Roberto Albanesi tra vegani ortoressici e granivori

 

Girando per la Rete in cerca di informazioni sulla dieta vegana, in molti si saranno imbattuti in un articolo che spicca ai vertici delle ricerche con Google: Dieta vegana (i vegani) [1].

Il sito che ospita l’articolo ruota intorno alla figura di un certo Roberto Albanesi, laureato in ingegneria elettronica [2] e appassionato di caccia [3], e propone, tra le altre cose, anche l’avveniristico Metodo Albanesi: dimagrisci e rinasci, presentato nel più classico dei modi come «l’ultima rivoluzione nell’affollatissimo campo delle soluzioni per avere un corpo magro» [4].

Nell’articolo suddetto l’Ing. Roberto Albanesi esegue un esemplare tentativo di denigrazione delle diete latto-ovo-vegetariana e vegana (a dispetto del titolo, infatti, nell’articolo si parla anche della dieta latto-ovo-vegetariana, tuttavia qui io mi concentrerò principalmente sulla dieta vegana). L’articolo, al di là delle intenzioni dell’autore, è molto interessante, in quanto presenta alcune tra le più abusate accuse contro le diete vegetariane (userò qui il termine vegetarianismo e i suoi derivati lessicali per riferirmi sia al modello alimentare latto-ovo-vegetariano sia al modello alimentare vegano) e in particolare contro la dieta vegana. Si noti che l’articolo in questione non rappresenta un caso isolato, le argomentazioni addotte sono infatti le stesse presentate dai “dotti” medici nutrizionisti che frequentemente compaiono nei salotti televisivi o su rubriche varie.

L’articolo è dunque indubbiamente un ottimo esempio di luoghi comuni, disinformazione e ignoranza che ruotano intorno alla dieta vegana. E dimostra quanto sia facile, anche per persone senza alcun titolo medico e competenza professionale, lanciarsi in critiche assolute e scriteriate contro il vegetalismo [5], ricevendo al contempo un’attenzione e una credibilità tali da finire in cima ai risultati di Google.

I vegani ortoressici

Sin dalle prime righe si evidenzia come l’Ing. Roberto Albanesi abbia un concetto alquanto bizzarro dell’alimentazione vegana e non nutra molta simpatia per i vegani etici in generale:

Il vegano ha effettuato spesso una scelta alimentare (ortoressia salutistica); a volte è tale per scelta etica (si oppone all’allevamento di animali) e allora è un esempio di ortoressia etica.

Prima di tutto occorre chiarire che una scelta vegetaliana è spesso – e non a volte – dettata da motivazioni etiche. L’Ing. Roberto Albanesi definisce quindi il vegetalismo originato da intenzioni salutistiche come un’ortoressia, termine che indica un’«ossessione quasi maniacale per una alimentazione corretta e salutare» [6]. Anche nel XVI secolo fare il bagno era considerato pericoloso, poiché si riteneva che potesse esporre al rischio di contrarre malattie: lavare i bambini era assolutamente vietato e chi avrebbe osato farsi un bagno immerso in una vasca colma d’acqua sarebbe di certo stato accusato di pazzia. Allo stesso modo, oggi, in questa nostra società ossessionata dal consumo spasmodico di carni, latticini e uova, un’alimentazione sana ed equilibrata quale quella vegana viene vista come una deviazione mentale, un’ “ortoressia salutistica”.

Parallelamente, secondo l’Ing. Roberto Albanesi, seguire una dieta vegana spinti da sentimenti di giustizia e compassione per gli animali non umani, è definibile come un’ “ortoressia etica”: una definizione senz’altro originale, che sottintende una degenerazione del pensiero di qualche grado. Ciò non sorprende quando si considera che lo stesso autore definisce l’uccisione cruenta e spietata di animali, ovvero la caccia, come un “oggetto d’amore” [7].

Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).

Ahimè, quanta confusione! Davvero molti vegetaliani optano in un secondo tempo per regimi alimentari più ristretti? Come vegetaliano credo di conoscere l’ambiente dei vegetaliani meglio di quanto lo conosca l’ing. Roberto Albanesi e posso dire, con pochi dubbi, che la maggior parte dei vegetaliani si limita all’adozione della dieta vegana classica. Solo una minoranza opta successivamente per un regime vegetaliano diverso.

Alcuni diventano frugivori (definiti più frequentemente fruttariani), adottando una dieta a base di frutta, frutta secca e semi. Oltre alla frutta intesa come frutto dolce della pianta (mela, pesca, albicocca, ecc.), nella dieta fruttariana viene contemplato anche il consumo di ortaggi a frutto, come zucca, pomodori, peperoni, zucchine e cetrioli. Altri vegetaliani possono diventare invece crudisti vegani, che consumano solo vegetali non sottoposti a cottura. Una dieta crudista vegana è composta prevalentemente da frutta, verdura, noci e semi, cereali e legumi germogliati: non solo verdura dunque.

E i granivori? Personalmente conosco solo uccelli granivori che gironzolano dalle mie parti, ma finora non mi è stato ancora mai presentato un essere umano granivoro. Ammesso che una persona che si nutra di solo grano e cereali riesca a vivere per più di qualche mese.

Una dieta vegana non può ritenersi ideale

Le diete completamente prive di proteine animali non rispettano né il vincolo dei macronutrienti, né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali possa ritenersi “ideale”.

Sostenendo un diffuso luogo comune, in questo preambolo l’ing. Roberto Albanesi riferisce che una dieta completamente priva di proteine animali comporterebbe carenze nutrizionali e sarebbe difficile da organizzare correttamente. Tuttavia, l’evidenza quotidiana ci mostra che anche la dieta tipicamente seguita da chi consuma cibi animali non sia esente da tali problemi.

Gli spot televisivi sugli integratori multivitaminici non sono certo diretti alla popolazione dei vegetaliani, e la prospera industria degli integratori nutrizionali crollerebbe in poco tempo se tra i propri clienti annoverasse solo la minoranza dei vegetaliani. Ogni farmacia, d’altronde, possiede un ben ricco e fornito reparto di integratori di vario tipo. Pertanto, sembra proprio che carenze nutrizionali varie sono piuttosto comuni tra la popolazione generale. Inoltre, nella nostra società l’obesità rappresenta un’epidemia in continua crescita, e patologie strettamente correlate all’alimentazione – come le malattie cardiache, alcuni tipi di tumore, diabete, ecc. – sono molto diffuse. Tutto ciò sembra dimostra come, dopotutto, anche il consumo di cibi animali non garantisca una facile autogestione.

Pertanto, se una dieta vegana può richiedere una certa attenzione affinché sia nutrizionalmente adeguata e ben bilanciata, questo, piuttosto che essere un fattore di differenziazione, rappresenta invece un elemento di comunanza con qualsiasi altro regime alimentare si intenda seguire. Vediamo comunque le ragioni dell’Ing. Roberto Albanesi a sostegno della sua affermazione.

1) Lo spettro aminoacidico: […] a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. […] Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un’alimentazione proteicamente corretta. In sostanza, ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.

In generale le proteine vegetali, salvo rare eccezioni, contengono tutti gli aminoacidi essenziali, sebbene presentano un profilo aminoacidico che si discosta da quello ideale, contenendo scarse quantità di uno o più aminoacidi. La credenza, ancora diffusa, secondo cui per tale motivo in una dieta vegana sia necessaria un’accurata combinazione delle fonti proteiche, è oggi considerata dagli studiosi obsoleta, e la ricerca moderna ha dimostrato che consumare una buona varietà di alimenti vegetali durante la giornata, a condizione che venga soddisfatto il fabbisogno calorico, assicura facilmente un adeguato apporto proteico, fornendo tutti gli aminoacidi nelle giuste quantità e proporzioni [8,9,10,11]. L’assunzione di proteine tipica dei vegetaliani è infatti tale da raggiungere o addirittura superare le quantità raccomandate [12,13]. L’Ing. Roberto Albanesi dimostra inoltre di conoscere ben poco la varietà e le qualità nutrizionali dei cibi vegetali, poichè il mondo vegetale, contrariamente a quanto egli crede, è in verità ricco di fonti proteiche [» v. tabella] [14].

2) I fitati: se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s’introducono nell’organismo sostanze (fitati) che possono inibire l’assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.

La principale preoccupazione dell’effetto dei fitati in una dieta vegana riguarda la sua azione inibitoria su ferro, zinco e, in misura minore, calcio. Tuttavia, il semplice consumo di soia e prodotti a base di soia non implica direttamente che i livelli di questi minerali nei vegetaliani siano ridotti. Bisogna infatti precisare che: 1) la dieta vegana, contrariamente ad una diffusa credenza, non implica un consumo frequente di soia e prodotti a base di soia: di fatto, in una dieta vegana non vi è alcuna necessità di consumare soia; 2) la fermentazione, comunemente praticata per cibi a base di soia come il miso e il tempeh, riduce notevolmente l’effetto sfavorevole dell’acido fitico; 3) la semplice pratica di assumere una fonte di vitamina C durante i pasti contrasta l’effetto dei fitati sull’assorbimento del ferro.

3) Gli acidi grassi essenziali: nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentanoico) e DHA (acido docosaesanoico), fondamentali per una buona alimentazione.

Effettivamente è stato osservato che i vegetariani, e particolarmente i vegetaliani, tendono ad avere livelli ematici di EPA e DHA inferiori ai non-vegetariani [15], sebbene in una importante ricerca del 2010 i livelli di EPA e DHA nei vegetariani hanno mostrato differenze non significative rispetto a chi consuma frequentemente pesce [16]. Gli esperti di nutrizione vegetariana ritengono comunque che il consumo di semi di lino (macinati o in forma di olio) e noci, che mostrano un elevato contenuto di acido alfa-linolenico (precursore degli acidi grassi omega-3), garantisca il corretto apporto di EPA e DHA. In particolare, il consumo quotidiano di due cucchiaini di olio di semi di lino viene consigliato come il modo più semplice e pratico di ottenere il giusto apporto di acidi grassi omega-3 in una dieta vegetariana.

4) La demonizzazione delle proteine animali porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all’80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta, ecc), cosa che non risolve affatto il problema dell’obesità, poiché un’abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.

In questo passo è sorprendente la disinvoltura con cui vengono esibiti i nessi deduttivi pur senza fornire le necessarie dimostrazioni argomentative. L’affermazione secondo cui il vegetariano assume «una percentuale eccessiva (a volte vicina all’80%) di carboidrati» non riferisce alcun dato statistico di riferimento e sembra essere solo un altro (pre)giudizio personale dell’Ing. Roberto Albanesi. Da questa premessa egli fa poi conseguire la deduzione semplicistica secondo cui ciò «non risolve affatto il problema dell’obesità, poiché un’abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi».

Tuttavia, la ricerca attuale smentisce completamente queste ipotesi. In una dieta vegetariana i carboidrati costituiscono il principale componente e la maggiore fonte energetica, senza tuttavia condurre normalmente ad eccessi: generalmente, nella dieta latto-ovo-vegetariana e nella dieta vegana i carboidrati rappresentano, rispettivamente, il 50-55% e il 50-65% dell’apporto calorico totale [17]. Questa moderata prevalenza dei carboidrati, piuttosto che rappresentare un problema, è invece in linea con le raccomandazioni correnti per una dieta ben bilanciata [18].

Per quanto riguarda il problema dell’obesità, infatti, nonostante la diffusa credenza che una dieta ricca di carboidrati provochi un aumento di peso e al di là delle credenze personali dell’Ing. Roberto Albanesi, gli studi svolti indicano una chiara evidenza di come la popolazione vegetariana, e in particolare i vegetaliani, presentino un più basso indice di massa corporea (BMI) e una minore incidenza di sovrappeso e obesità [19,20,21,22]. Questo risultato è dovuto all’elevato consumo dei cibi vegetali che, al contrario dei cibi animali, sono poveri di grassi, ad alto contenuto di fibra (che produce un elevato senso di sazietà) e a bassa densità calorica. Semmai, un potenziale fattore problematico persiste in una dieta latto-ovo-vegetariana quando viene abbinata ad un consumo eccessivo di formaggi grassi e uova, un caso non infrequente data l’errata e diffusa convinzione secondo cui, per sopperire alle richieste proteiche di origine animale, in mancanza delle carni occorra assumere elevate quantità di formaggi e uova.

Vegani sani?

È vero che i vegani e i vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati, risultano più magri, più longevi e più sani? Questa deduzione non è affatto corretta [...]. Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione, che magari beve, fuma, ecc., non il fatto che si nutre di vegetali. […] In altri termini, l’insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è [...]. Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.

La questione dell’influenza sulla salute di una dieta vegetariana, in effetti, non è ancora del tutto chiara. È stato ad esempio osservato che i vegetariani in genere godono di uno stato di salute migliore rispetto alla popolazione generale, ma non dissimile rispetto ai non-vegetariani con uno stile di vita comparabile [23]. Gli studiosi ritengono infatti che, effettivamente, la popolazione dei vegetariani tenda generalmente ad adottare uno stile di vita più attento alla salute. Tuttavia, gli studiosi concordano anche nel ritenere le diete vegetariane come diete generalmente più sane. Secondo l’Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), ad esempio, «le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, [...] possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie» [24].

Pertanto, la ricerca attuale valuta lo stato di salute dei vegetariani generalmente migliore rispetto alla popolazione generale, riconducendo questo risultato sia ad uno stile di vita più attento alla salute, sia a una serie di fattori protettivi implicati nella dieta [25,26,27]. Gli effetti favorevoli delle diete vegetariane, dunque, non vengono disconosciuti dai ricercatori – come nelle intenzioni dell’Ing. Roberto Albanesi –, ma considerati all’interno di un quadro d’insieme più ampio.

Da vegano etico, tuttavia, ritengo che la questione dei benefici sulla salute di una dieta vegana sia alquanto irrilevante, in quanto non significativa per la causa antispecista. Ritengo invece sufficiente e più importante che la gente comprenda come una dieta vegana – così come è oramai ampiamente dimostrato – sia nutrizionalmente adeguata e adatta alle diverse esigenze nel corso della vita e, dunque, come l’allevamento e l’uccisione degli animali a fini alimentari sia del tutto ingiustificabile.

È interessante infine notare l’incongruenza dell’Ing. Roberto Albanesi in questo passo. I vegetaliani, infatti, da “ortoressici salutistici”, obesi e malnutriti, come innanzi presentati, vengono ora descritti come chi è «attento allo stile di vita e alla salute», risultano essere «più magri, più longevi e più sani» e, per poter esprimere un giudizio attendibile, bisognerebbe addirittura confrontarli con «chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è». Ma nella logica dell’Ing. Roberto Albanesi le contraddizioni rimbalzano da una frase all’altra. Più oltre egli infatti riconferma lo stato di declino fisico dei vegetariani:

Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa venti anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi venti anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue… Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.

È decisamente significativo che gli unici dati che l’Ing. Roberto Albanesi riporti a sostegno delle proprie argomentazioni non facciano riferimento a studi scientifici attendibili e verificabili, ma riguardino unicamente esperienze personali del tutto prive di valore, dall’intento dissuasivo tipico della dialettica da bar, per di più scarsamente credibili: il vegetalismo è un fenomeno piuttosto recente, inoltre è per lo più diffuso come pratica alimentare tra i vegani etici, i cui rapporti di amicizia con un cacciatore sono piuttosto improbabili.

Il caso “Linda McCartney”

Da anni ormai si è diffusa la credenza che un’alimentazione vegana [...] preservi dal cancro, che la carne rossa “fa venire i tumori”, ecc. Cosa c’è di vero alla luce delle attuali conoscenze mediche?

L’Ing. Roberto Albanesi ci propone a questo punto le sue argomentazioni… «alla luce delle attuali conoscenze mediche». Vediamole insieme.

1) È parzialmente vero che l’alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto. Chi consuma carne rossa o altri cibi animali grassi [...] è quindi più a rischio [...] per questi due tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro abuso: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato.

Tipicamente, l’Ing. Roberto Albanesi anche qui presenta argomentazioni molto vaghe e non supportate da alcuno studio verificabile. Inoltre, benchè, come ho sopra già detto, non è mio interesse indagare sui rapporti tra vegetalismo e malattie, non si può però ignorare come la dieta vegana aderisca alle linee guida più recenti per la prevenzione del cancro del World Cancer Research Fund (WCRF) e dell’American Institute for Cancer Research (AICR), dove – similmente alle raccomandazioni di altre autorevoli organizzazioni nazionali e internazionali – viene chiaramente indicato di mangiare per lo più cibi di origine vegetale, con un’ampia scelta di cereali integrali, legumi, verdura e frutta, riferendo come «un elevato consumo di cibi vegetali di vario genere probabilmente protegge da diversi tipi di cancro» [28].

D’altra parte, nelle stesse linee guida non compare alcuna esortazione su un consumo minimo di carni e altri cibi animali. Viene infatti esplicitamente riferito che le raccomandazioni sui consumi di cibi animali non riguardano quelle diete che ne sono prive [29]. Dunque, se anche un consumo moderato di carni e altri cibi animali grassi non favorisse lo sviluppo di tumori – come riferisce l’Ing. Roberto Albanesi –, parimenti non sussiste alcuna evidenza che ne renda necessario il consumo per la prevenzione dei tumori.

2) Anche se [una dieta vegana] preserva solo in parte dai tumori dell’apparato digerente, [quando] si traduce in numeri il punto 1 (su 100 morti si considerano quelle per tumore, su queste si considerano quelle per tumori all’apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto) si scopre che un’alimentazione vegana non ha un’incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale.

In effetti, l’influenza positiva delle diete vegetariane sulle patologie neoplastiche non è ancora completamente certa [26]. Tuttavia, l’esposizione dell’Ing. Roberto Albanesi, deformata dal terrore ossessivo della nostra società per i tumori, si riduce ad una semplicistica svalutazione della dieta vegana senza tener conto del quadro d’insieme che, come ho sopra già fatto osservare, è molto più complesso e non limitato solo ad osservazioni sui tumori. Inoltre, per risultare ancora più convincente nella sua opera di dissuasione, l’Ing. Roberto Albanesi aggiunge che, d’altra parte, la dieta vegana avrebbe «altrettanto provati» (e non ben precisati) «svantaggi dal punto di vista salutistico»: talmente provati che ha ritenuto superfluo indicare qualsiasi fonte attendibile e verificabile.

3) È falso che basta un’alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all’apparato digerente. Infatti uno studio del dipartimento dell’agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente.

Difficile non concordare qui con l’Ing. Roberto Albanesi: senza dubbio, non è sufficiente seguire una dieta vegana per garantirsi l’immunità dai tumori dell’apparato digerente. Nè i fautori ragionevoli del vegetalismo sostengono una simile bizzarria. Semmai, ritengono che una dieta vegana possa favorire la prevenzione di alcuni tipi di tumore.

Tuttavia, per confermare la sua semplicistica deduzione, l’Ing. Roberto Albanesi ritiene di dover citare uno studio sui broccoli. Ma non è facile comprendere cosa dovrebbe dimostrare tale studio. Sembra infatti che l’Ing. Roberto Albanesi creda che i vegetaliani si nutrino di soli broccoli, ignorando al contempo che molti cibi vegetali – e non solo i broccoli – hanno dimostrato avere chiari effetti antitumorali. Il fatto che – secondo lo studio riferito – non tutti i broccoli abbiano lo stesso contenuto di glucorafanina, indica al limite solo che un vegetaliano salutista dovrebbe semplicemente essere più accorto nella scelta del tipo di broccolo da consumare. Nulla di tanto sensazionale.

4) Da ultimo, la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney, vegana convinta, ha messo in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia. Scoprite la vera ricetta anticancro dell’AIRC.

Qui, l’ovvietà sostenuta nel passo precedente, viene innalzata al rango di principio (pseudo)scientifico: «la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica». Ebbene sì: anche un vegetaliano può morire di cancro. Tuttavia, anche in questo caso l’Ing. Roberto Albanesi ha ritenuto importante suffragare questa banalità citando un evento che sembra possedere ai suoi occhi (stralunati) il carattere di prova inconfutabile: la morte per cancro di Linda McCartney.

È significativo – oltre che indicativo dello spessore scientifico (nullo) dell’intero articolo – che l’Ing. Roberto Albanesi citi a sostegno dell’ovvietà indicata non studi epidemiologici e dati statistici pubblicati su riviste scientifiche, ma la notizia da gossip (tinta di toni funerei) della morte per cancro di Linda McCartney (che tra l’altro, a quanto pare, era latto-ovo-vegetariana e non vegetaliana).

La ricetta anticancro

La «vera ricetta anticancro dell’AIRC» proposta dall’Ing. Roberto Albanesi è presentata in un articolo a parte [30] e attribuita ad un’intervista a Umberto Veronesi. I consigli presentati concernono vari aspetti della prevenzione. Per quanto riguarda specificatamente l’alimentazione, viene indicato che:

1. mangiare pesce tutti i giorni diminuisce del 50% la probabilità di tumore al seno. Una porzione di verdure al giorno riduce le possibilità del 20%;
2. […] due piatti [di pasta] al giorno aumentano il rischio del 10% [...].

Anche se l’Ing. Roberto Albanesi non cita la fonte di riferimento, e sebbene Umberto Veronesi sia notoriamente latto-ovo-vegetariano, proviamo a credere che queste affermazioni siano state effettivamente riferite dal Veronesi. Una prima considerazione banale che si può fare è che tre parole buttate giù in un’intervista non possono considerarsi come un piano completo per la prevenzione dei tumori, ma, al limite, solo delle indicazioni orientative.

È invece significativo che l’Ing. Roberto Albanesi abbia trovato così interessante questa intervista al Veronesi tanto da dedicargli un articolo completo, sebbene esistano elaborate revisioni scientifiche di autorevoli istituti di fama mondiale certamente più appropriate come linee guida per la prevenzione del cancro, come il già citato documento del WCRF/AICR.

Riprendendo la lettura di questo documento, si rileva come il consumo dei cereali (quindi pasta compresa) venga invece incoraggiato (insieme al consumo dei cibi vegetali in generale, come ho già fatto osservare), con l’unica accortezza di preferire i cereali integrali ai cereali raffinati [31]. È probabile dunque che il Veronesi si riferisse proprio alla pasta raffinata, normalmente consumata tra gli italiani. Inoltre, nelle stesse linee guida non vi è alcuna esortazione su un consumo minimo di pesce. Invece, si sconsiglia il consumo di cibi conservati sotto sale o affumicati [32], tra i quali rientrano molti tipi di pesci comunemente venduti.

Probabilmente, l’Ing. Roberto Albanesi ha trovato molto significativa l’intervista al Veronesi solo in quanto sembra confermare le sue credenze alimentari in fatto di prevenzione dei tumori. L’attenzione esuberante su questa circostanza, però, si è rivelata evidentemente un fattore di confusione. Infatti, leggendo con più attenzione le indicazioni del Veronesi, si nota che queste non si riferiscono ai tumori in generale – come crede l’Ing. Roberto Albanesi –, ma solo al tumore al seno [33].

L’articolo incompreso

Più avanti, l’Ing. Roberto Albanesi riferisce una dissertazione sulla B12 tenutasi nel 2002 al trentacinquesimo congresso vegetariano mondiale. Poichè questo è l’unico caso in cui l’Ing. Roberto Albanesi fornisce la fonte, abbiamo questa volta la possibilità di consultare l’articolo originale [» B12: una parte essenziale di una sana dieta vegana], del dr. Stephen Walsh. Cercherò di seguito di riassumere brevemente l’articolo nei punti che qui più ci interessano.

Walsh spiega come una carenza di vitamina B12 provochi un aumento dei livelli di omocisteina, condizione che determina un maggiore rischio di mortalità. Egli fa poi notare come diversi studi abbiano rilevato nei vegetaliani alti livelli di omocisteina dovuti ad assunzioni inadeguate di vitamina B12, una situazione che pertanto determina un aumento della mortalità presso i vegetaliani.

Walsh tuttavia osserva anche che «con livelli adeguati di B12 i vantaggi di una dieta vegana [...] emergono come dimostrato dallo studio USA del 1999», in cui i pari livelli di B12 dei vegetaliani e dei consumatori di carni corrispondono a pari livelli di omocisteina, come mostra  il grafico seguente:

Più avanti, nell’articolo, sono presenti anche semplici consigli su come assumere quantità sufficienti di B12 in una dieta vegana, e nella riga di chiusura, evidenziato in grassetto, si avvisa il lettore vegetaliano sulla necessità di includere un consumo adeguato di B12 nella propria dieta:

La vitamina B12 è un elemento essenziale di una dieta vegana sana: non mettere in pericolo la tua salute non includendola nella tua dieta.

Infatti, come tutti i vegetaliani un poco informati ben sanno, la carenza di B12 è l’unico rischio serio in cui possono incorrere, dal momento che i cibi vegetali, a seguito del trattamento di lavaggio e pulizia cui sono soggetti prima di arrivare sulla nostra tavola, risultano privi di questa vitamina. Per questo motivo, normalmente, i vegetaliani assumono un integratore di B12.

L’articolo, dunque, mira a mettere in luce l’effetto sfavorevole di introiti insufficienti di B12 sui livelli di omocisteina in una dieta vegana, incoraggiando il lettore vegetaliano a raggiungere il giusto apporto di questa vitamina. Eppure l’Ing. Roberto Albanesi giunge nel suo articolo ad altre conclusioni, decisamente nefaste.

Egli infatti dapprima riferisce come nei vegetaliani siano stati rilevati alti livelli di omocisteina, senza però indicarne la causa nei bassi apporti di B12, bensì limitandosi a sottolineare come questa condizione provochi un aumento del rischio di mortalità:

I livelli medi di omocisteina nei vegani sono di circa 14 m mol/l, [che] possono essere associati con un aumento in mortalità del 40% [...].

Quindi osserva – come in effetti riferito nello studio – che, benchè i bassi livelli di colesterolo tipici dei vegetaliani permettano di predire una ridotta mortalità per cardiopatia, l’aumento della mortalità dovuta ai più alti livelli di omocisteina potenzialmente determina nei vegetaliani una mortalità totale simile a quella riscontrabile tra i consumatori di carni. Ma è evidente che l’Ing. Roberto Albanesi non sia riuscito a comprendere l’articolo. Continuando, egli infatti osserva (nella sua tipica logica semplicistica)  che:

In altri termini, un’alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta l’omocisteina. Morale: non cambia nulla.

Se invece avesse letto con più attenzione l’articolo, avrebbe intuito che un’alimentazione vegana aumenta l’omocisteina quando non opportunamente corretta nell’apporto di B12. Per capire ciò, d’altronde, sarebbe bastato anche solo limitarsi a guardare i grafici sui livelli di B12 e di omocisteina che accompagnano l’articolo di Walsh (ironicamente presentati anche dall’Ing. Roberto Albanesi nel suo stesso articolo). Forse, avrebbe potuto evitare questo errore di comprensione se anche solo si fosse soffermato sul titolo stesso dell’articolo, piuttosto eloquente: B12: una parte essenziale di una sana dieta vegana.

In uno slancio di entusiasmo, l’Ing. Roberto Albanesi conclude pertanto che, infatti: «Lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare» – continua – «che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta». Eppure, nelle conclusioni di fondo, Walsh scrive chiaramente che «assunzioni adeguate di B12 possono essere cruciali per aumentare di quattro anni la prospettiva di vita dei vegetaliani, collocandoli chiaramente davanti agli altri gruppi negli studi di confronto sulla mortalità».

Questo travisamento delle argomentazioni di Walsh non è certo intenzionale. Nello scrivere il suo articolo l’Ing. Roberto Albanesi non ha cercato di capire se effettivamente una dieta vegana sia una dieta squilibrata come lui ritiene. Tutt’altro: il suo unico intento era quello di dimostrare che una dieta vegana è una dieta squilibrata come lui ritiene. Pertanto, non appena ha creduto di trovare nella dissertazione di Walsh i dati necessari a confermare la sua credenza, è stato indotto ad ignorare le altre parti dell’articolo che avrebbero invece smentito i suoi preconcetti e palesato l’inganno ai suoi occhi.

Amore canino e vegani “novelli nazisti”

Dopo questa sua confusa analisi dell’alimentazione vegetariana, l’Ing. Roberto Albanesi propone una serie di divagazioni sul veganismo etico. Qui, sempre seguendo il filo dell’anarchia logica, espone la sua originale teoria etica: un cane «sa amare», una mucca no, dunque – conclude – la mucca può essere serenamente uccisa. Un modo davvero rapido e disinvolto di giustificare l’immenso sterminio degli animali non umani.

Non sorprende che l’Ing. Roberto Albanesi sia anche un appassionato di caccia, un’attività la cui pratica richiede il totale annientamento dell’intima empatia umana per gli altri esseri. E naturalmente, da buon cacciatore qual è, non poteva far mancare i soliti colorati appellativi ai sostenitori dei diritti animali: estremisti, razzisti, «novelli nazisti che ripulirebbero il mondo da noi soggetti impuri».

Ed è qui che si rivelano le reali spinte motivazionali dell’Ing. Roberto Albanesi. Le sue argomentazioni non sono ispirate da principi scientifici (o presunti tali): è solo l’accanimento contro i vegani il vero movente di ogni parola del suo articolo. Cancro, proteine, carboidrati: sono solo un pretesto come un altro per criticare una scelta compassionevole e rispettosa della vita.

Per l’Ing. Roberto Albanesi, come per tutti i cacciatori, è intollerabile che la sua passione – la sanguinaria uccisione di animali liberi – venga disapprovata e ostacolata da dei “fanatici esaltati” che intendono difendere la vita di creature innocenti freddamente uccise. E anche se per tutto l’articolo egli tenta di dare una parvenza di credibilità alle sue (pseudo)argomentazioni, nell’ultima parte emerge aperta e incontrollata tutta la sua ostilità verso i vegani e i loro principi etici, un’ostilità per altro velatamente presente fin dalle prime righe dello scritto («il vegano [...] è un esempio di ortoressia etica»).

Conclusioni

Con questo articolo ho voluto semplicemente mostrare quanta disinformazione e ignoranza ruotino intorno alla dieta vegana e come – proprio a causa di ciò – sia facile svalutare questo sano modello alimentare dipingendolo come un pericoloso attentato alla salute. Anche persone senza alcuna competenza in materia – quale un ingegnere privo delle più elementari nozioni di nutrizione –, scrivendo un articolo senza alcuna cognizione di causa, possono agevolmente riuscire in questo intento denigratorio. Ciò perchè più qualcosa è lontano da noi, estraneo, ignoto, più risulta semplice colorarlo di leggende e ipotesi bizzarre servendosi di luoghi comuni e argomentazioni approssimative.

Questo diffuso atteggiamento preconcetto verso la dieta vegana è purtroppo facilmente rintracciabile anche su siti apparentemente più attendibili o nei discorsi dei vari nutrizionisti che appaiono sorridenti in TV o curano qualche rubrica a tema. L’effetto prodotto da questo vasto e organizzato sistema di squalificamento della dieta vegana – non un complotto internazionale, bensì un ben più pericoloso atteggiamento radicato e diffuso – è un forte senso di disagio, insicurezza, sconforto, in colui che vuol adottare una dieta vegana persuaso da sentimenti di empatia verso gli altri animali.

Fortunatamente, molte di queste persone dimostrano di avere più fiducia nelle proprie idee e nelle proprie convinzioni che non nelle idee e nelle convinzioni dettate per loro da altri. Queste persone sono quelle che decidono di diventare vegetaliane. E le fonti per sapere come fare (sul web, ma non solo) non mancano di certo.

Per quanto fin qui detto, vorrei chiudere questo articolo con una citazione pienamente condivisibile dello stesso Ing. Roberto Albanesi, che, ironicamente, scrive:

«È importante riflettere su come sia facile usare Internet come mezzo di convincimento: una pagina internet ha una credibilità che molti utenti sovrastimano e se non si possiede spirito critico e non si riescono a confrontare le fonti e a rilevare le contraddizioni con semplici strumenti […] si è spacciati» [1].

Riccardo B.

 

Ringrazio Simona per la segnalazione dell’articolo!

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Ultima modifica: 7 gennaio 2014

Note:
1. URL: http://www.albanesi.it/Alimentazione/vegana.htm . Si noti che dal 2008 al 2013 nell’articolo sono state apportate sostanziali modifiche (l’articolo originale può comunque essere ancora consultato » qui).
2. Albanesi.it, Roberto Albanesi: la biografia [http://www.albanesi.it/albanesi.htm]: «Roberto Albanesi, dopo la laurea nel 1978 in Ingegneria elettronica all’Università di Pavia…».
3. Albanesi.it, La caccia [http://www.albanesi.it/mente/caccia.htm]: «Domani mattina, se non nevica … vado a caccia…».
4. Albanesi.it, Il metodo Albanesi [http://www.albanesi.it/ecommerce/metodoalbanesi.htm].
5. Il termine vegetalismo, insieme ai suoi derivati lessicali, indica il veganismo dietetico, ovvero il veganismo inteso come pratica alimentare basata sull’esclusione di tutti i cibi di origine animale.
6. Treccani.it: Ortoressia.
7. Albanesi.it, La caccia [http://www.albanesi.it/mente/caccia.htm]: «Chiediamo a un cacciatore cos’è per lui la caccia. Proviamo a sostituire cacciatore con uomo e caccia con donna e si comprenderà il test. Cosa pensare di un uomo che dice che per lui una donna è un divertimento, un hobby, uno sport, un’arte o un oggetto d’amore? [...] Un oggetto d’amore (una religione): la mia risposta [...]».
8. Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets: «Plant protein can meet protein requirements when a variety of plant foods is consumed and energy needs are met. Research indicates that an assortment of plant foods eaten over the course of a day can provide all essential amino acids and ensure adequate nitrogen retention and use in healthy adults; thus, complementary proteins do not need to be consumed at the same meal».
9. Academy of Nutrition and Dietetics, Vegetarian/Vegan Myths: «It is very easy to consume enough protein on a plantbased diet, as long as a person eats a variety of foods throughout the day».
10. United States Department of Agricolture, Tips for Vegetarians: «Protein needs can easily be met by eating a variety of plant-based foods. Combining different protein sources in the same meal is not necessary».
11. Marsh et al., Health Implications of a Vegetarian Diet: «Because most plant foods contain limited amounts of one or more essential amino acids, it was once thought that certain combinations of plant foods had to be eaten at the same meal to ensure sufficient essential amino acids. It is now known that strict protein combining is not necessary, provided energy intake is adequate and a variety of plant foods are eaten each day, including legumes, whole grains, nuts and seeds, soy products, and vegetables».
12. Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets: «typical protein intakes of lacto-ovovegetarians and of vegans appear to meet and exceed requirements».
13. Marsh et al., Health Implications of a Vegetarian Diet: «Although the adequacy of protein in vegetarian diets is sometimes questioned, vegetarian diets usually exceed protein requirements». Si noti che nell’articolo viene precisato: «There are 4 main types of vegetarian diets: (1) a lacto-ovo-vegetarian … (2) a lacto-vegetarian … (3) an ovo-vegetarian … and (4) a vegan».
14. Academy of Nutrition and Dietetics, Vegetarian/Vegan Myths: «Good sources of protein include: legumes (lentils, beans, peas), soy-foods (tofu, tempeh, edamame), seitan, meat substitutes (veggie burgers, plant-based crumbles), milk (dairy and non-dairy), nuts, seeds, grains (rice, millet, quinoa), bread, and vegetables».
15. Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets: «Vegetarians, and particularly vegans, tend to have lower blood levels of EPA and DHA than nonvegetarians».
16. Welch et al., Dietary intake and status of n−3 polyunsaturated fatty acids in a population of fish-eating and non-fish-eating meat-eaters, vegetarians, and vegans and the precursor-product ratio of α-linolenic acid to long-chain n−3 polyunsaturated fatty acids: results from the EPIC-Norfolk cohort: «Although the estimated dietary intake of n−3 PUFAs in non-fish-eaters was only between 57% and 80% of that of fish-eaters, the differences between these groups were smaller for plasma n−3 PUFA status».
17. Reed Mangels, Virginia Messina, Mark Messina, The Dietitian’s Guide to Vegetarian Diets, tabella 2-1, p. 14.
18. United States Department of Agriculture, Dietary Guidelines for Americans, tabella 2-4, p. 15.
19. Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets: «vegetarians tend to have a lower body mass index». Si noti che nell’articolo viene precisato: «In this article, the term vegetarian will be used to refer to people choosing a lacto-ovo-, lacto-, or vegan vegetarian diet unless otherwise specified».
20. Spencer et al., Diet and body-mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians, and vegans: «mean BMI was significantly different between the four diet groups, being highest in the meat-eaters [...] and lowest in the vegans».
21.
Tonstad et al., Type of vegetarian diet, body weight, and prevalence of type 2 diabetes: «Mean BMI was lowest in vegans (23.6 kg/m2) and incrementally higher in lacto-ovo vegetarians (25.7 kg/m2), pesco-vegetarians (26.3 kg/m2), semi-vegetarians (27.3 kg/m2), and nonvegetarians (28.8 kg/m2)».
22.
Rosell et al., Weight gain over 5 years in 21,966 meat-eating, fish-eating, vegetarian, and vegan men and women in EPIC-Oxford: «We investigated changes in weight and body mass index (BMI) over a 5-year period in meat-eating, fish-eating, vegetarian, and vegan men and women in the UK [...]. Multivariable-adjusted mean weight gain was somewhat smaller in vegans (284 g in men and 303 g in women, P<0.05 for both sexes) and fish-eaters (338 g, women only, P<0.001) compared with meat-eaters. [...] Lowest weight gain was seen among those who, during follow-up, had changed to a diet containing fewer animal food».
23. Key at al., Health effects of vegetarian and vegan diets: «In Western countries the health of vegetarians appears to be good compared with national averages and similar to that of non-vegetarians with a comparable background and lifestyle» (v. full text). Si noti che nell’articolo viene precisato: «Vegetarians are sub-classified as lacto-ovo vegetarians who eat dairy products and/or eggs and vegans who do not eat any animal products».
24. Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets: «It is the position of the American Dietetic Association that appropriately planned vegetarian diets, including total vegetarian or vegan diets, are healthful, nutritionally adequate, and may provide health benefits in the prevention and treatment of certain diseases».
25. Key at al., Health effects of vegetarian and vegan diets: «This outcome is partly because vegetarians tend to be more health conscious than average (for example, by avoiding smoking) and partly because vegetarians have reasonably healthy diets in relation to factors such as fat composition» (v. full text). Si noti che nell’articolo viene precisato: «Vegetarians are sub-classified as lacto-ovo vegetarians who eat dairy products and/or eggs and vegans who do not eat any animal products».
26. Segasothy and Phillips, Vegetarian diet: panacea for modern lifestyle diseases?: «The beneficial effects could be due to the diet as well as the healthy lifestyle, which includes desirable weight, regular physical activity, and abstinence from smoking, alcohol and illicit drugs».
27. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer: a Global Perspective: «People who eat various forms of vegetarian diets are at low risk of some diseases including some cancers, although it is not easy to separate out these benefits of the diets from other aspects of their ways of life, such as not smoking, drinking little if any alcohol, and so forth» (p. 382).
28. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer: a Global Perspective: «Recommendation 4: [...] Eat mostly foods of plant origin. [...] Higher consumption of several plant foods probably protects against cancers of various sites. [...] The goals and recommendations here are broadly similar to those that have been issued by other international and national authoritative organisations [...]. They derive from the evidence on cancer and are supported by evidence on other diseases. They emphasise the importance of relatively unprocessed cereals (grains), non-starchy vegetables and fruits, and pulses (legumes), all of which contain substantial amounts of dietary fibre and a variety of micronutrients, and are low or relatively low in energy density. These, and not foods of animal origin, are the recommended centre for everyday meals» (p. 380).
29. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer: a Global Perspective: «The Panel emphasises that this overall recommendation is not for diets containing no meat – or diets containing no foods of animal origin» (p. 382).
30. Albanesi.it, La ricetta anticancro.
31. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer: a Global Perspective: «instead of processed cereals and grains, wholegrain versions are better choices» (p. 381).
32. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer: a Global Perspective: «Some methods of food preservation, processing, and preparation affect the risk of cancer. The strongest evidence concerns processed meats, preserved by salting, smoking, pickling, addition of chemicals, and other methods» (p. 384).
33. Infatti, per la diagnosi parla solo di autopalpazione mensile, mammografia e visita al seno.

 

92 commenti per “Roberto Albanesi tra vegani ortoressici e granivori”

  1. Francesca

    Roberto B., grazie infinite per questo articolo. Non credo che qualcuno avrebbe potuto rispondere meglio. Lasciamo perdere Albanesi però che si commenta da solo. Uno che vuole parlare di alimentazione salutare ed è favorevole agli OGM è solo da ignorare. Si accorgerà da solo delle sue valutazioni errate.

  2. Riccardo

    ciao, sono d’accordo, purtroppo però, stando a google, non sembra affatto che gli altri lo ignorino!

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