Archive for luglio, 2009

31st lug 2009

Ecocidio

Una spietata analisi dell’industria della carne e della “cultura della bistecca”
di AlanAdler

Ecocidio - di Jeremy Rifkin (1992)
Ecocidio, tra le opere presenti nella biblioteca personale di chi si interessa di diritti animali, è sicuramente uno dei testi più noti al grande pubblico, anche se spesso viene sottovalutato o non compreso nella sua essenza. Jeremy Rifkin, economista statunitense e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET), costruisce, pagina dopo pagina, un testo lucido e lineare sul passato, presente e (sperabile) avvenire di quello da lui battezzato come il “complesso bovino moderno”, «nella speranza di contribuire a portare la nostra società oltre la carne». Partendo dalle pitture rupestri nelle grotte di Lacaux, passando per i sumeri, fino ad arrivare ai cowboy del Nuovo Mondo, alle prime fabbriche-mattatoio di Chicago e all’attuale società della “cultura della bistecca”, Rifkin delinea il complesso rapporto dell’uomo con il bestiame nel corso dei secoli, dalla sacralità dell’animale-dio delle antiche civiltà fino alla destrutturazione dell’animale-oggetto dei moderni mattatoi. L’opera conduce anche ad un’analisi dettagliata, inedita e coraggiosa che mette in luce come i “complessi bovini” del corso della storia e l’artificiale scala delle proteine creata dall’uomo, con al vertice il bestiame ingrassato a cereali, siano stati e continuano ad essere la causa di enormi problemi di natura economica, ecologica, sociale di portata globale, tanto tragici e di forte impatto quanto ignorati dalla società consumatrice di carne. «È probabile che i proprietari dei negozi in cui si vende carne di bovini nutriti a cereali non avvertano mai, personalmente, la disperazione delle vittime della povertà, di quei milioni di famiglie (continua…)

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13th lug 2009

Un mare di sofferenza

Il dolore e la paura degli animali marini
di AlanAdler

La distanza emotiva che divide l’animale umano dagli altri animali dei quali si ciba è più che mai evidente nel caso dei pesci. Non infrequentemente, persino chi, spinto da compassione, rinuncia a nutrirsi delle carni degli animali terrestri, continua tuttavia a nutrirsi di quelli marini, ritenendoli molto probabilmente più vicini al regno vegetale che non a quello animale. Questo freddo atteggiamento nei confronti dei pesci risulta evidente anche nel ciclo di allevamento e uccisione, poiché, se per gli altri animali allevati si parla spesso di (ipocrite) norme a tutela del loro benessere, nel caso dei pesci la loro sofferenza non è vincolata in alcun modo. A tutt’oggi, il limite massimo di densità in allevamento non è disciplinato da nessuna legge. Allo stesso modo, per l’uccisione di questi animali non esiste alcuna tutela alla loro sofferenza: non vi è nessuna forma di stordimento, come previsto invece per gli altri animali allevati per l’alimentazione. I pesci vengono semplicemente uccisi, per soffocamento o con altre modalità cruente. Prima dell’ultimo momento di vita, c’è sempre lunga agonia, mentre l’animale avverte lentamente, tra gli spasmi della sofferenza, l’approssimarsi della fine.

Oltre a tutto ciò, se è vero che per quanto riguarda gli altri animali allevati a scopi alimentari possiamo parlare di un enorme massacro, nel caso dei pesci assistiamo ad una ecatombe indescrivibile: il numero delle creature marine che (continua…)

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09th lug 2009

Salad

Opera digitale dell’artista Till Nowak (» visita il sito), omaggio all’Alien cinematografico partorito dalla mente di H. R. Giger e ai ritratti “vegetali” di Giuseppe Arcimboldo. Maggiori info sull’opera » qui.

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05th lug 2009

Torture al circo

Breve panoramica dello sfruttamento degli animali nei circhi
Fonte: Veganzettablog (» visualizza articolo)
di Andrea Furlan
13 settembre 2007

Molti circhi continuano a sfruttare gli Animali per il loro tornaconto, neppure per profitto (in quanto oramai la maggior parte dei circhi vive anche di contributi statali) ma piuttosto per poter svolgere il proprio lavoro con meno figure di elevata professionalità (come un acrobata ad esempio), meno impegno, e soprattutto meno dipendenti umani (nessun Animale è stipendiato o ha tutela sindacale o diritti paragonabili a quelli di un Umano), utilizzandoli inoltre per attirare un pubblico spinto dalla curiosità di vedere Animali esotici costretti ad impegnarsi in azioni innaturali e spesso ridicole o pericolose.

Moderni schiavi sfruttati per vendere qualche risata o qualche blando spavento ad un pubblico invero sempre meno affezionato a questo tipo di spettacolo (ne è testimone il successo di circhi senza animali come il famoso Cirque du Soleil). In un circo ogni Animale soffre: fisicamente e psichicamente. A causa della segregazione in gabbia per la maggior parte del tempo, dei metodi di addestramento che spesso utilizzano la violenza fisica (fruste, bastoni) e non (privazione alimentare, isolamento), dei lunghi viaggi. E della solitudine. E non può che soffrire in quanto nessun circo è per la sua stessa natura adatto alla vita di qualsivoglia Animale, che ha ben altre esigenze; le conseguenze sono drammatiche: «Gli elefanti venivano tenuti in un piccolo recinto con nessun tipo di arricchimento ambientale. Durante la notte venivano incatenati al suolo e liberati il mattino [...]. Gli elefanti del circo impiegavano il 60% del loro tempo a muovere avanti e indietro gli arti incatenati [...]. Il baby scimpanzé era estremamente insicuro e spendeva la maggior parte della giornata stringendo un pallone di plastica che si trovava nella sua gabbia» (Fonte: The Ugliest Show on Earth: the use of animals in circuses, Animal Defenders, UK).

Il circo comunemente conosciuto, ovvero quello con gli spettacoli di Animali schiavi, clown e acrobati (la denominazione ufficiale è Circo Equestre, il termine è una convenzione e nulla di più, legata al fatto che tale termine (continua…)

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