31st gen 2008
Cancro: un male evitabile
Lo studio del cancro e il reale contributo della vivisezione in una lotta senza senso
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 29 marzo 2009
Cancro: un male evitabile - di Gianni Tamino (2006)
Sofferenza, malattia e morte, spogliate dall’essere umano della loro natura di eventi naturali e integranti del miracolo stesso della vita, hanno assunto invero le sembianze di un mostro a più teste, da combattere e sconfiggere con spade magiche e dardi fatati. Spesso però l’uomo si dimentica di domandarsi da dove il mostro sia nato.
Il cancro rappresenta oggi la seconda causa di morte - dopo le malattie cardiovascolari - dei paesi ricchi. Ogni anno sono milioni le vittime di questa peste della nuova era. E molte sono le persone che si sono viste strappare via amici e parenti rapiti da questo male. Proprio per questa scia di sangue e sofferenza che si trascina alle spalle, il cancro è diventato oggi fonte di terrore e angoscia, associato sempre a immagini di dolore e disperazione. Questo senso di inquietudine ha invaso l’intera società in cui viviamo, ossessionata da questo male vissuto come una sorta di dannazione, di castigo, di punizione divina. È così che il cancro è diventato il nemico pubblico numero 1, da sconfiggere ed eliminare con ogni mezzo. La ricerca «muove incessante i suoi ingranaggi» - come amano proclamare le grandi associazioni stile Airc - sulla vita di milioni di animali innocenti, che da circa un secolo a questa parte vengono usati nei laboratori di tutto il mondo per studiare una cura al cancro. Cifre enormi sono state e tuttora continuano ad essere spese in ricerche su animali. Tempo, soldi e risorse umane che girano incessantemente intorno al cancro. Ma cosa ci ha dato la sperimentazione animale fino ad oggi? E tutte le grandi promesse di prodigiose cure su roditori che fine hanno fatto? E, tutto sommato, la cura rappresenta davvero la strategia migliore nel combattere (continua…)
Lo studio del cancro e il reale contributo della vivisezione in una lotta senza senso
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 29 marzo 2009
Cancro: un male evitabile - di Gianni Tamino (2006)
Sofferenza, malattia e morte, spogliate dall’essere umano della loro natura di eventi naturali e integranti del miracolo stesso della vita, hanno assunto invero le sembianze di un mostro a più teste, da combattere e sconfiggere con spade magiche e dardi fatati. Spesso però l’uomo si dimentica di domandarsi da dove il mostro sia nato.
Il cancro rappresenta oggi la seconda causa di morte - dopo le malattie cardiovascolari - dei paesi ricchi. Ogni anno sono milioni le vittime di questa peste della nuova era. E molte sono le persone che si sono viste strappare via amici e parenti rapiti da questo male. Proprio per questa scia di sangue e sofferenza che si trascina alle spalle, il cancro è diventato oggi fonte di terrore e angoscia, associato sempre a immagini di dolore e disperazione. Questo senso di inquietudine ha invaso l’intera società in cui viviamo, ossessionata da questo male vissuto come una sorta di dannazione, di castigo, di punizione divina. È così che il cancro è diventato il nemico pubblico numero 1, da sconfiggere ed eliminare con ogni mezzo. La ricerca «muove incessante i suoi ingranaggi» - come amano proclamare le grandi associazioni stile Airc - sulla vita di milioni di animali innocenti, che da circa un secolo a questa parte vengono usati nei laboratori di tutto il mondo per studiare una cura al cancro. Cifre enormi sono state e tuttora continuano ad essere spese in ricerche su animali. Tempo, soldi e risorse umane che girano incessantemente intorno al cancro. Ma cosa ci ha dato la sperimentazione animale fino ad oggi? E tutte le grandi promesse di prodigiose cure su roditori che fine hanno fatto? E, tutto sommato, la cura rappresenta davvero la strategia migliore nel combattere (continua…)
Posted by AlanAdler under
03. Vivisezione, 06. Libri
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Provando a digitare su Google le parole racchiuse tra virgolette “dieta vegana” possiamo trovare una bella sorpresa. Nella prima pagina che il nostro amato motore di ricerca ci restituisce troviamo elencati siti molto interessanti e di giusta considerazione, come il sito della
Giustificare l’uccisione degli animali per nutrirsene sulla base dell’assunto che “anche i vegetali soffrono” equivale ad affermare che un animale ed un vegetale soffrono allo stesso modo, cosa che invece non ha alcun fondamento scientifico, infatti un animale non può certamente essere equiparato ad un vegetale. Da un punto di vista scientifico effettivamente questo sofisma non regge, poiché gli animali hanno un sistema nervoso (del quale fanno parte i nervi sensitivi muniti di recettori del dolore) in grado di percepire il dolore in maniera simile a come lo percepiamo noi umani. Nel caso delle “informazioni” riguardo al dolore che prova un animale, esse arrivano infatti al cervello esattamente come accade per gli esseri umani. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste di sistema nervoso centrale. Pertanto la tipologia delle loro “sensazioni” - anch’esse scientificamente dimostrate - non viene in nessun caso elaborata dal sistema nervoso (in esse inesistente), il solo in grado di tradurre queste stesse sensazioni trasformandole in effettivo dolore. La differenza “scientifica” tra animali e vegetali - e della loro conseguente reazione agli stimoli del dolore - è pertanto sostanziale ed inequivocabile.






































