23rd lug 2008

Il pollo, dal prato alla nostra tavola

La vita di un pollo sfruttato per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 31 marzo 2009

“Gli stessi muri imbrattati di sangue, i galli e le galline che andavano alla morte urlando a una sola voce: «Che cosa ho fatto per meritare questo? Assassini!». Poi si fa sera, la luce violenta delle lampade si riflette sulle lame dei macellai. Le donne avanzano, ciascuna col suo volatile da uccidere. I facchini caricano cesti con uccelli morti e li portano agli spennatori. Quest’inferno si fa beffa di tutte le insulsaggini sull’umanitarismo.”
Isaac Bashevis Singer, Shosha

Il pollo come animale
Con il termine generico pollo si indica l’uccello, sia maschio (gallo) che femmina (gallina), della specie Gallus gallus domesticus. Allo stato naturale il pollo è un animale molto interessante: è curioso e intelligente, impara in fretta, e ha una ricchissima vita sociale.

Per avere un’idea della vita etologica di questo animale bisogna fare riferimento al gallo rosso (Gallus gallus) delle regioni asiatiche, considerato il progenitore di tutti i polli domestici. Il maschio è un meraviglioso uccello colorato da splendenti tonalità giallo-dorate e con qualche tocco di rosso, che può raggiungere anche oltre i 60 centimetri di lunghezza. Si deve quindi immaginare un gruppo dominato da un gallo di queste splendide fattezze a capo di un harem di cinque o sei galline di dimensioni alquanto ridotte rispetto al loro partner. Si deve inquadrare questa piccola compagnia di animali in una foresta, dove vaga compatta raspando nella terra alla ricerca di germogli di bambù. Sono animali che si trattengono di preferenza ai limiti delle alte foreste, scendendo di rado al di sotto dei mille metri di elevazione. Nel gruppo tutti si conoscono e ognuno sa qual è il suo rango e quello degli altri. Fra le galline esiste infatti un ordine gerarchico, che viene stabilito e mantenuto con qualche beccata.

Il pollo che conosciamo oggi ha conservato le sue caratteristiche di volatile e, come tutti i volatili, i polli costruiscono nidi e sanno volare: volano e si appollaiano sugli alberi. Come il loro progenitore selvatico, amano fare “bagni di terra”: cercano piccole buche di terra asciutta e poi vi si immergono, come in una vasca d’acqua calda. La terra pulisce le loro penne, eliminando i parassiti e procurando un enorme piacere. Un organo essenziale in questi animali è il becco: quando vagano in spazi aperti, i polli usano il proprio becco per mangiare cercando vermi, semi e cibo per nutrirsi, oltre che per lisciarsi le penne e pulirsi.

I polli - come il Gallus gallus - sono animali dal forte istinto sociale, e quando vivono in cortile sviluppano una gerarchia chiamata “ordine di beccamento”. Ogni uccello cede il posto, alla mangiatoia o altrove, a quelli che lo superano di grado, e a sua volta si procura la precedenza su quelli che gli sono inferiori. Possono esserci dei momenti di confronto prima che l’ordine sia fissato definitivamente, ma il più delle volte, piuttosto che un vero e proprio scontro fisico, è sufficiente un’esibizione di forza per mantenere un’altra gallina al proprio posto.

In questi animali il periodo della cova dura all’incirca 3 settimane. Lo svezzamento dei pulcini circa un paio di mesi: durante questo periodo, nel quale la chioccia (la gallina madre) è particolarmente aggressiva nei confronti degli estranei, i piccoli passeranno dal piumaggio neonatale alle prime penne. Il legame tra madre e figlio, in questi animali, è molto forte: i pulcini hanno costantemente bisogno della vicinanza della madre, seguendola dovunque essa vada.

I polli in natura vivrebbero circa 20 anni. Ma in un allevamento o in una fattoria biologica la vita viene loro strappata molto prima.

Il pollo come cibo
I polli, come i bovini, hanno avuto la sfortuna di poter essere sfruttati doppiamente dall’uomo: non solo per il loro corpo da mangiare, ma anche per le loro uova. Oggi con il termine pollo si indica solitamente l’uccello usato come pollo da ingrasso (così come qui da ora in poi), sia maschio che femmina. La gallina sfruttata per le uova, invece, è chiamata gallina ovaiola (mentre qui da ora in poi, per comodità, la chiameremo semplicemente gallina).

Attualmente polli e galline rappresentano gli animali più maltrattati dall’industria zootecnica e i più numerosi (senza considerare gli animali marini ovviamente). Nella sola Italia si stimano circa 300 milioni di polli e galline allevati in un anno. Per le uova, si stima invece che ogni italiano ne consumi in un anno circa 192. Il consumo della carne di pollo è molto elevato, a causa del basso costo (che lascia intuire quanto sia scadente questo tipo di carne) e per via del post-allarme “mucca pazza”. Ingenuamente infatti si è diffusa tra i medici la convinzione che la cosiddetta “carne bianca”, ovvero carne di pollo, sia un alimento salutare, senza considerare le condizioni estreme di vita di questi animali, che arrivano sulla nostra tavola come carne chimica malata, ricca di batteri e virus e certamente meno salutare di qualsiasi altro tipo di carne.

Il pollo, dopo essere stato ucciso ed eviscerato, lo ritroviamo sulle nostre tavole già fatto a pezzi o sotto forma di numerose denominazioni, a seconda di come le parti del suo corpo vengono trasformate: wurstel, cotolette, polpette e altri prodotti. Le uova delle galline sfruttate, invece, finiscono sulle nostre tavole in numerose occasioni: le possiamo trovare intere preparate in diversi modi, o più spesso mescolate nella pasta, in dolci, biscotti, prodotti da pasticceria o prodotti industriali di vario genere.

Nascita in incubatrice e sbeccamento
I miliardi di polli e galline allevati oggi nell’industria alimentare saranno uccisi senza mai aver visto la propria madre. Nascono all’interno di incubatrici, macchine atte a scaldare le uova in sostituzione della cova dell’uccello: possono arrivare a contenere anche tremila uova.

Negli stabilimenti per la produzione di galline ovaiole i pulcini nati maschi (statisticamente la metà), inutili al mercato in quanto, ovviamente, non in grado di produrre uova, né adatti come polli da ingrasso (che provengono esclusivamente da razze selezionate), vengono gettati vivi in un tritacarne industriale o schiacciati in apposite macchine per essere trasformati in farine animali per allevamenti o in fertilizzanti. In altri casi, semplicemente, vengono lasciati morire in grandi mucchi o soffocati in massa dentro sacchi di polietilene, e in seguito sempre trasformati in “prodotti utili”.

Ai pulcini femmina destinati alla produzione di uova viene  invece effettuato lo sbeccamento, ovvero l’amputazione del becco. Questi animali, infatti, una volta inseriti nel ciclo produttivo, vivranno all’interno di piccole gabbie sovraffollate, e a causa dell’elevato stress svilupperanno innaturali atteggiamenti aggressivi. Quindi gli allevatori, per evitare che le galline si ammazzino l’un l’altra beccandosi furiosamente e ossessivamente fino al cannibalismo, piuttosto che agire sulle cause dello stress - ovvero le condizioni innaturali di vita - hanno rimediato ricorrendo all’amputazione del becco. Il giorno dopo la nascita, il becco, ricco di terminazioni nervose e provvisto di numerosi recettori sensibili al dolore, viene tagliato con una lama rovente a ghigliottina: un’operazione che per ovvi motivi (si tratta di un lavoro a catena su numerosissimi pulcini) viene eseguita da semplici operai e senza alcuna anestesia. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che alcuni pulcini muoiono per lo shock. Inoltre spesso i terminali nervosi presenti nel becco rimangono scoperti, determinando così un dolore intenso per tutta la vita dell’uccello anche al semplice atto del beccare. Con il becco mutilato, la gallina non è più in grado di mangiare, bere e pulirsi normalmente. E non di rado il taglio del becco, eseguito velocemente e con poca attenzione, ferisce anche la lingua del pulcino. Questa operazione viene successivamente ripetuta a circa sette settimane di vita, poichè il becco mutilato a soggetti molto giovani tende a riformarsi.

Condizioni di vita
Oltre il 90 per cento dei polli allevati oggi  sono di tipo broiler (chiamati anche galletti), il frutto più avanzato dell’ingegneria genetica. A soli pochi giorni di vita verranno inseriti nel ciclo produttivo. Sono programmati per sviluppare un petto (la parte maggiormente richiesta dai consumatori) di dimensioni spropositate: rappresenterà da solo il 18 per cento del peso dell’animale. Hanno ritmi di crescita incredibili: a soli 35-40 giorni di vita, cioè ancora pulcini, avranno raggiunto un peso enorme di oltre due chili, e saranno pronti per essere uccisi (un pollo che razzola in un cortile impiega almeno quattro mesi per svilupparsi completamente). Per i broiler l’allevamento viene svolto in grandi capannoni con migliaia di volatili, con una densità di 10-20 animali per metro quadrato (i regolamenti UE per gli allevamenti biologici stabiliscono in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile). Un pollo avrà così disponibile uno spazio pari ad una scatola di scarpe, circa un quadrato di 20 centimetri per 25. Cibo e acqua sono forniti automaticamente da serbatoi appesi al tetto, così da poter essere accuratamente controllati nel dosaggio programmato.

Il fatto che in questi capannoni non vi siano recinzioni interne darebbe ipoteticamente la possibilità agli animali di muoversi liberamente, ma la densità è tale che di fatto lo spostamento è possibile solo per brevi tratti. D’altronde l’inattività è indispensabile per agevolare l’accrescimento dell’animale: anche a causa delle malattie a cui è soggetto e dei gravi problemi alle zampe, e con l’uso studiato di un’illuminazione artificiale, il pollo passerà il 75 per cento della propria breve vita immobile, appollaiato sul pavimento. Inoltre, in questi capannoni affollati, i polli non riescono a stabilire un ordine gerarchico stabile come avverrebbe in natura, dove vivono in piccoli gruppi, e i soggetti più deboli non hanno la possibilità di mantenersi distanti dagli individui dominanti. Stretti uno contro l’altro e fortemente stressati, i polli finiscono per beccarsi violentemente a vicenda, causandosi gravi ferite fino ad arrivare al cannibalismo. Per di più, l’alta densità determina anche il tentativo degli animali di arrampicarsi gli uni sugli altri, situazione che oltre a compromettere il riposo degli stessi, è causa di ulteriori lesioni.

Il ritmo di crescita incredibile di questi animali è, ovviamente, causa di gravi problemi. Un peso di oltre due chili raggiunto in soli 35-40 giorni è un peso enorme, ottenuto in troppo poco tempo: ben quattro volte quello possibile da allevamento biologico nello stesso periodo. Durante la crescita la struttura ossea non riesce a rinforzarsi adeguatamente per reggere un simile peso. Le ossa si piegano e le articolazioni si deformano. Ogni piccolo spostamento diventa difficile e doloroso. Molti animali non riescono a camminare: sono storpi e provano lancinanti dolori alle zampe, per muoversi sono costretti a strisciare tra gli escrementi che ricoprono per intero la pavimentazione in cemento (la pulizia del capannone è possibile solo a fine ciclo, quando gli animali saranno sostituiti con quelli “nuovi”).

In questi allevamenti le temperature sono sempre elevate, specie nei mesi caldi, a causa della luce artificiale ininterrotta e delle deiezioni che si accumulano. Queste producono anche ammoniaca, abbondantemente presente nell’aria insieme ad alti tassi di umidità e biossido di carbonio, condizione che provoca negli animali infiammazioni interne ed esterne e ascessi. In questi ambienti caldi, umidi e sporchi e ricchi di vapori tossici, le lesioni si infettano con una varietà di batteri e funghi - particolarmente con Escherichia coli - aggravando lo stato di sofferenza dell’animale.

Le uova che mangiamo invece provengono principalmente da allevamenti in batteria: 9 uova su 10 presenti sulle nostre tavole arrivano da allevamenti intensivi con galline in gabbia. Nel 2002, in Italia, su  12 miliardi e 800 milioni di uova prodotte,  oltre 10 miliardi provenivano da allevamenti in batteria. In questi stabilimenti le galline, a migliaia dentro enormi capannoni, vivono imprigionate fino a gruppi di quattro in piccole gabbie reticolate delle dimensioni di un foglio di giornale: 45 centimetri per 50. La sola apertura alare di una gallina è di 70 centimetri. Queste gabbie sono accatastate una sull’altra in file da 3 a 5, con i contenitori di mangime e acqua che scorrono lungo le file, riempiti automaticamente da un serbatoio centrale. Il pavimento di rete metallica delle gabbie è inclinato: l’inclinazione permette alle uova di rotolare verso la parete anteriore della gabbia dove vengono raccolte da un nastro trasportatore, ma rende più difficile per gli animali lo stare diritti in maniera comoda.

Anche le galline, strette una contro l’altra e fortemente stressate, si aggrediranno a vicenda, procurandosi - nonostante il taglio del becco - gravi lesioni, fino ad uccidersi. Il continuo agitarsi e sbattere dell’animale contro le pareti della gabbia è causa di abrasioni e perdita del piumaggio nelle ali e in vaste zone del corpo. L’immobilità forzata provoca l’atrofia dei muscoli delle ali e degli arti inferiori. Le zampe, a contatto della griglia di ferro necessaria a far scivolare via le feci, si deformano, e le unghie crescono a dismisura. Inoltre,  a causa dell’elevata produttività di uova, le galline accuseranno una continua perdita di calcio - necessario per formare il guscio delle uova - fino a sviluppare una grave forma di osteoporosi: molte galline finiscono così per rimanere paralizzate, fino a morire di fame e sete. Anche in questi allevamenti le temperature elevate, l’umidità e i vapori tossici rendono l’aria irrespirabile e causano problemi analoghi a quelli illustrati per i broiler (infiammazioni interne ed esterne, ascessi e infezioni di batteri e funghi).

Sia negli allevamenti di polli che negli allevamenti di galline i volatili vivono sotto costante illuminazione artificiale. Si tratta di una luce particolare, smorzata ma continua, usata per diversi motivi. In primo luogo serve a contenere il forte stress degli animali, in modo da limitare gli episodi di aggressività: i broiler, nelle ultime settimane di vita, in cui raggiungono elevati livelli di stress, finiscono con il trovarsi nell’oscurità quasi assoluta. Negli allevamenti di polli, inoltre, l’illuminazione controllata serve anche ad incrementare il peso degli animali. Allo stato naturale, infatti, il Gallus gallus domesticus regola il proprio ciclo vitale giornaliero sull’alternarsi del periodo di luce e di buio: durante il giorno è attivo e va alla ricerca di cibo, di notte si riposa. Negli allevamenti, invece, i broiler, confusi dalla illuminazione artificiale continua, completamente stravolti nel loro ritmo naturale, beccano giorno e notte, senza distinzione. La bassa intensità di luce, allo stesso tempo, dissuade gli animali dal movimento e spinge all’immobilità, così da favorire ulteriormente l’accrescimento. Negli allevamenti di galline, invece, l’illuminazione viene usata anche per massimizzare la produzione di uova. Una gallina che vive in natura d’inverno fa pochissime uova, semplicemente perché la giornata è corta e manca la luce: la luce infatti stimola una maggiore produzione ormonale e quindi l’ovulazione. L’illuminazione artificiale ininterrotta usata negli allevamenti intensivi quindi stimola continuamente l’apparato endocrino, con conseguente aumento di ovodeposizione: le galline mangiano e covano durante tutto il giorno, confuse anche dalla continua sparizione delle loro uova. In questi stabilimenti una sola gallina arriva a produrre quasi 300 uova in un anno. Tuttavia, questo uso dell’illuminazione artificiale provoca seri problemi di disturbo del sonno: gli animali dormono poco e male. L’esposizione alla luce continua provoca inoltre anomalie agli occhi di questi uccelli: diverse ricerche sostengono che l’illuminazione costante sia causa di cecità e del buphtalmos (ingrandimento e fuoriuscita dell’occhio), fenomeni frequenti in questi allevamenti.

L’affollamento, lo stress e le condizioni innaturali di vita mettono a dura prova l’organismo degli animali. La  loro capacità di resistenza agli agenti patogeni viene fortemente indebolita. Il controllo e la cura di ogni singolo volatile è impossibile, per cui la profilassi viene eseguita su tutti gli animali indistintamente. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici immessi nei mangimi. Per contrastare i virus questi animali vengono imbottiti di vaccini, che, come è noto, sono in grado solo di soffocare la manifestazione esterna del virus, consentendo così che animali solo apparentemente sani siano regolarmente commercializzati, con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo. Ai pulcini destinati alla produzione di uova, entro le prime due ora di vita, verranno iniettati i primi tre vaccini. Dalla nascita fino a 120 giorni di vita, quando la pollastra diventa gallina e produce il primo uovo, avrà ricevuto più o meno 20 vaccinazioni. Per i broiler vengono aggiunti al mangime anche ormoni per spingere la crescita e altre particolari sostanze per gonfiare i muscoli di acqua così da ottenere carni più tenere, preferite dai consumatori.

Per nutrirsi e gonfiarsi i broiler hanno a disposizione esclusivamente mangimi industriali, addizionati con prodotti chimici per aumentarne l’appetibilità. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60-70 per cento), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenetica, perché costano meno. Le normative permettono che i mangimi per pollame possano contenere farine di carne e pesce, olio esausto e grassi di origine animale. Anche le proteine animali derivate dagli scarti della macellazione dei polli uccisi in precedenza (interiora, teste, zampe ecc) rientrano nella composizione del mangime, inducendo di fatto gli animali al cannibalismo. Se entro i limiti tollerati, si può dare da mangiare ai polli anche olio esausto di motore. Le galline, con il mangime che viene loro dato, simile a quello dei broiler, sfornerebbero uova troppo incolori e poco appetibili per il consumatore, quindi gli allevatori vi aggiungono un colorante, così da ottenere uova con i tuorli di un bel giallo brillante e invitante.

In questi allevamenti la morte di un animale è un evento abbastanza frequente, ma il valore economico di un singolo uccello è così basso che anche la morte di numerosi di essi non giustifica le spese necessarie per migliorare la vita degli animali. Nei broiler, la crescita troppo rapida è collegata a due patologie frequenti in questi allevamenti: l’ascite, che provoca un rigonfiamento dell’addome fino ad immobilità e quindi a morte per collasso respiratorio e cardiaco dopo lunga agonia, e la sindrome da morte improvvisa (SMI), un collasso cardiaco acuto e improvviso. Altre cause di morte, comuni anche negli allevamenti di galline, sono il caldo eccessivo - specie nei mesi estivi - le malattie, le infezioni e aggressioni tra gli uccelli. Quotidianamente gli allevatori devono raccogliere e buttare gli animali morti o in fin di vita. I broiler “difettosi” che non crescono e le galline poco produttive - inutili per la catena produttiva - vengono raccolti e soffocati in sacchi di plastica o gettati direttamente nei bidoni della spazzatura.

Cattura, trasporto e macellazione
I polli che arrivano vivi al termine del ciclo dovranno subire altri tormenti prima di essere uccisi. Nelle ultime ore prima della cattura verranno lasciati senza acqua nè cibo, in modo da ridurre il contenuto dell’intestino prima della macellazione. Per il loro organismo abituato a mangiare continuamente, questo improvviso digiuno, seppur breve, rappresenta una grave sofferenza. Dopodichè verranno catturati dagli operai, in maniera brutale (si tratta di numerosissimi uccelli da prelevare rapidamente), presi per le zampe e portati a testa in giù fino ai contenitori per il trasporto. Ogni addetto porta sei o più animali nelle due mani, sostenendo ogni pollo per una zampa. In questa operazione molto spesso gli uccelli subiscono fratture agli arti e contusioni. L’inserimento nei contenitori per il trasporto rappresenta un’ulteriore sofferenza: caricare migliaia di polli vivi in poche ore non invita certo gli operai a particolari riguardi, ma solo ad essere il più veloci possibile. Indagini di associazioni animaliste hanno documentato il modo in cui questa operazione avviene: gli animali vengono presi come pupazzi e letteralmente scaraventati e ammassati dentro le gabbie per il trasporto, senza alcun riguardo. Anche in questa operazione i volatili subiscono ulteriori fratture oltre a gravi lesioni, arrivando anche a morire negli spasmi della sofferenza. In alternativa a questa procedura manuale, in alcuni allevamenti vengono adoperati dei piccoli macchinari su ruote guidati da un operatore, che raccolgono i polli con delle spazzole rotanti. I polli passano quindi per un lungo tubo collegato al macchinario e, spinti da un forte  getto d’aria, finiscono direttamente nei contenitori per il trasporto (» video). Per quanto riguarda le galline, non appena la loro produttività si abbassa sotto il livello fissato - di solito dopo 2 anni (fino al prolasso dell’utero, lesionato a causa dell’intenso lavoro di produzione) - anche per loro arriva il momento del macello, per poi essere vendute come carne di seconda scelta. Quando vengono tirate fuori dalle gabbie, in maniera brutale, le loro ossa, indebolite a causa dell’impossibilità di movimento, spesso si spezzano nelle mani degli operai. Con la stessa modalità usata per i polli, anche loro saranno quindi caricate nei contenitori per il trasporto.

Una volta dentro i contenitori, per i polli e le galline  arriva il momento del viaggio verso il centro di macellazione. Gli animali, schiacciati uno contro l’altro all’interno delle gabbie, dovranno affrontare in queste condizioni estenuanti viaggi su camion. Durante il tragitto molti animali moriranno in agonia per soffocamento o altre cause di sofferenza. In ogni caso, vivi - esausti e stremati - o morti, arriveranno infine alla loro destinazione: il mattatoio.

Il processo di macellazione - con migliaia di polli e galline da uccidere ogni giorno - è strutturato in maniera molto simile alle moderne catene industriali. Gli animali ancora vivi dovranno affrontare a questo punto l’ultimo percorso della loro lunga agonia. L’uccello, cosciente e terrorizzato, viene sollevato a testa in giù da un operaio che lo appende per le zampe ad un nastro trasportatore. Viene quindi condotto in una sezione in cui viene stordito, solitamente con scarica elettrica, e successivamente una lama automatica provvede al taglio della gola. Purtroppo, essendo il sistema automatizzato, non sempre queste operazioni vengono eseguite correttamente (e questo avviene, dati i numeri in gioco, per molti di questi animali). Quindi l’uccello può subire il taglio della gola ancora pienamente cosciente fino ad arrivare vivo e agonizzante nella stazione successiva, dove viene immerso in una vasca di acqua bollente e spennato. Infine delle lame entrano nel suo sfintere anale e si allargano per asportarne le interiora, assicurando la morte all’animale al di là di ogni possibile errore del sistema automatizzato.

A questo punto possiamo capire come consumare uova richieda necessariamente la morte non di uno, ma di due animali. Per ogni gallina imprigionata in una gabbia è nato anche un pulcino maschio, ucciso alla nascita come abbiamo descritto. E lo stesso macello sarà la fine della gallina sfruttata per le uova. È questa la motivazione, insieme alla sofferenza provata dagli stessi animali, che spinge un gran numero di persone compassionevoli ad eliminare l’uso delle uova dalla propria alimentazione, ossia scelgono di diventare vegan (eliminando anche il latte e i latticini che comportano ugualmente sofferenza e morte per gli animali allevati). Scegliere di essere vegan significa accogliere la stessa motivazione dei vegetariani, ossia evitare la morte inutile degli animali per il proprio piacere.

Riccardo B.

Leggi anche:
- Il maiale, dal prato alla nostra tavola
- Mucche, vitelli e vitelloni, dal prato alla nostra tavola
- Il pesce, dal mare alla nostra tavola
- Oche a anatre, dal lago alla nostra tavola

Principali fonti consultate:
- Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna
- VeganzettaBlog, 400 milioni di morti decapitati
- Liberazione, Polli messi al forno, prima di “impazzire”
- Lav, Conosci i tuoi polli?

72 commenti a “Il pollo, dal prato alla nostra tavola”

Pagine: « 1 [2] Mostra tutti i commenti

  1. 51
    Raffaella scrive:

    Ciao Riccardo,

    ero rimasta indietro con la lettura dei vostri commenti…hanno raggiunto un numero da record!

    C’è veramente troppo materiale su cui parlare e riflettere…cercherò di essere molto sintetica, però non garantisco sulla chiarezza!:)

    Non sono preparata sul Progetto GS ma “credo” che si possa fare comunque un ragionamento “pratico” anche senza conoscere i dettagli del caso:

    se è vero che x certi aspetti potrebbe favorire la “visione” specista è anche vero che x qualcuno potrebbere essere un punto di partenza x procedere verso la visione opposta! Come dicevamo parlando sull’ermellino del Papa, non siamo tutti uguali e anche le reazioni davanti a certe realtà possono essere molto diverse da persona a persona, quindi non so, non mi sentirei di bocciarlo a priori, certo se poi dovesse portare ANCHE ad un incremento di vivisezione su altre specie…non avrebbe proprio alcun senso!

    Bhè già ero sconcertata, ora dopo aver letto queste parole di Gio sono allucinata:

    “Vorrei far presente che Peter Singer non e’ neppure vegan e neppure un vegetariano tanto etico (lui dice che si accontenterebbe dei carnivori “coscienti”!! e che fare sesso con un animale [forzandolo ovviamente] e’ moralmente accettabile!!).”

    Peter Singer non mi interessava perticolarmente e, dico la verità, non ho mai indagato a fondo su di lui ma è comunque un personaggio famoso e questo è quello che “conoscevo”, il quadro generale era un pò diverso:

    1. http://www.ivu.org/italian/people/writers/psinger.html

    2. http://www.filosofico.net/petersinger.htm

    @Gio, quando inizi un tuo blog?

    P.S. Così..da spettarice esterna, siete stati abbastanza chiari entrambe, non è facile articolare un discorso delicato…scrivendo! A voce basterebbero molte meno parole!:)

    A presto,
    Raf

    P.S. 2, sono stata bannata???? Il commento mi ha richiesto i dati!

  2. 52
    Gio scrive:

    Ciao!

    * Riguardo a Peter Singer…si, lo stesso per me prima. Tuttavia capisco che vada preso nel suo contesto. Quando divento’ famoso i vegani erano praticamente inesistenti e fu’ uno dei pochi che difese apertamente, dal punto di vista filosofico, il fatto che la sofferenza degli animali vada presa seriamente in considerazione. Questo gli va sicuramente riconosciuto.

    Tuttavia, egli non riconosce agli animali una moralita’ paragonabile a quella dell’uomo (come si e’ intravisto dal link del Times dove lui dice che afferma che “dovendo” scegliere, sceglie l’uomo) e vede gli animali come alla vecchia maniera stereotipata (=creature tenere da coccolare e proteggere ma di cui noi siamo i padroni piuttosto che, quando e solo quando necessario, i caretakers…badanti). Tant’e che considera i vegani un po’ fanatici (sue parole testuali, “And that we not be too fanatical about insisting on a purely vegan life” ed ancora lui si difinisce un vegan impuro, testo integrale di una delle sue interviste, se volete, http://www.satyamag.com/oct06/singer.html). Sulle sue opinioni riguardo al sesso inter-specista http://www.nerve.com/Opinions/Singer/heavyPetting/main.asp.

    Poi decidete voi.
    A me quello che dice Singer mi sta bene per quanto riguarda la sofferenza ma poi egli non riesce ad elaborare oltre, si contraddice e rischia anche di andare sull’assurdo. L’intervista della BBC pubblicata sul Times credo sia piu’ recente di quella pub. dalla IVU; che si stia involvendo?

    * >>@Gio, quando inizi un tuo blog?
    Tu e Riccardo state gia’ facendo un lavoro spendido in Ita, seriamente!! Io aumenterei solo il gia’ eccessivo inquinamento informatico che sta gia diventando un problema enorme nella rete.
    Poi come potete vedere, c’e’ il rischio che diventi blog-dipendente!!! Prometto un imminente taglio dei mie commenti!!

    Aggiungo che sono impegnato su un’altro fronte…100 copie di Earthlings (fra poco Agire Ora avra’ disponibile la versione sottotitolata in Ita), altre 100 sono in arrivo donate, 6000 volantini antivivisezionisti + altri 2000 in arrivo distribuiti ecc.
    Insomma vorrei raggiungere i “non-appassionati” e coloro che altrimenti accettano passivamente i condizionamenti sociali imposti dai media tradizionali.

    Piuttosto, visto l’entita’ del tuo sito, Raffaella, accetteresti una donazione da me? Si tratta di un abbonamento per un anno all’Ethical Consumer ( http://www.ethicalconsumer.org/ ). Offerta valida anche per Riccardo ma so che a te l’Inglese non garba tanto ;-)
    L’offerta e’ anche valida per qualunque scuola, universita, biblioteca ecc. che accettasse la donazione…lo stesso vale per una copia originale di Earthlings.

    Semmai, per entrambi, magari vorreste linkare il vostro sito a questo http://www.abolitionistapproach.com/media/pdf/ARAA_Pamphlet_Italian.pdf ? E’ un pieghevole, quindi la lettura sullo schermo va fatta a zig-zag.

    A presto,
    Gio

  3. 53
    AlanAdler scrive:

    @ RAFFAELLA:
    sì, come si è visto il discorso sul progetto GS e l’idea che vi è dietro è complesso. Su Peter Singer, come ho detto, sono rimasto molto deluso anche io…spero solo che ora Gio non mi massacri pure il Regan ;) (tra l’altro, come spesso accade in filosofia d’altronde, Regan critica profondamente l’utilitarismo di Singer). Anche io credo che Gio dovrebbe mettere sù un blog, ma tanto io non ci capirei nulla perchè sarebbe sicuramente in inglese ;)

    > sono stata bannata???? Il commento mi ha richiesto i dati!

    certo che no, forse sono stati resettati i dati…a volte capita anche a me su forum o siti che di tanto in tanto mi richiedono i dati

    @ GIO:
    > Offerta valida anche per Riccardo ma so che a te l’Inglese non garba tanto ;-)

    già…vedi sopra :D

    Grazie per la segnalazione del pieghevole, credo che ne farò un copia-incolla per un articolo. A proposito di Earthlings, dato che mi interessa molto avere la versione italiana (sapevo già da qualche mese che era in preparazione) sai se è già disponibile o quando sarà disponibile? Sono iscritto alla newsletter del sito ufficiale ma non so niente. Grazie!

  4. 54
    Raffaella scrive:

    Ciao Riccardo,

    grazie del chiarimento, non mi era capitato prima e ho pensato al peggio! Scusami, con una neo-blogger ci vuole un pò di pazienza!:)
    Fossi in te… terrei il materiale su Regan nascosto per un pò!:):)

    Gio, sherzo!
    Invece volevo ringraziarti, molto seriamente, sia per l’offerta della donazione (che non accetterei) sia per le varie segnalazioni!
    Sul tuo eventuale blog, in italiano, facci un pensierino…di informazione ne gira tanta in rete, è vero, ed a volte confonde anche le idee (a me) ma non è mai troppa, ce ne hai appena dato una prova!!!

    Intanto che aspettate la versione “materiale” di Earthlings in italiano, in emergenza è disponibile questa “virtuale” con i sottotitoli…dubito che vi sia sfuggita, comunque nel caso:

    http://veg-tv.info/Earthlings

    Ciao, alla prossima!

  5. 55
    AlanAdler scrive:

    > Fossi in te… terrei il materiale su Regan nascosto per un pò!

    eh già…non si sa mai…che sotto sotto la domenica il Regan faccia scampagnate con amici cacciatori… :)))

    La versione di Earthlings su VegTV purtroppo ha tutti i sottotitoli non bene sincronizzati, con “buchi” e con traduzione non corretta. Infatti qualche mese fa stavo iniziando a correggere la sottotitolazione insieme ad un traduttore, per poi passarla a quelli di VegTV, ma poi sono venuto a sapere che era in uscita la versione ufficiale con sottotitoli in italiano e ho lasciato perdere. Per questo mi interessa molto l’uscita del dvd, oltre che poi per inserirlo su YouTube a spezzoni.

    ciao!

  6. 56
    Gio scrive:

    Ciao!

    >>La versione di Earthlings su VegTV purtroppo ha tutti i sottotitoli non bene sincronizzati, con “buchi”…

    Si. Quella versione fu fatta da Agire Ora Network e fecero un ottimo lavoro…considerando che non avevano il video ma solo i sottotitoli in Inglese (ecco spiegati i buchi…le scritte in Inglese sullo schermo ovviamente non potevano apparire anche nei sottotitoli della stessa lingua).
    Cosi’ ho messo in contatto una mia amica con Shaun Monsoon, il regista ed abbiamo contattato anche Agire Ora per correttezza prima di re-visionare i sottotitoli.
    Poi, la mia amica & Co. hanno immediatamente mostrato Earthlings in un cinema a Roma con la presenza di Shaun.

    Ora sto aspettando la versione sul Dvd che sta tardando (fu promessa pronta per qualche mese fa) perche’ stanno includendo altre lingue.

    Riccardo, se ordini tramite il loro sito ti costera’ di piu’ (prezzo ufficiale). Visto la collaborazione, ci e’ stato offerto uno sconto. Appena il Dvd e’ pronto faro’ un ordine assieme ad Agire Ora…spero’ per meta’ sett. Se vuoi contattami via email.

    Inoltre, prima di usare pubblicamente Earthlings, ti suggerirei di chiedere l’autorizzazione; loro sono molto puntigliosi su questo. Credo che te la daranno (per piccoli pezzi), e tu ti copri il di-dietro.

    >>…Regan…

    Mi avete provocato voi! ;-)
    Premesso che tra Regan e Singer c’e’ un abisso e che non sono un’esperto in materia.
    Tuttavia cio’ che ho letto di Regan su cui non mi trovo d’accordo e’ che lui da per scontato che l’uomo abbia caratteristiche morali superiori che lo conducono ad un’esperienza di vita’ piu’ ricca.
    Certo, in un mondo dove fare a fettine un essere senziente per motivazioni irrazionali, vi sembrero’ puntiglioso. Tuttavia si tratta ancora di una visione altamente specifista e mentalmente chiusa perche’ raffiguara la realta’ attraverso gli occhi dell’uomo e non contempla il fatto che l’uomo non sia’ la misura ideale del tutto. Tutto qui…e spero veramente che non vada a caccia di notte!! ;-)

    * Raffaella….Ethical Consumer
    O.K. non vuoi la donazione ma tieni presente che questa gente lavora professionalmente ma no-profit anche sui temi del tuo blog facendo per mestiere cio’ che tu fai molto bene per passione (?). In piu’ coprono problematiche come l’abuso dei diritti umani, l’ambiente e cosi’ via.

    * Blog…
    Piu’ che di ulteriori blogs ci sarebbe bisogno di unita’. Per es. mi trovo molto in difficolta’ con associazioni animaliste che non vogliono collaborare fra loro e di altre che si racchiudono nello loro tematiche.
    Poi magari anche un po’ d’organizzazione (per esempio…meglio una petizione firmata da 100k piuttosto che 100 petizioni firmate da 1k persone) ma questo in Internet e’ meglio sognarselo!

    Semmai sarebbe interessante vedere un super-blog (o qualcosa di simile) dove più persone collaborano assieme.

    Ironia della sorte, io sono un accanito individualista…ma sbaglio in pieno e spero di cambiare!!

    Grazie,
    Gio

  7. 57
    Raffaella scrive:

    Ciao ragazzi!

    Lo so che vi sembrerà banale, in realtà sono parole sincere…COMPLIMENTI per il vostro “impegno”! Non che prima avessi dubbi al riguardo ma scopro essere veramente di un certo “peso”!

    @Gio: mi devo essere espressa male, tanto per cambiare!:)
    Riguardo all’Ethical Consumer, di norma per l’abbonamento si paga, solo per questo non accetterei la donazione…non certo perchè la cosa non mi interessi, tra l’altro il sito lo consulto spesso però avevo dimenticato di linkarlo nel blog, mancanza alla quale ho subito rimediato!:)

    Sulle associazioni animaliste concordo con te, in generale la cooperazione ce la possiamo sognare anche dal vivo, non solo in internet…ma non sempre, ovviamente! Comunque di differenze ce ne sono molte anche tra persone “simili”, non è che i vegani, vegetariani etc. siano tutti uguali e tanto meno abbiano comportamenti identici e se poi ci aggiungi orgogli personali, ideologie politiche, credo religiosi ed altro che forse ora mi sfugge….i risultati sono palesi a tutti!:)

    Ultimo chiarimento e mi fermo!:)

    “cio’ che tu fai molto bene per passione (?)”

    Direi che la definizione “passione” vada bene! In sostanza dopo anni di deludente attivismo “amatoriale” ho deciso di provare a dare il mio contributo con qualcosa di diverso che potesse aiutare nel “pratico” quotidiano ma sinceramente non credo di essere riuscita nel mio intento!

    A proposito…vi ricordo che se a tempo perso, vi viene in mente qualcosa da segnalarmi, prodotti, negozi etc..mi farebbe piacere! Si accettano sempre anche info ed eventuali critiche, il commento è ancora libero per tutti!:)

    Grazie!
    Ciao, Raf

  8. 58
    AlanAdler scrive:

    @ GIO:
    > Cosi’ ho messo in contatto una mia amica con Shaun Monsoon

    sì, ero in contatto con lei per mail fino a poco tempo fa (si chiama Claudia, vero?)

    > Ora sto aspettando la versione sul Dvd che sta tardando (fu promessa pronta per qualche mese fa) perche’ stanno includendo altre lingue.

    infatti mi disse che doveva essere pronta per giugno o poco dopo.

    > Visto la collaborazione, ci e’ stato offerto uno sconto. Appena il Dvd e’ pronto faro’ un ordine assieme ad Agire Ora…spero’ per meta’ sett. Se vuoi contattami via email.

    grazie Gio, casomai ti faccio sapere, ora ho scritto alla Berati!

    > Inoltre, prima di usare pubblicamente Earthlings, ti suggerirei di chiedere l’autorizzazione; loro sono molto puntigliosi su questo. Credo che te la daranno (per piccoli pezzi), e tu ti copri il di-dietro.

    L’unico uso pubblico sarebbe quello su YouTube, dove tra l’altro è già presente la versione originale inglese intera (in tre parti). Mi pare ci sia anche la versione spagnola sottotitolata. C’è anche una versione con commento spagnolo e scritte in spagnolo. Dici che dovrei chiedergli il permesso? Io avrei voluto mettere tutto il film comunque, in piccoli pezzi (macellazione, corrida, circo, scienza, pelliccia, pelle ecc). Tra l’altro stavo anche lavorando sulle scritte proponendole in italiano, questa è una anteprima:
    http://it.youtube.com/watch?v=y6VfnfIDsH8

    > Premesso che tra Regan e Singer c’e’ un abisso e che non sono un’esperto in materia.

    Di Regan sto (ri)leggendo (perchè alcuni passaggi me li sono persi per strada ;) anche se il testo non è un testo strettamente di filosofia ma anzi è scritto proprio pensando anche a chi di filosofia non ne sa nulla) I diritti animali, e lo trovo molto interessante e coerente. Però ovviamente anche il Regan non è esente da critiche.

    @ RAFFAELLA:
    > ma scopro essere veramente di un certo “peso”

    eh? ma che vai dicendo? :)

    > se poi ci aggiungi orgogli personali, ideologie politiche, credo religiosi ed altro che forse ora mi sfugge….i risultati sono palesi a tutti!

    sì sono d’accordo…credo che questo sia un problema che riguarda tutti i Paesi, ma forse in particolare l’Italia, dove l’animalismo è ancora giovane e quindi deve ancora “formarsi”, e il panorama è ancora confuso. Spero che con il tempo emergano solo le associazioni più valide.

    > ma sinceramente non credo di essere riuscita nel mio intento!

    beh ma è un blog Raffaella :) ce ne sono davvero tanti come ha detto anche Gio, e non è facile farsi notare…poi conta che l’ambiente in cui ci muoviamo è un ambiente alternativo, quindi non ti puoi aspettare milioni di visite. Per me stai facendo un buon lavoro informativo.

  9. 59
    Rosa scrive:

    Ciao ! ti scrivo in merito al tuo post: “Il pollo” del 23 luglio. In un tuo commento affermi: “…la gente si sente incoraggiata a comprare dalle stesse associazioni “animaliste” (come la Lav che invita a comprare uova di allevamento biologico)…”.
    Ci tenevo a precisare (anche se con notevole ritardo) che la Lav non ha mai invitato ad acquistare uova di allevamento biologico. La campagna a cui ti riferisci proponeva l’abolizione delle gabbie di batteria per le galline ovaiole. Alla gente veniva spiegata la differenza tra le diverse tipologie di allevamento e consigliava loro “il male minore”, cioè l’acquisto di uova cat.0. Nella broshure che veniva distribuita c’era scritto a chiare lettere “Scegli da subito di non consumare uova e prodotti che contengano uova.
    Se decidi di consumare uova, non acquistare uova da allevamento in gabbia.”.

  10. 60
    AlanAdler scrive:

    ciao Rosa

    sì se non sbaglio oltre a invitare a non consumare uova nell’opuscolo c’era anche un chiaro invito a diventare vegetariani (o forse era un altro, ora non ricordo). Quello che comunque volevo dire io è esattamente quello che dici essere scritto sul volantino (”Se decidi di consumare uova, non acquistare uova da allevamento in gabbia”). Il messaggio della campagna era comunque chiaro: se compri uova, compra quelle di allevamento biologico, perchè l’animale soffre di meno (l’invito ad evitare del tutto il consumo di uova non era il punto centrale della campagna, insomma non era una campagna per la scelta vegan).

    Ora, come abbiamo detto qui - ma non credo che hai letto, anche perchè ti ci vorrebbe una giornata per leggere tutto ;) - il problema è che se un’associazione animalista ti consiglia di preferire le uova bio a quelle di allevamento intensivo, la gente si sente sollevata dai propri sensi di colpa, e crede che comprando uova bio si faccia qualcosa “di buono”. Questo non aiuta certo ab abbassare la domanda di uova (ossia di galline sfruttate e poi uccise, insieme ai pulcini maschi uccisi alla nascita) e a lungo andare credo che questo tipo di campagne facciano più male che bene (agli animali e al movimento animalista). La gente deve sentire il senso di colpa, deve capire che è sbagliato sfruttare gli animali, in qualunque modo essi vivono, perchè solo così si può costruire nella società quel tipo di etica che ora manca del tutto verso gli animali. Credo che finchè l’animale verrà visto come qualcosa da usare (trattato “bene” o male poco importa) per un nostro scopo il numero di animali sfruttati, maltrattati e uccisi sarà sempre maggiore. Credo che questo modo di vedere le cose possa aiutare in altri campi, dove le persone non sono le dirette responsabili (ad esempio, approvare leggi più restrittive per i circhi potrebbe di fatto far diminuire il numero di animali usati o il numero di spettacoli eseguiti) ma nel campo dell’alimentazione è la domanda che deve cambiare per avere un reale impatto sul numero di vite sfruttate.

    ciao!

  11. 61
    Tu6Currau scrive:

    Ciao, vorrei intervenire a proposito del commento di Rosa e della tua risposta. Io credo che la questione sia complessa. La campagna a cui Rosa si riferisce, ovviamente non invitava la gente alla scelta vegan, bensì a focalizzare l’attenzione su un tema specifico: le modalità di allevamento delle galline ovaiole. E’ vero anche ciò che tu affermi, e cioè che nei volantini che venivano distribuiti ai banchetti non compariva nessun accenno al fatto che le galline ovaiole sono comunque destinate ad una morte prematura, nè alla questione dei pulcini maschi che vanno a finire nel tritacarne in quanto “inutili” alla produzione. Vorrei però ricordare quanto è difficile approcciarsi alla gente su temi animalisti. Molte delle persone che si trovano concordi sui temi cari alle associazioni animaliste, quotidianamente continuano a mangiare carne e derivati animali, perchè, per molti, rispettare gli animali e nutrirsi di carne sono due cose che possono coesistere senza entrare in conflitto. Per questo credo che sia una questione di metodo. Potrà sembrare poco efficace sollevare un problema che non risolve la questione dello sfruttamento animale, ma occorre dire anche che focalizza l’attenzione su un tema poco discusso. La maggior parte degli acquirenti di uova non sono pronti ad una scelta vegan, e, credo, non sarebbero disposti a discutere sulle proprie scelte alimentari, però stanno ad ascoltare in maniera più rilassata quando gli si pone un problema che presenta una soluzione attuabile. Credo che la sensibilità sia una dote personale che, se latente, va alimentata nel modo giusto. Anche io sogno un mondo in cui gli animali non siano sfruttati per nessuno scopo (alimentare, sportivo, medico), e il mio è solo un punto di vista, naturalmente opinabile.

  12. 62
    Rosa scrive:

    Ciao Riccardo
    La gente deve sentire il senso di colpa, deve capire che è sbagliato sfruttare gli animali, in qualunque modo essi vivono, perchè solo così si può costruire nella società quel tipo di etica che ora manca del tutto verso gli animali.
    Concordo pienemente con te, di questa frase ne ho fatto un motto per la mia vita.
    Con gli altri, però ( per esperienza) preferisco la sensibilizzazione a piccole dosi (come del resto si fa con i bambini) per evitare lo scontro e quindi la chiusura. Proverbio dialettale siciliano: Ci rissi u surci a nuci , “rammi tiempu ca ti pierciu”.
    Trad. Disse il topo alla noce : ” Dammi il giusto tempo e ti buco”
    Rosa (lenta ma ostinata)

  13. 63
    Pendergast scrive:

    Non posso che essere d’accordo con Tu6currau e Rosa. Del resto anch’io ho cominciato ad allontanarmi dalla carne, man mano che mi sensibilizzavo, con il trucchetto/paraculata mentale - e inconsapevole - del biologico.
    Troppi animalisti cercano comprensibilmente la spoon revolution (non so se avete mai visto il video, cercatelo su iutiùb) in maniera radicale, ma è un passo semplicemente impossibile, è un’utopia forse sciocca. È un po’ come gli ex fumatori che poi rompono le scatole agli amici che ancora fumano: quelli gli ridono in faccia e gli sbuffano il fumo sul naso. Informare - anche brutalmente - sì, ma pretendere il rovesciamento del mondo purtroppo non è possibile.

    P.S.: sono Le Cagot, ho deciso di cambiare nomignolo.

  14. 64
    AlanAdler scrive:

    ciao

    credo di poter rispondere a tutti e tre. Io credo che la “sensibilità latente” ha bisogno solo dei giusti input per venire allo scoperto. Uno degli input più decisivi (perchè tocca le corde morali giuste) è quello della sofferenza provata dall’animale allevato per l’alimentazione umana, insieme alla consapevolezza che è possibile vivere *senza uccidere* animali. Chi ha la giusta “ricettività” avrà poi tutto il tempo per rifletterci e prendere le sue decisioni. Spiegare invece che l’animale soffre ma che è possibile vivere *uccidendo* animali che soffrono di meno, rischia di deviare il messaggio verso un’altra direzione, e la ricettività potrebbe non essere sfruttata a pieno. D’altronde è sotto gli occhi di noi tutti che ci sono persone che continueranno sempre a mangiare animali, mentre altre recepiscono il messaggio in tempi brevi o relativamente brevi (perchè già predisposte) e arrivano subito alla “svolta”. Credo che la nostra attenzione (capacità, denaro, tempo ecc) vadano concentrati su queste persone più recettive, e non sulla grande massa che non vedrà mai nell’animale qualcosa che non sia un pezzo di carne (di un animale che soffre, ma soffe di meno…). Anzi, concentrarsi su persone non ricettive rischia di essere frustrante (individualmente e per l’intero movimento) e scoraggia l’attività. Questo è, ovviamente, il mio punto di vista e, come ha detto Tu6Currau, naturalmente opinabile.

    > pretendere il rovesciamento del mondo purtroppo non è possibile.

    beh, ma se non ci crediamo noi chi dovrebbe crederci? ;) Io non solo ci credo, ma sono pienamente convinto che il mondo cambierà. E’ solo questione di tempo. E’ successo già altre volte nella storia umana, prima con i neri, poi con le donne. Basta solo avere pazienza, possibilmente prima che il mondo venga risucchiato dagli allevamenti ;)

    > Disse il topo alla noce : ” Dammi il giusto tempo e ti buco”

    :)))

  15. 65
    Gio scrive:

    Bravo Riccardo…mi sei piaciuto molto nelle tue risposte, le trovo molto azzeccate (o perlomeno rispettano il mio pensiero).
    Vorrei ricordare anche a tutti le parole di Donald Watson quando nel 1944 fondo’ la Vegan Society:
    “A common criticism is that the time is not yet ripe for our reform. Can time ever be ripe for any reform unless it is ripened by human determination?”
    Credo che si addicano bene alle questioni sollevate.

    > Disse il topo alla noce : ” Dammi il giusto tempo e ti buco”
    Infatti…non le disse “Ma forse riusciro’ a mangiarti senza bucarti!”. ;-)

    Avete menzionato i bambini…trovatemi qualcuno che capisca piu’ dei bambini le questioni vegan. Sta proprio li’ la nostra speranza.
    Trovo che si possa sensibilizzare a piccole dosi evitando scontri e chiusure anche dicendo la verita’ pura e semplice…senza sfumature, subconscie o no, che potrebbero fuorviare il discorso.
    Generalmente scontri e chiusure sono piu’ dovuti ai come che ai messaggi di per se’.

    @ Riccardo:
    * Si, ti consiglierei di chiedere il permesso alla NationEarth prima di “pubblicare” su YouTube Earthlings. Le altre copie gia’ in mostra non sono autorizzate e Shaun non ne e’ molto felice e questo va rispettato.
    Io non condivido il loro modo ma capisco che si vogliano rifare delle spese ed e’ per questo che gli ho comparto oltre 200 copie originali invece di farmele da solo illegalmente (anche se il fine giustificherebbe i mezzi).
    * Complimenti per il tuo lavoro. La versione finale avra’ anche le scritte tradotte ma non so se nei sottotitoli o in primo piano al posto delle originali.
    * Se sei in contatto con la Berati allora sei a posto. La traduzione l’ha fatta la sorella di Claudia con l’aiuto anche di Claudia stessa.
    Earthlings doveva essere pronto a Giugno, si.

    @ Raffaella
    Se gia’ leggi in qualche modo l”Ethical Consumer allora non c’e’ bisogno d’altro. Comuque se sai di biblioteche, scuole ecc. che sarebbero interessate all’abbonamento, fammi sapere.
    Mi piace molto il tuo senso del pratico (a cui hai accennato)…e’ proprio cio’ di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno! Brava.

    A presto,
    Gio

  16. 66
    Pendergast scrive:

    Io penso semplicemente che ci si dovrebbe rivolgere a tutti nelle maniere che meglio soddisfano determinate situazioni. Uno dei miei migliori amici è cacciatore, estremamente carnivoro, militare e di destra. L’esatto opposto di me per ciascuno di questi aspetti. Però è un’ottima persona, ha un cuore enorme ed è estremamente rispettoso. Mai stato preso in giro da lui per ciò che (non) mangio. Si è sempre premurato di non farmi sentire a disagio per questo.
    Che cosa dovrei pensare, che in realtà non ha un cuore enorme perché massacra uccelletti con pallini di piombo e adora la porchetta di maialino con rucola? Io facevo lo stesso, e pur non cacciando gradivo le quaglie. Forse ci arriverà anche lui, forse no. La sua sensibilità e la sua personalità “risentono” di abitudini culturali ed “esistenziali” ben radicate e che probabilmente lui non metterà in discussione mai. Io continuerò a parlarci, nei modi e nei tempi opportuni, e se parleremo di corrida lui sarà d’accordo con me, se parleremo di bistecche alla brace mi risponderà, allegramente, che “so’ buone e io so’ carnivoro, lo sai!”.
    Non posso parlargli come parlerei con mio fratello, che ha un’altra ricettività, né posso desistere dal farlo in maniere opportune solo perché forse non cambierebbe nulla. Continuo a farlo per gli animali e per lui stesso e - bisogna ammetterlo - per sentirmi appagato e tranquillo in coscienza.
    E se tutto quello che ottenessi sarebbe solo convincerlo a passare al biologico? Otterrei un insignificante - ma credo presente comunque, e correggetemi se sbaglio - miglioramento per la condizione animale e per lui. E i suoi figli, quando e se ne avrà, forse partiranno da un gradino un po’ più alto rispetto a quello da cui sono partito io, nel prendere coscienza di certe cose. Per dirne una, eh. O forse si ingozzeranno come il padre di salame, e allora amen, ci ho provato.
    Come spero sia chiaro, Alan, anche io ho la mia dose di utopia in testa, ma anche la consapevolezza che con neri e donne (e con meridionali, immigrati, disabili e zingari, giusto per citare) certi miglioramenti in realtà sono stata fuffa. Noi facciamo tutti questi bei discorsi, ma “lì fuori” la massa, ignorante suo malgrado e indolente, si trascina le giornate con altri problemi ben più pressanti del benessere animale. Far capire che ci guadagnano anche loro, soprattutto loro, a mangiar diversamente. Lì dobbiamo intervenire, sulla massa, su ciò che smuove gli oceani, grossi, inquinati, non su ciò che anima ruscelletti felici con carpe e martin pescatori. E per far ciò, come già dissi mi pare sul blog di Raffaella, a mio avviso serve un ripensamento dei nostri modi di comunicare, servono compromessi ideologici e sentimentali, servono approcci diversi che in parte ancora non abbiamo (penso al tuo discernere tra masse e persone ricettive, che di fatto esclude la fetta principale). Un modus operandi/vivendi che incorpori, lo ripeto, l’azione forte e l’azione debole, smorzata, perfino “a rimetterci” se serve a ottenere non un risultato, ma i prodromi di un risultato.

    Saluti.

  17. 67
    AlanAdler scrive:

    @ GIO:
    ok grazie Gio, vedrò di contattare Monson.

    @ Pendergast
    > Io penso semplicemente che ci si dovrebbe rivolgere a tutti nelle maniere che meglio soddisfano determinate situazioni.

    Sì questo lo penso anche io. Per questo se capisco che l’altro non è interessato o non riesce a capire quello che dico sui temi animalisti, lascio perdere, ma non è un atteggiamento di chiusura, solo semplicemente mi rendo conto del tipo di persona che ho davanti e accetto la realtà. Non tutti hanno il mio stesso modo di vedere o di riuscire a vedere in un certo modo gli animali, e questa è una situazione che va accettata. Però è anche vero che ci sono persone potenzialmente predisposte a capire ciò che dico, e queste persone sono quelle che possono arrivare ad un risultato concreto con il mio messaggio lanciato.

    Anche io ho amici pescatori (dove vivo io la canna da pesca te la mettono in mano da quando sei bambino), sono persone che ovviamente conoscevo da prima di essere vegan, e non ha molto senso appunto parlare a queste persone della sofferenza che può provare un pesce con un amo che gli spacca il palato o simili argomenti.

    Sono d’accordo che dobbiamo intervenire sulla massa in ogni modo possibile, ma non sono d’accordo su alcune strategie che vengono adottate da alcune associazioni. Quello che credo io è che dobbiamo intervenire sulla massa puntando sulle persone più ricettive, e non puntando sulla massa senza ottenere alcun risultato auspicabile. Tra l’altro, va sottolineato che l’allevamento biologico non è in grado di reggere l’attuale domanda di prodotti animali, che può essere soddisfatta solo tramite allevamenti intensivi. Quindi è più importante casomai far capire alla gente che bisogna diminuire il proprio consumo di prodotti animali (che significa in ogni caso una riduzione di vite animali allevate) puntando ad esempio su questioni ecologiche o sulla salute, che non parlando positivamente di allevamenti biologici e presunto benessere animale (tra l’altro le galline allevate a terra fanno una vita infernale ugualmente, mentre la gente potrebbe essere portata a credere - ed effettivamente crede - che una gallina allevata a terra, cioè dentro capannoni industriali, faccia una vita da lusso).

    ciao!

  18. 68
    Gio scrive:

    Ciao!
    @Pendergast
    Ciao e grazie per la discussione.
    Ci sono molti dei tuoi punti di vista che sono assolutamente condivisibili. Purtroppo pero’ ci sono anche alcuni stereotipi.

    * Il cacciatore, una persona cattiva?
    No. Non mettiamola sul personale. E’ una questione di azioni giuste e azioni sbagliate. Di coscienza e di responsabilita’. Forse d’altro ancora ma non vedo il bisogno di giudicare.

    * Il mio amico e’ …cacciatore, di destra ecc.
    Irrilevante. Io sono vegan, abolizionista anti-specista (se vogliamo degli aggettivi per descriverci). Mio padre e’ agricoltore, allevatore…in pratica massacra gli animali per passione E per soldi E per cultura.
    La creativita’ del come e’ tua (e sono sicuro che ne hai molta) ma cambiare il soggetto (con il biologico ecc.) non risolve NE’ allevia il problema.
    La cosa piu’ bella e creativa, comunque, che gia’ stai facendo e’ di essere vegan tu stesso.

    * Le persone povere ecc. hanno ben altri problemi.
    Qui sarebbe lunga ba basta notare che sono loro le piu’ aperte a certi discorsi e sono loro che sfruttano gli animali di meno e che ne hanno un rispetto maggiore.
    Inoltre se veramente vuoi aiutare le persone povere osserva per es. VegFam ( http://www.vegfamcharity.org.uk/ ) o Food for Life ( http://www.ffl.org/index.php ) che entrambe aiutano le popolazioni povere ad autosostenersi con il veganesimo.

    * Le masse che non capirebbero….
    Non credo. Qui vale lo stesso discorso dei poveri ecc. Le masse capirebbero, eccome. IL problema e’ nostro… di mezzi per arrivare E rimanere nelle loro menti. Le masse sono bombardate tutti i giorni dai media ecc. e noi non possiamo competere se non ci organizziamo (per es. come suggerito da Riccardo/Alan rivolgendosi a quelli piu’ sensibili che poi faranno anche loro la loro parte).

    Non aspettiamoci un cambiamento dall’oggi al domani, non abbattiamoci se non otteniamo risultati immediati…ma non cambiano neppure soggetto o target.

    Si, cerchiamo nuovi modi creativi ed intelligenti di proporre e spiegare il veganesimo…ma deve essere veganesimo oppure, in fondo in fondo, cerchiamo solo scuse per chi scuse non ne ha perche’ scuse per abusare di un’altro essere (animale ed umano) semplicemente non esistono.

    Una nota per sollevarvi il morale: guardate nei soli ultimi 10 anni cosa non e’ diventato il veganesimo con , millioni di vegan per il mondo ed in netto aumento, ristoranti vegan ecc.

  19. 69
    Pendergast scrive:

    Gio ha la rara capacità di portare nuovi spunti ai discorsi e allo stesso di tempo di fomentarli.
    Solo che passo la mano, almeno per adesso, e comunque credo che certe cose che ho scritto forse non le ha capite, perché mi pare che dica le stesse mie cose con altre parole.

    Comunque puntualizzazione un po’ amara: non sono vegan. Le intenzioni ci stanno tutte, la bocca ancora no. Per ora sono ancora vegetariano, e spero di non fare come Masson racconta di aver fatto ne “Il maiale…”.
    Saluti.

  20. 70
    Gio scrive:

    @Pendergast
    >> e comunque credo che certe cose che ho scritto forse non le ha capite

    Assolutamente…ci sta, a volte non sono molto bravo a capire le cose al primo tentativo ;-)

    >>Comunque puntualizzazione un po’ amara: non sono vegan. Le intenzioni ci stanno tutte, la bocca ancora no

    L’ “ancora” puntualizza bene cio’ che sarebbe altrimenti un’affermazione molto piu’ amara. Tuttavia questo mi da anche uno spunto per e’ un’altra cosa che ancora non capisco.
    I miei amici non mi credono quando gli dico che le lasagne sono vegan…o che il ristorante NON serve carne (pensano di averla appena mangiata!!), uova o latte. Io credo sia una questione di mente piu’ che di bocca pero’… A parte il personale, cio’ che veramente non capisco e’ come possono quelli che dicono di capire veramente la questione vegan mettere la “bocca” di mezzo.
    Perche’ se uno capisce le questioni che stanno dietro al movimento vegan, dovrebbe anche capire che tra il mangiare un uomo ed il mangiare un animale senziente (o provocare la sua morte come nel caso del latte, uova ecc) la differenza e’ sottilissima. Notare che per capire non intendo semplicemente “essere a conoscenza”, altrimenti e’ come stare di fronte ad un puzzle di cui possiamo vedere minuziosamente i pezzi ma non siamo in grado di captare l’immagine nel suo intero.

    Nel momento in cui uno e’ vegan puo’ dire di capire (nel senso di “conoscenza integrale”, come l’ha intendo io) le questioni vegan.
    Per esempio, se per assurdo qualcuno un giorno vi dicesse che il vostro piatto preferito e’ fatto con parti umane, magari di qualche bambino di qualche Paese povero, non ci sarebbero questioni di “bocca” che terrebbero, o religiose, o filosofiche. Questo perche’ la questione “umana” e’ compresa appieno, ne siamo coscienti a livello integrale. Da quel giorno quel piatto non fara’ piu’ parte della vostra dieta, nel modo piu’ assoluto, senza “ma, forse, vedremo” e neppure “sicuramente ma non proprio adesso”. Lo stesso varrebbe per i by-products (discorso che ha piu’ valore visto che qui parliamo di veganesimo e non di semplice vegetarianesimo).

    Poi, il mio discorso si allaccia in maniera particolare a quello di Riccardo riguardo le associazioni animaliste, piu’ che a livello personale (in cui ognuno decide la miglior strada per liberarsi della propria carne-dipendenza, a patto che la strada non sia una scusa per procrastinare).
    Io sono abbastanza convinto che quelle associazioni che discutono di welfare come di una scappatoia temporanea non abbiano capito affatto la serieta’ della questione vegan ed appaiono ai miei occhi avere la vecchia mentalita’ del “povero cucciolo”.

  21. 71
    Justme. scrive:

    Non sapevo tutto questo. Non lo avrei mai neanche immaginato. Ora provo solo schifo. E mi sa che sarò vegetariana, da OGGI.

  22. 72
    AlanAdler scrive:

    ciao, prova a dare uno sguardo a questo sito per sapere cosa mangiare:
    http://www.vegfacile.info/

    ciao!

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