21st mar 2009
Earthlings (recensione)
Novanta minuti di immagini, musica e poesia per percorrere le cinque vie dello specismo
di AlanAdler
Molti di noi che hanno a cuore la sorte degli animali si sono spesso imbattuti in video molto duri girati in allevamenti, laboratori di vivisezione e in altri luoghi di sfruttamento animale. Molti di noi hanno visto sul proprio monitor cosa accade agli animali prigionieri in questi terribili posti di violenza e morte, e quale e quanta sofferenza si cela in queste moderne prigioni occultate agli occhi della società cosiddetta civilizzata. Il terrore, l’angoscia, la disperazione degli animali, passa facilmente dallo schermo fin dentro di noi. Anche chi non è interessato alle questioni degli animali, può essersi facilmente imbattuto sulla Rete in simili video-incubi. Earthlings è diverso.
Earthlings non è un film. Earthlings non è un documentario. Earthlings è una poesia, dura e cruda, amara, commuovente. Earthlings ti presenta la semplice, banale e quotidiana crudeltà umana, in tutta la sua naturalezza e normalità. Crudeltà. O specismo. Earthlings «mostra come gli esseri umani comuni, e non quei pochi eccezionalmente crudeli o senza cuore, bensì la stragrande maggioranza delle persone, partecipa attivamente, accetta, e permette che le tasse che versa finanzino operazioni che richiedono il sacrificio degli interessi più importanti dei membri di altre specie così da favorire i più futili interessi della nostra specie».
Earthlings mostra la crudeltà che la specie umana perpetua con le proprie scelte-nonscelte, o con l’indifferenza, ogni giorno. Si tratta della crudeltà che si nasconde in tutti i luoghi di sfruttamento e morte in cui vivono, soffrendo, miliardi di individui non umani, individui intorno ai quali ruotano le nostre vite. Individui con i quali noi umani conviviamo in un ironico e perverso stato simbiotico: le nostre vite e i nostri piaceri dipendono da loro, così come le loro vite e le loro sofferenze dipendono da noi. Li rinchiudiamo in prigioni, li sfruttiamo, li uccidiamo. Li priviamo della libertà, del benessere e della vita, solo per gustare un certo sapore, vestire alla moda o divertirci dentro un tendone da circo.
Novanta minuti di immagini, musica e poesia per percorrere le cinque vie dello specismo
di AlanAdler
Molti di noi che hanno a cuore la sorte degli animali si sono spesso imbattuti in video molto duri girati in allevamenti, laboratori di vivisezione e in altri luoghi di sfruttamento animale. Molti di noi hanno visto sul proprio monitor cosa accade agli animali prigionieri in questi terribili posti di violenza e morte, e quale e quanta sofferenza si cela in queste moderne prigioni occultate agli occhi della società cosiddetta civilizzata. Il terrore, l’angoscia, la disperazione degli animali, passa facilmente dallo schermo fin dentro di noi. Anche chi non è interessato alle questioni degli animali, può essersi facilmente imbattuto sulla Rete in simili video-incubi. Earthlings è diverso.
Earthlings non è un film. Earthlings non è un documentario. Earthlings è una poesia, dura e cruda, amara, commuovente. Earthlings ti presenta la semplice, banale e quotidiana crudeltà umana, in tutta la sua naturalezza e normalità. Crudeltà. O specismo. Earthlings «mostra come gli esseri umani comuni, e non quei pochi eccezionalmente crudeli o senza cuore, bensì la stragrande maggioranza delle persone, partecipa attivamente, accetta, e permette che le tasse che versa finanzino operazioni che richiedono il sacrificio degli interessi più importanti dei membri di altre specie così da favorire i più futili interessi della nostra specie».
Earthlings mostra la crudeltà che la specie umana perpetua con le proprie scelte-nonscelte, o con l’indifferenza, ogni giorno. Si tratta della crudeltà che si nasconde in tutti i luoghi di sfruttamento e morte in cui vivono, soffrendo, miliardi di individui non umani, individui intorno ai quali ruotano le nostre vite. Individui con i quali noi umani conviviamo in un ironico e perverso stato simbiotico: le nostre vite e i nostri piaceri dipendono da loro, così come le loro vite e le loro sofferenze dipendono da noi. Li rinchiudiamo in prigioni, li sfruttiamo, li uccidiamo. Li priviamo della libertà, del benessere e della vita, solo per gustare un certo sapore, vestire alla moda o divertirci dentro un tendone da circo.
Posted by AlanAdler under
09. Musica e cinema
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