Perché ho scelto di vivere vegan
In queste righe vorrei provare a spiegare la mia scelta di diventare vegan, a chi vegan non è. Vegan è chi decide di non servirsi più, nella propria vita, di tutto ciò che proviene dallo sfruttamento e dalla morte degli animali. Si rifiuta il consumo di carni (comprese carni di pesci), latte e derivati e uova, fino a regolare gli altri aspetti della propria vita sugli stessi principi di rispetto per l’animale, a partire dall’abbigliamento (niente pelle, lana, seta…).
Perché quindi sono diventato vegan? Beh, il punto di partenza è stato l’aver adottato da un canile una cagnetta. Da piccolo ho vissuto con molti gatti, ma nel tempo ho sviluppato un’allergia al loro pelo, quindi per molti anni non ho avuto più animali a casa. Sentivo però il bisogno di avere un animale vicino, ed è così che ho finito per adottare questa cagnetta. Per me è stata una grandissima novità, perché non avevo avuto mai cani in vita mia, anche se da sempre desideravo averne uno. Non essendo più un ragazzino, ho anche vissuto in maniera più profonda la mia esperienza con questa cagnetta, fino a capire che i cani sono più vicini all’essere umano di quanto credevo.
In seguito, navigando su Internet, sono venuto casualmente a sapere che in Italia vi è una nota azienda che alleva cani per venderli ai laboratori di sperimentazione animale. La cosa mi colpì davvero molto. Non pensavo che una cosa del genere potesse essere possibile. Inizialmente credevo fosse un problema che riguardasse solo pochissimi cani e che si trattasse di una sorta di attività criminale. Quando venni a conoscere bene l’entità del problema - milioni di animali sottoposti ad esperimenti in tutto il mondo - rimasi come schioccato. Non riuscivo a capacitarmi di come ciò fosse possibile, oggi, nella nostra società razionale e tecnologica. Lentamente capii che non solo i cani, o le scimmie, ma anche i topi sottoposti ad esperimenti hanno diritto a non soffrire in maniera così atroce.
A questo punto, una volta riconosciuta dignità al tanto disprezzato topo, non potevo, per coerenza con me stesso, non riconoscere la stessa dignità all’animale che la sera avevo nel piatto tagliato a pezzi. In particolare mi sorprendevo stupito come, dopo aver accarezzato la cagnetta, mi sedessi a tavola per mangiare un altro animale. Mi resi conto che non era giusto. Mi resi conto che tra l’animale che sedeva sul divano leccandosi nella sua quiete e l’animale fatto a pezzi nel mio piatto non vi era alcuna differenza. L’unica differenza era solo in me. Ero io che non riuscivo a vedere quanto questi animali fossero in realtà simili. Entrambi capaci di provare sensazioni profonde. Entrambi capaci di soffrire. Ed entrambi con lo stesso desiderio di vivere, e di vivere in serenità. Nel giro di qualche mese decisi così di non mangiare più carni di alcun tipo.
Ancor prima di smettere di mangiare carni, sapevo però già che era ugualmente sbagliato continuare a consumare i prodotti dello sfruttamento animale: latte, formaggi e uova. Non sapevo bene cosa succedeva negli allevamenti, che vita facessero mucche e galline. Non sapevo nulla dei pulcini maschi gettati vivi in tritacarne industriali e dei vitelli maschi uccisi a sei mesi. Non sapevo che le stesse mucche e galline dopo qualche anno finivano anch’esse al macello. Non sapevo niente di tutto questo, ma mi bastava sapere che per la mia tazza di latte e il mio uovo c’erano animali che vivevano imprigionati. Animali che nessuno poteva assicurarmi che fossero trattati bene. E questo non mi autorizzava certo a sperare che gli animali fossero trattati bene. L’unico modo che avevo per sentirmi libero da questi pensieri era smettere di sfruttare questi animali. Smettere di consumare il loro latte e le loro uova. Ho quindi deciso di diventare vegan.
Come è chiaro, quindi, la prima motivazione che mi ha spinto nella mia scelta vegan è stato l’amore, anzi no, il rispetto, per gli animali. Nel tempo ho però sviluppato una seconda consapevolezza. L’allevamento di animali ha un impatto devastante sull’ambiente. Per la nostra carne alleviamo un numero così impressionante di bovini, che oggi essi rappresentano una delle principali cause del riscaldamento globale. Abbattiamo foreste per fare spazio ai pascoli. Riversiamo nelle acque tonnellate di deiezioni inquinanti degli animali allevati. Distese infinite di campi sono coltivate per ingrassare animali piuttosto che per sfamare chi non ha nulla da mangiare. Avveleniamo queste terre con tonnellate di pesticidi, insetticidi e diserbanti, e usiamo milioni di litri d’acqua per irrigare questi campi, di fronte all’emergenza idrica sempre più concreta. E la nostra voracità di pesce sta portando alla scomparsa la vita marina. Tutto questo significa una minaccia sempre più pressante per tutte le specie selvatiche, che condividono con noi questo splendido pianeta. I loro habitat naturali vanno scomparendo o vanno degradandosi ad un ritmo sempre più rapido. E insieme agli habitat vanno scomparendo anche gli stessi animali, che oramai non hanno più un posto dove andare.
Ma non è tutto. Perchè la nostra distruzione dell’ambiente e la depredazione massiccia delle risorse idriche e alimentari rappresentano il nostro benvenuto alle generazioni future. Stiamo preparando, per i nostri nipoti e per i figli dei nostri nipoti, un mondo devastato, povero, senza acqua nè cibo. Senza prati nè alberi. Senza compagni animali, nè in terra nè in cielo e nè in mare.
È in gioco il destino stesso della sopravvivenza del pianeta e delle specie ospiti, umana e non. E noi, come giocatori d’azzardo sleali e incalliti, incuranti degli esseri umani che ancora devono nascere, incuranti degli altri animali che fuggono per il pianeta di fronte alla nostra violenta avanzata, continuiamo ossessivi con il nostro gioco a far nascere, imprigionare e uccidere esseri senzienti e intelligenti e a distruggere tutto ciò che è intorno a noi.
Per questi motivi ho deciso di diventare vegan. È la nota “triade vegana”. Per gli animali. Per il pianeta. Per l’essere umano.








































Ciao e Buon Anno!
Credo che ci sia un vistoso ossimoro tra “Vegan è chi, per scelta personale” ed il resto del tuo articolo sulla tua scelta.
Mi pare ovvio che visto che la scelta vegan (e soprattutto la non scelta) ha delle conseguenze impressionanti sugli altri (uomini ed animali) e sull’ambiente in generale (ben sintetizzato nella tua lettera), non vedo come la scelta vegan possa essere personale al di la’ del fatto ovvio che solo l’individuo puo’ prendere tale scelta e nessun altro per lui.
Personalmente provo un profondo fastidio quando mi sento dire “E’ una tua scelta personale”.
E’ l’astenersi dallo sputare in faccia alle persone una scelta personale? Non dare calci ad un anziano, e’ una scelta personale? Usare prodotti per la pulizia eco-sostenibili, e’ una scelta personale.
Credo invece, come poi hai tu stesso menzionato nella tua lettera, che si tratti di rispetto e nulla piu’.
A presto,
Gio
ciao Gio!
> non vedo come la scelta vegan possa essere personale al di la’ del fatto ovvio che solo l’individuo puo’ prendere tale scelta e nessun altro per lui
eh ma il senso di quello che volevo dire era proprio questo… in effetti comunque la trovo una nota stonante, quindi l’ho cancellato ;-)
Ovviamente sono d’accordo su quanto dici, però io spesso la pongo in questo senso con gli altri, cioè dico che vivo la mia scelta come una scelta personale, perchè credo sia il modo più produttivo di avvicinarsi agli altri, anche se il discorso corretto è quello che hai fatto tu, ma mi pare che possa risultare troppo di “impatto” per l’altro…
ciao buon anno anche a te!
Ciao!
>>mi pare che possa risultare troppo di “impatto” per l’altro…
Forse dipende da quanto tempo hai per spiegarti.
Credo, pero’, che ha volte, forse pressati da quelli che hanno un interesse particolare ad accusare i vegani di essere estremisti, che non lasciano vivere (!!), autoritari etc., …ci mettiamo troppo sulla difensiva.
E’ vero, bisogna stare molto attenti, come hai indicato tu, a come ci presentiamo. Magari porre la questione con una domanda anziche’ un’affermazione…tipo. “Ovviamente non constringo nessuno e certamente non e’ una questione di essere ‘buono’ o ‘cattivo’, ma mi chiedo se una scelta le cui consequenze ricadono pesantemente sugli altri possa definirsi in alcuno modo ‘personale’ “. Questa frase richiede meno di 15sec. per dirla.
Altrimenti, comprendo benissimo quello che volevi dire.
A presto,
Gio
ciao Gio,
io credo che il problema è che in molti casi basta solo dire semplicemente che si è vegani perchè l’altro si senta già sotto accusa e quindi si metta già in difensiva obiettando questo e quello sul perchè è giusto mangiare carne o se non reagiscono così apertamente è facile che lo stesso se lo dicano dentro, evidentemente perchè comunque capiscono che essere vegan significa mettere in discussione il loro stesso modello di vita. Poi ovviamente ci sono persone più ricettive e altre meno ricettive, con una persona abbiamo un rapporto che non abbiamo con un’altra ecc e allora si può vedere di affrontare l’argomento in un certo modo piuttosto che in un altro.
io rispetto la decisione vegan ma penso che se le mucche non venissero piu munte gli verrebbero dei tumori alle mammelle e se non si mangiassero piu le uova delle galline esse le “partorirebbero” per nulla quindi soffrendo solo e basta. penso piuttosto che ci si debba rifornire da allevamenti conosciuti e fidati che tengono gli animali al libero pascolo e non in gabbie torturandoli, ricordando sempre che che eliminando la carne dall alimentazione la si puo sostituire con alimenti vegetali eliminando così gran parte delle tossine.
ciao,
guarda, ti assicuro che le mucche in libertà non avrebbero nessun problema alle mammelle, i bovini sono mammiferi come quelli selvatici e come lo stesso essere umano, che certo non sviluppano tumori perchè non munti. In realtà, negli allevamenti moderni le mucche sono costrette a produrre una quantità 10 volte maggiore di quella che sarebbe sufficiente per nutrire il proprio vitellino, e a causa di questo sfruttamento intensivo sviluppano gravi infiammazioni alle mammelle.
Per quanto riguarda le uova, il problema non è tanto che le galline farebbero uova che nessuno consumerebbe, ma semmai il fatto che per soddisfare le esigenze di chi consuma uova viene allevato un numero spaventoso di galline per lo più rinchiuse in piccole gabbie, che dopo circa due anni finiscono al macello perchè non più produttive.
Inoltre con gli attuali consumi di cibi animali non sarebbe possibile soddisfare le esigenze dei consumatori con allevamenti “gentili”, perchè gli allevamenti non intensivi richiedono più spazio e un maggiore uso di risorse.
ciao,
Ric