Polli al servizio della nostra tavola

La vita di un pollo sfruttato per l’alimentazione umana
ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2012

 

Il pollo – uccello maschio (gallo) o femmina (gallina) della specie Gallus gallus domesticus – è un animale molto curioso e intelligente e con una ricchissima vita sociale.

I polli domestici discendono tutti da un’unica specie selvatica: il gallo rosso delle regioni asiatiche. Si tratta di un uccello che vaga in piccoli gruppi, solitamente si trattiene ai limiti delle alte foreste, scendendo di rado al di sotto dei mille metri di altezza.

Oltre il 90 per cento dei polli allevati oggi  sono di tipo broiler (chiamati anche galletti), il frutto più avanzato dell’ingegneria genetica. Sono animali con un ritmo di crescita incredibile: a soli 35-40 giorni di vita – cioè ancora pulcini – avranno raggiunto un peso enorme di oltre due chili e saranno pronti per essere uccisi (un pollo che vive libero impiega almeno quattro mesi per svilupparsi completamente) [1].

I miliardi di broiler allevati oggi dall’industria della carne saranno uccisi senza mai aver visto la propria madre: nascono infatti all’interno di incubatrici, macchine atte a scaldare le uova in sostituzione della cova dell’uccello. Dopo qualche giorno dalla nascita verranno inseriti nel ciclo produttivo.

Negli allevamenti di broiler la densità è tale che gli animali vivono schiacciati uno contro l’altro.

L’allevamento viene svolto in grandi capannoni con decine di migliaia di polli in ogni stabile, ammassati con una densità di 10 animali per metro quadrato: ogni pollo avrà disponibile uno spazio pari a circa un quadrato di 20-25 centimetri per lato.

Il fatto che in questi capannoni non vi siano recinzioni interne darebbe ipoteticamente la possibilità agli animali di muoversi liberamente, ma la densità è tale che di fatto lo spostamento è possibile solo per brevi tratti.

In queste condizioni estreme di affollamento i polli non riescono a stabilire un ordine gerarchico stabile come avverrebbe in natura, dove vivono in piccoli gruppi. Schiacciati l’uno contro l’altro, a causa dell’elevato stress svilupperanno innaturali atteggiamenti aggressivi beccandosi violentemente a vicenda, fino a giungere al cannibalismo.

Un allevamento di broiler (Italia).

In questi capannoni non esistono finestre. I volatili vivono giorno e notte sotto costante illuminazione artificiale. Si tratta di una luce particolare, smorzata ma continua, usata per diverse ragioni.

In primo luogo una luce bassa riesce a contenere il forte stress degli animali, in modo da limitare gli episodi di aggressività (che possono compromettere l’idoneità delle carni per il mercato) [2]. L’illuminazione controllata serve anche ad incrementare il peso degli animali, stravolgendo il loro ciclo naturale giorno-notte e inducendoli a mangiare continuamente [3]. La bassa intensità di luce, allo stesso tempo, dissuade gli animali dal movimento e spinge all’immobilità, così da favorire ulteriormente l’accrescimento.

Tuttavia, quest’uso dell’illuminazione provoca seri problemi di disturbo del sonno: gli animali dormono poco e male. Inoltre l’esposizione continua alla luce provoca gravi anomalie agli occhi [4].

La pavimentazione in cemento è interamente ricoperta di escrementi [5]. Questi determinano un aumento delle temperature interne, che, specie nei mesi caldi, sono sempre elevate, anche a causa della luce artificiale ininterrotta. Le deiezioni inoltre producono ammoniaca, abbondantemente presente insieme ad alti tassi di umidità e biossido di carbonio, che rendono l’aria irrespirabile.

Questi ambienti caldi, umidi e sporchi, ricchi di vapori tossici, favoriscono gravi infiammazioni interne ed esterne e ascessi, oltre alla proliferazione di una varietà di funghi, batteri e virus.

Molti animali, a causa dell’inadeguatezza della struttura ossea, per muoversi sono costretti a strisciare.

Anche il ritmo di crescita abnorme di questi animali è, ovviamente, causa di gravi problemi [6]. Durante la crescita la struttura ossea non riesce a rinforzarsi adeguatamente per reggere l’eccessivo peso del corpo: le ossa si piegano e le articolazioni si deformano. Ogni piccolo spostamento diventa difficile e doloroso. Molti uccelli sono storpi e per muoversi sono costretti a strisciare sul pavimento tra la massa degli escrementi.

In questi allevamenti la morte di un animale è un evento abbastanza frequente, ma il valore economico di un singolo uccello è così basso che anche la morte di numerosi individui non rappresenta un grave danno economico per l’allevatore [7].

Gli operai ogni giorno raccolgono gli uccelli morti o in fin di vita e li gettano in un bidone. I broiler “difettosi”, che non crescono, dunque inutili al ciclo produttivo, vengono raccolti e soffocati in sacchi di plastica oppure gettati anch’essi direttamente nei bidoni.

Ma la maggior parte dei polli arriverà ancora in vita alla fine del ciclo di 35-40 giorni (in natura un pollo vivrebbe 15-20 anni [8]). Arriva così il momento della cattura [9]: gli uccelli vengono prelevati dagli operai in maniera brutale, presi per le zampe e scaraventati dentro le gabbie per il trasporto, ammassati uno contro l’altro [10]. In queste operazioni molto spesso i polli subiscono fratture agli arti e gravi contusioni, alcuni moriranno negli spasmi della sofferenza.

I contenitori con gli animali dentro vengono dunque caricati senza cura sui vagoni dei camion che condurranno i broiler al mattatoio. Gli animali, terrorizzati e schiacciati l’uno contro l’altro, dovranno affrontare viaggi estenuanti e a volte anche molto lunghi poiché non sempre il centro di macellazione si trova nelle vicinanze.

Una volta giunto a destinazione, l’animale, terrorizzato e agitato, viene sollevato a testa in giù da un operaio che lo appende per le zampe ad un nastro trasportatore. Viene quindi condotto in una sezione in cui viene stordito con una scarica elettrica. Essendo il sistema automatizzato non sempre lo stordimento viene effettuato in maniera corretta, pertanto l’animale può essere ancora pienamente cosciente anche durante le successive fasi di lavorazione [11].

Più avanti una lama automatica provvede al taglio della gola. Se l’animale è ancora cosciente si contorce e si dibatte disperatamente. Quindi l’uccello viene immerso in una vasca di acqua bollente e spennato, infine delle lame entrano nel suo sfintere anale e si allargano per asportarne le interiora.

In seguito il corpo dell’animale così ridotto viene posto su un nastro trasportatore, e dopo essere stato pesato e confezionato sotto vuoto, raggiunge i banchi refrigerati dei supermercati, dove viene esposto e offerto in vendita.

Alcune persone, dopo aver conosciuto la vita di questi animali negli allevamenti intensivi quale quella qui descritta, decidono di comprare prodotti d’allevamento biologico. Pur se un tale gesto è sicuramente da apprezzare, in quanto denota rispetto e attenzione per gli animali, non sottrae però queste creature dalla detenzione, da alcuni aspetti brutali comuni anche negli allevamenti biologici e dalla tragedia del macello.

Se ci si indigna per il trattamento disumano di un animale, è difficile tollerare la sua uccisione come qualcosa di umanitario. Il solo modo per porre fine all’immane tragedia degli animali è diventare vegan.

Riccardo B.

 

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Note:
1. Il petto – la parte più richiesta dai consumatori – sarà di dimensioni spropositate: rappresenterà da solo il 18 per cento del peso dell’animale [Lav, Conosci i tuoi polli?].
2. Negli ultimi giorni del ciclo di allevamento, in cui i broiler raggiungono elevati livelli di stress, il capannone sarà quasi completamente buio.
3. Allo stato naturale il Gallus gallus domesticus regola il proprio ciclo vitale giornaliero sull’alternarsi del periodo di luce e di buio: durante il giorno è attivo e va alla ricerca di cibo, di notte riposa. Negli allevamenti, invece, i broiler, confusi dall’illuminazione continua, completamente stravolti nel loro ritmo naturale, beccano giorno e notte, senza distinzione.
4. Diverse ricerche sostengono che l’illuminazione costante sia causa di cecità e del buphtalmos (ingrandimento e fuoriuscita dell’occhio), fenomeni frequenti in questi allevamenti.
5. La pulizia del capannone viene effettuata solo a fine ciclo, quando gli animali vengono portati via, pertanto le deiezioni prodotte si accumulano giorno dopo giorno.
6. Un peso di oltre due chili raggiunto in soli 35-40 giorni è un peso enorme: ben quattro volte quello possibile in natura nello stesso periodo.
7. La crescita troppo rapida è collegata a due patologie in questi allevamenti tra le cause più diffuse di mortalità: l’ascite, che provoca un rigonfiamento dell’addome fino ad immobilità e quindi morte per collasso respiratorio e cardiaco dopo lunga agonia, e la sindrome da morte improvvisa (SMI), un collasso cardiaco acuto e improvviso. Malattie, infezioni e aggressioni tra gli uccelli sono altre cause di morte comuni.
8. Encyclopedia of Life, Gallus gallus.
9. Nelle ultime ore prima della cattura questi animali verranno lasciati senza acqua e cibo, in modo da ridurre il contenuto dell’intestino prima della macellazione. Per il loro organismo abituato a mangiare continuamente, questo improvviso digiuno, seppur breve, rappresenta una grave sofferenza.
10. In alternativa a questa procedura manuale in alcuni allevamenti vengono adoperati piccoli macchinari su ruote trasportati da un operatore, che raccolgono i polli con delle spazzole rotanti, questi passano quindi per un lungo tubo collegato al macchinario e, spinti da un forte  getto d’aria, finiscono direttamente nei contenitori per il trasporto.
11. Così come riconosciuto anche dalla Commissione Europea: «Nessun metodo è sicuro al 100%, e alcuni animali si risvegliano negli ultimi minuti prima della morte» [Commissione Europea, Riviste le norme sui macelli]. Nella proposta è previsto che «i macelli dovranno controllare che gli animali storditi non si risveglino prima dell’abbattimento». Tale provvedimento risuona certamente rassicurante ma privo di qualsiasi efficacia: cosa fare se un animale rinviene nel bel mezzo dello scannamento agitandosi e contorcendosi per il terrore? O come capire che l’animale si trova ad un livello di coscienza tale da essere consapevole della realtà che sta vivendo ma non sufficiente da permettere ad un osservatore esterno di dedurre segnali di coscienza? Pur se i segni di coscienza sono rilevabili, come è possibile tra migliaia di animali che scorrono velocemente uno dietro l’altro osservare tali segni rilevabili solo ad un attento esame veterinario?

 

74 commenti per “Polli al servizio della nostra tavola”

  1. Justme.

    Non sapevo tutto questo. Non lo avrei mai neanche immaginato. Ora provo solo schifo. E mi sa che sarò vegetariana, da OGGI.

  2. AlanAdler

    ciao, prova a dare uno sguardo a questo sito per sapere cosa mangiare:
    http://www.vegfacile.info/

    ciao!

  3. riky

    io oh un gallo e vorrei sapere dopo quanti giorni puo fare i pulcini ovviamente con le galline! :)

  4. Riccardo

    non ho capito se il tuo messaggio è ironico, comunque questo non è il sito più adatto per chiedere queste cose. Non capisco nemmeno perchè dovresti far nascere dei pulcini. Se vuoi dei polli a casa li puoi adottare, certo non per mangiarli nè per venderne le uova.

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