Archive for the '04. Animalismo varie' Category

19th ago 2010

Tra psicologia e animalismo

I meccanismi psicologici che l’uomo mette in atto per annullare il senso di colpa nell’infierire verso gli altri animali
Fonte: Oltre la specie (» visualizza articolo)
di Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta

Il comportarsi in modo fisicamente crudele con gli animali è considerato nel DSM-IV, manuale diagnostico dei disturbi mentali in uso nel mondo occidentale, uno dei criteri che permettono di diagnosticare la presenza di un Disturbo della Condotta in età infantile o adolescenziale; l’avere usato crudeltà fisica agli animali, ancora nel DSM-IV, è considerato un antecedente diffuso nel Disturbo Antisociale di Personalità. Di fatto è già da alcuni decenni che gli studi psicologici hanno fatto emergere significative connessioni tra la violenza contro gli animali, agita dai bambini, e lo sviluppo contestuale o futuro di disturbi di personalità.
Ciò corrisponde per altro ad un sentire abbastanza diffuso grazie al quale molti adulti sinceramente inorridiscono davanti alle crudeltà dei bambini sugli animali, soprattutto quando queste raggiungono espressioni particolarmente sadiche ed inusuali, che travalicano atteggiamenti di violenza meno esplosiva, etichettate come “normali”.

Quindi: il sentire comune e la pratica clinica convergono nel ritenere riprovevole e indicatore di patologia il praticare crudeltà fisiche sugli animali. Ineccepibile.
Ma l’esistenza di una inconciliabile marcata contraddizione non può non emergere se si mettono a confronto queste convinzioni con la diffusa brutalità quotidianamente espressa nei confronti degli animali da quello stesso mondo adulto che contestualmente la stigmatizza con tanta decisione. Non è necessario pensare ai maltrattamenti ai limiti o fuori dalla legalità, passibili di denuncia, come i combattimenti tra cani o le corse di cavalli in situazioni estreme, e nemmeno alla caccia, che pur nella sua legittimità conserva una discutibilità fuori discussione: basta riferirsi alla nostra cultura che ammette e in tanti modi incentiva il consumo di carne e di pesce, con ciò che questo comporta: dagli allevamenti intensivi che sono veri e propri lager, alle mutilazioni inflitte ai piccoli di alcune specie, alle (continua…)

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05th giu 2010

Analisi di un caso telemediatico: Striscia la notizia

Analisi di un pessimo servizio sugli animali andato in onda durante il programma Striscia la notizia
di AlanAdler

Anche se nauseato e disgustato dalla telescatola, non sempre è possibile evitare di assistere a frammenti di delirio rigurgitato dal tubo televisivo. E quando colgo in TV momenti in cui si parla di animali, alzo lo sguardo e tendo le orecchie. Ma non si tratta di vero interesse. E non mi aspetto certo uno scorcio di intelligenza accidentale tra le urla della televisione odierna. L’unico stimolo che attira la mia attenzione verso il congegno televisivo è solo la curiosità: la curiosità di vedere e sentire, di sondare cosa passa per il grosso e addormentato cervello telemediatico in fatto di animali. Così giorni fa, mentre sullo schermo andava in onda il programma Striscia la notizia, la mia curiosità è stata risvegliata da un servizio di uno degli inviati, Edoardo Stoppa, l’inviato che si occupa dei problemi che coinvolgono gli animali. Ciò che ho visto nel servizio è stato davvero ridicolo.

Certamente il programma Striscia la notizia si è occupato più volte di animali in modo mirabile, anche se, almeno nella mia personale sporadica esperienza televisiva, il più delle volte si è trattato di servizi (non per questo meno degni di nota) riguardanti canili lager, animali randagi e cani e gatti in generale: ricordo ancora lo straziante servizio sui poveri cani addestrati, da addestratori professionisti, con scosse elettriche (lo potete vedere » qui). Dunque, qualsiasi mia critica a questo programma non intende certo disprezzare il buon lavoro di denuncia coltivato in altre occasioni, ma vuole solo essere uno spunto di riflessione critica su ciò che dalla TV ci viene proposto. D’altra parte un buon servizio non può certo giustificare la realizzazione di un servizio più strampalato.

Il servizio che ho visto è andato in onda il 25 maggio scorso. Veniva denunciato il caso di un’attività illegale di un uomo che detiene grossi felini (leopardi, tigri, leoni) all’interno di grandi gabbie permettendo ai visitatori di entrarvi dentro, accarezzare gli animali prigionieri e farvi foto insieme. Si tratta dunque di una situazione certamente da (continua…)

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06th feb 2010

Bambini capricciosi ai vertici dell’Airc

L’Airc promuove una campagna dis-informativa contro la dieta vegetariana
di AlanAdler

Quest’anno l’Airc - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ha dato il meglio di sè. Come è noto, l’Airc (come Telethon e altre note associazioni di ricerca) usa una parte dei finanziamenti e delle donazioni che riceve per condurre crudeli esperimenti su animali. Anche quest’anno, come ogni anno, AgireOra Network, all’approssimarsi della giornata per la raccolta fondi dell’Airc (il 30 gennaio scorso), ha lanciato un comunicato stampa [» leggi il comunicato stampa] con un invito a non fare donazioni a questa associazione e a preferire associazioni di ricerca che non sperimentano su animali [» per saperne di più]. Nel comunicato stampa, inoltre, veniva sottolineata l’importanza della prevenzione rispetto alla cura, mettendo l’accento sul ruolo giocato da una dieta vegetariana/vegana nella prevenzione del cancro.

Tuttavia, quest’anno, i responsabili dell’Airc sembra che non abbiano gradito molto l’appello di AgireOra Network, così hanno deciso di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Dunque: come “colpire” un’associazione a difesa degli animali e concentrata sulla scelta vegana? Semplice: scrivendo menzogne sull’alimentazione vegetariana da diffondere tra la popolazione. Questo è proprio quanto ha fatto l’Airc. A fronte delle molteplici evidenze scientifiche, a fronte delle affermazioni favorevoli di prestigiose associazioni di dietisti, a fronte persino del buon senso, l’Airc ha creato una campagna dis-informativa sulle diverse diete a base di vegetali, con tanto di pagina dedicata sul proprio sito web e opuscoli consegnati nelle piazze durante la giornata della raccolta fondi. Ma non solo: l’Airc ha comprato anche spazi pubblicitari in Rete, così che digitando in Google la parola “vegan” saltava fuori sulla destra il loro annuncio che metteva in guardia su “i pro e i contro della dieta vegetariana”. Oltre ai vari articoli che sono comparsi su riviste e quotidiani.

Sul loro sito web, nella pagina della campagna (I pro e i contro della dieta vegetariana), si legge nell’introduzione:

(continua…)

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28th gen 2010

Protezionisti, animalisti, vegan

Un’interessante intervista al professore Gary L. Francione riguardo alle sue idee su abolizionismo e protezionismo e sull’attuale movimento per gli animali
Fonte: Promiseland.it (» visualizza articolo) (tratto da Friends of Animals» visualizza articolo)
2005

Gary L. Francione insegna legge presso la Rutgers University. Nel 1989 ha tenuto il primo corso sui diritti animali e la legge in una scuola di legge americana. Il suo ultimo libro è Introduction to Animal Rights: Your Child or the Dog? (Temple University Press, 2000). Tra i libri che ha pubblicato, ricordiamo: Animals, Property, and the Law (Temple University Press, 1995), e Rain Without Thunder: The Ideology of the Animal Rights Movement (Temple University Press, 1996). È autore, insieme ad Anna Charlton, di Vivisection and Dissection in the Classroom: A Guide to Conscientious Objection, che - sia negli Stati Uniti che in altri paesi - è stato usato con successo dagli studenti per ottenere l’impiego di metodi alternativi alla sperimentazione animale . Per dieci anni, ha gestito con Anna Charlton la Rutgers Animal Rights Law Clinic, che ha offerto servizi legali gratuiti agli animalisti ed è divenuta la “mente” dell’animalismo giuridico nazionale; i documenti che ha prodotto sono disponibili sul sito Animal Rights: The Abolitionist Approach.

Le tesi del professor Francione sono molto diverse da quelle di Peter Singer e Tom Regan. Diversamente da Singer, che sostiene il protezionismo e rifiuta il concetto di diritti animali, Francione ritiene che il protezionismo non possa offrire alcuna protezione significativa agli animali - in quanto considera gli animali legalmente come una proprietà - e che i diritti siano necessari, se gli animali devono essere considerati diversamente da degli oggetti, come avviene (continua…)

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27th dic 2009

Fun Fur? - Pelliccia allegra?

Il video mostra la nota indagine shock compiuta dall’associazione Swiss Animal Protection sul trattamento degli animali allevati e uccisi in Cina per l’industria della pelliccia. È importante sottolineare che il mercato cinese della pelliccia è uno dei più floridi del pianeta, e la pelliccia di un animale ucciso in Cina può arrivare facilmente nella boutique vicino casa nostra per ornare il collo di qualche giacca invernale. Ma anche nel migliore dei casi, quando la pelliccia proviene da un allevamento europeo, si tratta sempre della pelliccia di un animale che prima di essere ucciso, di solito con scosse elettriche o altri metodi cruenti, ha passato un’esistenza infernale imprigionato per tutta la sua breve vita in una gabbia di ferro. Dell’indagine è disponibile anche un report scaricabile in formato pdf (» qui).

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27th ott 2009

La piaga dei bocconi avvelenati

Conoscere il problema dei bocconi avvelenati e sapere cosa fare
di AlanAdler

Il fenomeno dei bocconi avvelenati è tanto grave e diffuso quanto poco considerato e conosciuto. Si tratta di una pratica crudele e illegale dove si provoca la morte di un animale tramite l’ingestione di un’esca (come la classica polpetta avvelenata). I dati noti sono estremamente scarsi, tuttavia è certo che il fenomeno ogni anno coinvolge, da una parte all’altra d’Italia (con alcune regioni di spicco, tra cui Toscana, Umbria e Abruzzo), migliaia di animali selvatici, randagi e domestici. L’animale muore di una morte atroce: molti dei veleni usati per preparare le esche agiscono lasciando l’animale completamente lucido, tra gli spasmi della sofferenza, fino al sopraggiungere della morte.

Anche se i più sobbalzano di fronte alla conoscenza di simili eventi, quella dei bocconi avvelenati è in realtà una pratica che, come molte altre messe in atto dall’uomo, pone l’animale al livello di semplice oggetto cui possiamo disporre come meglio riteniamo opportuno: così come un animale può essere ucciso in un macello semplicemente per soddisfare la sensazione del palato, allo stesso modo si ritiene legittimo avvelenare un cane, un gatto o una volpe se ritenuto fastidioso, pericoloso, dannoso o, più semplicemente, per banali controversie tra noi uomini. Dopotutto, la gran parte delle persone non ha nulla da obiettare all’avvelenamento impietoso e sistematico di topi e ratti, e gli adesivi posti sui pali delle città, che avvisano dello sterminio in zona di questi animali innocui e un po’ troppo curiosi, ci lasciano del tutto indifferenti e non destano alcuna riflessione sull’enormità della sofferenza che vi si nasconde dietro (per una derattizzazione non cruenta visita: www.noderattizzazione.net).

Esclusi i casi di avvelenamento di topi e ratti, si ricorda che: la detenzione e l’abbandono di bocconi avvelenati (comprese esche con metalli, vetri o plastiche) è un reato così come disposto dall’ordinanza del 18 dicembre 2008 (» Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati); l’avvelenamento di un animale è un (continua…)

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09th set 2009

Manifestazioni storiche e culturali

Palii e feste con animali: eventi culturali o giochi crudeli?
Fonte: AVDA.it (» visualizza articolo)
di Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta

La discussa legge 189/04, che tutela, come ben noto, non gli animali, ma il sentimento degli uomini nei loro confronti, dopo avere analiticamente descritto le sanzioni per il vasto repertorio di maltrattamenti, sevizie, strazi, uccisioni a cui gli uomini spesso li sottopongono, all’art. 3 chiarisce che gli stessi comportamenti non sono sanzionabili in materia di caccia, pesca, allevamento, trasporto, macellazione, sperimentazione scientifica, attività circense, zoo, nè alle manifestazioni storiche e culturali…

La vastità di deroghe al divieto di tormentare gli animali si è risolta in una loro tutela talmente limitata da avere provocato una tempesta tra tutti coloro che hanno a cuore il benessere di tutti gli animali, non solo di quelli d’affezione. I tempi non sono purtroppo maturi per mettere in discussione la liceità degli allevamenti, dei trasporti e della macellazione, tanto meno della pesca; stupisce che ancora non lo siano per mettere al bando una pratica brutale, inutile e sadica quale è la caccia, dove il divertimento consiste nel piacere fine a sè stesso di ferire e uccidere; molti movimenti sono attivi nel chiedere la chiusura degli zoo e dei circhi con animali. Per quanto riguarda la salvaguardia offerta alle manifestazioni storiche e culturali, autorizzate dalla regione competente e quindi, nei fatti, a tutte o quasi, non è possibile non interrogarsi sulla genericità dei termini usati, mediati dal linguaggio comune che vi fa riferimento ogni qualvolta si tratti di giustificare ciò che non ha giustificazioni logiche e razionali.

È necessario premettere che il problema non è di secondaria importanza, per quanto venga abitualmente sottostimato: in Italia sono migliaia le “manifestazioni culturali” (le virgolette sono d’obbligo) condotte con l’uso di animali che vengono costretti in situazioni incompatibili con la loro natura e che possono concludersi con la loro morte. Una provvidenziale rimozione collettiva favorisce la nostra autoassoluzione, ributtando come sempre l’ombra (continua…)

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05th lug 2009

Torture al circo

Breve panoramica dello sfruttamento degli animali nei circhi
Fonte: Veganzettablog (» visualizza articolo)
di Andrea Furlan
13 settembre 2007

Molti circhi continuano a sfruttare gli Animali per il loro tornaconto, neppure per profitto (in quanto oramai la maggior parte dei circhi vive anche di contributi statali) ma piuttosto per poter svolgere il proprio lavoro con meno figure di elevata professionalità (come un acrobata ad esempio), meno impegno, e soprattutto meno dipendenti umani (nessun Animale è stipendiato o ha tutela sindacale o diritti paragonabili a quelli di un Umano), utilizzandoli inoltre per attirare un pubblico spinto dalla curiosità di vedere Animali esotici costretti ad impegnarsi in azioni innaturali e spesso ridicole o pericolose.

Moderni schiavi sfruttati per vendere qualche risata o qualche blando spavento ad un pubblico invero sempre meno affezionato a questo tipo di spettacolo (ne è testimone il successo di circhi senza animali come il famoso Cirque du Soleil). In un circo ogni Animale soffre: fisicamente e psichicamente. A causa della segregazione in gabbia per la maggior parte del tempo, dei metodi di addestramento che spesso utilizzano la violenza fisica (fruste, bastoni) e non (privazione alimentare, isolamento), dei lunghi viaggi. E della solitudine. E non può che soffrire in quanto nessun circo è per la sua stessa natura adatto alla vita di qualsivoglia Animale, che ha ben altre esigenze; le conseguenze sono drammatiche: «Gli elefanti venivano tenuti in un piccolo recinto con nessun tipo di arricchimento ambientale. Durante la notte venivano incatenati al suolo e liberati il mattino [...]. Gli elefanti del circo impiegavano il 60% del loro tempo a muovere avanti e indietro gli arti incatenati [...]. Il baby scimpanzé era estremamente insicuro e spendeva la maggior parte della giornata stringendo un pallone di plastica che si trovava nella sua gabbia» (Fonte: The Ugliest Show on Earth: the use of animals in circuses, Animal Defenders, UK).

Il circo comunemente conosciuto, ovvero quello con gli spettacoli di Animali schiavi, clown e acrobati (la denominazione ufficiale è Circo Equestre, il termine è una convenzione e nulla di più, legata al fatto che tale termine (continua…)

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22nd apr 2009

Uccidere per sport: al Decathlon da oggi si può

Il Decathlon e il suo impegno attivo nel massacro degli animali
di AlanAdler

Se siete mai passati al Decathlon, la nota catena commerciale dedicata allo sport e agli sportivi, non avete non potuto provare ribrezzo nel vedere un intero reparto dedicato alle tecniche di uccisione degli animali marini: canne da pesca di ogni tipo, equipaggiamenti e accessori vari per pescatori e quant’altro l’essere umano necessita per questo sterminio di creature splendide e misteriose quali sono quelle marine. Perfino frigoriferi con intrappolati in scatolette migliaia di lombrichi e altri piccoli animali vivi, in attesa di essere acquistati e infilzati su di un amo da qualche bravo pescatore. Sul sito del Decathlon è presente, insieme alle altre, l’orrida sezione dedicata a questa pratica crudele.

Tuttavia, anche se poco piacevolmente, il Decathlon poteva essere frequentato per qualche acquisto. Ma da qualche tempo, visitando il sito dell’azienda, si può notare una nuova sezione, dedicata a quella che è senza dubbio l’attività più violenta e spietata praticata dall’essere umano “civilizzato”: la caccia. Ovvero il massacro di animali innocenti per soddisfare una eccitazione viscerale e frenetica in individui privi della pur minima traccia di umanità ed empatia verso le altre creature della Terra. Un’attività che, non dimentichiamolo, fornisce un sostanziale finanziamento alla vergognosa industria di annientamento della vita umana, l’industria delle armi: solo in Italia abbiamo oltre 700 mila cacciatori, ovvero un esercito di uomini costantemente attivo, anno dopo anno, sul fronte di guerra, che necessita di armi, munizioni ed equipaggiamenti militari sofisticati e confortevoli.

Dunque questa sanguinaria attività è considerata al Decathlon uno sport. Tanto quanto lo è una sana corsa in spiaggia, una nuotata in mare o una lunga passeggiata in bicicletta. Ma uccidere non può essere considerato uno sport in una società che vuol definirsi evoluta. Questa spietata pratica, nonostante il numero altissimo di vittime e feriti tra chi la pratica e tra chi, sfortunatamente, si trova di passaggio o abita nelle vicinanze di questi campi insanguinati, non può nemmeno pretendere di essere considerata uno sport (continua…)

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31st lug 2008

L’Unione Europea finanzia la corrida

Un articolo del Daily Mail svela l’incredibile sostegno economico dell’Unione Europea alle corride
Fonte: AgireOra Network (» visualizza articolo) (tratto da MailOnline: » visualizza articolo)
di Danny Penman
traduzione a cura di AgireOra Network
12 luglio 2008

Il toro Santanero si accasciò sulle ginocchia. Gli usciva sangue dalla bocca, a formare una pozzanghera nella polvere. Terribili ferite riempivano il suo petto e ogni respiro aumentava la sua agonia. Il toro era prossimo alla morte, ma rifiutava di morire. Fissò con tono di sfida il suo avversario, Javier Cortes. Si alzò lentamente da terra e si preparò a caricare il matador un’ultima volta. Javier rise e provocò il toro con la sua cappa, mentre il toro avanzava incespicando. Questa era la parte che Javier amava più di tutto, il momento in cui al matador è permesso di sfoderare tutta la sua “arte” infilando la spada a fondo nel cuore del toro, per poi rigirarla senza pietà a disegnare una croce nel cuore dell’animale.

Il matador aveva già affondato la sua spada lunga più di mezzo metro tre volte nel corpo di Santanero. Il toro era anche stato pugnalato 8 volte e i suoi polmoni erano stati trafitti con delle lance da uomini a cavallo - ma ancora l’animale rifiutava di morire. La folla aspettava col fiato sospeso il colpo di grazia del matador. Ma proprio allora, mentre il matador stava per colpire Santanero, una fievole voce squillò dietro di me nell’arena Las Ventas di Madrid. «Lascia stare il toro!» urlò una bambina americana di 5 anni che era stata portata alla corrida dai genitori. «Perchè gli fai male? Sei crudele!». Si mise a battere i piedi e a urlare ancora più forte, mentre la folla la guardava scioccata. Per come la vedevano loro, la bambina stava disturbando un artista al lavoro.  Le sue suppliche non servirono a niente. Il matador conficcò (continua…)

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18th mag 2008

Cani da salvare, visoni da scuoiare, cinghiali da cacciare

Aiutare cani giustifica appoggiare le altre forme di crudeltà su animali?
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 09 marzo 2010

Quando oggi sentiamo parlare di “amore per gli animali”, sappiamo tutti che ci si riferisce ai soli animali cosiddetti d’affezione. Questo diffuso atteggiamento implica che agli animali vada assegnato un certo valore fittizio, a partire dall’animale d’affezione, degno della nostra attenzione e delle nostre premure, fino agli animali allevati per essere mangiati, a cui non spetta alcuna considerazione. Anzi, a cui non spetta nemmeno lo status di animale, dal momento che il concetto di “amore per gli animali” implica appunto che solo gli animali d’affezione vadano considerati come animali, mentre gli altri sono al più delle cose (cibo, strumenti di ricerca, materia prima per vestiti, ecc).

Questo “amore per gli animali” in alcune persone può rappresentare la base per un esteso senso di compassione verso tutti gli animali, fino ad arrivare all’accettazione delle ragioni antispeciste. Ma il più delle volte, purtroppo, questo concetto di “amore per gli animali” non fa altro che consolidare l’atteggiamento culturale per cui solo determinati animali hanno il diritto ad essere considerati come tali, mentre per gli altri «è giusto che sia così» (è giusto che vengano allevati per essere mangiati, è giusto che vengano usati nei laboratori, è giusto che vengano allevati per farne pellicce, ecc). Anzi, per certe persone questo “amore per gli animali” giustifica il sostegno a forme di crudeltà sugli altri animali.

(continua…)

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08th mar 2008

Una verità molto scomoda

Il capitano Paul Watson su carne, ecologia e ipocrisia
Fonte: AgireOra Network (» visualizza articolo) (tratto da Permaworld.org: » visualizza articolo)
di Paul Watson, fondatore della Sea Shepherd Conservation Society
traduzione a cura di Linda Possanzini
aprile 2007

L’industria della carne è una delle più distruttive per l’ambiente che esista sulla faccia della Terra. La pratica dell’allevamento e della macellazione di maiali, vitelli, pecore, tacchini e polli non solo sfrutta vaste aree di terra ed enormi quantità d’acqua, ma è anche la maggiore responsabile delle emissioni di gas serra nell’ambiente anche più della stessa industria automobilistica. L’industria ittica sta letteralmente saccheggiando l’oceano delle sue forme di vita e circa il 50 per cento del pesce preso negli oceani, una volta trasformato in farina serve per nutrire mucche, maiali, pecore, ecc. Pensate, servono circa 50 pesci, presi dai nostri mari, per nutrire un salmone d’allevamento. Abbiamo trasformato le nostre mucche domestiche nei più grandi predatori marini del pianeta. Le centinaia di milioni di mucche che pascolano nei prati e scoreggiano metano consumano più pesce di tutti gli squali, delfini e foche del mondo messi insieme. I nostri gatti domestici consumano più pesce, specialmente tonno, di tutte le foche al mondo.

Allora perché i più importanti gruppi ambientalisti al mondo non conducono campagne contro l’industria della carne? E perché il film “An Inconvenient Truth” dell’ex vice presidente americano Al Gore non denuncia la scomoda verità secondo cui l’industria della macellazione produce più emissioni di gas serra dell’industria automobilistica? Le navi di Greenpeace servono quotidianamente carne e pesce ai loro equipaggi. Il WWF non dice una parola riguardo alla minaccia che il mangiar carne pone per la sopravvivenza delle specie protette, (continua…)

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08th mar 2008

L’uomo è cacciatore?

Perchè si va a caccia? E l’uomo è nato cacciatore? Ce lo spiega Mario Tozzi
Fonte: Consumatori
di Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, giornalista
ottobre 2006

La riapertura della stagione venatoria in Italia porta molti incidenti e aspre polemiche. A ragione, molti non riescono a comprendere quale sia oggi il vero motivo che spinge a quello che una volta veniva considerato impropriamente uno sport. I cacciatori raccontano di lunghe passeggiate all’alba, dell’immersione nella natura, del rapporto con il cane, della ricerca degli animali. Tutte cose che potrebbero comunque essere fatte senza l’atto finale dell’uccisione della preda: perché, invece, nessuno vi rinuncia? Levategli tutto, al cacciatore, ma non il fucile: perché non usa una macchina fotografica per rendere solo metaforico il momento della cattura?

La ragione è molto semplice - e solo i cacciatori meno ipocriti riescono a sostenerla come “una contraddizione” - che ammazzare un altro essere vivente è il vero scopo dell’attività venatoria: a chi caccia piace uccidere, altro che passeggiate nei boschi e conservazione della natura. Così una stragrande minoranza di Italiani (meno di 800.000, cioè poco più dell’1 per cento della popolazione), organizzati in una potente lobby trasversale, riesce a condizionare la volontà di tutti gli altri decisamente contrari alla caccia (come dimostrano i dati dei votanti ai due referendum). Così in Italia si uccidono circa 100 milioni di animali all’anno, spesso. Contrariamente a quanto prescritto dalle leggi europee o in deroga perenne anche alla legge italiana (aperture anticipate, specie non cacciabili inserite nei carnieri, magari anche nelle aree protette). Per non parlare del bracconaggio (quasi sempre un bracconiere è un cacciatore) o del ruolo assegnato da alcune regioni ai cacciatori come regolatori (continua…)

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19th gen 2008

Criminalità e sfruttamento animale

Dal Rapporto Zoomafia 2007 della LAV, il legame tra criminalità italiana e sfruttamento animale
a cura di AlanAdler (tratto da: Ciro Troiano, Rapporto Zoomafia 2007, LAV)
ultimo aggiornamento:17 settembre 2008

La LAV ha istituito fin dal 2000 l’Osservatorio Nazionale Zoomafia, una struttura finalizzata all’analisi, anche sotto il profilo criminologico, dello sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali. L’Osservatorio Nazionale Zoomafia collabora con tutti gli organi di Polizia Giudiziaria e con la Magistratura e pubblica annualmente il Rapporto Zoomafia. Il dossier completo dell’anno 2007 può essere consultato  » qui. Il termine zoomafia, coniato dalla stessa LAV, indica lo sfruttamento degli animali a fini economico-criminali da parte di persone, singole o associate, appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici. Non si tratta però di attività legate solo al mondo mafioso in senso stretto, ma in generale ci si riferisce ad atteggiamenti di tipo mafioso, a condotte criminali che nascono dallo stesso background ideologico, e riconducibili a gruppi organizzati anche se gli stessi non possono essere qualificati come mafiosi. Oltre ai reati zoomafiosi classici, come i combattimenti tra animali e le corse clandestine, trovano spazio anche forme di sfruttamento meno sospette, come il commercio e l’importazione di animali,  la gestione dei canili, la vendita di animali imbalsamati e altre attività. Un giro d’affari stimato intorno ai 3 miliardi di euro, e non limitato al solo meridione, tradizionalmente legato all’ambiente mafioso, ma a tutto il territorio nazionale.

Corse clandestine di cavalli e infiltrazioni criminali nel settore dell’ippica continuano a rappresentare un settore tradizionale della criminalità organizzata. Nel 2006 sono state bloccate dalle forze di polizia 7 corse illegali, sequestrati 143 cavalli, denunciate 273 persone e arrestate 53. Inchieste che hanno portato anche al sequestro di un ippodromo, 3 maneggi e oltre diecimila confezioni di farmaci e sostanze vietate usate per dopare gli animali coinvolti. Il doping, oltre che nelle gare clandestine, è usato - sempre per mano delle stesse organizzazioni malavitose - anche in molte gare ufficiali e frequentemente anche nelle corse su circuiti cittadini, come i palii e le corse associate a feste patronali.

(continua…)

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24th dic 2007

«Il cacciatore non può essere considerato un cittadino di serie B»

Secondo il leader di AN Gianfranco Fini, in Italia «è necessario dare certezze al cittadino-cacciatore»
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 16 settembre 2008

Qualche giorno fa è apparso un interessante articolo sul Corriere della Sera che ci mostra un Gianfranco Fini preoccupato per i cacciatori italiani e la passione venatoria. Preoccupato non per i danni sociali, economici e ambientali procurati dai cacciatori, nè per i milioni di animali (insieme a qualche decina di esseri umani ogni anno) vittime di questo massacro legalizzato. Preoccupato perchè il cacciatore è, secondo il parere dell’onorevole, una sorta di emarginato sociale, che deve vedere degnamente riconosciuto il suo sacrosanto diritti di praticare un’attività sana e naturale come quella della caccia. Propongo di seguito l’intero articolo così com’è e, a seguire, un mio commento.

«In Italia si spara a troppe poche specie»

Parola d’ordine, «rendere giustizia». A chi? Ai cacciatori d’Italia, che non possono essere «considerati cittadini di serie B». Ad essere convinto della discriminazione in atto nel nostro paese, è il presidente di An, Gianfranco Fini, che ha rilasciato, a tal proposito, un’intervista a Il cacciatore italiano, organo della Federazione italiana della caccia. Una decina di domande per chiarire che Gianfranco Fini - un passato da cacciatore, recita l’incipit dell’intervista - sente «la responsabilità di un approccio serio e rapido al problema» e vuole «rispondere alle esigenze del mondo della caccia e del lavoro». Perchè «il cacciatore non può essere considerato un cittadino di serie B, chiamato alle urne con richiami propagandistici e - ammonisce il leader di An - subito dopo le elezioni, penalizzato dal ministro di turno». Quindi se cambiasse il governo - si legge nell’intervista - i cacciatori avrebbero delle speranze? «Credo che il (continua…)

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