Archive for the '05. Cura e salute dell'animale' Category

04th lug 2010

Proteggiamo gli animali dal caldo

Il colpo di calore nel cane e nel gatto: riconoscerlo, prevenirlo e intervenire in caso di emergenza
Fonte: Ministero della Salute (» visualizza articolo)

Anche per cani e gatti si parla di colpo di calore quando i normali meccanismi di termodispersione non possono compensare l’eccessiva produzione o il sovraccarico di calore. La temperatura corporea diventa eccessivamente alta raggiungendo i 41-43°C.

Naturalmente i colpi di calore si osservano più frequentemente nei climi caldi e durante il periodo estivo. Qualora l’animale fosse stato lasciato in ambienti eccessivamente caldi e presentasse sintomi quali: respirazione affannosa, debolezza, barcollamenti fino a convulsioni e coma ci potremmo trovare di fronte ad un colpo di calore.

Va ricordato che i cani e i gatti non sudano e che il loro organismo utilizza un sistema di raffreddamento ad aria. Effettuano, infatti, frequenti e brevi atti respiratori introducendo velocemente l’aria che, passando su una superficie bagnata, quali sono le prime vie aeree, determina una dispersione del calore.

Fattori di rischio:
1. precedenti colpi di calore (che possono aver alterato la capacità di termoregolazione ipotalamica);
2. età avanzata;
3. razze brachicefale come i bulldog e i carlini, cioè quelle razze che hanno le prime vie respiratorie piuttosto piccole rispetto alle dimensioni del cane stesso;
4. problemi o patologie ostruttive delle vie aeree superiori;
5. obesità;
6. forte calore ed umidità con scarsa circolazione dell’aria nell’ambiente;
(continua…)

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27th ott 2009

La piaga dei bocconi avvelenati

Conoscere il problema dei bocconi avvelenati e sapere cosa fare
di AlanAdler

Il fenomeno dei bocconi avvelenati è tanto grave e diffuso quanto poco considerato e conosciuto. Si tratta di una pratica crudele e illegale dove si provoca la morte di un animale tramite l’ingestione di un’esca (come la classica polpetta avvelenata). I dati noti sono estremamente scarsi, tuttavia è certo che il fenomeno ogni anno coinvolge, da una parte all’altra d’Italia (con alcune regioni di spicco, tra cui Toscana, Umbria e Abruzzo), migliaia di animali selvatici, randagi e domestici. L’animale muore di una morte atroce: molti dei veleni usati per preparare le esche agiscono lasciando l’animale completamente lucido, tra gli spasmi della sofferenza, fino al sopraggiungere della morte.

Anche se i più sobbalzano di fronte alla conoscenza di simili eventi, quella dei bocconi avvelenati è in realtà una pratica che, come molte altre messe in atto dall’uomo, pone l’animale al livello di semplice oggetto cui possiamo disporre come meglio riteniamo opportuno: così come un animale può essere ucciso in un macello semplicemente per soddisfare la sensazione del palato, allo stesso modo si ritiene legittimo avvelenare un cane, un gatto o una volpe se ritenuto fastidioso, pericoloso, dannoso o, più semplicemente, per banali controversie tra noi uomini. Dopotutto, la gran parte delle persone non ha nulla da obiettare all’avvelenamento impietoso e sistematico di topi e ratti, e gli adesivi posti sui pali delle città, che avvisano dello sterminio in zona di questi animali innocui e un po’ troppo curiosi, ci lasciano del tutto indifferenti e non destano alcuna riflessione sull’enormità della sofferenza che vi si nasconde dietro (per una derattizzazione non cruenta visita: www.noderattizzazione.net).

Esclusi i casi di avvelenamento di topi e ratti, si ricorda che: la detenzione e l’abbandono di bocconi avvelenati (comprese esche con metalli, vetri o plastiche) è un reato così come disposto dall’ordinanza del 18 dicembre 2008 (» Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati); l’avvelenamento di un animale è un (continua…)

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13th giu 2009

Leishmaniosi: conoscerla e prevenirla

Come difendere il nostro cane dalla Leishmaniosi
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 9 aprile 2010

L’articolo che presento qui è frutto di una mia ricerca in Rete, unita a considerazioni personali. In questo articolo il problema della Leishmaniosi viene trattato in riferimento all’area mediterranea e in particolare alla penisola italiana. Consiglio vivamente la lettura dei due paragrafi dedicati alla profilassi e ai prodotti per la protezione del cane (in quest’ultimo, tra i repellenti da usare, oltre ai noti e pubblicizzati prodotti di sintesi, riporto anche prodotti di origine naturale e privi di tossicità per il cane).

Questo articolo è un articolo divulgativo, non scritto da un medico professionista. Il vostro medico veterinario di fiducia rimane dunque, in ogni caso, la persona più adatta per fornirvi consigli e pareri ponderati. Se intendete approfondire alcuni aspetti riportati in questo articolo, potete fare riferimento al sito Leishmania.org(it), da cui in gran parte è tratto questo scritto. Se avete dubbi o domande tecniche o di altro tipo, potete rivolgervi al forum del sito citato (» visita il forum) (per la consultazione è richiesta la registrazione).

Una breve considerazione prima di iniziare: in questo articolo ovviamente non viene data alcuna importanza a insignificanti test in laboratorio su animali. La critica scientifica alla sperimentazione animale nella ricerca medica umana, come è noto, si basa sulle problematiche difficoltà che si incontrano nell’estrapolare i risultati da una specie animale qualsiasi alla specie umana. Nella sperimentazione medica veterinaria, si sente a volte dire, questa critica non avrebbe senso, poichè il test in laboratorio avviene sulla stessa specie di destinazione. Anche non volendo considerare le note critiche alla sperimentazione veterinaria (le condizioni di laboratorio influenzano profondamente la risposta dell’organismo dell’animale in osservazione, inoltre anche in questo caso si studiano malattie indotte artificialmente e non nate in maniera spontanea), questa affermazione è falsa, o comunque non sempre corrispondente al vero. Nella ricerca di informazioni per scrivere questo articolo mi sono imbattuto diverse volte in citazioni di (continua…)

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11th mag 2008

Gatti vegetariani

È accettabile per la salute dei nostri gatti mangiare vegetariano?
Fonte: For the animals (» visualizza articolo)

Con i gatti la questione si fa più difficile, ma non impossibile. Anche nel caso dei felini, abbiamo un modello “selvatico” a cui guardare. In America, negli anni ‘40, ci fu un caso clamoroso di cui parlò tutto il paese e la stampa mondiale. Una leonessa, Little Tyke, tenuta insieme ad altri animali da una famiglia in un ranch nello stato di Washington, si rifiutò di mangiare carne. Georges Westbeau, suo “padre putativo”, racconta nel libro Little Tyke (Pacific Press Pub. Assoc., 1956) che si trattava di un animale straordinariamente mite, che viveva in pace domestica con gli erbivori del ranch. Little Tyke era anche eccezionalmente sana: uno dei più esperti curatori di zoo dell’America la visitò e la definì “il miglior esemplare della specie” che avesse mai visto. I Westbeau erano tuttavia preoccupati, perché gli scienziati ripetevano che un leone non può sopravvivere senza carne. Ma nonostante i loro prolungati sforzi, non ci fu mai modo di farne mangiare alla loro leonessa. Quando nel 1955 Tyke apparve in diretta nel programma televisivo “You Asked For It”, l’America si commosse a questa moderna storia del lupo di Gubbio. Per quanto insolito sia il caso di Little Tyke, esso indica chiaramente che anche il più carnivoro degli animali può vivere bene senza carne (e addirittura preferirlo).

Ma che dire dei gatti domestici? Per molto tempo si è creduto che fosse impossibile convertire questi carnivori ad oltranza al vegetarianismo. Tuttora, molti di coloro che accettano un’alimentazione senza carne per i cani non la ritengono adatta ai gatti. In questo campo bisogna ringraziare Barbara Lynn Peden, un’americana convinta assertrice di un regime vegano per cani e gatti, che non si è data per vinta ed ha iniziato un’opera davvero pionieristica. Il libro che ha scritto, Dogs and Cats Go Vegetarian, documenta la lotta da lei intrapresa con tenacia e determinazione per risolvere il problema di trovare una dieta equilibrata per i felini domestici senza ricorrere ad alimenti di origine animale.

(continua…)

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11th mag 2008

Cani vegetariani

È accettabile per la salute dei nostri cani mangiare vegetariano?
Fonte: For the animals (» visualizza articolo)

I cani possono essere vegetariani? A giudicare dal fatto che in Inghilterra sono più di 50.000 i migliori amici dell’uomo nutriti col prodotto “Happidog Supermeal”, interamente composto di ingredienti vegetali, sembrerebbe proprio di sì.

Fra i cani che non mangiano carne vi sono quelli di alcuni personaggi famosi, vegetariani a loro volta. Paul McCartney e la moglie Linda, purtroppo scomparsa qualche anno fa, per esempio, animalisti ed ecologisti convinti. E il cantante Howard Jones, che dichiara: «Prima di iniziare un’alimentazione non-carnea per il mio cane Benny ne ho parlato col mio veterinario, e insieme abbiamo elaborato il menù per i suoi pasti. Benny aveva già 7 anni quando l’ho convertito al nuovo regime, e adesso sta benissimo di salute». Un’altra vegetariana è Carla Lane, scrittrice di testi teatrali per la TV inglese. Racconta: «Ho sempre avuto cani lupo vegetariani. Egor, il mio precedente pastore tedesco, è vissuto di una dieta vegetariana dall’età di 5 anni in poi. Il veterinario l’aveva consigliata in seguito a un’emorragia e disturbi di stomaco di cui Egor aveva sofferto. Visse a lungo e fu sano sino alla fine. La vista e i denti erano perfetti. Per due anni ebbe un battito cardiaco accelerato, il che rende ancora più eccezionale il fatto che sia vissuto fino a così tarda età. Era felice di essere vegetariano, e non ha mai dimostrato alcun interesse per gli ossi».

Non tutti, però, sono d’accordo. Desmond Morris, il noto studioso di comportamento animale, è contrario: «Non soltanto è sbagliato, ma è anche crudele e stupido. I cani sono naturalmente carnivori, per cui negar loro la carne per sostituirla con dei vegetali equivale a privarli di una parte vitale della loro dieta». La sua è un’opinione condivisa da molti. Eppure, basare un’argomentazione unicamente sul concetto di “carnivoro”, nel duplice senso di appartenente a quest’ordine dei mammiferi e di soggetto a regime carneo, non serve, perché esso, preso come una barriera assoluta oltre la quale non si può andare, non significa granché. L’Enciclopedia Britannica, ad esempio, spiega: “Anche se il nome carnivori vuol dire mangiatori di carne, (continua…)

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24th ott 2007

La dilatazione-torsione dello stomaco

Come prevenire e riconoscere questa pericolosissima sindrome del cane
a cura di AlanAdler (tratto da: vedi fonti)
ultimo aggiornamento: 7 settembre 2008

La sindrome della dilatazione-torsione dello stomaco costituisce un serio pericolo per la salute dei nostri amici cani, talora con esiti drammatici. Colpisce soprattutto cani di taglia grande e gigante ma può colpire anche cani di piccola e media taglia che presentano un torace profondo. Tra le razze più colpite troviamo il Pastore Tedesco, il San Bernardo, lo Chow Chow, l’Alano, il Rottweiler e il Labrador anche se non è provata alcuna predisposizione genetica. Si presenta maggiormente quando il cane ha finito di mangiare e alcuni veterinari hanno incluso, nell’ambito dei fattori che predispongono alla malattia, un indebolimento dei legamenti gastrici tanto da conferire allo stomaco un’eccessiva motilità, ma è un’ipotesi non ancora confermata dagli studiosi.

Cos’è: la torsione dello stomaco consiste in un eccessivo accumulo di gas e liquido nello stomaco tanto da provocare una vera e propria dilatazione e subito dopo una torsione su sè stesso dello stomaco.

Sintomi: quando si verifica questo evento l’animale apparirà molto agitato, si lamenterà in continuazione e sarà in preda a conati di vomito a seguito dei quali espellerà piccoli quantitativi di materiale bianco e schiumoso. Il cane sarà inoltre sempre in movimento a causa dell’impossibilità di sdraiarsi e perderà saliva dalla bocca. In poco tempo l’addome inizierà a gonfiarsi e questo testimonia la gravità della situazione. Lo stomaco dilatato occuperà gran parte della cavità addominale comprimendo altri organi e la pressione esercitata sul diaframma coinvolgerà i polmoni portando problemi a livello respiratorio. Verrà compromessa la funzionalità cardiaca e lo stato di shock indurrà un aggravamento delle condizioni generali che, se non ripristinate in tempo, condurranno a morte l’animale nel giro di poche ore.

Diagnosi: l’insorgenza della torsione è subdola ed improvvisa e non sempre viene presa in tempo. L’intervento tempestivo risulta decisivo e la bravura del veterinario è quanto mai influente. Chiaramente un (continua…)

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