04th set 2008

Oche e anatre, dal lago alla nostra tavola

La vita di oche e anatre sfruttate per l’alimentazione umana
di AlanAdler
ultimo aggiornamento: 16 novembre 2008

Oche e anatre come animali
Oche e anatre appartengono alla famiglia degli anatidi, e hanno molte caratteristiche in comune. Il loro corpo è fatto per la vita acquatica, con zampe palmate e corte, collo lungo e becco dotato di lamine cornee che fungono da filtro. Come tutti gli uccelli acquatici, hanno un piumaggio superficiale impermeabile e, sotto questo, un fitto manto di piume isolanti, chiamato piumino, estremamente soffice e leggero, che tiene oche e anatre al caldo nell’acqua gelida. Amano vivere non solo in famiglia, ma anche in grandi comunità, come molte altre specie di uccelli.

Quasi tutti gli animali sono soggetti all’imprinting, ma nessuno in maniera così decisiva come oche e anatre. Quando anatroccoli (i cuccioli di anatra) e paperi (i cuccioli di oca) nascono dall’uovo, sono attratti dalla prima cosa che vedono, di norma la loro madre. Se per qualche strana ragione però rimangono separati dalla madre quando escono dall’uovo, seguono chiunque altro si trovi lì, umani compresi.

Tutte le razze di anatra domestica discendono dal germano reale, tranne le varietà dell’anatra muta, che assomigliano ancora molto al loro antenato selvatico. Le anatre mute sono grandi nuotatrici, possono correre molto velocemente e sono in grado di raggiungere un’ottima velocità anche in volo. Hanno un forte senso della protezione della prole. Un’anatra madre in compagnia dei suoi piccoli, in vista di un predatore, si finge ferita, e mentre gli anatroccoli si disperdono, lei attira il predatore sempre più lontano simulando quella che sembra una folle danza, fino a quando, sicura che i piccoli siano al sicuro, spiccherà il volo beffando l’incredulo predatore. È la famosa “parata di distrazione” o “simulazione di ferita”.

Fatta eccezione per l’oca cinese, tutte le oche domestiche discendono invece dall’oca selvatica. Le oche sono talmente guardinghe che i predatori riescono raramente ad avvicinarsi. Possiedono una vista e un udito incredibilmente sviluppati. Quando mangiano, almeno una di loro rimane sempre in vedetta e avvisa il gruppo di un eventuale pericolo. Sono inoltre animali dai forti vincoli famigliari. Il maschio e la femmina tendono a rimanere accoppiati per tutta la vita. Quando la femmina è nel nido, il maschio si aggira poco distante e fa da sentinella, fermo ad allontanare chiunque si avvicini.

Oche e anatre come cibo
Oche e anatre vengono sfruttate per la loro carne in allevamenti di tipo intensivo all’interno di capannoni affollati o chiusi in gruppi in piccole gabbie. L’allevamento si svolge con tecniche e procedure  molto simili a quelle previste per polli e galline (nascita in incubatrice, sbeccamento, uso di illuminazione artificiale continua ecc) (» Il pollo, dal prato alla nostra tavola). Le oche sono inoltre sfruttate anche per il loro piumino - più lanuginoso di quello dell’anatra e quindi più isolante - usato per la produzione di abbigliamento invernale. Spesso vengono spennate vive, pratica che causa un intenso dolore all’animale.

Oche e anatre vengono però sfruttate anche per la produzione del patè de foie gras (patè di fegato ingrassato), reclamizzato come una “delizia per buongustai” ma ottenuto con un metodo terribile. Ogni anno, più di venticinque milioni di oche e anatre vengono allevate per il foie gras in vari paesi.  Il foie gras d’anatra copre quasi l’intero mercato, mentre quello d’oca, più “prelibato”, copre un mercato limitato. La Francia, il maggior produttore mondiale di foie gras (78,5 per cento del totale), lo esporta in quasi cento paesi, compresa l’Italia, dove questo tipo di allevamento è vietato per la crudeltà che implica per gli animali, così come in altri paesi europei e del mondo. Il fatto che però il foie gras venga continuato ad essere venduto nel nostro paese e in altri dove ne è proibito l’allevamento, chiarisce quanto sia facile aggirare una legge a protezione degli animali. Il foie gras è inoltre, dal punto di vista della salute umana, una bomba ad orologeria: l’80 per cento del suo contenuto sono grassi saturi.

I milioni di oche e anatre allevate oggi nell’industria del foie gras saranno uccise senza mai aver visto la propria madre. Anche in questo caso, infatti, gli animali nascono all’interno di incubatrici, macchine atte a scaldare le uova in sostituzione della cova dell’uccello. Le anatre di sesso maschile producono un fegato più apprezzato dai clienti: per questo motivo gli anatroccoli nati femmina, statisticamente la metà, vengono scartati alla nascita e gettati vivi in un tritacarne industriale o schiacciati in apposite macchine per essere trasformati in farine animali per allevamenti o in fertilizzanti. In altri casi, semplicemente, vengono lasciati morire in grandi mucchi o soffocati in massa dentro sacchi di polietilene, e in seguito sempre trasformati in “prodotti utili”.

In questi allevamenti, gli animali vengono tenuti per le prime 12 settimane di vita in grandi capannoni e nutriti con erbe per irrobustirne l’esofago. Dopo questa prima fase, passeranno all’ingrassamento (o, come amano dire gli “esperti”, finition d’engraissement, raffinamento dell’ingrasso), che nella stragrande maggioranza dei casi prevede la prigionia degli animali in particolari gabbie singole (negli altri casi si usano gabbie collettive o allevamento in recinti all’interno dei capannoni). In queste gabbie ogni movimento sarà per gli uccelli impossibile: non avranno la possibilità di ruotare su sè stessi, distendere le ali o alzarsi come dovrebbero. Passeranno il resto dei loro pochi giorni in questa condizione. Questi uccelli hanno inoltre un forte bisogno dell’acqua per pulirsi le penne e per immergervi spesso la testa così da pulirsi gli occhi, ragione per cui in natura li vediamo tuffarsi con una certa frequenza anche quando non cercano cibo. In questi allevamenti, invece, chiusi nelle loro gabbie, senza la possibilità di pulirsi, le loro feci rimangono incrostate tra le penne, e spesso si ammalano di una grave infezione agli occhi che può portare  anche alla cecità. Frequenti sono anche infezioni alle zampe fino alla comparsa di dolorose dermatiti. D’altra parte, però, la costrizione in queste gabbie agevola l’ingrassamento dell’animale, privato di ogni movimento;  inoltre le gabbie presentano una struttura particolare (fasciano l’animale su tutti i lati lasciandogli libero  solo il movimento del collo) che facilita al personale le operazioni di alimentazione.

In questi allevamenti infatti oche e anatre non si alimentano autonomamente. Vengono alimentate con un intruglio altamente energetico e tutt’altro che equilibrato di mais, grasso e sale, che viene introdotto forzatamente nell’esofago dell’animale dall’operaio: è il cosiddetto  gavage (ingozzamento). Questo nutrimento forzato è praticato con apparecchi dotati di un lungo tubo metallico di 20-30 centimetri, che viene infilato nella gola dell’animale e spinto direttamente sino allo stomaco. Nella maggior parte dei casi si tratta di un sistema pneumatico, che permette di sparare fino a mezzo chilo di cibo in soli tre secondi nello stomaco degli uccelli, mentre sempre meno diffuso è il semplice ingozzamento “artigianale”. Il tubo viene infilato a mano dagli operai, tenuti a ingozzare anche cinquecento uccelli al giorno: come è facile immaginare, l’operazione viene compiuta con rapidità e brutalità. Durante l’ingozzamento, mentre il tubo viene infilato nella sua gola fino allo stomaco, l’animale cerca di divincolarsi, rischiando sia la frattura del collo che il perforamento dell’esofago, con conseguente morte. Spesso il condotto provoca gravi lesioni alle pareti della gola e dell’esofago, portando ad infezioni e dolorose infiammazioni. Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di attacchi di dispnea (difficoltà di respirazione) e diarrea. In caso di vomito, rischia la morte per soffocamento. Inoltre,  la forzata sovralimentazione, del tutto inadeguata come composizione per questi uccelli, causa frequentemente malattie dell’apparato digestivo, potenzialmente fatali. Questo trattamento avviene per almeno sedici giorni: tre volte al dì fino al dodicesimo giorno. Poi, nei giorni seguenti, ogni tre ore, anche durante la notte: saranno così pesanti che, anche se ne avessero la possibilità, non sarebbero in grado di camminare. Per avere un’idea, possiamo dire che un simile quantitativo equivarrebbe a costringere un essere umano a mangiare 15-20 chili di spaghetti al giorno.

Questo sistema di alimentazione ha il preciso scopo di causare nei volatili l’insorgere di una malattia al fegato, la steatosi epatica, caratterizzata da degenerazione adiposa delle cellule epatiche: in poche parole, la steatosi epatica è una patologia dovuta ad una eccessiva quantità di grasso depositato nel fegato. Il foie gras, questa “delizia per buongustai”, non è altro, quindi, che fegato malato di un’oca o di un’anatra. Il fegato dell’animale, congestionato e intossicato, si ingrossa fino a dieci volte la dimensione normale. L’ingrossamento del fegato comporta difficoltà respiratorie per via della compressione delle sacche polmonari, e rende doloroso qualsiasi movimento. Le conseguenze della steatosi epatica sull’animale sono devastanti: convulsioni, asfissia, attacchi cardiaci, cirrosi, fino ad arrivare in alcuni casi alla morte. Questa patologia sarebbe reversibile, se non fosse che il prolungato trattamento, finalizzato appunto alla produzione di foie gras, la porta ad estreme conseguenze, anche fino a gravi emorragie con conseguente versamento di sangue nella cavità addominale.

Il tasso di mortalità in questi allevamenti è, come si è intuito, molto alto: da dieci a venti volte superiore rispetto al semplice allevamento di oche e anatre “da ingrasso”. Gli animali arrivati ancora vivi alla fine di questo trattamento, verranno presi in maniera brutale, stipati in gabbie sovraffollate e trasportati su camion in condizioni disperate. Giungeranno quindi al centro di macellazione dove verranno uccisi. Nell’operazione manuale l’uccello viene prima stordito con una scossa elettrica; viene poi sollevato a testa in giù da un operaio che lo appende per le zampe ad un carrello in acciaio, quindi gli viene infilato un coltello nella bocca per provvedere al taglio della gola. Purtroppo, non infrequentemente, l’animale si risveglia prima, durante o dopo lo sgozzamento. Può quindi subire il taglio della gola ancora pienamente cosciente e arrivare vivo e agonizzante alle fasi di lavorazione successive, dove sarà spiumato ed infine eviscerato. Nella procedura automatizzata, invece - molto simile a quella usata per i polli - l’uccello, cosciente e terrorizzato, viene prima sollevato a testa in giù da un operaio che lo appende per le zampe ad un nastro trasportatore. Viene quindi condotto in una sezione in cui viene stordito, solitamente con scarica elettrica, e successivamente una lama automatica provvede al taglio della gola. Anche in questo caso, purtroppo, essendo il sistema automatizzato, non sempre queste operazioni vengono eseguite correttamente, e l’animale, quindi, può attraversare tutte le fasi di lavorazione (recisione della gola, immersione in acqua bollente per lo spiumaggio, fino all’eviscerazione) ancora vivo e agonizzante . Al termine, il corpo sarà venduto come cibo, e il suo fegato malato e gonfio, prelevato e trattato in maniera adeguata, sarà commercializzato nei ristoranti più alla moda.

I produttori di foie gras proclamano che il gavage non sia una pratica assolutamente cruenta per l’animale. Come hanno imparato da tempo, spiegano che questi animali, come molti uccelli, presentano gole abbastanza elastiche che permettono loro di conservare cibo, sia intero che predigerito, nell’esofago, per una successiva e più lunga digestione. Inoltre - dichiarano i produttori - le anatre selvatiche possono raddoppiare il loro peso in autunno, conservando grassi per tutto il corpo, e in particolare nel fegato, in previsione dell’inverno. È evidente però che sparare mezzo chilo di cibo, peraltro del tutto inadeguato come composizione, direttamente nello stomaco dell’uccello con lunghi tubi in metallo, è ben diverso, come il buon senso suggerisce, dal permettere allo stesso uccello di gestire autonomamente il proprio cibo, la propria digestione e il proprio accumulo di grassi seguendo le naturali esigenze biologiche. Anche perchè, se la quantità di cibo fatta ingerire all’animale nell’allevamento sarebbe naturale, perchè mai nutrirlo a mano forzatamente?

Riccardo B.

(» Firma la petizione per l’abolizione del foie gras)

Leggi anche:
- Il maiale, dal prato alla nostra tavola
- Mucche, vitelli e vitelloni, dal prato alla nostra tavola
- Il pollo, dal prato alla nostra tavola
- Il pesce, dal mare alla nostra tavola

Principali fonti consultate:
- Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna
- DivietodAccesso, Il gavage e il foie gras
- Stopgavage.com, La verità sull’ingozzamento di anatre e oche per il “foie gras”

15 commenti a “Oche e anatre, dal lago alla nostra tavola”

  1. 1
    Pendergast scrive:

    Mi permetterei di puntualizzare: 15-20 chili di spaghetti al giorno conditi con lardo e sale grosso.
    Magari dell’ottimo lardo di Colonnata.

  2. 2
    Angela Salustri scrive:

    La maggior parte della gente si schiera a difesa degli animali a 4 zampe, ma quelli a due li considera solo animali da autoconsumo. Vorrei ricordare che tutti possono diventare animali da affezione e tutti carne da macello… persino l’uomo!!!
    Il sindaco di Albano Laziale (Rm) sta sfrattando 2 povere oche perché hanno il difetto di avere solo due zampe… ma fa comodo usare leggi già fatte, per non tirar fuori il coraggio di farne delle nuove.

  3. 3
    ivana scrive:

    o mio Dio che orrore.vivo vicino ad un lago ed ogni mattina mi diverto a guardare le papere,prima di andare al lavoro.Ora gli do` anche da mangiare e sono troppo divertenti.
    tutto quello che posso fare per un qualsiasi supporto,chiedete.grazie

  4. 4
    claudia scrive:

    allora,
    secondo me esiste Dio,

    e a tutti coloro che fanno soffrire e uccidono le sue cresture (soprattutto le + deboli) a riservato un posto All’INFERNO…
    lo spero vivamente

    in queta terra invece è d’obbligo dare battaglia sul campo: non mangiamo carne e facciamo una “ottima” pubblicità ai nuovi Hitler sugli animali indifesi…

  5. 5
    Angela scrive:

    Ha ragione Claudia! Bisogna lottare! Io ho fatto affiggere i miei manifesti “pro oca” per tutta la città di Albano, anche se le mie amiche a 2 zampe hanno dovuto lo stesso fare i bagagli e pure con una certa fretta altrimenti avrei rischiato… udite, udite… 10.000 Euro di multa!!!

  6. 6
    AlanAdler scrive:

    ciao Angela,

    ma che storia è?

  7. 7
    Angela scrive:

    è la storia di due oche, Titti e Chicca, che dopo 2 anni di residenza presso il giardino della mia abitazione hanno visto recapitarsi in successione una lettera di reclamo da parte vicini di casa che ignobilmente non si sono nemmeno firmati, una multa e un ordine di sfratto dai vigili. In tutta risposta ho contattato tutte le associazioni di animali che possa conoscere, scritto a giornali locali, appellata al sindaco (che nemmeno mi ha risposto) e infine lanciato il mio ultimo grido attraverso manifesti pubblici. Ogni sforzo è stato vano, ma dovevo tentare. Di ostacoli ne ho trovati tanti fino alla minaccia della multa di 10.000 euro. Ho scoperto che la legge, a volte, è più efficiente di quanto non si pensi, peccato che non riesca a dare la giusta punizione a tutti i delinquenti che girano indisturbati per le città, ma solo a condannare due povere oche indifese.

  8. 8
    AlanAdler scrive:

    che schifo, la gente che detesta gli animali sono sempre quelli che non hanno nulla da fare nella loro vita vuota…

  9. 9
    Gio scrive:

    Ciao!

    Claudia, un pensiero spero non provocatorio, ne sciocco, ma che faccia riflettere…

    >>allora, secondo me esiste Dio, e a tutti coloro che fanno soffrire e uccidono le sue cresture (soprattutto le + deboli) a riservato un posto All’INFERNO…lo spero vivamente

    E se, per esempio, alcuni di quei animali a cui noi tentiamo, con tutte le nostre energie, di dare miglior vita fossero un’anima condannata all’ “inferno” dal tuo DIO? Magari un’anima che in passato abusava degli animali (od altre vittime indifese)? Gandhi disse: “Occhio per occhio rende il mondo ceco”.

    Quello che voglio dire e’ che forse dovremmo superare queste barriere (quelle del buono e cattivo) e cercare il dialogo o perlomeno astenersi dal giudicare perche’
    A. Noi non siamo adatti a giudicare
    B. Vie alternative hanno dimostrato nella storia di avere miglior successo proprio nei confronti di quelle vittime che noi cerchiamo di proteggere.
    C. Chi compie certi atti altro non e’ che una vittima lui/lei stesso/a. E’ un ceco/a che non vede null’altro di meglio, abbagliato dal proprio ego/emozioni e confuso dalle proprie esperienze.
    D. Non abbiamo alternative. Dobbiamo far capire agli altri il veganesimo per dargli vero significato. La lotta continua contro la crudelta’ non porta gran beneficio agli animali, vittime delle parti contestanti. Va bene battersi ma contro l’ignoranza, non contro le persone. Gli animali hanno il diritto ad essere ignoranti e le persone no? Perche’?

    Personalmente, io non augurerei l’inferno neppure a Hitler (nei confroti degli animali ce ne sono molti in giro)…anche perche’ senno dovrei farlo anche nei confronti di mio padre; questo proprio non credo sia la cosa giusta da fare.

    A proposito, io sono agnostico e vegano, e credo che SE Dio esiste e’ sicuaramente MOLTO piu’ saggio di tutti noi messi assieme e l’orrore dell’Inferno e’ solo utile a coloro che vogliono manipolare le menti altrui.

    Per favore, abbiamo tutti bisogno di energia positiva (come quella di Angela, a cui faccio i complimenti…anche se ovviamente mi dispiace per l’epilogo)…non auguriamo a NESSUNO di soffrire, qualsiasi sia l’orrore compiuto.

    ….solo un pensiero prima di andare a letto!

    ;-)
    Gio

  10. 10
    claudia scrive:

    ogniuno ha il suo punto di vista…
    apprezzo il Tuo di non voler giudicare nessuno…
    a TUTTI I COSTI!?

    ovviamente non sono del tuo stesso parere

  11. 11
    Gio scrive:

    Ciao Claudia,

    >>ogniuno ha il suo punto di vista…

    Ci mancherebbe. Pero’ io ho tentato un approccio logico (forse sbagliato ma un tentativo e’), non un semplice parere come un mantra od un assioma…perche’ quelli di solito me li sento dire da coloro che li maltrattano gli animali non da quelli che li difendono. E se quelli che li maltrattano gli animali, direttamente od indirettamente, ti rispondessero (come molti effettivamente fanno) “ogniuno ha il suo punto di vista…”

    >>a TUTTI I COSTI!?

    Hai considerato il COSTO del giudicare? In tanto fa male a te prima di tutto…poi non mi dilungo perche’ forse ti sto annoiando gia’ troppo. Pero’ ci tengo a sottolineare che con il non-giudicare non intendo dire assecondare.

    Grazie comunque. A presto,
    Gio

  12. 12
    claudia scrive:

    Ciao Giò,
    grazie anche a Te..
    e sempre positivo e utile il confronto …
    tanti approcci e tante strategie sono auspicabil per un obiettivocomune..

    domanda per Angela
    dove sono ora le Oche?
    ho una grande tenuta vicino a Bologna e un grande sogno:
    La Mutua per gli animali (gestita in modo privato)
    detta Animal Mutua
    e uno spazio per animali “sfrattati” o meglio “liberati”
    piano piano ci riuscirò…
    per adesso ho ricoverato 2 conigli neri e due gatti…ma mi piacerebbe continuare con galline
    etc….
    se le forze e i mezzi non mi mancheranno :D

    ciao a presto
    cla

  13. 13
    AlanAdler scrive:

    > ho una grande tenuta vicino a Bologna e un grande sogno:
    La Mutua per gli animali (gestita in modo privato)
    detta Animal Mutua

    bello! ti auguro con tutto il cuore di riuscirci! Gli animali da raccogliere non mancano mai (purtroppo)

  14. 14
    Angela scrive:

    Grande Claudia!Non sarà facile, ma le cose diventano più belle quando ci si impiegano tutte le nostre forze (e non solo!) per realizzarle.
    Le mie oche sono state schedate (ho un foglio che attesta che sono di mia proprietà con un bel numero di protocollo!) e si trovano in un terreno agricolo dei miei genitori, ma purtroppo non le vedo più come prima.

  15. 15
    Grugni Paolo – Aiutami « Frammentando di Barbara Gozzi scrive:

    [...] della Lega per l’abolizione della caccia ), caccia alle balene, vivisezione, corrida e circhi, gavage, macellazione, mucca pazza, Laika (la cagnolina lanciata nello spazio nel ’57), pesca e [...]

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