Nascere, vivere e morire in allevamento
Occultati alla sensibilità e alla vista dell’uomo moderno, nascosti al suo cuore e ai suoi occhi, gli animali oggi sfruttati per l’alimentazione umana vivono (o, forse, sarebbe più corretto dire che vengono tenuti in vita) al buio dell’immensa industria dell’allevamento. Eccetto quei pochi animali ai quali l’essere umano decide di concedere un minimo di benessere e libertà (gli animali allevati nei cosiddetti allevamenti “biologici”), un assaggio di parte di «quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia», la stragrande maggioranza degli animali allevati nell’era moderna trascorre la propria breve esistenza all’interno di strutture industriali in cui sono ridotti a meri prodotti di un meccanismo rinnovabile all’infinito. Giunto il momento della morte, una morte programmata fin dal suo concepimento, l’animale, se non viene trucidato nelle medesime mura in cui ha passato quell’esistenza terribile, verrà condotto in altre strutture esterne, o forse in altri paesi lontani. Così, anche il suo viaggio verso l’esecuzione finale avviene al riparo dai nostri occhi, al coperto dei vagoni dei camion con stipati all’interno una moltitudine di creature ammassate l’una sull’altra. Infine, l’arrivo al macello, questa terrificante creazione della follia umana, dove l’essere umano può allenare la propria mano e il proprio spirito in attesa di qualche nuovo sterminio umano. Qui, tutto si tinge del rosso torbido del sangue, e del nero dell’oscurità, l’aria avvolta dal rivoltante odore della morte appena consumata. Qui, anche quegli animali che hanno potuto godere di qualche momento di libertà e assaporare per un breve periodo della propria esistenza l’erba e il sole, subiscono la loro condanna feroce al nascosto della massa umana.
L’uomo civilizzato e la massa degli animali sfruttati dei quali si nutre, vivono dunque costantemente separati da un confine invalicabile e indispensabile. Il primo, al sicuro nella sua esistenza e immerso in una quotidianità di cieca indifferenza, i secondi schiacciati dall’oppressione e infine massacrati nella più brutale violenza dell’animale umano, questa specie abilmente vile che si è proclamata padrona dell’intero Universo. Tra l’uno e gli altri, un enorme cancello dalla facciata splendente e vivamente decorata. Al di là, l’inimmaginabile.
Con gli articoli che presento di seguito voglio cercare quindi di far conoscere al lettore ciò che avviene nei moderni allevamenti. Non sono brevi articoli divulgativi, ma articoli di approfondimento, dove ho cercato di dare un quadro piuttosto definito e dettagliato di ciò che avviene in questi luoghi. Ho ritenuto necessario informarmi e scrivere questi articoli in primo luogo per poter essere io stesso adeguatamente a conoscenza della qualità dell’esistenza di questi animali
(e ritengo che sia abbastanza significativo il fatto che abbia deciso di approfondire questo aspetto della vita degli animali allevati solo dopo aver smesso di nutrirmi delle loro carni: in verità, chi, con le proprie scelte quotidiane, richiede che questi animali siano sfruttati per finire nel suo piatto, dovrebbe ritenere ancor più necessario conoscere nei dettagli la vita di queste creature). In secondo luogo, anche all’interno della comunità animalista, non tutti hanno le idee ben chiare su cosa accada negli allevamenti, o comunque rimangono sempre numerosi dubbi. Infine, anche il lettore che ancora si ciba di carni, può trovare indispensabile la lettura di questi articoli in un momento riflessivo della propria vita, e, forse, in vista di un approccio più consapevole su quanto sia necessario adottare uno stile di vita (alimentare ma non solo) che non richieda lo sfruttamento e la morte di altre creature terrestri. Come premessa ad ogni articolo, ho cercato anche di illustrare la vita naturale e le necessità etologiche di questi animali, ovvero quale sarebbe la loro esistenza se potessero viverla in libertà lontano dallo sfruttamento umano. Inoltre le condizioni descritte negli allevamenti si riferiscono a quanto avviene all’interno dello Stato italiano (ad eccezione delle oche ed anatre sfruttate per la produzione del foie gras, il cui allevamento è vietato in Italia, pur essendo tuttavia permessa l’importazione del prodotto finito dagli altri paesi).
- Il maiale, dal prato alla nostra tavola
- Mucche, vitelli e vitelloni, dal prato alla nostra tavola
- Il pollo, dal prato alla nostra tavola
- Il pesce, dal mare alla nostra tavola
- Oche e anatre, dal lago alla nostra tavola







































