la semplice esistenza di un uomo implica la morte accidentale e non intenzionale di altre creature.
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Note
1. L’American Dietetic Association, la più grande e prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base vegetale, dunque inclusa la dieta vegana) afferma: «È posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, incluso gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti» [ADA, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets; trad. italiana: Posizione dell'American Dietetic Association: Diete Vegetariane].
2. Ad esempio, nell’articolo Api bruciate vive per mancata registrazione di antibiotici, pubblicato su Il velino AGV, si spiega che «quando negli alveari si verificano epidemie come la peste americana, la peste europea e Nosema, l’Azienda Sanitaria Locale, sotto il controllo dell’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana, impone agli apicoltori di bruciare i propri alveari [con le api] al fine di contenere l’espandersi delle malattie».
3. Richard D. Ryder, Victims of Science: The Use of Animals in Research.
4. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
5. Nei paesi in via di sviluppo dal 1983 il consumo di carne è più che raddoppiato, passando dai 14 kg di carne pro capite annui [IFPRI, FAO, ILRI, Livestock to 2020: The next food revolution] agli attuali 30 kg [Le Scienze, La produzione di carne]. In Cina il consumo di carne è passato dai 13 kg pro capite del 1980 ai 53 kg pro capite del 2004 [Worldwatch Institute, China Needs a New Type of Livestock Revolution], con un aumento di oltre il 300% in poco più di 20 anni, ed è stato calcolato che con l’attuale tendenza, nel 2031 il cinese medio potrà arrivare a consumare la stessa quantità di carne di un americano di oggi, con un consumo annuo nazionale che raggiungerà i 181 milioni di tonnellate, corrispondenti a circa quattro quinti dell’attuale produzione mondiale di carne [Earth Policy Institute, Learning from China: Why the Western Economic Model Will Not Work for the World]. Anche il consumo di latte in questi paesi è aumentato notevolmente, passando in soli 10 anni (dal 1983 al 1993) da 35 kg pro capite a 40 kg pro capite, ed entro il 2020 è stimata una crescita fino a 62 kg pro capite [IFPRI, FAO, ILRI, Livestock to 2020: The next food revolution].
6. La mancata assunzione protratta per lungo tempo di fonti affidabili di vitamina B12 in una dieta vegetariana è potenzialmente pericolosa e può condurre ad una grave carenza di questa vitamina con l’instaurarsi di anemia megaloblastica e conseguenze neurologiche fino allo sviluppo di danni irreversibili a carico del sistema nervoso. Il periodo dell’avvento di una carenza di vitamina B12 dipende da molti fattori: un vegano adulto con problemi di assorbimento della B12 che non usi cibi fortificati e/o supplementi di B12 svilupperà una carenza nel giro di 1-3 anni, mentre nei casi di normale assorbimento il deficit può ritardare la propria comparsa anche di venti o trent’anni, grazie all’efficiente processo di riassorbimento della B12 dell’intestino [Stephen Walsh, B12: An essential part of a healthy plant-based diet; Herbert V., Vitamin B-12: plant sources, requirements, and assay; Herbert V., Staging vitamin B-12 (cobalamin) status in vegetarians]. Lo stato della vitamina B12 può comunque essere monitorato attraverso esami del sangue in grado di diagnosticare l’eventualità di una carenza [Stephen Walsh, B12: An essential part of a healthy plant-based diet; Herrmann W., Geisel J., Vegetarian lifestyle and monitoring of vitamin B-12 status].
7. Ad esempio consultare: Graulet B. et al., Effects of dietary supplements of folic acid and vitamin B12 on metabolism of dairy cows in early lactation.
8. Swiss Engineering Contact, Fermentation plant for the production of vitamin B12.
9. Jack Norris, Vitamin B12: Are You Getting It?
10. GLiPHA, dati 2007.
11. FAO, Livestock’s long shadow.
12. Wikipedia, Impatto ambientale dell’industria dei cibi animali – Impatto sulle risorse alimentari.
13. Corriere della Sera, Il paese dei bambini obesi: l’Italia prima in Europa.
14. O’Connell J.M. et al., Growth of vegetarian children: The Farm Study.
15. FAOSTAT, Food Balance Sheet (2007).
16. Beyond the Bean online, Soybean Farmers’ Customers Extend Beyond the Elevator.
17. David Pimentel, Marcia Pimentel, Food, Energy and Society.
18. Jack Doyle, Altered Harvest.
19. Anthony J. M. et al., Food, livestock production, energy, climate change, and health.













