Archive for the '02. Allevamenti e macelli' Category

10th ago 2010

Gli orrori della produzione di uova

Alcuni consumatori di uova e in particolare molti vegetariani etici si preoccupano di acquistare uova provenienti da allevamenti di galline cosiddetti “a terra”, nella convinzione che questi allevamenti offrano agli animali elevati standard di benessere. Questa credenza in Italia è stata rafforzata negli ultimi tempi da una insistente campagna della Lav per l’abolizione dell’allevamento in gabbia delle galline ovaiole a favore dell’allevamento a terra. Gli allevamenti a terra possono essere considerati “meno peggio” degli allevamenti in gabbia, ma non certo in grado di offrire una situazione di benessere ottimale agli animali imprigionati. Le galline allevate a terra infatti vivono le stesse note drammatiche condizioni dei polli da ingrasso: gli animali sono pressati uno contro l’altro in capannoni enormi illuminati giorno e notte da luce artificiale.

Ciò che in ogni caso non viene mai detto in queste campagne invece, e che molti consumatori di uova ignorano, è che tutte le galline, anche quelle allevate all’aria aperta con standard biologici, finiscono dopo circa due anni, quando non più produttive, al macello, mentre libere potrebbero vivere ancora molti anni. Ma non è tutto. C’è molto di peggio: il destino riservato ai pulcini maschi nati negli stabilimenti per la produzione di galline ovaiole, inutili all’industria di sfruttamento animale in quanto non produttori di uova e non adatti all’ingrasso. Questo video mostra questa realtà nascosta. E chi vorrà riflettere su questa realtà, capirà le ragioni dell’essere vegan.

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18th giu 2010

Solo per qualche sorso di latte

Proprio alcuni giorni fa, mi è capitato di vedere, durante uno dei tanti vuoti TG che affollano il palinsesto televisivo, un delirante servizio di promozione del latte, in cui ne venivano decantate le mille combinazioni  per il palato e le tante immaginarie qualità, con tanto di intervista a un tizio importante del settore per elogiare il cosiddetto made in Italy, come se una mucca sfruttata e uccisa in Italia fosse migliore di una mucca sfruttata e uccisa in altra parte del mondo. E dentro di me non ho potuto non rivivere le crude immagini di questo video visto proprio qualche giorno prima, constatando ancora, per la millesima volta, di quanto le immagini che passano sullo stupido schermo siano lontane dalla realtà vissuta dagli animali. Una realtà fatta di sofferenza, angoscia e terrore.

Molte persone che vedranno questo video saranno indignate e scioccate dalla violenza di questi uomini sulle loro vittime animali. Eppure non sono stati questi uomini a rinchiudere quegli animali in quel luogo infernale. Quegli animali si trovano lì per un solo motivo: riempire un bicchiere di latte.

Non ci si può ancora illudere che sia possibile allevare milioni di animali in stalle industriali e trattarli in modo “umano” garantendo la loro sicurezza con leggi palliative e ipocrite, poiché questi animali, una volta nati, sono considerati puramente macchine, e come tali trattati. Anche credere che basti scegliere allevamenti biologici per risolvere il problema della crudeltà animale è parimenti illusorio, poiché gli attuali consumi umani e individuali di prodotti animali possono essere soddisfatti solo con tecniche di allevamento intensivo. E anche se le condizioni degli allevamenti biologici sono meno peggiori di quelle delle strutture intensive, nessuno impedisce ai lavoratori di commettere simili crudeltà sugli animali imprigionati.

(continua…)

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23rd mar 2010

Anche una mozzarella uccide

La tragica fine dei cuccioli maschi nati negli allevamenti di bufale

Un recente articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno svela una verità molto nota ai vegani italiani e tenuta ben nascosta ai consumatori della tanto rinomata mozzarella di bufala, uno dei tanti prodotti italiani con riconoscimento DOP grondanti sangue e sofferenza. Nel nostro paese vive ancora il mito dell’allevatore di campagna che accarezza i propri animali (prima di infilargli una lama in gola), ma la verità vissuta dagli animali allevati è ben diversa. È una verità fatta di prigionia, maltrattamenti e morti orribili. La situazione negli allevamenti di bufale dimostra una volta di più come gli animali, in quanto considerati solo proprietà e non esseri senzienti dotati di una vita propria, vengano trattati solo come oggetti, dunque come tali buttati in un fosso quando non rivestono una fonte di guadagno per l’allevatore.

Forse chi è vegetariano dovrebbe riflettere sulla morte, non evidente come quella che si palesa in una bistecca, ma tuttavia ugualmente presente, che si nasconde dietro un prodotto solo apparentemente innocente come una mozzarella, un bicchiere di latte o un uovo all’occhio di bue. Chi invece mangia ancora carne forse dovrebbe farsi qualche domanda in più sulla vita (e la morte) che ha fatto l’animale prima di essere tagliato in pezzi e finire esposto in una macelleria lucidata a specchio: i nostri allevatori non sono proprio così affettuosi con gli animali come crediamo e le leggi sono facili da aggirare, quando chi subisce soprusi non può telefonare ad un avvocato.

Ecco il cimitero dei bufali: è nascosto nella pineta di Castel Volturno

Fonte: Corriere del Mezzogiorno (» visualizza articolo)
10 marzo 2010

Non servono al latte, e neppure alla carne, così vengono soppressi appena nati e le carcasse gettate alle spalle della pineta di Castel Volturno, dove sorge un cimitero di bufali. Macabra scoperta nella mattinata di oggi, mercoledì, da parte degli uomini del corpo forestale dello Stato della locale stazione, diretti da Paolo Verdicchio. In una parte della pineta, dove l’acqua assume le sembianze di una palude, sono stati rinvenuti i corpi senza vita di decina di bestie di pochi mesi. Il responsabile della forestale della provincia di Caserta, Nicola Costantino, ha informato la Procura della (continua…)

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05th ott 2009

45 giorni: vita e morte di un pollo broiler

Da dove proviene la costoletta di pollo? Video e indagine realizzati da Compassion Over Killing. In Italia avviene lo stesso: quando vedete la pubblicità di Amadori, è questo che si nasconde dietro ai sorrisi divertiti della famiglia che si siede a tavola.

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22nd set 2009

Leggi a protezione dell’animale?

Un’analisi di ciò che si nasconde dietro le “leggi sul benessere animale”
di AlanAdler

Sia da un punto di vista filosofico (» per saperne di più) che da un punto di vista etologico (» per saperne di più), il benessere animale non può essere garantito in alcun modo nei moderni allevamenti industriali. Questa conclusione viene confermata anche con un’analisi delle leggi attualmente in vigore nel nostro paese sul trattamento degli animali allevati.

Gli allevatori frequentemente parlano di “benessere animale” insieme a un “pieno rispetto” di non ben precisate “severe leggi e norme a tutela dell’animale”: un appello del tutto illusorio. Le situazioni esasperate vissute dagli animali sfruttati nei moderni allevamenti zootecnici rappresentano infatti condizioni del tutto a norma, riconosciute, approvate e stabilite proprio dalle cosiddette “leggi sul benessere animale”. Ma basterebbe consultare i testi di legge stessi per rendersi conto della gravità della situazione e della oggettiva legittimazione di forme di tortura che chiunque riterrebbe inaccettabili se praticate su esseri umani o anche sul proprio cane.

Nel nostro paese, la “protezione” degli animali d’allevamento è regolamentata dal decreto legislativo n. 146/2001 [1] e da norme specifiche relative all’allevamento dei vitelli, dei suini e delle galline ovaiole. Il carattere illusorio e falsamente rassicurante di tali leggi si può rilevare anche dalla forma con cui sono presentate. Si può notare più volte, infatti, come tali leggi stabiliscano dapprima la proibizione di diverse forme di sofferenza sull’animale, ma subito dopo, nel passo successivo, la stessa proibizione si trasforma in deroga, permettendo e approvando, di fatto, l’infliggere delle medesime forme di sofferenza poc’anzi condannate. Ad esempio, il decreto legislativo citato, al punto 7 dell’allegato, recita:

Libertà di movimento: la libertà di movimento propria dell’animale, in funzione della sua specie e secondo l’esperienza acquisita e le conoscenze scientifiche, non deve essere limitata in modo tale da causargli inutili sofferenze o lesioni. Allorchè continuamente o regolarmente legato, incatenato o trattenuto, l’animale deve poter disporre di uno spazio adeguato alle sue esigenze fisiologiche ed (continua…)

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24th ago 2009

Le cinque libertà negli allevamenti intensivi

Un approccio etologico per la valutazione del benessere animale nei moderni allevamenti industriali
di AlanAdler (tratto da Note sul benessere negli allevamenti intensivi, del dott. Enrico Moriconi, medico veterinario e presidente dell’AVDA)

Secondo l’approccio filosofico proposto da Tom Regan, il benessere di un individuo è una condizione estremamente articolata e complessa, egualmente valida tanto per l’uomo così come per gli altri animali (» per saperne di più). Tale condizione non può essere soddisfatta in alcun modo all’interno dei moderni allevamenti zootecnici, e un’analisi alla luce delle attuali conoscenze sull’etologia degli animali ci permette di confermare questa tesi.

L’etologia definisce il benessere come quello stato di piena salute mentale e fisica che consente all’animale di vivere in armonia nel proprio ambiente. Il rispetto delle condizioni etologiche rappresenta un elemento fondamentale per valutare il benessere di un animale: quanto più le condizioni etologiche sono rispettate tanto più si può parlare di benessere. Un metodo per valutare correttamente il benessere di un animale in rapporto all’ambiente in cui vive è quello di rifarsi alle “cinque libertà”. Questo elenco, pubblicato per la prima volta nel 1965 dal Brambell Report, individua gli elementi chiave che favoriscono un corretto rapporto animale-ambiente, e che quindi rendono possibile determinare il grado di benessere offerto dall’ambiente all’animale. In altre parole, le “cinque libertà” individuano in maniera chiara e precisa i bisogni fondamentali (fisiologici ed etologici) che occorre garantire agli animali. Le “cinque libertà” possono essere dunque correttamente usate per condurre un’analisi adeguata del livello di benessere offerto agli animali all’interno dei moderni allevamenti industriali. Le “cinque libertà” sono così elencate:

1) libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione: negli allevamenti, fame e sete sono senza dubbio soddisfatte, poiché ciò rientra nell’interesse dell’allevatore. Per quanto però riguarda la libertà dalla cattiva nutrizione, sorgono diversi problemi. La nutrizione infatti può essere “cattiva” non solo per insufficienza, ma anche per inadeguatezza (continua…)

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04th set 2008

Oche e anatre, dal lago alla nostra tavola

La vita di oche e anatre sfruttate per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 16 novembre 2008

Oche e anatre come animali
Oche e anatre appartengono alla famiglia degli anatidi, e hanno molte caratteristiche in comune. Il loro corpo è fatto per la vita acquatica, con zampe palmate e corte, collo lungo e becco dotato di lamine cornee che fungono da filtro. Come tutti gli uccelli acquatici, hanno un piumaggio superficiale impermeabile e, sotto questo, un fitto manto di piume isolanti, chiamato piumino, estremamente soffice e leggero, che tiene oche e anatre al caldo nell’acqua gelida. Amano vivere non solo in famiglia, ma anche in grandi comunità, come molte altre specie di uccelli.

Quasi tutti gli animali sono soggetti all’imprinting, ma nessuno in maniera così decisiva come oche e anatre. Quando anatroccoli (i cuccioli di anatra) e paperi (i cuccioli di oca) nascono dall’uovo, sono attratti dalla prima cosa che vedono, di norma la loro madre. Se per qualche strana ragione però rimangono separati dalla madre quando escono dall’uovo, seguono chiunque altro si trovi lì, umani compresi.

Tutte le razze di anatra domestica discendono dal germano reale, tranne le varietà dell’anatra muta, che assomigliano ancora molto al loro antenato selvatico. Le anatre mute sono grandi nuotatrici, possono correre molto velocemente e sono in grado di raggiungere un’ottima velocità anche in volo. Hanno un forte senso della protezione della prole. Un’anatra madre in compagnia dei suoi piccoli, in vista di un predatore, si finge ferita, e mentre gli anatroccoli si disperdono, lei attira il predatore sempre più lontano simulando quella che sembra una folle danza, fino a quando, sicura che i piccoli siano al sicuro, spiccherà il volo (continua…)

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29th ago 2008

Il pesce, dal mare alla nostra tavola

La vita di un pesce sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 16 novembre 2008

“Una volta arpionai una cernia in tana, ma questa non voleva saperne di venire fuori. Dopo una serie di immersioni ho introdotto il braccio nella grotta per cercare di trascinarla fuori. Toccandola, ho sentito il suo cuore che batteva. È come se improvvisamente mi fossi reso conto di qualcosa. I pesci non gridano, non ci fanno impressione, appartengono ad un mondo diverso dal nostro. Lo consideriamo un mondo non nostro e gli abitanti estranei. Eppure quando sparavo ai saraghi, questi si dibattevano. Dovremmo imparare a parlare dei pesci come entità viventi. Se potessimo sentire il loro grido di dolore, sono convinto che smetteremmo di mangiarli.”
Enzo Maiorca

Il pesce come animale
Anche se sembrano molto diversi da noi, i pesci in realtà sono animali comunicativi e sensibili. Senza conoscere a fondo la loro vita, tuttavia, è facile lasciarsi sfuggire la complessità di questi animali acquatici.

Jacques Cousteau una volta ha chiamato gli oceani “il mondo silenzioso”, e per lungo tempo la scienza è stata d’accordo con lui. Ma quando un ricercatore del Marine Biological Laboratory di Woods Hole, Massachusetts, ha portato con sé durante un’immersione un microfono appositamente modificato, è stato “travolto dai suoni”. È riuscito a sentire, per esempio, cernie abbaiare allo scorgere di un predatore, ciclidi emettere versi simili a grugniti durante l’accoppiamento o pesci hamlet emettere persino gridolini durante l’orgasmo. Ma i pesci usano anche altre forme di comunicazioni più sofisticate, come i pesci “elettrici” dell’Africa o del Sud America, che trasmettono segnali elettrici. Anche per ciò che riguarda le loro capacità mentali, questi animali sembrano essere molto sottovalutati. Alcuni pesci, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate. Pesci “addestrati” da studiosi in laboratorio hanno imparato a spingere una leva - e solo a determinati orari - per ottenere cibo.

Come noi, i pesci sono animali dotati di un cuore pulsante che pompa sangue, e come noi, presentano un cervello. Anche i pesci dormono, ma il loro sonno può essere di due tipi diversi. Si ha il riposo vigile, che (continua…)

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23rd lug 2008

Il pollo, dal prato alla nostra tavola

La vita di un pollo sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 31 marzo 2009

“Gli stessi muri imbrattati di sangue, i galli e le galline che andavano alla morte urlando a una sola voce: «Che cosa ho fatto per meritare questo? Assassini!». Poi si fa sera, la luce violenta delle lampade si riflette sulle lame dei macellai. Le donne avanzano, ciascuna col suo volatile da uccidere. I facchini caricano cesti con uccelli morti e li portano agli spennatori. Quest’inferno si fa beffa di tutte le insulsaggini sull’umanitarismo.”
Isaac Bashevis Singer, Shosha

Il pollo come animale
Con il termine generico pollo si indica l’uccello, sia maschio (gallo) che femmina (gallina), della specie Gallus gallus domesticus. Allo stato naturale il pollo è un animale molto interessante: è curioso e intelligente, impara in fretta, e ha una ricchissima vita sociale.

Per avere un’idea della vita etologica di questo animale bisogna fare riferimento al gallo rosso (Gallus gallus) delle regioni asiatiche, considerato il progenitore di tutti i polli domestici. Il maschio è un meraviglioso uccello colorato da splendenti tonalità giallo-dorate e con qualche tocco di rosso, che può raggiungere anche oltre i 60 centimetri di lunghezza. Si deve quindi immaginare un gruppo dominato da un gallo di queste splendide fattezze a capo di un harem di cinque o sei galline di dimensioni alquanto ridotte rispetto al loro partner. Si deve inquadrare questa piccola compagnia di animali in una foresta, dove vaga compatta raspando nella terra alla ricerca di germogli di bambù. Sono animali che si trattengono di preferenza ai limiti delle alte foreste, scendendo di rado al di sotto dei mille metri di elevazione. Nel gruppo tutti si conoscono e ognuno sa qual è il suo rango e quello degli altri. Fra le galline esiste infatti un ordine gerarchico, che viene stabilito e mantenuto con qualche beccata.

Il pollo che conosciamo oggi ha conservato le sue caratteristiche di volatile e, come tutti i volatili, i polli costruiscono nidi e sanno volare: volano e si appollaiano sugli alberi. Come il loro progenitore selvatico, amano fare “bagni di terra”: cercano piccole buche di terra asciutta e poi vi si immergono, come in una vasca (continua…)

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26th giu 2008

Mucche, vitelli e vitelloni, dal prato alla nostra tavola

La vita di un bovino sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 25 dicembre 2008

Il bovino come animale
I bovini sono animali molto socievoli, e hanno un forte senso della famiglia. Le mucche, con i loro vitellini, dipendono totalmente dalla protezione del toro. Una mucca non può scappare se minacciata, come potrebbe fare ad esempio un cavallo. Si sentono piuttosto vulnerabili senza la sicurezza di un toro vicino.

Come la donna, in una mucca la gestazione dura nove mesi. Le mucche gravide, giunto il momento di partorire, si allontanano dalla mandria, isolandosi e appartandosi quanto più possibile. Nella mucca, tutto è programmato per proteggere il proprio vitello. Subito dopo il parto nasconde il piccolo che, per i primi giorni di vita, è praticamente inodore per ridurre il rischio di attirare predatori. Lo lecca continuamente, per togliergli ogni altra traccia di odore, e lo segue giorno e notte, senza perderlo mai di vista. Gli occhi dei bovini sono molto grandi e ricevono una grande quantità di luce, l’immagine che entra nell’occhio di una mucca è circa tre volte più grande di quella ricevuta dall’occhio umano: questo aiuta la madre a seguire le tracce del vitello. Gli occhi dei bovini sono inoltre posizionati ai lati della testa, affinchè il campo visivo sia molto ampio e la mucca possa individuare qualsiasi predatore minacci il vitellino.

I vitellini, come tutti i cuccioli animali e umani, amano giocare e correre. Il tedesco Robert Schloeth, zoologo, ha notato che i vitelli usano dei precisi segnali per comunicare agli altri vitelli che stanno per cominciare a giocare, e che tutto quello che accade dopo quel segnale deve essere interpretato come un gioco: «arricciano (continua…)

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16th giu 2008

Il maiale, dal prato alla nostra tavola

La vita di un maiale sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2008

“È ora di guardare ai maiali non come ad animali da mettere in tavola, ma come a una famiglia lontana cui siamo legati da un’affinità profonda e speciale: stanno solo aspettando il segnale che siamo finalmente pronti a vivere con loro considerandoli esseri pari a noi per svelarci con esuberanza suina l’intera gamma della loro complessa personalità emotiva.”
Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna

Il maiale come animale
I maiali sono animali quasi del tutto notturni, e buoni nuotatori. Per capire le necessità di questo animale bisogna fare riferimento al cinghiale (o maiale selvatico eurasiatico), progenitore della stragrande maggioranza dei suini domestici. Un maiale lasciato libero, infatti, rinselvatichisce immediatamente senza problemi di riadattamento, ed anche la propria morfologia subisce mutazioni in tempi sorprendenti, riassumendo i caratteri del progenitore. Come notò Darwin: «Nelle Indie Occidentali, nell’America del Sud e nelle isole Falkland, dove questi animali sono allo stato di libertà, essi hanno dovunque ripreso il pelame oscuro, le setole grosse e le zanne del cinghiale; i giovani vestono la livrea del cinghialetto».

Come noi, e come i cani, i maiali sono animali socievoli. Se lasciati liberi, i maiali gironzolano ed esplorano per tutto il giorno il territorio in compagnia dei propri simili. Amano grufolare (cioè frugare con il muso nel terreno alla ricerca di tuberi) ed esplorare immersi in territori ricchi e stimolanti, come fa il cinghiale in libertà. In molte regioni italiane questa sua attitudine viene sfruttata in modo originale: grazie al suo sviluppatissimo fiuto e ad un particolare addestramento, viene utilizzato per la ricerca dei tartufi, in sostituzione del più tradizionale impiego del cane.

I maiali sanno riconoscere il proprio nome e, sempre come i cani, scodinzolano quando sono felici. Ma al contrario del cane, il maiale non sembra avere un periodo critico oltre il quale non può più essere (continua…)

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08th mar 2008

Polli messi al forno, prima di “impazzire”

La trasformazione del pollo descritta da un consulente aziendale
Fonte: Liberazione
di Guglielmo Donatello, consulente aziendale settore zootecnico e agroalimentare
19 novembre 2000

Che cos’è oggi il pollo da carne? Stiamo parlando di broiler. Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, sono oramai solo di un paio di razze ibride (denominate COBB 500, i cui brevetti sono in mano alla The Cobb Breeding Company LTD), nate nei segreti laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio. Il risultato di queste selezioni è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un broiler mangia un chilo e mezzo di mangime e ne “produce” uno di carne. Lo fanno vivere solo 35 giorni (non ha neanche il tempo per diventare pazzo). Questi polli denominati “galletti” quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili e preparati a busto circa 1,2. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.

Come vengono allevati
Si chiama allevamento integrato. Assoggettato, cioè, alla filiera industriale della produzione di carne, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola, incubatoi delle uova, produzione dei pulcini, magnifici, macelli, industria di lavorazione, logistica, commercializzazione nella rete della grande distribuzione organizzata. Nel nostro paese due aziende controllano oltre il 70 per cento del mercato. Una è l’AIA del gruppo Veronesi e l’altra è del gruppo Amadori. L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 per metroquadro, sino a 30 chili di “carne” a metroquadro (i regolamenti UE per gli allevamenti biologici stabiliscono in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile). Beccano tutto ciò che ha colore paglierino, giorno e notte, grazie (continua…)

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