Vivisezione FAQ

ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2010
di AlanAdler

Queste FAQ verranno aggiornate nel caso ve ne sia l’occasione. L’autore incoraggia qualsiasi persona a divulgare queste FAQ su blog, forum e siti e in qualsiasi forma digitale e non, insieme al banner relativo, per chi desidera (» banner). Si chiede solamente la citazione dell’autore (AlanAdler) e un link alla home di questo blog. Grazie.

Indice

- Cosa si intende con il termine vivisezione?
- Quali animali vengono usati nella sperimentazione animale?
- Quali esperimenti vengono compiuti? Gli animali soffrono?
- Dove si compiono gli esperimenti?
- Quali leggi regolano la sperimentazione animale in Italia?
- Oggi viviamo meglio e più a lungo grazie alla sperimentazione animale. È vero?
- Quale ruolo hanno avuto i farmaci nel migliorare la nostra vita?
- Quale ruolo hanno avuto i vaccini nel migliorare la nostra vita?
- La chirurgia è stata perfezionata solo grazie agli esperimenti su animali. È vero?
- I progressi compiuti oggi nel campo della ricerca nelle malattie (cancro, patologie cardiovascolari, AIDS, ecc) sono frutto della sperimentazione animale. È vero?
- I farmaci sono indispensabili e ci aiutano a vivere meglio. È vero?
- Un chirurgo per essere un bravo chirurgo deve prima esercitarsi sugli animali. È vero?
- La sperimentazione animale è un metodo scientificamente valido?
- Se non sperimentiamo sugli animali, dovremmo sperimentare sugli umani?
- Quali metodi si possono usare in sostituzione della sperimentazione animale?
- Perchè allora si continua a praticare la sperimentazione animale?
- E la sperimentazione animale in campo veterinario è valida?
- Dal punto di vista etico è giusto sperimentare su animali?
- Cosa posso fare io per aiutare il movimento antivivisezionista?
- Sono uno studente/lavoratore e non voglio praticare esperimenti su animale. Cosa posso fare?

Cosa si intende con il termine vivisezione?
Con il termine vivisezione si intende qualsiasi esperimento compiuto su animali. Una definizione precisa ci viene data dal dizionario De Mauro (ed. Paravia):
Vivisezione: s.f. Dissezione anatomica di animali vivi effettuata a scopo di studio e sperimentazione | estens., qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.
Chi pratica vivisezione è detto vivisettore. Chi sostiene la vivisezione è detto vivisezionista. Il vivisettore e il vivisezionista rifiutano l’uso della parola vivisezione e preferiscono servirsi di termini più emotivamente neutri quali sperimentazione animale, sperimentazione in vivo, ricerca sperimentale e simili.
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Quali animali vengono usati nella sperimentazione animale?
Soprattutto roditori (oltre l’80% in tutto il mondo [1], principalmente topi e ratti), ma anche cani, gatti, scimmie, conigli, cavalli, bovini, suini, polli, pesci, uccelli, rettili, ecc. Nonostante si tratti principalmente di topi e ratti, dato il gran numero di animali usati nei laboratori (115 milioni in tutto il mondo [1], circa un milione solo in Italia [2]),  anche i cani, i gatti, le scimmie e gli altri animali sono molto numerosi. Questi animali spesso provengono da allevamenti specifici o in altri casi sono animali selvatici brutalmente catturati e poi imprigionati in gabbia (come accade per le scimmie).
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Quali esperimenti vengono compiuti? Gli animali soffrono?
Anche se non si pratica più la “sezione da vivo” come nel passato, gli esperimenti compiuti oggi sono ugualmente terrificanti e causa di profonda sofferenza per l’animale. Nei laboratori vengono compiuti esperimenti di qualsiasi tipo: induzione artificiale di malattie (cancro, imitazioni dell’AIDS, sclerosi multipla, ecc), somministrazione di farmaci, fumo, alcool o droghe, avvelenamento, esposizione a radiazioni, pesticidi o armi chimiche, test per cosmetici, somministrazione di scariche elettriche tramite elettrodi impiantati nel cervello, traumi cerebrali, ustioni, deprivazione prolungata di acqua, cibo o sonno, induzioni di stati psichici alterati come ansia, angoscia o aggressività,  studi sulla deprivazione materna e ancora altro. I vivisettori possono praticamente effettuare qualsiasi tipo di esperimento, anche il più bizzarro, solo per osservare “cosa succede” (ad esempio, “cosa succede” ad un cane legandogli la vescica). In molti casi applicare un anestetico non avrebbe senso oppure sarebbe impraticabile (un topo con un tumore indotto andrebbe anestetizzato per tutta la vita?). Da questa breve panoramica è dunque chiaro che l’animale è sempre soggetto a profonda sofferenza.  L’animale vive in un continuo stato di malessere, angoscia e terrore: in uno studio del 2008 su primati usati nei laboratori, sono stati rilevati negli animali gli stessi disturbi mentali riscontrati negli esseri umani soggetti a torture [3]. Anche la semplice prigionia è già una tortura significativa, in particolare per le scimmie catturate nelle foreste, che vivranno il resto dei loro giorni in piccole gabbie senza mai più vedere la luce del sole. Oltre a tutto questo, nelle poche indagini segrete che sono state possibili effettuare all’interno dei laboratori, sono stati sempre documentati maltrattamenti e abusi sugli animali: cuccioli di cane sbattuti e presi a pugni, scimmie terrorizzate usate come burattini, urla e imprecazioni contro gli animali, ecc. Tuttavia chi difende la sperimentazione animale assicura che gli animali vengono trattati con la massima cura, che le ricerche devono sottostare a precisi regolamenti nel rispetto dell’animale e che la sofferenza degli animali è minima o nulla.
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Dove si compiono gli esperimenti?
La sperimentazione animale è praticata nelle università, in istituti di ricerca pubblici e privati (finanziati pesantemente anche da associazioni di ricerca come Telethon, Airc, Aism, Anlaids, Trenta Ore per la Vita e altre), nelle industrie chimico-farmaceutiche, cosmetiche, belliche. Solo in Italia abbiamo circa 300 strutture con laboratori di sperimentazione animale e una media di un nuovo laboratorio aperto ogni uno-due mesi [4].
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Quali leggi regolano la sperimentazione animale in Italia?
In Italia la sperimentazione animale è regolamentata dalla legge 116 del 1992. Il Decreto è costituito da 20 articoli che da un lato pongono dei limiti precisi all’impiego degli animali nella ricerca, dall’altro gli stessi limiti vengono poi annullati da una serie di deroghe. Nei primi articoli il Decreto vieta la sperimentazione su cani, gatti e scimmie, l’impiego di animali a scopi didattici e la possibilità di eseguire esperimenti senza l’uso dell’anestesia. Successivamente però nell’articolato questi divieti si trasformano in disposizioni derogatorie, rendendo di fatto possibile effettuare tali esperimenti. Il ricercatore, prima di ricorrere alle deroghe, dovrebbe tuttavia dimostrare che non vi sia la possibilità di servirsi di metodi alternativi (senza uso di animali), ma purtroppo non esiste nessuna forma di controllo: basta semplicemente che il ricercatore invii una richiesta di autorizzazione al Ministero della Salute prima di procedere all’esperimento. L’aspetto più criticabile di questa legge, per altro già molto permissiva verso i ricercatori, è infatti la quasi assoluta impossibilità di mettere in atto qualsiasi forma di controllo esterno. Addirittura il Decreto stabilisce che, per quanto riguarda le strutture private, il controllo debba essere compito di un veterinario dipendente della stessa struttura (» per saperne di più).
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Oggi viviamo meglio e più a lungo grazie alla sperimentazione animale. È vero?
All’inizio del 1800 le grandi epidemie e malattie infettive mietevano ancora un numero esorbitante di vittime. Nel corso dei cento anni successivi il tasso di mortalità scese rapidamente grazie a provvedimenti di salute pubblica e a leggi in campo sociale, che resero possibile migliorare il tenore di vita della popolazione. La predisposizione alle infezioni diminuì rapidamente man mano che miglioravano la nutrizione, le condizioni abitative, l’igiene e le condizioni di vita in generale. Il problema infatti non era tanto la presenza diffusa di virus e batteri, quanto la scarsa igiene che favoriva l’azione mortale di tali agenti, accompagnata dalla denutrizione che riduceva le naturali difese degli individui. Ancor oggi, infatti, nelle regioni povere del mondo si muore per malattie infettive da noi considerate banali, come una semplice diarrea di origine batterica. Inoltre i maggiori progressi nella medicina dei secoli recenti sono stati realizzati grazie alle innovazioni tecnologiche e diagnostiche, come il microscopio, il termometro, i raggi X, lo stetoscopio, l’oftalmoscopio e altri per poi proseguire nel Novecento con l’elettroencefalografia, il microscopio elettronico, la diagnostica mediante ecografia, lo studio del DNA e altri grandi progressi. A partire dagli anni ‘60  poi le condizioni igieniche delle case sono migliorate ulteriormente (frigoriferi, acqua corrente, riscaldamento, ecc) insieme alla modernizzazione delle strutture pubbliche sanitarie. Tutto ciò non ha avuto nulla a che fare con la sperimentazione animale. Se fosse diversamente, sarebbe sorprendente constatare come grazie alla sperimentazione animale siamo riusciti a sconfiggere in breve tempo tutte le principali malattie del passato recente, mentre oggi, per qualche strana ragione, ancora non si materializzano le cure miracolose trovate sui topi.
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Quale ruolo hanno avuto i farmaci nel migliorare la nostra vita?
Naturalmente anche i farmaci hanno avuto un ruolo nel migliorare la nostra vita. Generalmente si afferma che la sperimentazione animale sia stata essenziale per debellare quelle malattie che riducevano notevolmente la vita, grazie soprattutto alla scoperta dei sulfamidici e degli antibiotici, primo fra tutti la penicillina. Tuttavia fu la casualità e non certo la “scientificità” della sperimentazione animale la base della penicillina: infatti, come spiegò lo stesso Sir Howard Florey, premio Nobel con Fleming e Chain per la scoperta di questo primo antibiotico, fu solo grazie ad un colpo di fortuna che nelle prove iniziali di tossicità impiegarono topi e non, come era più diffuso, cavie, per le quali la penicillina è mortale. Conclusioni simili possono essere fatte per i sulfamidici e gli altri antibiotici, i cui effetti variano da specie a specie: pertanto l’unico esperimento efficace è stato quello effettuato sugli esseri umani, per lo più inconsapevoli di fungere da cavie. Bisogna poi anche osservare che nel tempo l’abuso di questi medicinali nei pazienti e nel settore zootecnico ha favorito la nascita di germi patogeni sempre più resistenti e “superinfezioni” provocate da batteri innocui presenti naturalmente nel nostro corpo, stravolgendo così il ruolo di questi stessi farmaci.
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Quale ruolo hanno avuto i vaccini nel migliorare la nostra vita?
I vivisezionisti vantano come caso più convincente dell’efficacia della sperimentazione animale la scoperta dei vaccini, che avrebbero debellato le malattie infettive del passato e che rappresenterebbero la miglior difesa contro le malattie causate da virus. Tuttavia l’effettiva utilità dei vaccini è una questione molto dibattuta. Fu Pasteur a scoprire il vaccino antirabbico, ma a tutt’oggi nessuno sa dire ancora se sono più le persone uccise da questo vaccino o quelle salvate, tant’è che nel 1973 l’OMS indicò l’immediato lavaggio della ferita come il metodo più sicuro per prevenire la malattia. Un altro caso interessante ci è offerto dalla vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo: negli ultimi decenni sono state più le persone uccise dal vaccino che quelle morte a causa della malattia. Comunque, anche nel caso dei vaccini, lo studio nell’animale si è rivelato più un ostacolo che un aiuto. Il caso del colera è esemplare. Koch e Pasteur si recarono ad Alessandria nel corso di una grave epidemia di colera per studiare questa malattia in ogni tipo di animale. Ma l’epidemia scomparve spontaneamente e i due ricercatori tornarono nei loro paesi con le mani vuote. Solo successivamente, in India, Koch scoprì il batterio del colera nell’intestino degli uomini affetti dalla malattia e potè così mettere a punto il suo vaccino. Il caso della tubercolosi fu ancora più imbarazzante: dopo aver prodotto il vaccino verificandolo sulle cavie, Koch si rese conto che nell’uomo poteva addirittura provocare forme latenti di tubercolosi. In ogni caso bisogna notare che la prima vaccinazione di tipo moderno eseguita nel mondo occidentale fu opera del medico inglese Edward Jenner, osservando i mungitori di mucche infette che avevano lesioni pustolose in grado di proteggerli dal vaiolo.
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La chirurgia è stata perfezionata solo grazie agli esperimenti su animali. È vero?
Fino alla prima metà dell’Ottocento si moriva sotto i ferri per il dolore o per infezione post-operatoria, nonostante nell’antichità erano già noti anestetici naturali come l’oppio o l’hashish e la necessità di un’accurata pulizia degli ambienti di operazione e del chirurgo. L’uso degli anestetici nell’era moderna è stato cruciale per la buona riuscita delle operazioni, tuttavia bisogna notare che i primi anestetici moderni non hanno avuto nulla a che fare con la sperimentazione animale. Intorno al 1800, il chimico inglese Sir Humphry Davy, fiutando un nuovo gas, il protossido d’azoto, era stato colto da un irrefrenabile desiderio di ridere, e per questo lo chiamò gas esilarante; ma notò anche che sotto l’effetto di questo gas non avvertiva più un dolore di denti che lo aveva assillato. Circa cinquant’anni dopo, il chirurgo americano John Collins Warren provò a somministrare dell’etere a un paziente nel corso di un intervento chirurgico: l’esperimento riuscì in pieno. Un anno dopo, James Simpson impiegò per la prima volta in sala operatoria il cloroformio dopo prove fatte su sè stesso e su amici. Il padre dell’anestesia lombare fu invece il tedesco August Bier, che si fece iniettare una soluzione di cocaina all’1% nella spina dorsale per osservarne gli effetti. La guerra contro l’infezione post-operatoria invece fu merito di Philip Ignaz Semmelweiss, direttore dell’ospedale comunale di Vienna, che scoprì l’origine contagiosa della febbre puerperale grazie all’osservazione clinica e senza conoscere la teoria batterica delle infezioni, e intuì così la necessità dell’igiene durante le operazioni chirurgiche. Abbattute le due grandi barriere del dolore e delle infezioni, la chirurgia cominciò a progredire rapidamente, con interventi mai tentati prima, fino a sviluppare ed affinare le tecniche oggi in uso. Anche la scoperta dei raggi X rappresentò un grosso aiuto per il chirurgo, rivelandogli in anticipo esattamente dove tagliare.
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I progressi compiuti oggi nel campo della ricerca nelle malattie (cancro, patologie cardiovascolari, AIDS, ecc) sono frutto della sperimentazione animale. È vero?
Cancro e patologie cardiovascolari rappresentano oggi, nella società occidentale, le malattie più diffuse. Per il cancro, le terapie sono spesso scoraggianti e prive di efficacia. Per le patologie cardiovascolari, un trapianto di cuore può salvare forse una vita, ma non può certo risolvere il problema su vasta scala, che interessa milioni di persone. Le uniche informazioni utili che abbiamo oggi riguardano i fattori scatenanti queste patologie. Non certo studiando l’animale, ma solo studiando l’uomo attraverso ricerche epidemiologiche e osservazioni cliniche, si sono identificati i principali fattori di rischio (dieta errata, fumo, obesità, ecc), e ciò ha permesso di salvare moltissime vite umane: queste ed altre diffuse patologie, pur essendo difficili, se non impossibili, da guarire, sono infatti oggi considerate, grazie a queste informazioni, essenzialmente prevenibili. Anche per quanto riguarda l’AIDS, attenti studi sulle popolazioni hanno indicato che si tratta di una malattia trasmessa mediante il rapporto sessuale e l’uso di siringhe infette, informazioni queste che hanno suggerito l’uso del preservativo e precauzioni con le siringhe e le trasfusioni di sangue, impedendo la propagazione incontrollata del virus. Gli esperimenti animali, nella migliore delle ipotesi, hanno potuto semplicemente confermare quanto era già noto grazie all’osservazione sull’uomo. Spesso, anzi, non hanno fatto altro che confondere le carte in tavola. Ad esempio, i vari tentativi di riprodurre gli effetti tumorali del fumo di sigaretta costringendo gli animali ad inalazioni di fumo hanno dato esito negativo (nonostante i dati epidemiologici avessero già dimostrato il contrario), impedendo così una corretta informazione presso il grande pubblico dei rischi legati al fumo.
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I farmaci sono indispensabili e ci aiutano a vivere meglio. È vero?
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association [5], negli USA la iatrogenesi è la terza causa di morte (con 225.000 decessi all’anno) dopo l’infarto e il cancro: gli effetti collaterali dei farmaci rappresentano la causa principale di decesso, con 106.000 morti ogni anno. Studi simili condotti in USA e in altri paesi anche europei, confermano che gli effetti collaterali dei farmaci sono tra le principali cause di morte tra la popolazione. Ai farmaci nocivi (i cui effetti possono venire alla luce anche dopo anni e non solo in tempi immediati) vanno aggiunti anche quei farmaci che non hanno alcun effetto utile sul paziente. Ed ogni farmaco che arriva sul mercato è stato scrupolosamente testato su animali. Il test sull’animale non offre alcun risultato utile: le uniche informazioni certe sui benefici e sui rischi di ogni farmaco si hanno solo dopo la commercializzazione, durante la quale i consumatori fungono da vere cavie. Di tanto in tanto emergono solo i casi più clamorosi, come il recente Vioxx, un banale antidolorifico che avrebbe causato infarti e morte in migliaia di persone.
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Un chirurgo per essere un bravo chirurgo deve prima esercitarsi sugli animali. È vero?
Molti chirurghi si esercitano su maiali e altri animali da laboratorio. Tuttavia noti chirurghi di oggi e del passato hanno ammesso che lavorare sugli animali crea confusione. Un chirurgo che si esercita su animali commetterà molti errori quando passerà agli interventi sugli esseri umani, perchè la sua esperienza pratica lo inganna. La disposizione degli organi e la consistenza dei tessuti nel corpo umano differisce in maniera significativa rispetto a quelle degli animali: si pensi solo alle caratteristiche anatomiche e fisiologiche della postura eretta tipica dell’uomo. Per formare il chirurgo le vie classiche e ancora valide sono l’esercizio sul cadavere e il tirocinio con altri chirurghi esperti. Un caso esemplare è quello dei trapianti. Ad esempio, presso l’Università di Stanford, negli Stati Uniti, i chirurghi provarono il trapianto di cuore su circa 400 cani, fino a considerarsi abbastanza sicuri da passare ai pazienti umani: tuttavia i primi due pazienti morirono per complicanze che non si erano verificate negli animali.
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La sperimentazione animale è un metodo scientificamente valido?
Parte della comunità medico-scientifica non accetta la sperimentazione animale come un metodo scientificamente valido e negli ultimi anni sono apparsi diversi articoli di critica su prestigiose riviste del settore. Il movimento scientifico antivivisezionista parte dalla semplice e oggettiva constatazione che ogni specie animale possiede una propria anatomia, fisiologia, biologia e genetica e quindi le estrapolazioni dei dati da una specie all’altra sono impossibili. Pertanto i risultati ottenuti sugli animali non possono essere estrapolati in nessun modo all’uomo e quindi avere un valore scientifico. Se un dato ottenuto su una specie animale è valido anche per gli esseri umani lo possiamo sapere soltanto dopo aver sperimentato anche sugli esseri umani. Solo allora possiamo sapere se i risultati saranno uguali, diversi od opposti. E sperimentando su più specie si avranno sempre risultati diversi: non è quindi possibile sapere a priori quale di questi risultati si possa ritenere valido per l’uomo. La vivisezione quindi non è assolutamente in grado di prevedere le reazioni degli esseri umani e per questo motivo fallisce il suo compito principale. Ad esempio, la diossina, altamente tossica per gli esseri umani, ha lo stesso effetto sul porcellino d’India, ma è innocua per il criceto, mentre per altre specie animali ha valori intermedi: come possiamo dunque sapere a priori quale di questi risultati sarà valido anche per l’essere umano? Solo quando l’uomo sarà venuto a contatto con la diossina potremmo avere la risposta. Nell’esperimento sull’animale inoltre basta anche variare il ceppo di una stessa specie oppure ripetere il test con la stessa specie ma in laboratori diversi per ottenere risultati completamente differenti. Infine, le malattie sono indotte artificialmente e pertanto si crea una situazione fisiologica molto diversa dallo sviluppo spontaneo e naturale di una patologia. Gli stessi animali transgenici (animali in cui è stato manipolato il patrimonio genetico) usati per gli esperimenti sono la dimostrazione più evidente che l’animale non è un modello attendibile per l’essere umano,poichè se fosse diversamente non servirebbe creare animali artificiali nel vano tentativo di renderli più simili all’uomo: un topo con un gene mutato rimane pur sempre un topo e pertanto il suo organismo continua a comportarsi in maniera significativamente diversa da quello di un essere umano.
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Se non sperimentiamo sugli animali, dovremmo allora sperimentare sugli umani?
Naturalmente gli antivivisezionisti non propongono di effettuare su esseri umani gli stessi cruenti esperimenti oggi effettuati su animali. Bisogna però sapere che la sperimentazione animale, al contrario di quanto affermano i suoi fautori, non rappresenta un’alternativa alla sperimentazione umana, ma soltanto l’anticamera. La legge infatti impone che prima di commercializzare nuovi farmaci, questi debbano essere sperimentati, dopo il test sull’animale, anche su gruppi di umani, che così fungono da cavie umane, poichè i risultati ottenuti sull’animale non sono in grado di fornire alcuna informazione certa sulla sostanza in esame. Prima si testa su volontari sani (ben pagati e non consci dei pericoli a cui vanno incontro, nonostante le sbandierate norme a loro tutela) per verificare gli effetti collaterali del farmaco, e poi su pazienti in clinica (solitamente malati disperati) per verificare l’efficacia del farmaco. Già questo è sufficiente a dimostrare che la sperimentazione animale non è un metodo scientificamente valido, altrimenti non servirebbe testare su cavie umane. Un’ulteriore conferma di ciò è data dal fatto che nella fase di test umano gran parte dei farmaci che hanno avuto successo nel test animale finiscono per essere scartati perchè si rivelano inefficaci o pericolosi per l’organismo umano. Bisogna inoltre anche considerare le terapie scartate in fase di sperimentazione animale che sarebbero invece potute  rivelarsi potenzialmente di successo nell’essere umano. Ma in realtà il vero test sull’uomo viene effettuato dopo la commercializzazione del farmaco, quando questo verrà provato da migliaia di persone. È solo in questa fase infatti che si riesce a capire bene quanto un medicinale sia effettivamente efficace, inefficace o pericoloso, e ogni anno molti farmaci vengono ritirati dal mercato in seguito a gravi reazioni avverse o morti. La vivisezione, quindi, non solo non è un metodo scientificamente valido, ma rappresenta anche un pericolo per la salute umana.
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Quali metodi si possono usare in sostituzione della sperimentazione animale?
I ricercatori hanno oggi a disposizione metodi migliori dei test su animali: studi epidemiologici e indagini cliniche non invasive, colture in vitro di cellule, tessuti e organi umani (ottenuti da operazioni chirurgiche, biopsie, autopsie o da prelievi post-mortem di organi non idonei al trapianto), simulazioni computerizzate, manichini altamente tecnologici, sofisticati test chimici e altri. Purtroppo però la ricerca nel campo di nuove tecniche e la diffusione di quelle già esistenti sono attualmente molto limitate, perchè da una parte i ricercatori sono diffidenti verso metodi diversi da quelli che usano animali, che sono gli unici che conoscono e che non permettono di mettere in discussione, dall’altra i governi non ne sostengono un adeguato e necessario supporto finanziario, concentrandosi invece sulla sperimentazione animale che ricevi ricchi fondi. Un altro ostacolo è la giusta necessità di validare un nuovo metodo, ossia di verificarne la validità scientifica. Paradossalmente, però, i metodi sostitutivi per essere validati vengono confrontati non con dati già noti da indagini sull’uomo, come sarebbe logico supporre, ma con il test animale, che fornisce risultati non attendibili e sempre diversi. Se quindi un metodo sostitutivo valido viene confrontato con un test animale che dà risultati diversi, il nuovo metodo rischia di essere scartato. Per questo motivo la strada che porta alla validazione di un nuovo metodo è lunga e difficile. Occorre poi anche chiarire che non in tutti i casi è necessario disporre di metodi che sostituiscano l’esperimento animale. Nella ricerca delle malattie o nello studio dei farmaci l’uso di animali, semplicemente, non porta ad alcun risultato utile, quindi non ha senso trovare dei metodi che possano sostituire questo tipo di ricerche prive di valore. In questi casi semplicemente bisogna smettere di portare avanti studi su animali (che occupano solo una piccola parte della ricerca scientifica ma che tuttavia impiegano un altissimo numero di animali) e dedicarsi con più attenzione alle altre fasi di ricerca. Per quanto invece riguarda i test di tossicità, indispensabili per la messa in commercio di sostanze chimiche, farmaci e cosmetici, è invece necessario introdurre nuovi metodi sostitutivi, perchè in questo caso si tratta di test standardizzati e sempre uguali, che quindi possono essere sostituiti con metodi moderni ed efficaci. I test sostitutivi inoltre sono anche più economici e in grado di fornire risposte in tempi più brevi. Nel campo della tossicologia infatti l’uso degli animali è in costante diminuzione.
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Perchè allora si continua a praticare la sperimentazione animale?
Le motivazioni sono diverse. Intorno alla sperimentazione animale ruota un enorme giro d’affari, legato all’allevamento degli animali e alla loro cattura in natura, nonchè a tutto il necessario per il  laboratorio (gabbie e strumenti vari per gli esperimenti). Ma i maggiori interessi sono legati alle industrie chimico-farmaceutiche: con la sperimentazione animale, scegliendo la specie più appropriata , si può infatti dimostrare per qualsiasi composto chimico o farmaco che esso è innocuo anche per l’essere umano. In questo modo le industrie hanno la possibilità di commercializzare in tempi rapidi e senza ostacoli il proprio prodotto e, in caso che la nuova sostanza una volta immessa sul mercato si riveli nociva, vengono sollevate da ogni responsabilità legale poichè dispongono dei dati che possono dimostrare l’innocuità della sostanza nel test animale. Inoltre bisogna considerare che nel mondo della ricerca scientifica la propria carriera e il proprio prestigio sono legati al numero di pubblicazioni sulle riviste scientifiche, e gli esperimenti sull’animale permettono facili e veloci pubblicazioni, anche se prive di qualsiasi valore di interesse umano. L’attenta osservazione clinica sull’uomo è invece lunga e richiede capacità più profonde. È anche vero però che per molti ricercatori e medici la vivisezione è un vero dogma, inculcato nelle loro menti fin dai primi anni universitari, e difficilmente sono in grado di metterne in discussione la validità. Inoltre la sperimentazione animale si muove su leggi antiquate, che obbligano il ricorso all’animale anche quando non necessario o quando il ricercatore non lo ritiene opportuno. Le persone poi sono portate a sostenere esse stesse la vivisezione (ideologicamente e, soprattutto, finanziariamente tramite generose donazioni ad associazioni di ricerca come Telethon, Airc, Aism, Anlaids, Trenta Ore per la Vita e altre), perchè i mass media hanno convinto la popolazione che grazie alla sperimentazione animale possiamo riuscire a sconfiggere ogni male che ci affligge. Così periodicamente i media parlano dell’ennesima cura miracolosa sui topi, che dopo poco però finisce nel dimenticatoio. Ma la gente continua sempre a sperare in qualche “miracolo della scienza”, senza cercare di informarsi adeguatamente.
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E la sperimentazione animale in campo veterinario è valida?
I fautori della vivisezione sostengono che gli antivivisezionisti non possono negare la validità della sperimentazione veterinaria, poichè in questo campo si sperimenta su animali di una specie  in vista di benefici per altri animali della stessa specie. In realtà, non sempre vengono usati animali della stessa specie [6]. Nel caso dell’uso di animali della stessa specie, tuttavia, va osservato che le condizioni di stabulazione contribuiscono a provocare alti livelli di stress nell’animale che interferiscono a livello psicologico e biologico nel funzionamento dell’organismo, inoltre anche in questo caso le malattie sono indotte artificialmente e pertanto si crea una situazione fisiologica molto diversa dallo sviluppo spontaneo e naturale di una patologia. Paradossalmente, dunque, i risultati ottenuti su una determinata specie animale in laboratorio non sono utili nemmeno per gli stessi animali che vivono in condizioni naturali. Inoltre, da un punto di vista etico, se si ritiene accettabile la sperimentazione su cani di laboratorio in vista di benefici per i cani di proprietà, per coerenza si dovrebbe ritenere ugualmente accettabile la sperimentazione su bambini orfani in vista di miglioramenti per i bambini i cui genitori possono permettersi le spese per le cure necessarie.
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Dal punto di vista etico è giusto sperimentare su animali?
L’animale viene usato nella sperimentazione solo perchè considerato inferiore alla specie umana: questo atteggiamento è definito specismo. Come il razzismo è una forma di discriminazione di una razza verso altre razze, così lo specismo è una forma di discriminazione di una specie verso altre specie. Il filosofo australiano Peter Singer definisce lo specismo come «un pregiudizio o attitudine di una specie a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie». Lo specismo fonda quindi la propria discriminazione di un individuo sulla sola base della sua appartenenza ad una specie. Quando si parla della sofferenza umana e la si considera più grave di quella di altre specie, si è, per così dire, “colpevoli di specismo”. Alcune conseguenze pratiche e diffuse dello specismo sono l’industria della carne, gli allevamenti per la produzione di pellicce, gli zoo, i circhi con animali, le arene per corride e pratiche come la caccia o la pesca e, appunto, i laboratori di vivisezione. L’antispecismo invece è l’atteggiamento etico-morale che si oppone a questa visione, riconoscendo alle altre specie non umane pari dignità di quella umana e gli stessi diritti fondamentali: diritto alla libertà, diritto al benessere, diritto alla vita. Giustificare la sperimentazione sugli animali solo perchè ritenuti inferiori all’uomo è un atteggiamento pericoloso, poichè ciò significa che se un qualsiasi individuo è ritenuto inferiore allora può essere usato come soggetto da esperimento: sappiamo infatti che durante la seconda guerra mondiale, in Germania, i medici nazisti (ma anche le industrie farmaceutiche) affiancarono alla sperimentazione animale la sperimentazione sugli umani usando ebrei, poichè ritenuti, appunto, individui inferiori.
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Cosa posso fare io per aiutare il movimento antivivisezionista?
Per porre fine alla pratica della vivisezione è importante informare quanta più gente possibile di ciò che realmente si nasconde dietro la sperimentazione animale. Inoltre fare attenzione a scegliere cosmetici (» cosmetici cruelty free) e mangimi (» mangimi non testati su animali) non testati su animali e, se si vuole aiutare la ricerca di malattie,  fare attenzione a scegliere associazioni di ricerca non legate alla vivisezione (» per saperne di più). È importante anche sostenere e aiutare le diverse campagne e associazioni animaliste che si battono contro la vivisezione, in modo da dare un contributo concreto alla lotta.
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Sono uno studente/lavoratore e non voglio praticare esperimenti su animale. Cosa posso fare?
L’Italia è l’unico paese al mondo che riconosce il diritto di obiezione di coscienza alla sperimentazione animale con la legge n. 413 del 12 ottobre 1993. È rivolta agli studenti universitari, medici, ricercatori e a tutto il personale sanitario di strutture pubbliche e private, e offre la possibilità di evitare la partecipazione ad attività di sperimentazione animale. Gli studenti che vogliono avvalersi di questo diritto, prima dell’inizio dei corsi universitari in cui si praticano esercitazioni su animali, devono comunicarlo per iscritto. Invece i lavoratori che cercano un posto in un ente in cui si pratica sperimentazione animale devono dichiararsi obiettori alla presentazione della domanda di assunzione o di partecipazione al concorso (» testo di legge + fac-simile per dichiarazione).
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1. AgireOra, 115 milioni di animali vivisezionati
2. AgireOra, Dati sulla vivisezione in Italia del triennio 2004-2006: commenti
3. AgireOra, Vittime della vivisezione come vittime della tortura
4. Lav, La vivisezione in Italia - Rapporto LAV 2006
5. Barbara Starfield, Is US Health Really the Best in the World?, JAMA 2000 Jul 26;284(4):483-5
6. Ad esempio, » qui si può leggere come per lo studio di un vaccino per la leishmania canina sono stati impiegati topi.

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