Mondo Vegan FAQ
ultimo aggiornamento: 10 maggio 2010
di AlanAdler
A chi sono rivolte queste FAQ? Queste FAQ sono rivolte a chi non conosce lo stile di vita vegan e vuole saperne di più, a chi vuole avvicinarsi a questo stile di vita, e a chi, già vegan, vuole sapere come rispondere alle domande che frequentemente si sente porre. Le FAQ sono state quindi scherzosamente divise in:
- domande degne: sono le domande alle quali un vegan risponde degnamente. Sono motivate da sincera curiosità, più che giustificate dal fatto che lo stile di vita vegan, essendo ancora poco diffuso, non è conosciuto nei suoi molteplici aspetti. Altamente consigliata la lettura a chi non è vegan;
- domande interessate: sono le domande alle quali un vegan risponde felicemente. Sono motivate da interesse a saperne di più o dal volersi realmente avvicinare allo stile di vita vegan;
- domande innocenti: sono le domande alle quali un vegan risponde con bontà. Sono motivate da un misto di innocenza e scarsa informazione sostenute da luoghi comuni. Anche i vegan di oggi hanno posto qualcuna di queste domande in passato (suvvia, non vergognatevi ad ammetterlo!);
- domande estreme: sono le domande alle quali un vegan non risponde, o risponde con un senso di compassione. Sono motivate da grave stato confusionale e totale perdita di senso della realtà, spesso unite a pura intenzione di provocare (inutilmente) il vegan di turno. Sono anche le preferite dei cacciatori e personaggi simili spesso presenti anche in Rete. Non è escluso però che potrebbero rappresentare il segno di una crisi profonda che poi sfocia in una pura e serena presa di coscienza vegan.
Queste FAQ verranno aggiornate nel caso ve ne sia l’occasione. L’autore incoraggia a divulgare queste FAQ su blog, forum e siti e in qualsiasi forma digitale e non, insieme al banner relativo, per chi desidera (» banner). Si chiede solamente la citazione dell’autore (AlanAdler) e un link alla home di questo blog. Grazie.
Indice
Le domande degne
- Cosa significa essere vegetariani o vegan?
- Cosa NON significa essere vegan?
- Cosa mangia un vegan?
- Come vive un vegan?
- Perchè si sceglie di diventare vegetariani/vegan?
- Perchè niente latte e uova?
- Perchè niente miele?
- Cosa date da mangiare ai vostri animali?
- Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?
Le domande interessate
- Una dieta vegetariana/vegana è una dieta equilibrata?
- Una dieta vegetariana/vegana pone a rischio di carenza di proteine?
- Una dieta vegetariana/vegana pone a rischio di carenza di ferro?
- Una dieta vegana pone a rischio di carenza di calcio essendo priva di latte?
- Latte e latticini sono alimenti sani e indispensabili per la salute?
- Una dieta vegetariana/vegana è davvero migliore per la nostra salute?
- Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?
- Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per uno sportivo?
- Una dieta vegetariana/vegana è molto costosa?
- Vorrei continuare a mangiare carne ma senza che gli animali soffrano…
- Vorrei diventare vegetariano/vegan ma vorrei prima consultare un dietologo…
- Vorrei diventare vegetariano/vegan ma i miei genitori non sono d’accordo…
- Vorrei diventare vegetariano/vegan: come iniziare?
- Come mangiare in maniera corretta?
- Un vegetariano deve aumentare il consumo di latticini e uova?
- Devo assumere integratori alimentari?
- Dove posso trovare alcune ricette?
- Nutrendosi di soia non si corre il rischio di nutrirsi di soia OGM?
- Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
- I prodotti con scritto “può contenere tracce di latte” sono da evitare?
- Ho sentito dire che essere vegetariani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo. È vero?
- Ma se tutti fossimo vegan chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?
- Usare fibre sintetiche non è dannoso per l’ambiente?
- Dovendo scegliere tra un uomo e un cane entrambi in pericolo di vita, chi dovremmo salvare?
Le domande innocenti
- Ma l’uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare…
- È la natura…
- L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne…
- Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino, cosa c’è di male?
- Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire. Se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via…
- Il pesce non soffre ed è un cibo salutare…
- Se nella dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo non significa che è una dieta innaturale?
- Se fossimo tutti vegan, ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali?
- Se fossimo tutti vegan, come potremmo coltivare vegetali non essendoci più concime?
- Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso…
- Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è da pazzi…
- Crescere un figlio con una dieta vegetariana/vegana è una forzatura…
- Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura…
- La Bibbia dice che (…), quindi è giusto mangiare carne…
Le domande estreme
- Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
- Anche Hitler era vegetariano!
- Anche le piante soffrono!
- Se è giusto cibarsi di vegetali perchè non soffrono, allora è giusto uccidere un uomo o un animale purchè non soffra?
- Anche il leone mangia la gazzella!
- Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!
- Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun’altro!
- Anche se io diventassi vegetariano, non cambio certo il mondo!
- Se non alleviamo questi animali, si estingueranno!
- Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!
- Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
- Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!
- La selvaggina vive libera: allora non c’è niente di male nel mangiarla?
- Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c’è niente di male negli allevamenti!
- Potete permettervi di essere vegetariani/vegan solo perchè vivete in un Paese ricco!
- Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!
- Sei un ipocrita incoerente: ti dichiari vegan e porti ancora quel maglione di lana? E poi quando cammini farai una strage di insettini!
Le domande degne
Cosa significa essere vegetariani o vegan?
Un vegetariano (in letteratura scientifica definito come latto-ovo-vegetariano) è una persona che non mangia carni animali, quindi niente carne (compreso salame, prosciutto, mortadella, ecc) né pesce (compresi i cosiddetti “frutti di mare”): chi non mangia animali terrestri ma si nutre di pesci non è vegetariano. Un vegano (o vegan) è invece una persona che rifiuta di nutrirsi di tutto ciò che proviene dalla morte - diretta o indiretta - dell’animale e dal suo sfruttamento. Un vegan quindi non consuma carne, pesce, latte e derivati, uova e miele (e tutti gli altri prodotti delle api) (vedi Cosa mangia un vegan?). Inoltre un vegan adotta uno stile di vita in cui ugualmente rifiuta l’uso di tutto ciò che proviene dalla morte e dallo sfruttamento dell’animale, a cominciare dall’abbigliamento (niente pelle, lana, pellicce, ecc) (vedi Come vive un vegan?). I termini veggie, veg e (nella forma scritta) veg*ani, sono usati per indicare sia i vegetariani sia i vegani con un unico vocabolo.
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Cosa NON significa essere vegan?
Essere vegan non significa semplicemente seguire una dieta, nè seguire una dieta per dimagrire, nè mangiare come asceti che si vogliono punire. Non significa aderire a una setta New Age, a una moda salutistica o ad una tendenza stravagante. Non significa essere hippy, nè essere di destra, di sinistra o di centro. Non significa essere esaltati, estremisti o fanatici. Vivere vegan non significa fare un sacrificio. Non è difficile, pericoloso per la salute o triste. Vivere vegan è una scelta profonda, che nasce in modo naturale dentro una persona, ed è una scelta piena di gioia.
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Cosa mangia un vegan?
Una volta tolti dalla tavola carne e pesce e derivati animali (latte e derivati, uova e miele), è importante scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e nuovi piatti: mangiare vegan infatti non significa solo “togliere”, ma soprattutto “aggiungere”. Si continuano a mangiare pane, pasta, riso, frutta e verdura di ogni tipo, piselli, fagioli, lenticchie, funghi, corn flakes, cioccolata, popcorn, pizza, ecc, oltre a biscotti e snack senza latte e uova, che si trovano facilmente anche al supermercato. A questo si aggiungono nuovi cereali (bulgur, avena, farro, cous-cous, miglio, ecc), la soia in tutte le sue preparazioni (tofu, tempeh, proteine vegetali ristrutturate), il seitan (dal sapore molto simile alla carne, viene venduto come wurstel, affettato, affumicato, ecc e vi si possono preparare polpette, spiedini, spezzatini, ecc) e altro ancora. Con la soia inoltre viene preparato anche il latte, oltre a yogurt, burro, panna e gelato. Altri latti vegetali sono quelli di riso, di mandorle, di avena. Naturalmente non manca la possibilità di preparare dolci, pasticcini o torte 100% vegan o di mangiare un hamburger vegetale (» per saperne di più). Ci sono anche moltissimi siti di ricette vegan: Veganblog è uno dei migliori.
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Come vive un vegan?
Un vegan non indossa pelle (la pelle proviene non solo dagli scarti della macellazione che in tal modo diventano una grossa fonte di guadagno per l’allevatore, ma anche da animali uccisi appositamente per la loro pelle, come le mucche indiane, i serpenti o i coccodrilli), lana (le pecore vengono tosate in maniera violenta e in ogni caso alla fine verranno uccise), seta (i bachi da seta vengono bolliti vivi), indumenti contenenti piume (le oche spesso vengono spiumate vive, operazione dolorosissima, e anche loro in ogni caso alla fine verranno uccise) e naturalmente niente pellicce e inserti in pelliccia. Un vegan indossa tutte le fibre vegetali e sintetiche (» per saperne di più). Un vegan inoltre evita cosmetici e prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa testati su animali (» lista delle aziende che non effettuano test animali). Naturalmente ogni altro aspetto della propria vita è regolato dagli stessi principi di rispetto per l’animale. E naturalmente i vegan non sono “esseri perfetti”, nè pretendono di esserlo: andare in giro con un vecchio berretto in lana non significa essere incoerenti, ma solo realisti.
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Perchè si sceglie di diventare vegetariani/vegan?
Le ragioni che possono spingere una persona alla scelta veg*ana sono diverse, e spesso si combinano tra di loro. 1) Per motivi etici: gli animali allevati oggi per l’alimentazione umana vivono in condizioni di vita infernali, che nulla hanno a che vedere con l’immagine della classica fattoria. In ogni caso, tutti gli animali alla fine vengono uccisi, anche mucche e galline, che quando non più produttive divengono carne di seconda scelta (» per saperne di più). 2) Per motivi ecologici/umanitari: l’allevamento di animali ha un impatto devastante sull’ambiente. È considerato il secondo principale fattore di riscaldamento globale (maggiore del traffico stradale, aereo e navale dell’intero pianeta), oltre che causa di consumi massicci di energia, acqua e risorse alimentari, intenso uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, deforestazione, inquinamento delle acque e altri problemi di natura ecologica (» per saperne di più). Questo si lega al problema della fame nel mondo e allo sfruttamento dei paesi poveri, dove le terre vengono usate per la produzione di mangime destinato ad ingrassare gli animali dei nostri allevamenti piuttosto che per sfamare le milioni di persone che muoiono di fame (vedi Ho sentito dire che essere vegetariani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo. È vero?). La minaccia ambientale degli allevamenti pone a rischio la sopravvivenza delle specie selvatiche e la sopravvivenza stessa delle future generazioni umane. 3) Per motivi salutistici: è dimostrato che chi segue un’alimentazione a base vegetale (vegetariana e vegana) ha meno probabilità di contrarre le cosiddette malattie del benessere (cancro, malattie cardiovascolari, obesità, ecc) e maggiore possibilità di vivere più a lungo (» per saperne di più). Va anche detto che per altre persone essere veg*ani è una scelta religiosa/spirituale molto profonda.
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Perchè niente latte e uova?
Attualmente mucche e galline sfruttate per latte e uova sono, tra gli animali allevati per l’alimentazione umana, quelli che soffrono maggiormente. Le mucche vivono in enormi stalle munte continuamente con mungitrici meccaniche sviluppando col tempo gravi mastiti (dolorosissime infiammazioni alle mammelle) fino ad arrivare a non essere più in grado di reggersi in piedi in quanto completamente esauste (le cosiddette “mucche a terra”). Le galline invece vivono tutta la loro breve vita in gruppi di quattro dentro gabbie delle dimensioni di un foglio di giornale, schiacciate l’una contro l’altra a produrre uova in continuazione. Le mucche ovviamente, per produrre latte, come tutti i mammiferi, devono prima partorire: negli allevamenti vengono quindi inseminate artificialmente ogni anno così da programmare un parto ogni anno. I vitelli maschi che nascono, ovviamente non in grado di produrre latte e quindi inutili, vengono allevati e infine uccisi ancora cuccioli a soli 6 mesi di vita. Negli stabilimenti di produzione di galline, invece, ovviamente non nascono solo pulcini femmina (le future galline) ma anche pulcini maschi (su 100 pulcini, mediamente 50 saranno femmina e 50 saranno maschi). I pulcini maschi ovviamente non sono in grado di fare uova, e non sono adatti nemmeno come polli da ingrasso (che devono provenire solo da razze selezionate): vengono quindi uccisi gettandoli vivi in un tritacarne industriale e trasformati in mangime d’allevamento. Consumare latte e uova implica quindi necessariamente la morte di vitelli maschi e pulcini maschi. Infine, anche le stesse mucche (dopo circa sei-otto anni di vita) e galline (dopo circa due anni di vita), quando non più produttive e quindi inutili al mercato, vengono uccise per divenire carne di seconda scelta, mentre in natura vivrebbero molti anni ancora.
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Perchè niente miele?
La questione del miele è ancora dibattuta. Molti sono concordi sul fatto che negli allevamenti industriali sia abbastanza facile che le api possano essere uccise. Alcuni dicono che però nella produzione artigianale su piccola scala (di tipo “amatoriale”, per intenderci) questo sia molto raro. Per togliersi ogni certezza comunque sarebbe meglio non consumare miele. In ogni caso, il miele che si trova in tutti i prodotti confezionati è di produzione industriale, quindi certamente poco “sicuro”. Bisogna sapere comunque che le api possono essere imbottite di farmaci, bruciate vive o subire altre crudeltà (» Api bruciate vive per mancata registrazione di antibiotici). Il miele può essere sostituito benissimo con il malto, che ha la stessa esatta consistenza ed è altrettanto dolce e sano. Poi ci sono altri prodotti delle api, come il polline, la pappa reale e il veleno (usato in alcuni medicamenti “naturali”) che invece causano sicuramente grandi sofferenze e morte alle api, e che quindi sono da evitare senza alcuna ombra di dubbio.
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Cosa date da mangiare ai vostri animali?
Per l’alimentazione di cani e gatti il problema è doppio, perchè oltre alla questione “carne”, c’è anche da considerare che molte ditte di mangime tra le più note eseguono sperimentazione animale (su cani e gatti) per testare i loro prodotti medicati, come ad esempio la nota IAMS (» video: indagine PETA nei laboratori IAMS). Per il problema “carne” invece, in commercio esistono crocchette 100% vegetali sia per cani che per gatti, attentamente studiate presso laboratori universitari e perfettamente equilibrate. In Italia è molto conosciuta la Amì. È quindi possibile scegliere crocchette non testate su animali e 100% vegetali (» per saperne di più). Per chi invece volesse nutrire il proprio cane in maniera “casalinga” può leggere » qui. È anche importante sapere che un mangime 100% vegetale è qualitativamente migliore dei mangimi a base di carne o pesce che, come è facile intuire, non possono contenere i tagli di prima scelta, destinati all’alimentazione umana, ma solo gli scarti della macellazione, comprese carcasse di animali morti per infezioni, tumori o altre patologie. L’industria di mangimi per pet è infatti diventata una sorta di discarica della macellazione, che ricicla e trasforma. Le crocchette a base vegetale inoltre sono molto utili in casi di allergie, perchè prive anche di coloranti e altre sostanze chimiche comunemente presenti nei mangimi convenzionali. Nutrire i nostri animali con questi prodotti è quindi anche un nostro dovere nei loro confronti, a prescindere dall’essere vegan o meno.
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Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?
Come il razzismo è una forma di discriminazione di una razza verso altre razze, così lo specismo è una forma di discriminazione di una specie verso altre specie. Il filosofo australiano Peter Singer definisce lo specismo come «un pregiudizio o attitudine di una specie a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie». Lo specismo fonda quindi la propria discriminazione di un individuo sulla sola base della sua appartenenza ad una specie. Quando si parla della sofferenza umana e la si considera più grave di quella di altre specie, si è, per così dire, “colpevoli di specismo”. Alcune conseguenze pratiche e diffuse dello specismo sono l’industria della carne, i laboratori di vivisezione, gli allevamenti per la produzione di pellicce, gli zoo, i circhi con animali, le arene per corride e pratiche come la caccia o la pesca. L’antispecismo invece è l’atteggiamento etico-morale che si oppone a questa visione, riconoscendo alle altre specie non umane pari dignità di quella umana e gli stessi diritti fondamentali: diritto alla libertà, diritto al benessere, diritto alla vita.
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Le domande interessate
Una dieta vegetariana/vegana è una dieta equilibrata?
Carne, pesce e derivati animali non sono alimenti necessari all’organismo umano e una dieta vegetariana o vegana è in grado di fornire adeguatamente tutti i nutrienti di cui ha bisogno il nostro corpo. L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane, afferma che “le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie” (» dossier completo).
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Una dieta vegetariana/vegana pone a rischio di carenza di proteine?
L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “a condizione che vengano consumati gli alimenti vegetali in modo variato e che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali possono soddisfare i fabbisogni nutrizionali proteici. La ricerca indica che un assortimento di cibi vegetali assunti nel corso della giornata è in grado di fornire tutti gli aminoacidi essenziali e assicurare in modo adeguato assunzione e utilizzo di azoto negli adulti sani; ciò significa che le proteine complementari non debbono necessariamente essere consumate all’interno dello stesso pasto [ovvero che non debbano provenire necessariamente da abbinamenti di cereali e legumi nello stesso pasto]” (» dossier completo). Per fornire al nostro organismo tutti gli aminoacidi necessari basta mangiare durante la giornata cereali (pane, pasta, riso ecc), legumi (fagioli, lenticchie, ceci ecc) e un pugno di frutta secca (30 g), da prediligere in particolare le noci (bastano sei noci); la soia invece sembra contenere da sola tutti gli aminoacidi necessari (» per saperne di più).
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Una dieta vegetariana/vegana pone a rischio di carenza di ferro?
L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “l’incidenza dell’anemia da carenza di ferro tra i vegetariani è simile a quella verificata tra i non-vegetariani. Sebbene gli adulti vegetariani presentino più bassi depositi di ferro rispetto ai non-vegetariani, i loro livelli sierici di ferritina si collocano usualmente all’interno del range di normalità“ (» dossier completo). Nel nostro Paese, non a caso, anche per chi segue un’alimentazione onnivora, “la maggior parte del ferro assunto deriva da fonti di origine vegetale” (fonte: SINU).
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Una dieta vegana pone a rischio di carenza di calcio essendo priva di latte?
Il calcio si trova in buona misura nei cibi vegetali. Nonostante l’assunzione media di calcio nella dieta vegana si collochi al di sotto della dose giornaliera raccomandata (800-1000 mg/die), diversi studi condotti su vegani non hanno rivelato sintomi correlati ad una carenza di calcio. Questo perchè il fattore principale per la salute dell’osso non è la quantità di calcio assunta, ma piuttosto l’equilibrio tra calcio assunto e calcio eliminato (tramite feci e urine) dall’organismo. Un ruolo fondamentale giocano quindi quei fattori dietetici che influenzano le perdite di calcio dall’organismo, e tra questi fattori il più pericoloso è l’assunzione di proteine animali. Ne consegue che, sebbene i vegani possano assumere meno calcio degli onnivori, il loro fabbisogno giornaliero di questo minerale è probabilmente inferiore grazie alle minori perdite da parte dell’organismo (» per saperne di più).
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Latte e latticini sono alimenti sani e indispensabili per la salute?
Volendo rimanere obiettivi, non si può dire né che il latte vaccino sia indispensabile né che sia da evitare assolutamente. Anche se non indispensabile, il latte contiene alcuni nutrienti indubbiamente utili, ma può avere anche effetti dannosi sulla nostra salute. I nutrienti potenzialmente utili contenuti nel latte sono: il calcio, che però non rappresenta un problema per i vegani (vedi Una dieta vegana pone a rischio di carenza di calcio essendo priva di latte?); la vitamina D, prodotta in quantità adeguate dalla pelle con l’esposizione alla luce solare (c’è anche da dire che la quantità di vitamina D presente nel latte è molto bassa, e non ricopre certo il fabbisogno giornaliero raccomandato, inoltre questa vitamina, in natura praticamente assente nel latte, viene addizionata ai mangimi usati per i bovini, che quindi la rilasciano nel latte: niente di diverso quindi da un latte vegetale addizionato con vitamina D); la vitamina B12, assente in una dieta vegan ma che può essere assunta tramite integratore (vedi Devo assumere integratori alimentari?). Il latte tuttavia contiene anche: lipidi, e molti dei grassi presenti sono saturi; lattosio, causa di problemi gastrointestinali per intolleranti e allergici; colesterolo, in quantità potenzialmente dannose per la salute; e proteine animali, che per contro aumentano le perdite di calcio dall’organismo. Va inoltre detto che: seppur ancora non dimostrato, secondo alcuni studi il consumo di latte nell’infanzia aumenta la probabilità di contrarre il diabete; come tutti i prodotti animali, il latte contiene una elevata quantità di inquinanti chimici; numerosi studi epidemiologici hanno rilevato una chiara correlazione tra consumo di latticini e cancro alla prostata, uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile. Per quanto riguarda la prevenzione dell’osteoporosi, nonostante quello che viene generalmente creduto, i latticini non hanno alcun effetto protettivo dimostrato, mentre sembra essere più importante la pratica regolare di attività fisica.
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Una dieta vegetariana/vegana è davvero migliore per la nostra salute?
Il consumo di carne (pesce compreso, vedi Il pesce non soffre ed è un cibo salutare) e prodotti di origine animale (latte, latticini e uova, ricchi di grassi saturi e colesterolo, vedi Latte e latticini sono alimenti sani e indispensabili per la salute?) è legato alle principali patologie della nostra società (cancro, malattie cardiovascolari, diabete ecc). Una dieta vegetariana sembra essere migliore per la salute non tanto per l’assenza di prodotti animali (che, quando non dannosi, non apportano alcun vantaggio all’organismo), quanto per le provate proprietà antitumorali e generalmente benefiche dei cibi vegetali. I dati scientifici ottenuti da una moltitudine di studi epidemiologici mostrano che chi segue un’alimentazione a base di cibi vegetali gode di una salute migliore rispetto agli onnivori, e in particolare una dieta che minimizzi o elimini completamente anche latte e derivati e uova è in grado di ridurre considerevolmente l’incidenza di gravi patologie. L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “i risultati di una rassegna basata sull’evidenza hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro” (» dossier completo). Le diete vegetariane sono attualmente molto studiate in ambiente scientifico, e le conferme dei vantaggi sulla salute sono frequenti.
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Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?
L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane, afferma che “le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane ben pianificate sono appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi gravidanza e allattamento. Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane correttamente strutturate soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei bambini nella prima e seconda infanzia e degli adolescenti, e promuovono una crescita normale [...]. Le diete vegetariane nell’infanzia e nell’adolescenza possono essere d’ausilio nello stabilire sani schemi alimentari, validi per tutta la durata della vita, e possono offrire alcuni importanti vantaggi nutrizionali. I bambini e gli adolescenti vegetariani presentano più bassi introiti di colesterolo, grassi saturi e grassi totali, e più elevati introiti di frutta, verdura e fibre rispetto ai non-vegetariani. È stato riportato che i bambini vegetariani sono anche più magri e presentano più bassi livelli di colesterolo plasmatico” (» dossier completo). Alcuni articoli interessanti possono essere letti » qui (in Ciclo vitale). Per adolescenti veg*ani e genitori di adolescenti veg*ani è disponibile una pratica guida in pdf » qui.
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Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per uno sportivo?
Le diete vegetariane sono del tutto compatibili con una attività sportiva anche molto intensa, e sono perfettamente in grado di soddisfare il fabbisogno degli atleti agonisti: studi compiuti su atleti vegetariani mostrano che i loro parametri fisici non hanno nulla da invidiare a quelli degli onnivori (» per saperne di più). Tuttavia, la migliore conferma della validità delle diete vegetariane per gli sportivi è certamente il fatto che atleti come Dave Scott (pluricampione di triathlon), Edwin Moses (campione olimpionico ai 400 metri a ostacoli), Emanuela Di Centa (campionessa olimpionica di sci di fondo), Piero Venturato (campione mondiale di culturismo), Paavo Nurmi (venti volte campione mondiale di marcia su strada) e molti altri grandi nomi della storia dello sport, seguano diete vegetariane. Carl Lewis è certamente il più noto: vegano dal 1990, nel pieno della sua attività sportiva di successo. Nel 1991 stabilì il record mondiale nei 100 metri (9,86 sec). Dal 1990 al termine della sua attività professionale nel 1996 (a ben 35 anni) vinse 3 ori nelle olimpiadi e 2 nei mondiali. Un’interessante intervista a Mac Danzig, vegan da anni e campione di lotta “King of the Cage”, può essere letta » qui. Consigliata anche una visita al sito Vegan Bodybuilding & Fitness. Alcuni articoli interessanti possono essere letti » qui (in Sport).
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Una dieta vegetariana/vegana è molto costosa?
Gli alimenti di base dell’alimentazione vegana sono i cereali, i legumi, la frutta e la verdura. Per questi prodotti, i costi non sono certo elevati, rispetto a carne, pesce e formaggi. I cibi come tofu, seitan o altri più esotici sono semplicemente un “lusso” da concedersi di tanto in tanto: non possono certo rappresentare la base dell’alimentazione vegana. E comunque questi prodotti non hanno un prezzo più alto di formaggi di buona qualità o carni e pesci pregiati. Non è poi assolutamente vero che la scelta vegan per essere valida deve preferire i prodotti bio: la scelta di prodotti biologici è valida per la dieta onnivora o vegana allo stesso modo. Ci si rivolge ad un negozio bio solo per prodotti come tofu, seitan e simili che, come detto, non rappresentano la base della dieta vegana. Per tutto il resto si può continuare a fare spesa al supermercato o dove si preferisce. In definitiva una dieta vegana ha un costo complessivo inferiore rispetto alla dieta onnivora. L’unica cosa che effettivamente rappresenta un problema nella spesa di un vegan è il latte di soia, ma non appena questo sarà più diffuso (come lo è sempre più) anche il suo prezzo si abbasserà (» per saperne di più).
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Vorrei continuare a mangiare carne ma senza che gli animali soffrano…
Per molte persone che iniziano a sentire i primi sensi di colpa, sperare che il cibo che stanno consumando provenga da animali che non hanno sofferto oppure cercare di rivolgersi ad allevamenti biologici, è uno dei primi meccanismi di difesa che scatta. Spesso però si finisce per capire che nessuno potrà assicurarci che l’animale che stiamo mangiando sia stato trattato “bene”. Le cosiddette “leggi sul benessere animale” sono ancora leggi piegate al profitto dell’allevatore e non al vero benessere dell’animale. Sono leggi che permettono ad esempio che una scrofa viva per mesi in una gabbia larga 60 centimetri, che ai piccoli suini vengano tagliate le code, che le galline vivano schiacciate una contro l’altra dentro piccole gabbie. Anche rivolgersi agli allevamenti biologici non risolve il problema (vedi Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino, cosa c’è di male?). In ogni caso, tutti gli animali finiscono comunque in un macello dove saranno uccisi, e la morte, per questi animali, non è sempre rapida e indolore come si crede, ma non raramente si tratta di una lenta agonia. Non mangiare animali è l’unica soluzione concreta per non sostenere la crudeltà sugli animali.
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Vorrei diventare vegetariano/vegan ma vorrei prima consultare un dietologo…
A differenza di paesi come gli Stati Uniti o l’Inghilterra, in Italia, purtroppo, molti medici (ma non tutti fortunatamente) hanno ancora profondi pregiudizi verso la dieta vegetariana (peggio ancora per quella vegana). Non è raro avere a che fare con medici malinformati e non aggiornati spingere il paziente al consumo di carne prospettandogli carenze di ogni tipo e gravi conseguenze sulla salute. L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “i professionisti della nutrizione hanno un ruolo importante nel fornire assistenza nella pianificazione di diete vegetariane sane per quegli individui che mostrino interesse verso l’adozione di una dieta vegetariana o che già consumino una dieta vegetariana, e devono essere in grado di fornire informazioni accurate e attuali sulla nutrizione vegetariana” (» dossier completo). In ogni caso, la dieta vegetariana/vegana non richiede particolari conoscenze per essere seguita in maniera corretta (vedi Come mangiare in maniera corretta?). Tuttavia, chi vuole consultare uno specialista, dovrebbe prima accertarsi che si tratti di un medico senza pregiudizi sulle diete vegetariane. Se si vuole consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana si può fare riferimento all’elenco dei medici soci di SSNV.
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Vorrei diventare vegetariano/vegan ma i miei genitori non sono d’accordo…
È importante parlare con i propri genitori, proponendosi con un atteggiamento maturo e spiegando loro i motivi della propria scelta: la sofferenza degli animali, la salvezza del pianeta, la salute. Bisogna far capire ai genitori quanto questa scelta sia una cosa importante e non una ragazzata, spiegando come una dieta veg*ana sia perfettamente in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali dell’organismo, anche durante la crescita. Un opuscolo utile da leggere, sia per ragazzi che per genitori, è la Guida al vegetarismo per genitori e ragazzi. Al limite, si può considerare l’opportunità di andare con i propri genitori da un medico specializzato in nutrizione vegetariana così da far loro capire quanto sia adeguata una dieta veg*ana (» elenco dei medici soci di SSNV).
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Vorrei diventare vegetariano/vegan: come iniziare?
Una volta che abbiamo tolto carne e pesce dalla tavola, è importante scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e nuovi piatti: mangiare veg*ano infatti non significa solo “togliere”, ma soprattutto “aggiungere”. Per iniziare, un breve articolo introduttivo si può leggere » qui. Un articolo più approfondito si può leggere invece » qui. Un ottimo sito è invece VegFacile.info, dove si viene guidati passo passo alla scelta veg. Se si vuole discutere con altre persone che hanno già fatto la scelta veg o si hanno dei dubbi e delle domande, si può visitare il forum Promiseland sezione Alimentazione vegetariana e vegan.
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Come mangiare in maniera corretta?
Per mangiare correttamente è importante assumere durante il giorno alimenti da tutti i quattro gruppi base delle diete vegetariane (cereali, legumi, frutta e verdura), variando i cibi il più possibile durante il giorno, durante la settimana e durante l’arco dell’anno scegliendo solo prodotti freschi di stagione, in modo da assumere tutti i nutrienti di cui il nostro organismo ha bisogno. Alcuni consigli utili si possono leggere » qui. Per approfondire si può consultare il sito VegPyramid.info, dove vi è anche un menù settimanale personalizzato. Un menù bisettimanale di esempio, completo di ricette, si può scaricare » qui. Un libro interessante con utili indicazioni è VegPyramid, della dott.ssa Luciana Baroni. Se si hanno dei dubbi, si può consultare il forum di SSNV specifico sull’alimentazione vegetariana. Non è assolutamente necessario, ma se si vuole consultare uno specialista ci si dovrebbe prima accertare che si tratti di un medico senza pregiudizi verso le diete vegetariane, altrimenti se si vuole consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana si può fare riferimento all’elenco dei medici soci di SSNV. È comunque importante non farsi troppi problemi, ma piuttosto mangiare in maniera naturale e soprattutto con gusto. Con il tempo si capirà cosa e come modificare la propria alimentazione, se necessario. È consigliabile di tanto in tanto controllare il peso, per capire se si sta mangiando troppo o troppo poco, e per stare sicuri eseguire periodicamente le analisi del sangue (» esami del sangue) per capire, sempre se necessario, come ottimizzare la propria dieta.
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Un vegetariano deve aumentare il consumo di latticini e uova?
Un errore frequente di molti neo-vegetariani è quello di credere che in sostituzione della carne si debba aumentare il consumo di latticini e uova, alimenti ricchi di grassi e colesterolo e privi di fibre. Questo comportamento, a lungo andare, pone rischi per la salute, e può portare, come spesso si può notare, ad un aumento di peso. Il livello di grassi e proteine animali può anche facilmente arrivare a superare la soglia di una normale dieta carnivora, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Inoltre i latticini possono ridurre considerevolmente (tra il 30 per cento e il 50 per cento) l’assimilazione del ferro vegetale, a causa del loro alto contenuto di calcio. Da un punto di vista etico, invece, la produzione di latticini e uova comporta per mucche e galline una sofferenza, per quanto possibile, ancora maggiore rispetto agli altri animali allevati, e aumentare il consumo di questi prodotti significa una riduzione poco significativa di sofferenza animale rispetto ad una dieta carnivora; infine mucche e galline, quando non più produttive, verranno anch’esse macellate (vedi Perchè niente latte e uova?). In definitiva, quindi, un vegetariano dovrebbe cercare di ridurre i consumi di latticini e uova al minimo.
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Devo assumere integratori alimentari?
Un vegetariano non deve assumere alcun tipo di integratore. Un vegan invece deve assumere un integratore di vitamina B12. Pur essendo possibile ricavare questa vitamina da prodotti fortificati con B12 (latte di soia, corn flakes e altri) è comunque consigliato assumere un integratore. Integratori non classificati come farmaci e quindi non testati su animali sono raccolti nella lista » qui. Si consiglia il Long Life B12 della Phoenix, pastiglie da 2000 mcg, da assumere una volta alla settimana lontano dai pasti, ponendo la pastiglia sotto la lingua e lasciandola sciogliere; il contenitore va poi conservato in frigo. Si trova facilmente in farmacia, altrimenti lo si fa ordinare. Le pastiglie stanno sulla punta di un mignolo e una confezione contiene 100 pastiglie. (Vedi anche Se nella dieta vegan occorre assumere un integratore di B12, questo non significa che è una dieta innaturale?)
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Dove posso trovare alcune ricette?
Un ottimo sito di ricette, ricco di foto, è Veganblog. Ricette di facile preparazione si possono trovare » qui. Un libro per ricette pratiche e veloci è La cucina etica facile. Altri siti di ricette e libri si possono trovare » qui.
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Nutrendosi di soia non si corre il rischio di nutrirsi di soia OGM?
Alcuni temono che i piatti a base di soia siano da evitare perché la soia può essere geneticamente modificata, e pensano che un’alimentazione a base vegetale sia più “rischiosa” in questo senso. In realtà, solo un vegan ha la possibilità di scegliere: per i cibi destinati all’alimentazione umana vi è infatti l’obbligo di dichiarare sull’etichetta se sono stati usati OGM o meno, così come avviene per i mangimi animali. Non esiste però l’obbligo di dichiarare se gli animali stessi siano stati nutriti con OGM. Eppure il 90 per cento degli OGM che vengono importati in Europa (soprattutto soia) vanno a finire nei mangimi per animali. La soia che si consuma in Europa è infatti solo in minima parte utilizzata per il consumo diretto umano, mentre principalmente viene usata nei mangimi per animali: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. L’Italia produce pochissima soia, meno del 10 per cento del fabbisogno nazionale, mentre il resto è importato, soprattutto da USA e Sud America, ed è soprattutto di produzione transgenica. Secondo il Ministero della salute, il 91 per cento della soia utilizzata in zootecnia è di origine OGM. Chi quindi consuma carne, pesce (d’allevamento), latte e derivati e uova, non può in alcun modo evitare il consumo di OGM. Anche chi sceglie l’allevamento “biologico” non è al sicuro, perchè, per legge, il 10 per cento dei mangimi può provenire anche da coltivazioni convenzionali, non biologiche, e quindi non OGM-free (» per saperne di più).
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Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
Il pane può contenere a volte latte o suoi derivati oppure strutto (grasso di maiale); inoltre alcuni panifici ungono le teglie da forno con del grasso animale. Lo strutto a volte può essere presente anche nella pizza, mentre è spesso usato nel pancarrè. Le caramelle possono contenere gelatina (addensante ricavato dalle ossa, dalle pelli e dai tendini di animali macellati): le caramelle gommose ai frutti e quasi tutte le mentine contengono gelatina. La gelatina può essere usata anche per confezionare marmellate e dolci in genere. I chewing gum possono contenere glicerina animale. La pasta può contenere uova o inchiostro di calamari, in quest’ultimo caso la pasta si può facilmente riconoscere dal colore nero. Le margarine possono contenere olio di pesce o di altri animali marini, e molte contengono siero di latte: bisogna quindi scegliere solo quelle che riportano la dicitura “margarina vegetale”. Altri ingredienti da controllare sono il lattosio, la caseina e il caseinato. Vi sono inoltre numerosi altri ingredienti di origine animale usati per la produzione alimentare, spesso anche definiti sotto forma di sigle tecniche (una lista dettagliata si trova » qui). L’attenzione all’uno o all’altro ingrediente non è, ovviamente, una regola prestabilita dell’essere vegan, ma è del tutto soggettiva.
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I prodotti con scritto “può contenere tracce di latte” sono da evitare?
Su alcuni prodotti, ad esempio su alcune barrette di cioccolato fondente, si può leggere, in fondo alla lista degli ingredienti, la dicitura “può contenere tracce di latte” (o uova) e simili. Questa indicazione non riguarda gli ingredienti usati per il prodotto, ma significa solo che lo stesso stabilimento produce, oltre alla nostra barretta di cioccolato, anche altri prodotti che contengono latte (ad esempio barrette di cioccolato al latte), e quindi tracce di latte possono essere presenti anche nel prodotto che abbiamo tra le mani. Questa dicitura è solo una protezione “legale” per tutelarsi da persone eventualmente allergiche al latte (infatti spesso si citano anche le noci o le arachidi). La nostra barretta di cioccolato fondente può quindi considerarsi vegan al 100%.
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Ho sentito dire che essere vegetariani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo. È vero?
Attualmente in tutto il mondo vi sono miliardi di animali allevati per l’alimentazione umana. Si tratta di miliardi di animali che, ovviamente, vanno nutriti. E ovviamente un animale che mangia un chilo di cibi vegetali non “produce” direttamente un chilo di carne: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. Sono quindi necessari milioni di ettari di terreno da adibire al mangime animale. Ma in Europa non abbiamo sufficienti terreni da riservare a questo scopo: solo per la soia, il fabbisogno dell’Europa è pari a 20 volte la quantità che viene coltivata nell’Europa stessa. È quindi necessario importare milioni di tonnellate di cereali e legumi dai paesi del Sud del mondo, impoverendoli ulteriormente e sfruttando le loro risorse ambientali: 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli USA e l’Europa. Inoltre le terre dei paesi poveri sono sfruttate per il pascolo degli animali, animali che finiranno sulle nostre tavole. In soli dieci anni (dal 1990 al 2000) l’Amazzonia brasiliana ha perso un’area di foresta pari a due volte il Portogallo: la stragrande maggioranza di quest’area è diventata pascolo per bovini, per il consumo interno e per l’esportazione in Europa, Giappone e USA. Ovviamente, se queste terre venissero usate direttamente per il nutrimento umano piuttosto che per ingrassare i nostri animali, si potrebbe risolvere il problema della fame nel mondo che, come è oramai noto, non è dovuto ad una carenza delle risorse alimentari, ma ad una loro non equa distribuzione nel mondo. È stato calcolato che se l’intera popolazione umana (quasi 7 miliardi di abitanti) adottasse lo stesso regime alimentare dei paesi Industrializzati, occorrerebbero oltre 2 pianeti per sfamare tutti. Al contrario, se tutti seguissero il modello alimentare dell’India (dove vi è un consumo molto ridotto di prodotti di origine animale) si potrebbero nutrire 11 miliardi di persone (» per saperne di più). (Vedi anche Ma se tutti fossimo vegan chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?)
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Ma se tutti fossimo vegan chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?
Il problema è molto complesso. Nei paesi poveri la crescente concentrazione di ricchezze nelle mani di pochissimi proprietari terrieri, sollecitati dai forti guadagni, ha dirottato l’uso delle terre da risorsa per il diretto consumo locale ad approvvigionamento alimentare per gli allevamenti dei paesi ricchi. La corruzione dei dirigenti politici nei paesi poveri favorisce investimenti orientati verso produzioni agricole destinate ad ingrassare i nostri animali piuttosto che aiuti in sostegno dell’attività agricola rivolta a soddisfare la richiesta di cibo delle popolazioni locali. Inoltre, anche la costante pressione delle multinazionali agroalimentari e zootecniche spinge i paesi in via di sviluppo verso la produzione di derrate redditizie destinate all’esportazione, mentre le aree destinate alla coltivazione di derrate alimentari umane si restringono sempre più. Se i paesi industrializzati riducessero gli allevamenti (tramite ridotti consumi di cibi animali), cesserebbe anche questa massiccia importazione di mangimi dai paesi più poveri, che ritornerebbero ad orientare necessariamente la loro produzione verso alimenti destinati al consumo umano. Il prezzo della terra in questi paesi si ridurrebbe e i piccoli agricoltori potrebbero tornare all’agricoltura tradizionale più economica in grado di soddisfare la richiesta di cibo della popolazione locale. Oggi, invece, con l’aumento di consumi di cibi animali in tutto il mondo, sempre più terra coltivabile del pianeta è adibita alla coltivazione di mangimi per gli animali, il che significa che sempre meno terra è riservata alla produzione di cereali per l’alimentazione diretta umana, e ciò porta ad una lievitazione dei prezzi dei cereali per consumo umano: nel 2007, in alcuni paesi, il costo del mais e’ aumentato del 120% in soli sei mesi. Ma se i popoli più ricchi riescono comunque a sostenere questa situazione, un lieve aumento di prezzo dei beni alimentari significa l’impossibilità di sfamarsi per milioni di persone che vivono nelle regioni più povere del pianeta.
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Usare fibre sintetiche non è dannoso per l’ambiente?
Usare fibre (vegetali e) sintetiche rientra nello stile di vita vegan: uno stile di vita che - considerato nel complesso - ha un impatto sull’ambiente infinitamente minore di qualsiasi altra persona consumatrice di carni. L’allevamento di animali ha infatti un impatto devastante sull’ambiente: è considerato il secondo principale fattore di riscaldamento globale (maggiore del traffico stradale, aereo e navale dell’intero pianeta), oltre che causa di consumi massicci di energia, acqua e risorse alimentari, intenso uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, deforestazione, inquinamento delle acque e altri problemi di natura ecologica (» per saperne di più). Bisogna però anche sapere che in realtà proprio l’industria conciaria è una delle più inquinanti della Terra (» per saperne di più).
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Dovendo scegliere tra un uomo e un cane entrambi in pericolo di vita, chi dovremmo salvare?
Tom Regan sostiene che l’uomo e gli altri animali abbiano lo stesso “valore inerente” e un uguale diritto a non essere danneggiati. Ma l’uomo subisce un danno maggiore dalla morte rispetto agli altri animali, in quanto ha più ricche possibilità di soddisfazione (di ordine intellettuale). Per questo motivo, tra un essere umano e un cane entrambi in pericolo di vita, si dovrebbe scegliere di salvare l’essere umano e lasciare morire il cane. La stessa decisione di salvare l’essere umano deve essere presa se abbiamo da una parte un uomo in pericolo di vita e dall’altra un numero qualsiasi di cani in pericolo di vita. Questo perchè bisogna valutare il danno maggiore subito da ogni singolo individuo, e non scegliere in base alla somma dei danni subiti da due gruppi (l’uomo da una parte e i cani dall’altra). Ovviamente queste considerazioni non hanno nulla a che vedere con una visione specistica della vita animale, ovvero non è l’appartenenza alla specie umana il fattore in base al quale decidere di salvare l’uomo e non il cane (Tom Regan è uno dei massimi esponenti filosofici del movimento per i diritti animali).
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Le domande innocenti
Ma l’uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare…
L’uomo non nasce predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Si nutriva principalmente di vegetali e solo occasionalmente di proteine di origine animale, cibandosi di carogne o di animali malati cacciati per caso. L’uomo è infatti essenzialmente un animale frugivoro, e ciò è evidente anche dalla sua struttura anatomica e fisiologica (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altri parametri). Basterebbe anche osservare i nostri cugini primati, come il gorilla, che fisiologicamente sono molto simili all’essere umano, per vedere che si nutrono prevalentemente o completamente di vegetali. In realtà, oggi, il consumo attuale di carne dei paesi ricchi rappresenta invece un picco incredibile mai raggiunto nella storia dell’essere umano: basta solo pensare ai nostri nonni, che vedevano la carne a tavola solo nelle grandi occasioni. In ogni caso, chi giustifica il proprio consumo di carne perchè «l’uomo ha sempre mangiato carne», come potrebbe giustificare allo stesso modo il consumo di latte?
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È la natura…
Anche ammesso che «l’uomo ha sempre mangiato carne» (ma così non è, vedi Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare…) non ha senso giustificare il proprio consumo di carne aggrappandosi ad un concetto di “natura”. Oggi, nella nostra società, viviamo completamente strappati dalla nostra “natura”: non c’è più nulla di naturale. Mangiare carne, oggi, può essere naturale solo per le piccole tribù che vivono allo stato primitivo o le popolazioni eschimesi. Ma noi viviamo in un’altra parte del pianeta. Piuttosto dovremmo domandarci cosa c’è di naturale nell’imprigionare un animale, farlo ingrassare ed infine ucciderlo, ancor di più considerando le condizioni di vita del tutto innaturali negli allevamenti intensivi. Inoltre, da un punto di vista morale, non ha senso giustificare l’uccisione di un animale per cibarsene affermando che «è la natura», perchè allora si potrebbe giustificare anche l’omicidio, perchè certamente l’uomo da sempre ha ucciso i suoi simili. Ma nessuno mentalmente sano giustificherebbe l’omicidio in questi termini, perchè tra noi e l’uomo delle origini vi è stato un enorme balzo in termini morali. Non si capisce quindi perchè, nel cibarsi di animali, l’uomo non possa compiere un’analoga evoluzione morale. E perchè mai, poi, ipotizzando che fino all’anno 2000 tutta la popolazione umana fosse stata vegetariana, oggi nessuno dovrebbe mangiare carne, se pur volesse? La verità è che la “natura umana” non ha alcun ruolo nel determinare la nostra alimentazione. E chi decide di mangiare vegan lo sa bene, perchè essere vegan è una scelta razionale dettata da profonde motivazioni etiche, ecologiche e salutistiche. E poi, chi potrebbe giustificare il consumo di latte rifacendosi ad un concetto di “natura”? C’è qualcosa di più innaturale di un mammifero adulto che beve latte materno di un’altra specie?
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L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne…
L’uomo è essenzialmente un animale frugivoro (vedi Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare…). Il suo apparato digerente, fisiologicamente strutturato per un’alimentazione a base vegetale, è però in grado anche di digerire cibi animali, seppur in maniera non adeguata. Questa capacità ha rappresentato per la specie umana un gran vantaggio evolutivo, permettendo ai nostri antenati di sopravvivere anche in condizioni ambientali critiche, adattandosi, in caso di necessità, anche ai cibi animali. Questo non significa però che mangiare carne sia necessario al nostro organismo: l’esistenza stessa della popolazione vegetariana lo dimostra chiaramente. Non solo, ma come dimostrato dai dati scientifici ottenuti da una moltitudine di studi epidemiologici, un’alimentazione a base vegetale è di gran lunga la migliore per la nostra salute (vedi Una dieta vegetariana/vegana è davvero migliore per la nostra salute?): mangiare carne quindi non solo non è necessario, ma è anche sconsigliato. Essere onnivori non significa quindi dover mangiare sia alimenti animali che vegetali. Essere onnivori significa poter scegliere tra cibi più adatti (di origine vegetale) e cibi meno adatti (di origine animale) per salvaguardare il nostro stato di salute.
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Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino, cosa c’è di male?
Un vegan rifiuta tutto ciò che proviene dallo sfruttamento e dalla morte dell’animale. In un allevamento biologico o di un contadino, tutti gli animali alla fine vengono uccisi, esattamente come negli allevamenti intensivi. Anche mucche e galline, quando non più produttive, vengono uccise: nessun allevamento biologico o contadino tiene una mucca o una gallina fino alla vecchiaia. Per quanto riguarda il benessere animale, diciamo che in questi allevamenti gli animali vivono “meno peggio”, ma non certo in condizioni soddisfacenti dal punto di vista dell’animale. Si tratta sempre di animali non liberi, castrati e soggetti ad altre umiliazioni. Inoltre anche negli allevamenti biologici, calci, uso di pungoli elettrici e altre violenze fanno parte della normale gestione dell’animale. Basta pensare al contadino: non è possibile che un uomo oggi accarezzi i suoi animali e domani gli infili un coltello in gola. Nessuno di noi sarebbe in grado di farlo con un animale che tratta veramente bene (come il nostro cane o il nostro gatto). Infine l’allevamento biologico non è comunque sostenibile, su vasta scala, con gli attuali consumi: se si continua a consumare la stessa quantità di prodotti animali, gli allevamenti biologici non possono reggere la domanda, e l’allevamento intensivo rimane l’unica alternativa possibile. Quindi, prima di tutto occorre diminuire il consumo di prodotti animali, perché consumarne la stessa quantità comprandoli da un allevamento biologico significa solo prendere in giro se stessi.
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Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire. Se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via…
Le mucche, come tutti i mammiferi, uomo compreso, producono latte solo dopo aver partorito, così da avere a disposizione il latte necessario all’allattamento del proprio vitello. Terminata la fase di svezzamento, la mucca ovviamente non produce più latte. Questo è quanto avviene in natura. Negli allevamenti, invece, le mucche vengono inseminate artificialmente ogni anno così da programmare un parto ogni anno: in questo modo la mucca produce latte senza interruzione. Il vitello viene allontanato dalla madre entro 48 ore, in modo che la mucca possa essere messa quanto prima sotto mungitura intensiva: una mucca oggi è portata a produrre fino a 10 volte di latte in più di quello che servirebbe a nutrire il proprio vitello. A causa di questo intenso sfruttamento, la mucca si ritroverà presto ad avere mammelle gonfie, tese e dolenti, fino a sviluppare dolorosissime infiammazioni alle mammelle (mastiti), causa di grave sofferenza per l’animale. Dopo sei-otto anni di questa vita, quando la mucca, esausta - a causa di questo ipersfruttamento e dei continui parti - non sarà più produttiva, viene uccisa per divenire carne di seconda scelta.
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Il pesce non soffre ed è un cibo salutare...
Studi scientifici hanno dimostrato che il pesce ha un sistema nervoso molto sensibile, ed è quindi in grado di provare sensazioni di dolore come i mammiferi, insieme alla paura (» per saperne di più). Detto questo, bisogna considerare che il pesce è l’animale che soffre maggiormente tra tutti gli animali sfruttati per l’alimentazione umana: non esistono norme di “benessere animale” per i pesci, nè è prevista alcuna forma di stordimento prima dell’uccisione. I pesci presi dalle profondità marine muoiono schiacciati uno contro l’altro all’interno delle reti, oppure, quando vengono portati in superficie, la differenza di pressione fa schizzare i loro occhi fuori dalle orbite. Negli altri casi i pesci muoiono per asfissia, in una lenta agonia. Inoltre il pesce che mangiamo non proviene solo dai mari, ma sempre più spesso anche da allevamenti intensivi dove vi sono vasche con dentro pesci ammassati uno contro l’altro, ipernutriti e imbottiti di farmaci. In numero di individui, quello dei pesci inoltre è certamente il massacro maggiore tra tutti gli animali sfruttati per l’alimentazione umana. Per quanto riguarda la salute, bisogna considerare che i pesci hanno contenuti di grassi e colesterolo ridotti rispetto agli altri poco salutari cibi animali, ma sempre di gran lunga superiori rispetto ai cibi vegetali, e alcune specie - come salmoni, gamberi e altri crostacei - ne sono particolarmente ricchi. I pesci spesso sono contaminati da inquinanti presenti nelle acque dei nostri mari, come PCB (dalla tossicità vicina a quella della diossina) (» per saperne di più). Anche il mercurio è abbondantemente presente nei pesci: secondo il Ministero della Salute, è “ormai riconosciuto che l’ingestione di pesci e prodotti ittici costituisca la fonte principale di esposizione [al mercurio] per la popolazione generale. Infatti, é stato riscontrato che il livello di mercurio nel pesce, anche per individui che ne consumano abitualmente piccole quantità (media di 10-20 g di pesce/giorno), può significativamente influenzare l’assunzione totale di mercurio da parte dell’uomo” (fonte: Ministero della Salute). È superfluo sottolineare che, tra gli altri, PCB e mercurio sono sostanze con accertati effetti cancerogeni e neurotossici. Inoltre, molto del pesce che consumiamo proviene da allevamenti intensivi, in cui gli animali vengono nutriti con alimenti artificiali ricchi di grassi (i mangimi possono contenere anche diossina, purchè non superino determinati limiti) e sottoposti a intense cure farmacologiche.
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Se nella dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo non significa che è una dieta innaturale?
Una dieta vegan pone a rischio di carenza di B12, e pertanto è consigliabile assumere un integratore di questa vitamina (vedi Devo assumere integratori alimentari?). La vitamina B12, in natura, è prodotta esclusivamente da microrganismi che si trovano nel terreno. Gli animali che si nutrono di piante assumono la B12 attraverso i vegetali e l’acqua contaminati da questi microrganismi. Oggi, se un animale erbivoro non vive più in natura, viene nutrito con cibo “pulito”, ovvero sottoposto ad accurati processi di lavaggio per eliminare tracce di sostanze chimiche, e in questo modo vengono allontanati anche i batteri. Questi animali finiscono così per sviluppare una carenza di B12, e quindi gli deve essere fornita questa vitamina come integratore. Questa situazione oggi si verifica per tutti gli animali imprigionati negli zoo e negli allevamenti intensivi. E, appunto, per l’essere umano, animale che non vive più in natura. Quindi oggi, gli stessi batteri produttori di B12 che si trovano in natura, vengono “coltivati” in laboratorio, e la B12 che producono viene inserita in una pillolina “pura”. Non c’è alcuna differenza quindi tra la B12 che si trova in natura e quella che si trova in una pillolina. Il problema perciò non è la presunta innaturalità nell’assumere un integratore di B12, ma è l’innaturalità di ogni aspetto della nostra vita. Certamente è ben poco naturale che gli animali allevati oggi vengano imbottiti di antibiotici e altri farmaci, sostanze chimiche di vario genere e integratori: compresi integratori di vitamina B12 (» per saperne di più)! Assumere cibi animali per non incorrere nella carenza di B12 espone per contro ai gravi rischi legati all’assunzione di grassi e proteine animali presenti in questi cibi, rischi che potrebbero sfociare in serie patologie non risolvibili certo con l’uso di un semplice integratore ma piuttosto con dosi massicce di prodotti chimico-farmaceutici (si pensi solo alla chemioterapia). In ogni caso, l’assunzione di un integratore di B12 è consigliata, indipendentemente dal tipo di alimentazione seguita, alle persone al di sopra dei cinquant’anni, che sembra abbiano facili problemi di assorbimento di questa vitamina.
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Se fossimo tutti vegan, ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali?
Vedi Ho sentito dire che essere vegetariani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo. È vero?
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Se fossimo tutti vegan, come potremmo coltivare vegetali non essendoci più concime?
Bisogna ricordare che il concime non è altro che una massa di vegetali passati attraverso il corpo dell’animale. In alternativa si può usare il compostaggio, un’ottima tecnica per ottenere fertilizzanti naturali usando vegetali. Anche gli escrementi umani sono un’ottima alternativa al letame, come avviene in larga scala in Cina o in diverse oasi ecologiche in Svezia. Si deve anche considerare la coltivazione a rotazione (sovescio), molto utilizzata nell’agricoltura biologica, che permette al terreno di riprendere la propria fertilità di anno in anno. Detto ciò, bisogna anche sapere che il collegamento allevamento-concime era realistico quando gli animali venivano allevati con i metodi tradizionali. Oggi, con gli animali concentrati in gran numero in piccole aree negli allevamenti intensivi “senza terra”, l’ambiente circostante non è più in grado di smaltire tutte le deiezioni prodotte. Le deiezioni del bestiame, che contengono alti livelli di inquinanti chimici (assunti dai mangimi industriali con cui vengono nutriti gli animali), finiscono in gran parte nei corsi d’acqua, causando gravi problemi agli ecosistemi acquatici, alla purezza dell’acqua per consumo umano e alla vita marina. Soltanto in Italia gli animali da allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che non possono essere usate come fertilizzante; il 59% di questa massa, pari a 11,2 milioni di tonnellate, finisce nel Mar Adriatico. Inoltre oggi i fertilizzanti chimici sono necessari proprio perchè la terra è impoverita dal sovrasfruttamento per assicurare cibo ai miliardi di animali allevati: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. Eliminando gli allevamenti, si libera tantissima terra (vedi Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!), che può essere messa a coltivazione con i metodi naturali sopra descritti.
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Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso…
L’alimentazione vegan, per un bambino, non solo è priva di danni, ma anzi è consigliata per la sua salute (vedi Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?), anche considerando che le più diffuse patologie del benessere (cancro, malattie cardiovascolari, diabete ecc) trovano un terreno fertile proprio nei primi anni di vita. A volte i TG lanciano notizie clamorose di bambini morti o in grave stato di salute nutriti con una dieta vegan: si è trattato ogni volta di bambini in grave stato di denutrizione, ovvero scarsamente nutriti (fattore indipendente dal tipo di alimentazione seguita). D’altra parte, ogni anno vi sono un gran numero di bambini di genitori non vegan - nei paesi ricchi - che muoiono per denutrizione, ma è chiaro che queste notizie non fanno clamore.
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Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è da pazzi…
Crescere un bambino vegan non significa evitare di nutrirlo con latte di qualsiasi tipo. Ovviamente un bambino può nutrirsi del latte umano, ovvero del latte della propria madre - anzi, è consigliato. Le femmine di ogni specie, compresa quella umana, infatti, producono un latte particolare che è diverso, nella composizione, dal latte di ogni altra specie. Ogni cucciolo, quindi, per crescere sano, ha bisogno del latte della propria madre, e non di quello di un’altra specie, come il latte vaccino.
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Crescere un figlio con una dieta vegetariana/vegana è una forzatura…
A prescindere da quale regime alimentare vogliamo adottare per i nostri bambini, sono sempre i genitori a decidere, non il bambino. Si tratta quindi in ogni caso di una scelta arbitraria, dove il bambino non ha voce. D’altronde anche l’educazione stessa è una scelta arbitraria, anzi, una vera forzatura che contrasta con il comportamento naturale del bambino. Quindi che il bambino mangi onnivoro o vegetariano/vegan è sempre una scelta arbitraria, che dipende più che altro dalla società e dalla cultura in cui viviamo: ad esempio in India non c’è niente di strano a crescere un bambino vegetariano. Però, ci sono alcune considerazioni da fare: 1) l’essere umano è fondamentalmente un animale frugivoro (vedi Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare…); 2) un bambino che ha fame, di fronte a un vitello e a un albero di mele, ti chiederà di cogliere una mela, non di uccidere il vitello per mangiarlo; 3) un genitore ha il dovere di curare il proprio bambino nel migliore dei modi, e un’alimentazione vegetariana/vegan è la più indicata per curare la salute di un bambino (vedi Una dieta vegetariana/vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?). Possiamo quindi dire che una dieta vegetariana/vegan è senza dubbio la scelta migliore nel rispetto della natura e della salute del bambino.
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Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura…
A prescindere dal fatto che solo il gatto è un animale strettamente carnivoro, mentre il cane è un onnivoro (ovvero può - non “deve” - nutrirsi sia di cibi animali che vegetali), certamente è ben poco naturale per un cane/gatto mangiare palline industriali dal sapore artificiale (le comuni crocchette) o anche formaggi e uova cotte, che non esistono in natura: eppure in questi casi nessuno si pone il problema “naturalità“. Chi poi ritiene giusto nutrire il proprio cane/gatto con carne di animali sfruttati in allevamenti perchè “è la natura”, stento a credere che riterrebbe giusto, sullo stesso criterio, che uno zoo possa nutrire i propri leoni con carne di cane o gatto. In realtà, dal momento che un cane/gatto vive con noi, nella sua vita rimarrà ben poco di naturale: lo stesso stato di cattività non è affatto naturale per un animale. Il nostro dovere, una volta ospitato un animale senza casa, è quello di curarlo e di offrirgli una vita quanto più possibile - nei nostri limiti - accettabile senza danneggiarlo in alcun modo. Detto questo, appare chiaro che non c’è nulla di strano nel nutrire un cane o un gatto con alimenti (commerciali o di nostra preparazione) 100% vegetariani in grado di rispettare pienamente le loro esigenze nutrizionali. Le crocchette 100% vegetariane che si trovano in commercio sono anche qualitativamente migliori delle crocchette convenzionali (vedi Cosa date da mangiare ai vostri animali?): sarebbe quindi nostro dovere scegliere le prime e non le seconde nel rispetto della salute del nostro cane/gatto (» per saperne di più: Cani vegetariani, Gatti vegetariani).
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La Bibbia dice che (…), quindi è giusto mangiare carne…
A prescindere che chi sceglie di mangiare veg*ano non è detto che sia cattolico o che debba seguire una qualsivoglia religione, bisogna considerare la Bibbia per ciò che è, ovvero un testo composto da scritti di diverse persone e che ha subito nel tempo numerosissime revisioni, aggiunte e tagli da parte di altre persone. Da questo punto di vista anche gli stessi studiosi della Bibbia non sempre si trovano d’accordo su ciò che è contenuto nella Bibbia, e non dovrebbe essere, per un credente, un atteggiamento corretto quello di considerare ogni singola parola come verità divina. Ma oltre a questo, c’è un altro problema ancora più serio: gli uomini hanno capito (o sono in grado di capire) quello che è scritto nella Bibbia e gli insegnamenti divini? È infatti noto che le diverse comunità cristiane non seguono tutte la medesima interpretazione della Bibbia: la stessa frase quindi può avere significati diversi o anche opposti a seconda di chi la interpreta, oppure, citando versi diversi, si possono dimostrare affermazioni diverse o anche opposte su una stessa questione (ad esempio, l’omosessualità). L’uomo è quindi davvero in grado di capire le parole di Dio? Ed è comunque sorprendente che il cristiano cerchi, in ogni singola parola della Bibbia, delle interpretazioni profonde che svelino saggi insegnamenti e simbologie di ogni tipo, mentre nei passi dove si proclamano sacrifici di animali ordinati da Dio e altri soprusi sugli animali, le parole, eccezionalmente, vanno sempre intese alla lettera. In ogni caso, secondo alcune comunità cristiane e studiosi, pare che i primi cristiani, come anche lo stesso Gesù, seguissero una dieta vegetariana, e anche nella stessa Bibbia, appunto, alcuni versi sembrano ancora confermare un invito alla scelta vegetariana. Ed infine, il comandamento “Non uccidere”, semplice e lineare, perchè mai non dovrebbe riguardare anche gli animali?
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Le domande estreme
Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
“Essere «per gli animali» non significa essere «contro l’umanità». Esigere che gli altri trattino giustamente gli animali significa chiedere per essi nè più nè meno di quel che si chiede per qualsiasi essere umano: che siano trattati con giustizia. Il movimento per i diritti degli animali non solo non si oppone al movimento per i diritti umani, ma ne fa parte. Cercare di liquidarlo come antiumano significa fare della vuota retorica.” (Tom Regan, filosofo statunitense, I diritti animali)
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Anche Hitler era vegetariano!
Hitler non era vegetariano: furono i suoi medici a prescrivergli occasionalmente - per migliorare le condizioni della sua salute - di seguire una dieta priva di carne: soffriva di disturbi digestivi e di occasionali dolori di stomaco che lo avevano afflitto fin dall’adolescenza, ma anche di eccessiva flatulenza e di forte sudorazione. Hitler tuttavia non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini e la selvaggina farcita e arrostita. Quali che fossero le sue preferenze alimentari, Hitler dimostrò comunque scarsa simpatia per la causa vegetariana in Germania: quando salì al potere nel 1933, bandì tutte le associazioni vegetariane, ne arrestò i dirigenti e chiuse le principali riviste sull’argomento pubblicate a Francoforte (» per saperne di più).
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Anche le piante soffrono!
Gli animali hanno un sistema nervoso, in grado di “registrare” il dolore, e le informazioni del dolore viaggiano dai nervi fino al cervello: gli animali sono quindi in grado di percepire il dolore esattamente come gli esseri umani. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste sia di un sistema nervoso sia di un cervello. Pertanto le loro “sensazioni” - anch’esse scientificamente provate - non vengono in nessun caso elaborate da un sistema nervoso, il solo in grado di tradurre queste stesse sensazioni in effettivo dolore. Per questo motivo gli animali - uomo compreso - sono considerati da un punto di vista scientifico esseri senzienti, ovvero in grado di “sentire” il dolore, mentre alle piante questo status è negato. Chi invece continua nonostante ciò a proporre la “logica” secondo cui il fatto che anche i vegetali soffrano nell’essere mangiati giustifica la sofferenza e la morte degli animali nell’essere mangiati, dovrebbe accettare, sullo stesso principio, la “logica” secondo cui il fatto che anche gli animali soffrano nell’essere mangiati giustifica la sofferenza e la morte degli umani nell’essere mangiati. Accettare il cannibalismo diventerebbe quindi, appunto, una semplice questione di logica (» per saperne di più).
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Se è giusto cibarsi di vegetali perchè non soffrono, allora è giusto uccidere un uomo o un animale purchè non soffra?
A prescindere dal fatto che la sofferenza dell’animale allevato per consumo alimentare inizia dal momento in cui nasce, bisogna considerare che l’uccisione nei mattatoi non è sempre rapida e indolore, ma non di rado si tratta di una lenta agonia (nel caso dei pesci invece è sempre una lenta agonia). Tuttavia l’unica morte che elimina con sicurezza la sofferenza all’animale è quella praticata con eutanasia, che però non può essere applicata in quanto le sue carni devono poi essere consumate. Se quindi «sarebbe giusto uccidere un uomo o un animale, basta non farlo soffrire», di certo non bisogna più mangiare carni animali, perchè molto probabilmente si tratta di carni di animali che hanno sofferto. Ma il punto non è questo. Possiamo affermare che i mammiferi - uomo compreso - possono subire dei danni che vanno ad incidere sul loro grado di benessere, concetto - quello di benessere - strettamente legato alla possibilità di ottenere dei benefici. Ottenere un beneficio significa soddisfare interessi biologici, sociali o psicologici. Per avere interessi di questo tipo, un individuo deve essere in grado di avere desideri, condizione che implica il possesso di una vita mentale piuttosto complessa, come anche il possesso di coscienza e autocoscienza. Ora, come onestamente chiunque può ammettere, è difficile, seguendo la stessa linea di ragionamento, attribuire ad una pianta un concetto di benessere, ed è quindi evidente che una pianta non può subire un danno che vada ad incidere su un inesistente grado di benessere. Uccidere un uomo o un animale, pur senza permettergli di provare sofferenza fisica o psichica al momento dell’uccisione, significa quindi arrecargli un grave danno, perchè lo si priva per sempre di qualsiasi possibilità di ottenere benefici futuri (» per saperne di più).
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Anche il leone mangia la gazzella!
A questa considerazione si potrebbe facilmente obiettare che «anche la mucca mangia l’erba!», affermazione anche più sensata in quanto l’essere umano, animale essenzialmente frugivoro, è strutturato, anatomicamente e fisiologicamente, più similmente ad un erbivoro che non ad un carnivoro (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altri parametri). L’uomo non nasce come predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Si nutriva principalmente di vegetali e solo occasionalmente di proteine di origine animale, cibandosi ad esempio di carcasse di animali abbandonate, appunto, dai grandi predatori naturali come i leoni (vedi Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare…). Inoltre l’uomo è dotato di una caratteristica che manca del tutto agli altri animali, e che dovrebbe essere l’unica a distinguerci: il senso etico. Un leone non è in grado di porsi domande sulla moralità del mangiare una gazzella (o un essere umano), e non può quindi essere considerato colpevole di alcun crimine morale. D’altronde, se l’uomo oggi condanna l’omicidio, anch’esso parte della natura selvaggia umana, lo fa solo in base a considerazioni etiche. È evidente quindi che il leone - animale strettamente carnivoro - mangia altri animali per sopravvivere. L’uomo, oggi, mangia altri animali per “cultura”, non certo per sopravvivere, evitando di porsi di fronte alla sua responsabilità etica.
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Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!
L’uomo è essenzialmente un animale frugivoro (vedi Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare…). I canini presenti nella dentatura umana sono chiaramente, per chi ha un minimo di buon senso, ben diversi dai canini dei veri carnivori naturali, come il leone o anche il gatto. Un carnivoro ha infatti i canini lunghi, affilati e curvi, mentre l’uomo ha dei canini corti e smussati, molto simili a quelli degli erbivori, e difficilmente sono adatti ad afferrare una preda infilandosi in profondità nelle loro carni per poi strapparle con un sol colpo. La natura essenzialmente frugivora dell’essere umano è evidente non solo dalla conformazione dei canini, ma anche dalla sua struttura anatomica e fisiologica nel complesso (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altri parametri).
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Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun’altro!
È chiaro che se io mangio animali, da qualche parte ci deve essere qualcuno che quegli animali li alleva e poi li uccide. Se non mangio animali, invece, semplicemente quegli animali non dovranno mai nascere. Diciamo che se non si fossero i milioni di vegetariani sulla Terra, ci sarebbero molti più allevamenti intensivi sparsi ovunque. In questo modo un vegetariano o ancor di più un vegan, nel corso della propria vita, salva una moltitudine di animali da una vita infernale e terribile.
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Anche se io diventassi vegetariano, non cambio certo il mondo!
Certo, nessun vegetariano pensa di cambiare il mondo da solo. Ma ogni nuova persona che decide di diventare veggie può cambiare il mondo di moltissimi animali che nascerebbero solo per essere spitatamente uccisi giovanissimi o giovani e spesso vivendo tra atroci sofferenze. E molti veggie, insieme, stanno oggi iniziando a cambiare una parte del mondo. Inoltre, diventare veggie è una scelta che nasce da un senso di giustizia personale: anche il fatto che una persona si rifiuti di uccidere un essere umano non impedisce che in tutto il mondo continuino ad essere commessi delitti, ma non per questo possiamo sentirci liberi di assassinare il nostro vicino di casa.
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Se non alleviamo questi animali, si estingueranno!
Per un vegan il problema non è l’estinzione della singola specie, ma la sofferenza del singolo individuo. In ogni caso, il concetto di “conservazione della specie” dovrebbe includere una vita naturale per i singoli individui di una specie protetta, fino a lasciarli morire di morte naturale: non è certo il caso degli allevamenti, con animali imprigionati dentro stalle industriali e uccisi sempre giovani. Questi animali, inoltre, non appartengono a specie naturali, ma si tratta di specie create dall’uomo, nel tempo, per meglio “adattarsi” ai suoi bisogni. Ad esempio il maiale non esisterebbe in natura. In natura vi sarebbe solo il suo progenitore selvatico: il cinghiale. Lo stesso vale per mucche, polli, conigli ecc. Chi è dotato di un minimo di buon senso, comunque, può capire che far nascere degli animali con il solo scopo di imprigionarli in luoghi infernali e poi ucciderli, non può essere certo visto come un servigio reso loro o alla loro specie: è solo per il nostro interesse che li facciamo nascere. Piuttosto che una vita di sofferenze, è di certo meglio non nascere affatto. E in ogni caso non c’è alcuna certezza che queste specie “artificiali” si estinguano (vedi Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!).
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Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!
I miliardi di animali che oggi vivono negli allevamenti di tutto il mondo non sono il frutto di una riproduzione incontrollata degli stessi: siamo invece noi che ne programmiamo la nascita per poi ucciderli e mangiarli. Il bestiame occupa attualmente il 26% della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci. Molte foreste vengono rase al suolo per fare posto a pascoli di bovini destinati ai paesi ricchi. In soli dieci anni (dal 1990 al 2000) l’Amazzonia brasiliana ha perso un’area di foresta pari a due volte il Portogallo: la stragrande maggioranza di quest’area è diventata pascolo per bovini, per il consumo interno e per l’esportazione in Europa, Giappone e USA. Inoltre i due terzi delle terre fertili del pianeta sono oggi usati per coltivare cereali e legumi per gli animali allevati anzichè per il consumo umano. In una ipotetica società mondiale vegan, gli animali come maiali, mucche, polli ecc sarebbero certamente molti di meno di oggi, perchè non si tratterebbe di liberare da un giorno all’altro tutti gli animali dagli allevamenti, ma si svilupperebbe un processo lungo molti anni, durante i quali gli allevamenti sarebbero sempre di meno fino a sparire del tutto. I “pochi” animali che rimarrebbero avrebbero quindi la possibilità di vivere liberi e riprodursi in riserve naturali protette, proprio come oggi avviene per le specie selvatiche protette, oppure potrebbero essere ospitati in strutture-rifugio - come ce ne sono già oggi - atte ad accogliere questi animali e ad accudirli.
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Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
Questa affermazione dà per scontato che se uccidiamo un animale che vive in natura compiamo un atto condannabile, mentre se decidiamo di far nascere un animale (da imprigionare e sottoporre a sofferenze profonde) per allevarlo e poi ucciderlo, questo crimine morale sia giustificato. Il fatto che noi abbiamo il potere di fare questo, non significa che ne abbiamo anche il diritto. Secondo questa logica inoltre una vita avrebbe diverso valore in base alla sua origine: se un uomo e una donna decidono di mettere alla luce un bambino con l’unico fine di rinchiuderlo tutta la vita dentro una cantina e di tanto in tanto picchiarlo, per poi ucciderlo dopo qualche anno di vita, questo crimine sarebbe giustificato.
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Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!
Questo poteva essere vero un tempo. Oggi gli animali non mangiano più erba o fieno: vengono nutriti per lo più con cereali (mais in primis) e soia, alimenti che potrebbero essere usati in maniera molto più efficace per il consumo diretto umano. Basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. Sono 15 chili di cibi vegetali che sarebbero potuti servire per sfamare chi non ha nulla da mangiare. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da 22 per le patate, a 19 per il riso, fino a solo una e due persone rispettivamente per il manzo e l’agnello. Ogni anno vengono destinati circa 145 milioni di tonnellate di cereali e soia per l’alimentazione degli animali allevati, con una perdita di oltre l’80% di potenzialità nutritiva. Inoltre, Il rendimento delle proteine animali è molto basso: un bovino, ad esempio, ha un’efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%. Consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine animali. Bisogna poi considerare anche le terre adibite a pascolo, ovvero terreni potenzialmente destinabili all’agricoltura per il consumo diretto umano: attualmente il bestiame occupa infatti il 26% della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci.
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La selvaggina vive libera: allora non c’è niente di male nel mangiarla?
Un veg*ano rifiuta di nutrirsi di ciò che proviene da un animale morto. Non importa da dove provenga quell’animale, che vita abbia fatto o come sia stato ucciso. Si rifiuta proprio il concetto di morte di un animale per l’alimentazione umana. E ovviamente, per chi si oppone all’allevamento di animali per l’alimentazione umana, la caccia è una pratica da abolire. La caccia fa parte di quel tipo di intrattenimento (come pesca, circhi, zoo ecc) che desensibilizzano l’uomo alla sofferenza degli altri animali, e che impediscono un’evoluzione morale sociale.
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Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c’è niente di male negli allevamenti!
Il fatto che anche in natura gli animali soffrano e muoiano, non giustifica che noi abbiamo il diritto di far nascere animali con il solo scopo di farli soffrire e morire. Nè ci permette di giustificare la sofferenza e la morte degli animali allevati come meno grave: un incidente automobilistico mortale è meno grave per il fatto che ogni anno ne avvengano centinaia sulle strade italiane? Anche gli uomini in natura soffrono e muoiono, ma nessuna persona mentalmente sana giustificherebbe il trattamento dei nazisti verso gli ebrei durante la seconda guerra mondiale in questi termini.
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Potete permettervi di essere vegetariani/vegan solo perchè vivete in un Paese ricco!
Una persona che vive in un Paese ricco può scegliere di seguire una dieta a base vegetale oppure se nutrirsi di cibi animali. Una persona che vive in un Paese povero, invece, ha una sola possibilità: mangiare (esclusivamente o quasi esclusivamente) cibi vegetali. I popoli poveri infatti non possono certo permettersi un consumo di carni e derivati animali come avviene nei paesi ricchi. Per un chilo di carne bovina sono infatti necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale, e un consumo illogico di questo tipo può avvenire solo in un Paese ricco. In un Paese povero, con più logica, quei 15 chili di cibi vegetali vengono usati direttamente dall’uomo per nutrirsi durante il giorno, e non per ingrassare animali. La carne è il vero alimento dei paesi ricchi, tanto è vero che i paesi in via di sviluppo, crescendo economicamente, stanno lentamente abbandonando le loro tradizioni alimentari basate su cibi vegetali per avvicinarsi al nostro modello a base di carni animali. È chiaro che, in un Paese ricco, chi veramente può scegliere di mangiare come meglio desidera è chi mangia carni, e non certo un veg*ano.
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Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!
È vero. Un cane o un gatto che non godono di completa libertà non fanno una vita naturale e certamente soffrono in qualche misura quando costretti ad una vita “cittadina”. Ma chi sostiene i diritti animali ritiene sbagliato far nascere un animale per farlo vivere in cattività (dentro casa o, peggio ancora, dentro una gabbia o un acquario), ed è quello che si fa, indirettamente, quando si acquista un animale. Ben diverso invece è il caso di un animale salvato da una situazione disagevole e messo a vivere in cattività: animali randagi, animali selvatici feriti e incapaci di ritornare a vivere in libertà, animali recuperati dai laboratori di sperimentazione o dalla macellazione e casi simili rappresentano situazioni in cui l’animale può essere tenuto in cattività in vista di un suo beneficio, ovvero offrirgli una vita più dignitosa o addirittura la possibilità stessa di vivere. In quest’ottica andrebbe dunque evitato il riscatto di animali dietro un compenso economico, poichè così si crea una situazione non differente dall’acquisto di un animale: ad esempio, salvare un animale dalla macellazione pagando un allevatore, permette all’allevatore stesso di usare quegli stessi soldi per far nascere, allevare e uccidere altri animali. Un’alternativa al riscatto dietro pagamento può essere un’azione di liberazione diretta di un animale.
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Sei un ipocrita incoerente: ti dichiari vegan e porti ancora quel maglione di lana? E poi quando cammini farai una strage di insettini!
Chi critica in questo modo, proponendo una logica del “tutto o niente”, crede che, piuttosto che non essere perfetti (e nessun vegan è “perfetto” nè pretende di esserlo), sia meglio fregarsene di tutto: la “legge del menefreghismo” prevale assoluta in queste persone. Secondo questa logica, ad esempio, la stessa persona che muove la critica dovrebbe accettare che un cane venga picchiato a morte, altrimenti si corre il rischio di essere a sua volta accusati di incoerenza. Chi accetta la logica del “tutto o niente” e si dichiara a favore dei diritti umani, dovrebbe anche evitare di comprare e usare qualsiasi cosa sia stata fabbricata in Cina, Sud America, Filippine ecc, dove gran parte del lavoro proviene da sfruttamento minorile e altre situazioni dittatoriali di lavoro. Dato che gran parte degli oggetti che ci circondano provengono da questi paesi, chi quindi ritiene di rispettare i diritti umani dovrebbe condurre una vita molto limitata e attenta ad ogni acquisto, fino ai limiti del patologico. In caso contrario si rischia di essere giudicati ipocriti e incoerenti, oppure di non essere interessati non solo ai diritti animali, ma neppure a quelli umani, e a questo punto deve prevalere la “legge del menefreghismo” che, ad esempio, ci autorizza a non preoccuparci se accidentalmente investiamo a morte una persona. È necessario anche aggiungere che pestare insetti mentre si cammina è ben diverso dal destinare esseri senzienti ad una vita infernale per poi essere uccisi così da finire sulle nostre tavole?
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[...] In questi sette anni però mi sono scontrata (come presumo ogni vegano esistente al mondo) con i luoghi comuni, le battute, le domande illogiche e varie considerazioni senza senso. Qui di seguito trovate le 14 più comuni che mi sono sentita rivolgere ed a cui cerco di rispondere con buon senso ed in maniera breve. Se avete bisogno di consigli, attingete pure a questo vademecum oppure, per un’analisi più ampia, leggete questa pagina molto interessante: [...]