18th mag 2008
Cani da salvare, visoni da scuoiare, cinghiali da cacciare
Aiutare cani giustifica appoggiare le altre forme di crudeltà su animali?
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 09 marzo 2010
Quando oggi sentiamo parlare di “amore per gli animali”, sappiamo tutti che ci si riferisce ai soli animali cosiddetti d’affezione. Questo diffuso atteggiamento implica che agli animali vada assegnato un certo valore fittizio, a partire dall’animale d’affezione, degno della nostra attenzione e delle nostre premure, fino agli animali allevati per essere mangiati, a cui non spetta alcuna considerazione. Anzi, a cui non spetta nemmeno lo status di animale, dal momento che il concetto di “amore per gli animali” implica appunto che solo gli animali d’affezione vadano considerati come animali, mentre gli altri sono al più delle cose (cibo, strumenti di ricerca, materia prima per vestiti, ecc).
Questo “amore per gli animali” in alcune persone può rappresentare la base per un esteso senso di compassione verso tutti gli animali, fino ad arrivare all’accettazione delle ragioni antispeciste. Ma il più delle volte, purtroppo, questo concetto di “amore per gli animali” non fa altro che consolidare l’atteggiamento culturale per cui solo determinati animali hanno il diritto ad essere considerati come tali, mentre per gli altri «è giusto che sia così» (è giusto che vengano allevati per essere mangiati, è giusto che vengano usati nei laboratori, è giusto che vengano allevati per farne pellicce, ecc). Anzi, per certe persone questo “amore per gli animali” giustifica il sostegno a forme di crudeltà sugli altri animali.
Per molte persone impegnate nella cura dei cani ospiti dei rifugi, il loro “amore per gli animali” è così intenso da renderli del tutto ciechi di fronte alle forme di crudeltà che colpiscono gli altri animali. Può capitare quindi che alcune associazioni di gestione canili siano così concentrate nella propria causa da ritenere giustificabile il sostegno pubblico alle forme di crudeltà sugli altri animali. Queste associazioni, anche seriamente impegnate nella cura dei cani che ospitano, purtroppo non dimostrano solo di agire con incoerenza (aiutano vite e nello stesso tempo sostengono la crudeltà su altre vite), ma rappresentano anche un grave danno per coloro seriamente impegnati a difendere tutti gli animali, senza distinzione di specie. E quindi, in ultima analisi, rappresentano un grave danno agli animali stessi. Queste associazioni, infatti, sostenendo direttamente forme di crudeltà su animali, danno vigore all’idea per cui certi animali vanno giustamente considerati come tali e quindi aiutati, mentre per gli altri «è giusto che sia così». E tale messaggio viene veicolato con un potere persuasivo molto forte, in quanto proveniente proprio da un gruppo di persone che aiutano animali (solo certi animali).
Tralasciando i numerosi e tristemente diffusi casi di canili e associazioni zoofile varie che organizzano banchetti a base di prodotti animali, vendono oggetti in pelle o con responsabili che ti accolgono vestiti con giacconi bordati di pelliccia, due casi particolari possono illustrare bene questa situazione e renderla più chiara.
Amo Gli Animali, ma più le pellicce
La prima associazione di cui voglio parlare si chiama, non a caso, Amo Gli Animali. Come si può leggere sul sito web, “i suoi obiettivi sono la tutela e il benessere degli animali. […] Gli eventi promossi da Amo Gli Animali si prefiggono di sensibilizzare nei confronti del benessere degli animali e sono finalizzati alla realizzazione dei progetti in programma. Uno degli obiettivi di Amo Gli Animali è quello di migliorare le condizioni di vita dei canili che sosteniamo” (il corsivo è mio).
Questa associazione ha fatto le cose, per così dire, proprio in grande. Durante il corso del 2007 ha infatti promosso una campagna contro l’abbandono degli animali (tralasciamo quanto siano poco utili certe iniziative), arrivando addirittura sulle principali reti televisive nazionali con uno spot di 30 secondi. Nello spot comparivano diversi testimonial in compagnia di un cane o di un gatto (presumibilmente il proprio cane o gatto). Il finale si chiudeva con lo stilista Giorgio Armani, proposto come volto principale della campagna, con il proprio gatto in mano, Angel (…), e il messaggio da lui pronunciato: «Abbandonare gli animali non è di moda». Lo spot, nella versione integrale, può essere visionato » qui.
Tralasciando le critiche alle vippette che hanno prestato il loro volto per lo spot, spesso incorniciate da pellicce sulle pagine delle riviste di gossip, concentriamoci piuttosto sul testimonial principale, lo stilista Giorgio Armani. Da anni Giorgio Armani è sotto accusa dal mondo animalista per la sua insistenza nel fare uso di capi in pelliccia per le sue creazioni di moda. Ma cosa si nasconde dietro ad un elegante capo in pelliccia?
La produzione di inserti di pelliccia e capi interi in pelliccia significa sofferenza e morte per decine di milioni di animali che ogni anno vengono uccisi e scuoiati per la loro pelliccia. Gli animali, nei paesi dove sono in vigore norme specifiche, vengono allevati in piccole gabbie in condizioni di vita disperate e uccisi a qualche mese di vita mediante elettrocuzione anale con scosse elettriche (spesso ripetute più volte) o con altri metodi crudeli come asfissia con gas, rottura delle ossa cervicali o iniezioni di stricnina. La Cina è il principale esportatore di pellicce del mondo, e qui la situazione è ancora peggiore: gli animali sono allevati in condizioni allucinanti, storditi con colpi ripetuti alla testa o sbattuti per terra e infine scuoiati con un coltello, in molti casi quando ancora vivi e coscienti. In Asia vengono inoltre catturati o allevati cani e gatti, uccisi in maniera brutale e scuoiati per la loro pelliccia. In altri paesi, come in Canada, milioni di animali selvatici - procioni, castori, volpi e altri animali - vengono catturati con trappole in acciaio munite di denti, che serrano profondamente l’arto dell’animale impedendogli di fuggire: l’animale, nel tentativo di liberarsi, morde la trappola spaccandosi i denti, oppure riesce ad amputarsi l’arto per scappare, morendo poi dissanguato. In altri casi, cuccioli di foca vengono colpiti a morte sulla testa con lunghi bastoni dotati di uncini e spesso sono scuoiati ancora vivi.
Gli stilisti, che vivono e lavorano in un mondo fatto di apparenze, giocano tutto sulla propria immagine, e certamente Giorgio Armani non poteva lasciarsi sfuggire questa preziosa occasione per dichiararsi a pieno titolo “amante degli animali”. Così, mentre impegnate campagne animaliste mirano a far crollare l’industria della pelliccia mostrando gli orrori che vi si nascondono dietro e legando il nome degli stilisti alla crudeltà dei loro capi, Amo Gli Animali ci propone, con una potente campagna pubblicitaria in onda sulle principali reti del nostro paese, una candida immagine di un Armani “amante degli animali” e attento ai problemi che coinvolgono i cani abbandonati. Poco importa se mentre lo spot va in onda sui nostri televisori, animali vengono freddati a 200 volt, scuoiati vivi, presi con trappole dai denti in acciaio, per finire il giorno dopo in una sfilata di Armani. Davvero lodevole, per un’associazione che si prefigge di “sensibilizzare nei confronti del benessere degli animali”. E quale credibilità ancora si aspetta un “fanatico animalista” che voglia accusare Armani di far sfilare capi insanguinati? Meglio nascondersi. Perché anche Armani ora può dire: «Io Amo Gli Animali».
Levrieri salvi e cinghiali al sangue
La seconda associazione di cui voglio parlare è invece il Gaci – Greyhound Adopt Center Italy. Questa associazione si occupa di una triste realtà che interessa i levrieri, e più precisamente i greyhound e i galgos spagnoli, e che merita di essere conosciuta.
I greyhound sono usati in Inghilterra, Irlanda, Spagna e in altri paesi per corse nei cinodromi. Se però il cane si fa male – cosa che accade frequentemente durante le corse – l’animale viene abbandonato, ucciso nei modi più disparati, venduto ai laboratori di vivisezione o destinato ad altre sorti drammatiche. I Galgos spagnoli sono invece usati in Spagna per la caccia alla lepre. La Spagna, si sa, è paese di crudeltà, e anche con questi cani, tenuti in condizioni disperate, gli spagnoli si esercitano con la solita fantasia. Senza entrare nei dettagli più aberranti, diciamo solo, a titolo di esempio, che nelle regioni più arretrate, in nome delle solite tradizioni e della Vergine Maria, alla fine della stagione di caccia il cacciatore che si rispetti deve eliminare nella maniera più crudele possibile il galgo che non lo ha ingrassato a sufficienza acchiappando lepri o che ormai è troppo vecchio.
Il Gaci si occupa quindi di salvare questi cani e farli adottare: senza dubbio un lavoro davvero lodevole. Hanno però perso di vista del tutto la crudeltà che li circonda, e che non si limita, purtroppo, solo alla triste vicenda dei greyhound e dei galgos spagnoli. Questa associazione ha infatti organizzato, per il prossimo primo giugno, un raduno di tutti i levrieri adottati. Una iniziativa molto carina. Il raduno si svolge però (e purtroppo non è nemmeno la prima volta), come si può leggere nella locandina della manifestazione, al “Campo addestramento S. Antonio (Federcaccia)”. La Federcaccia è esattamente la Federazione Italiana della Caccia. La struttura in cui si svolgerà la manifestazione è un campo usato dai cacciatori per addestrare i cani, sottomessi, ad obbedire ai loro ordini, per poi usarli nei boschi per il loro crudele divertimento.
Nel volantino della manifestazione si legge: “Il Raduno si svolgerà al campo d’addestramento “S. Antonio”, un circolo di cacciatori di Modena, questo perchè, a parte la splendida struttura adatta per questa iniziativa, gli stessi soci del circolo hanno voluto distinguersi ospitandoci, e testimoniando il loro totale dissenso e disgusto per le barbarie che alcuni cacciatori spagnoli infliggono ai loro cani” (il corsivo è mio). Detto così, sembra quasi che in Italia i cacciatori si addentrino nei boschi per andare a caccia di animali feriti da soccorrere. Ma le cose non stanno esattamente così.
In Italia l’attività venatoria uccide almeno 100 milioni di animali ogni anno. Alcune stime parlano anche di 150 milioni di animali. Per la maggior parte si tratta di uccelli di varie specie, ma vi sono anche lepri, cinghiali, cervi, caprioli o daini. Milioni di animali uccisi per puro divertimento. La caccia è strettamente legata al bracconaggio: un cacciatore non sempre è anche un bracconiere, ma un braccon
iere è sempre anche un cacciatore. Le vittime dei bracconieri sono soprattutto i piccoli uccelli migratori, ma anche piccoli roditori come ghiri, ungulati come cinghiali, cervi, caprioli o camosci, rapaci, volpi e altri pacifici abitanti dei nostri boschi. Per uccidere gli uccelli sono usati diversi tipi di rudimentali trappole, che implicano sempre profonda e prolungata sofferenza allo sfortunato animale. Per i mammiferi invece vengono usati lacci di fil di ferro o tagliole di acciaio che serrano la zampa dell’animale con una presa seghettata. Del tutto legale invece la cattura degli uccelli da usare come richiamo, purchè non appartengano a specie non cacciabili: ogni anno migliaia di uccelli vengono catturati con l’uso delle reti, imprigionati in piccole gabbie e chiusi in sporchi e bui scantinati o posti simili; durante l’estate il cacciatore strappa loro un po’ di penne, poi, all’inizio della stagione di caccia, in autunno, l’uccello, tenuto per mesi al buio, con la ricrescita delle piume crede che sia primavera ed inizia a cantare; così, quando il cacciatore si reca al suo capanno di caccia, porta con sè queste gabbie, e gli uccelli prigionieri, cantando, attirano altri uccelli che, ingannati, verranno colpiti dal cacciatore nascosto.
I cacciatori della manifestazione vogliono testimoniare “il loro totale dissenso e disgusto per le barbarie che alcuni cacciatori spagnoli infliggono ai loro cani”, dimenticandosi, però, delle barbarie che loro stessi infliggono ai cani qui in Italia. Per l’anno appena passato, 10 articoli di quotidiani che ho reperito velocemente sulla Rete, con protagonisti i cacciatori:
- Scosse al cane, cacciatore nei guai (Corriere Alto Adige, gennaio 2007)
- Cacciatore spara a un cane per ritorsione contro proteste per suo ingresso in un fondo (Ansa, gennaio 2007)
- Spara con il fucile al cane del vicino: denunciato (Inews, aprile 2007)
- Cane ucciso. Cacciatore nei guai (Corriere delle Alpi, luglio 2007)
- Denunciato dalla polizia. A ottant’anni uccide un cane a fucilate (Corriere Adriatico, luglio 2007)
- Lascia il cane in macchina sotto il sole. Cacciatore denunciato per maltrattamenti (Il Tempo, agosto 2007)
- Collare elettrico, cacciatore nei guai per maltrattamento (Gazzetta di Parma, ottobre 2007)
- Gabbro: tre cani uccisi a fucilate. Il padrone: vendetta dei cacciatori (Il Tirreno, novembre 2007)
- Cacciatore maltratta cane. Denunciato (La Nuova Venezia, dicembre 2007)
- Uccide il cane davanti ai bambini. Rischia il carcere (Libero, dicembre 2007)
E non dimentichiamoci dei cani da caccia costretti a vivere in squallide baracche; dei cani da caccia avvelenati da cacciatori concorrenti; dei cani da caccia abbandonati o, in altri casi, semplicemente uccisi, perchè anziani, malati o feriti, quindi “inutili”; delle nascite incontrollate per cani mai sterilizzati (in qualunque canile entriate, vi sarà impossibile non vedere cani da caccia o incroci di cani da caccia); dei rischi che ogni volta deve correre il cane durante le battute di caccia, come l’essere scambiato per una preda e preso a fucilate.
I cacciatori spesso si definiscono come improbabili “amanti degli animali e della natura”, per dare un senso, agli occhi della popolazione italiana, al loro sanguinario divertimento. E ospitare un’associazione zoofila per un raduno di cani adottati è sicuramente un’occasione d’oro per sottolineare il loro “amore per gli animali”. Il Gaci, sul proprio sito, chiama questa gente come “amici” (”Noi non siamo contro la caccia [...]. Abbiamo molti amici cacciatori, amano i loro cani forse di più delle loro mogli”). Organizzano insieme giornate di festa. Si scambiano calorose strette di mano e si danno fraterne pacche sulla schiena. Cosa importa se quella mano è ancora sporca di sangue? Cosa importa se su quella schiena si tocca una canna in acciaio? E cosa ci importa di uno stupido cinghiale? Il cinghiale gira nei boschi per essere ucciso. Se fosse più intelligente non girerebbe nei boschi. Il cane invece, si sa, è il migliore amico dell’uomo.
Così, mentre ogni anno milioni di animali vengono massacrati nei nostri boschi, mentre associazioni e persone seriamente impegnate – con il proprio tempo libero, il proprio lavoro e il proprio denaro – combattono questa strage, mentre innocui randagi si ritrovano lo stomaco spappolato da pallini di piombo, mentre bambini rimangono “accidentalmente” invalidi, mentre l’industria delle armi si arricchisce… il Gaci organizza allegre giornate in compagnia di cacciatori “amanti degli animali”, invitando anche testate giornalistiche e TV per ben pubblicizzare l’evento. Con quale coraggio il nostro “fanatico animalista” può ancora gridare ai cacciatori di essere degli assassini? Suvvia, i cacciatori sono persone sensibili, che amano gli animali, e che vogliono testimoniare, con la loro candida attività nei boschi, “il loro totale dissenso e disgusto per le barbarie”.
Vita da cani, e da maiali
In conclusione: se gestite un canile, state facendo un lavoro davvero prezioso per gli animali che ospitate. Ricordiamoci però che noi, animali umani, condividiamo questa Terra con milioni di altre specie animali. Non ci sono solo cani. E ricordiamoci che, oltre al problema dei cani abbandonati o maltrattati, le forme di crudeltà che l’uomo esercita sugli altri animali sono numerose, ben più vaste - per numero di vittime - e ben peggiori. In Italia, ogni anno, vengono allevati, maltrattati e uccisi circa 450 milioni di animali a scopo alimentare (naturalmente escludendo i pesci, le vittime più numerose di questo massacro legalizzato). E “appena” seicento-settecentomila, nel nostro paese, sono invece i cani randagi.
Nessuno obbliga nessuno a diventare vegan, ma chi gestisce rifugi per cani dovrebbe considerare nella propria attività - e non necessariamente nella propria vita privata - anche le altre forme di crudeltà, possibilmente senza sostenerle, e senza mettere il bastone tra le ruote a chi queste altre forme di crudeltà cerca di combatterle con il loro stesso impegno e la loro stessa determinazione. Perché la crudeltà è sempre la stessa, sia su un cane, che su un visone, che su un cinghiale.
Un’associazione esemplare, sotto questo aspetto (ma fortunatamente ce ne sono altre), è Vita da Cani. Vita da Cani è una importante associazione di volontariato, molto attiva sotto tutti i fronti: si occupa di animali d’affezione, con progetti attivi per cani disabili, ex-cani da combattimento, cani anziani e cani con particolari problemi, come profonde fobie indotte da traumi. Ma non solo: anche animali salvati dai laboratori di vivisezione e dai macelli trovano accoglienza nelle strutture dell’associazione. Le cene e le iniziative che organizzano sono sempre e solo rigorosamente con piatti vegan: perché non si possono organizzare eventi per aiutare animali mangiando animali. Sul sito, scrivono:
“[Vita da Cani] si batte contro l’abbandono, il randagismo, la vivisezione, l’importazione, l’esportazione e il traffico di animali e ogni forma di sfruttamento e maltrattamento degli stessi (dalla caccia, ai circhi, alle pellicce, ai combattimenti di animali, agli allevamenti intensivi). […] Ma, oltre al lavoro operativo sul campo, l’Associazione ritiene prioritaria una serie di interventi che mirano alla formazione di una mentalità diversa, in grado di concepire in modo nuovo il rapporto con l’animale e l’ambiente nel suo complesso. Svolge a livello regionale, nazionale ed anche internazionale opera di sensibilizzazione verso un cambiamento culturale, organizzando conferenze ed incontri, lanciando campagne contro ogni forma di maltrattamento animale, promuovendo strumenti legislativi in favore degli animali, elaborando progetti innovativi”.
Perchè aiutare un animale non ci dà alcun diritto di abusare degli altri animali.
Riccardo B.








































io diko un unika parola x definire qst persone,anzi nn sn persone sn bestie…BASTARDI…ma nn vi vergognate a trattare un povero animale in qst condizioni???’ ma k vi ha ftt???….se vi servono le pellicce usate la vostra pelle…al posto di qst animali indifesi k cerkano sl amore e nnt di piu….FATE SKIFO….
Bellissimo questo articolo, davvero, complimenti!
Purtroppo la coerenza è una virtù rarissima, non è roba da tutti giorni.. Ci vogliono la coscienza pura, la sensibilità e la nobiltà d’animo, l’empatia a 360° E tutto questo abbinato un intelletto superiore al normale. E non è facile incontrare questo meraviglioso miscuglio di rare qualità nella stessa persona.
Chiedo scusa per il mio pessimo italiano, mi sa che stasera sono troppo stanca..
> Bellissimo questo articolo, davvero, complimenti!
ciao Ludmilla grazie! La coerenza è davvero una qualità rara da trovare in una persona, specie perchè va a toccare ogni aspetto della vita, ma tristemente nel movimento animalista la coerenza è davvero un optional raro.
IO NON CAPISCO CON QUALE CORAGGIO LA GENTE RIESCE A TRATTARE IN MODO COSì CRUDELE QUESTI POVERI ANIMALE. NON CI SONO GIUSTIFICAZIONI, QUESTA è CATTIVERIA.