Archive for giugno, 2008

26th giu 2008

Mucche, vitelli e vitelloni, dal prato alla nostra tavola

La vita di un bovino sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 25 dicembre 2008

Il bovino come animale
I bovini sono animali molto socievoli, e hanno un forte senso della famiglia. Le mucche, con i loro vitellini, dipendono totalmente dalla protezione del toro. Una mucca non può scappare se minacciata, come potrebbe fare ad esempio un cavallo. Si sentono piuttosto vulnerabili senza la sicurezza di un toro vicino.

Come la donna, in una mucca la gestazione dura nove mesi. Le mucche gravide, giunto il momento di partorire, si allontanano dalla mandria, isolandosi e appartandosi quanto più possibile. Nella mucca, tutto è programmato per proteggere il proprio vitello. Subito dopo il parto nasconde il piccolo che, per i primi giorni di vita, è praticamente inodore per ridurre il rischio di attirare predatori. Lo lecca continuamente, per togliergli ogni altra traccia di odore, e lo segue giorno e notte, senza perderlo mai di vista. Gli occhi dei bovini sono molto grandi e ricevono una grande quantità di luce, l’immagine che entra nell’occhio di una mucca è circa tre volte più grande di quella ricevuta dall’occhio umano: questo aiuta la madre a seguire le tracce del vitello. Gli occhi dei bovini sono inoltre posizionati ai lati della testa, affinchè il campo visivo sia molto ampio e la mucca possa individuare qualsiasi predatore minacci il vitellino.

I vitellini, come tutti i cuccioli animali e umani, amano giocare e correre. Il tedesco Robert Schloeth, zoologo, ha notato che i vitelli usano dei precisi segnali per comunicare agli altri vitelli che stanno per cominciare a giocare, e che tutto quello che accade dopo quel segnale deve essere interpretato come un gioco: «arricciano (continua…)

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16th giu 2008

Il maiale, dal prato alla nostra tavola

La vita di un maiale sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2008

“È ora di guardare ai maiali non come ad animali da mettere in tavola, ma come a una famiglia lontana cui siamo legati da un’affinità profonda e speciale: stanno solo aspettando il segnale che siamo finalmente pronti a vivere con loro considerandoli esseri pari a noi per svelarci con esuberanza suina l’intera gamma della loro complessa personalità emotiva.”
Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna

Il maiale come animale
I maiali sono animali quasi del tutto notturni, e buoni nuotatori. Per capire le necessità di questo animale bisogna fare riferimento al cinghiale (o maiale selvatico eurasiatico), progenitore della stragrande maggioranza dei suini domestici. Un maiale lasciato libero, infatti, rinselvatichisce immediatamente senza problemi di riadattamento, ed anche la propria morfologia subisce mutazioni in tempi sorprendenti, riassumendo i caratteri del progenitore. Come notò Darwin: «Nelle Indie Occidentali, nell’America del Sud e nelle isole Falkland, dove questi animali sono allo stato di libertà, essi hanno dovunque ripreso il pelame oscuro, le setole grosse e le zanne del cinghiale; i giovani vestono la livrea del cinghialetto».

Come noi, e come i cani, i maiali sono animali socievoli. Se lasciati liberi, i maiali gironzolano ed esplorano per tutto il giorno il territorio in compagnia dei propri simili. Amano grufolare (cioè frugare con il muso nel terreno alla ricerca di tuberi) ed esplorare immersi in territori ricchi e stimolanti, come fa il cinghiale in libertà. In molte regioni italiane questa sua attitudine viene sfruttata in modo originale: grazie al suo sviluppatissimo fiuto e ad un particolare addestramento, viene utilizzato per la ricerca dei tartufi, in sostituzione del più tradizionale impiego del cane.

I maiali sanno riconoscere il proprio nome e, sempre come i cani, scodinzolano quando sono felici. Ma al contrario del cane, il maiale non sembra avere un periodo critico oltre il quale non può più essere (continua…)

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15th giu 2008

San Girolamo nello studio

Il dipinto San Girolamo nello studio (1440 ca) di Stefan Lochner è posto in apertura della nota opera I diritti animali (1983), di Tom Regan.

“Quando dipinse San Gerolamo nel suo studio, il pittore tedesco Stefan Lochner (1400-1451) tradusse in simboli alcuni dei tratti fondamentali della vita di questo santo del quarto secolo. San Gerolamo era uno studioso noto, tra l’altro, per la sua traduzione della Bibbia dal greco al latino (la celebre Vulgata), e il libro aperto nel suo scrittoio simboleggia la sua dedizione all’attività culturale. Un’utilizzazione più interessante dei simboli è costituita dalla presenza nel quadro di un leone. Secondo la leggenda, San Gerolamo avrebbe estratto una spina dalla zampa dell’animale e questi, grato al suo benefattore, sarebbe rimasto con lui.

Coloro che osservavano il quadro di Lochner e conoscevano l’episodio appena menzionato comprendevano questo simbolo. Noi, che forse sappiamo ben poco della storia di San Gerolamo, inizialmente comprendiamo meno la ragione della presenza del leone. A dire il vero, anzi, l’animale raffigurato nel quadro non ci sembra per nulla un leone. Le sue dimensioni e la posa della coda sono decisamente poco leonine, criniera e zampe sono quelle di animali diversi dai leoni che conosciamo noi, il profilo e l’occhio visibile hanno qualcosa di umano, e per finire il portamento dell’animale è più simile a quello di un cane di modeste proporzioni o di un cucciolo che a quello del re della foresta. Qualcuno potrebbe essere tentato di spiegare le differenze tra il leone del quadro di Lochner e quelli che conosciamo noi, congetturando che nel Quattrocento i leoni fossero diversi da quelli di oggi. Ma la spiegazione è diversa e più semplice: Lochner, pur conoscendo bene l’episodio di San Gerolamo e del leone, un leone non l’aveva mai visto. Quello che ha dipinto è un prodotto della sua immaginazione, sorretta dalle scarne e aneddotiche informazioni di cui poteva disporre a suo tempo.

(continua…)

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09th giu 2008

L’importanza di diventare vegetariani

Il Veronesi e i perchè della scelta vegetariana
Fonte: La Repubblica
di Umberto Veronesi, medico oncologo
6 giugno 2008

Ciò che il vertice Fao “ha dimenticato” di discutere è il cuore del problema della fame nel mondo, che non è solo legato ai costi di produzione e distribuzione dei cibi, ma soprattutto alle abitudini alimentari della popolazione del pianeta. Occorre una rivoluzione nell’alimentazione dei paesi ricchi per dare il via concretamente e subito ad una soluzione della tragedia dei paesi poveri, dove si soffre la fame. Noi siamo alle prese con il problema opposto: aumenta l’obesità fra i nostri figli, le nostre adolescenti anoressiche usano il troppo cibo come ricatto e se ne privano fino a lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa ammalare sempre di più.

Proprio su questi temi si riuniranno a Venezia a settembre alcuni fra i maggiori esperti per la Quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza: Food and Water for Life. Io penso che l’ingiustizia alimentare sia una delle peggiori iniquità dei nostri tempi: una questione di civiltà e di cultura, che ci riguarda tutti da vicino. C’è un comportamento individuale responsabile, infatti, che può contribuire a riequilibrare questi due drammatici estremi ed è la riduzione del consumo di carne.

Molti uomini di scienza e pensiero hanno creduto che la scelta vegetariana fosse quella giusta per l’armonia del pianeta. Dal genio rinascimentale di Leonardo da Vinci, che non poteva sopportare che i nostri corpi fossero le tombe degli animali, fino ad Albert Einstein, il più grande scienziato del Novecento, che presagiva che nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla Terra, quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana. Anch’io sono convinto che il vegetarianesimo sia inevitabile, per tre motivi.

(continua…)

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