Roberto Albanesi tra vegani ortoressici e granivori
giovedì, 24 gennaio 2008
Da un articolo ai vertici delle ricerche di Google, ecco come criticare la dieta vegana pur senza possedere alcuna nozione di nutrizione
ultimo aggiornamento: 28 novembre 2011
Girando su Internet in cerca di informazioni sulla dieta vegana, in molti si saranno imbattuti in un articolo che spicca ai vertici delle ricerche con Google: Dieta vegana (i vegani) [1] (nota del 28 novembre 2011: dal 2008 ad oggi nell’articolo sono state apportate sostanziali modifiche).
Il sito che presenta questo articolo ruota intorno alla figura di un certo Roberto Albanesi, laureato in ingegneria elettronica [2] e appassionato di caccia [3]. Il sito, legato al benessere a 360 gradi con sezioni sulla nutrizione, sullo sport e sulla salute in genere, propone tra le altre cose anche l’avveniristico Metodo Albanesi: dimagrisci e rinasci, presentato nel più classico dei modi come «l’ultima rivoluzione nell’affollatissimo campo delle soluzioni per avere un corpo magro» [4].
Nell’articolo innanzi citato l’Ing. Roberto Albanesi esegue un esemplare tentativo di denigrazione delle diete latto-ovo-vegetariana e vegana (a dispetto del titolo, infatti, nell’articolo si parla sia di vegani che di latto-ovo-vegetariani). L’articolo, al di là delle intenzioni dell’autore, è molto interessante, in quanto presenta alcune tra le più note accuse contro l’alimentazione latto-ovo-vegetariana/vegana (carenza di proteine, di Omega3, di B12, ecc). Si noti che non si tratta di un caso isolato, bensì tali argomentazioni rappresentano un costume adottato anche dai “dotti” medici nutrizionisti che compaiono frequentemente nei salotti televisivi o su rubriche cartacee e digitali.
L’articolo dunque è indubbiamente un ottimo esempio di luoghi comuni, disinformazione e ignoranza che ruotano intorno alle diete latto-ovo-vegetariana e vegana. E dimostra quanto sia facile, anche per persone senza alcun titolo medico e competenza professionale, lanciarsi in critiche assolute contro il latto-ovo-vegetarianismo e il veganismo e ricevere un’attenzione e una credibilità tali da finire in cima ai risultati di Google.
Nell’articolo userò il termine vegetariano (e derivati) per riferirmi sia al modello latto-ovo-vegetariano che vegano, così come correttamente previsto nell’ambito della ricerca scientifica.
I vegani ortoressici
Sin dalle prime righe constatiamo che l’Ing. Roberto Albanesi ha un concetto molto bizzarro dell’alimentazione vegana e di sicuro nutre scarsa simpatia per i vegani:
Il vegano ha effettuato spesso una scelta alimentare (ortoressia salutistica); a volte è tale per scelta etica (si oppone all’allevamento di animali) e allora è un esempio di ortoressia etica.
Occorre prima chiarire che la scelta vegana è spesso e non a volte dettata da motivazioni etiche. L’Ing. Roberto Albanesi definisce quindi il veganismo, quando originato da intenzioni salutistiche, come un’ortoressia ovverosia un’«ossessione quasi maniacale per una alimentazione corretta e salutare» [5]. Nel XVI secolo fare il bagno era considerato pericoloso perché poteva esporre al rischio di malattie, lavare i bambini era assolutamente vietato: chi avrebbe osato farsi un bagno immerso in una vasca colma d’acqua sarebbe di certo stato accusato di follia. Allo stesso modo, oggi, in questa società oppressa dal consumo ossessivo di carni, latticini e uova, un’alimentazione sana e naturale quale quella vegana viene vista come una deviazione mentale, un’ “ortoressia salutistica”.
Parallelamente, secondo l’Ing. Roberto Albanesi seguire una dieta vegana spinti da un profondo senso di giustizia, umanità e compassione per gli animali, è definibile come un’ “ortoressia etica”: una definizione senz’altro originale. Ma cosa mai vorrà significare? Lo ignoro, ma di certo sottintende una degenerazione del pensiero di qualche grado. Ciò non sorprende, quando si considera che lo stesso autore definisce l’uccisione cruenta e spietata di animali (ovvero la caccia) come un “oggetto d’amore” [6].
Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).
Ahimè, quanta confusione! Molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti? Come vegano credo di conoscere un poco meglio l’ambiente dei vegani più di quanto lo conosca l’ing. Roberto Albanesi, e posso dire senza dubbio che ciò è falso. Molti vegani rimangono vegani. Solo una minoranza opta successivamente per un regime alimentare diverso.
Alcuni diventano frugivori (più solitamente definiti fruttariani), che seguono una dieta a base di frutta, frutta secca e semi: frutta ma non intesa solo come frutto dolce della pianta (mela, pesca, albicocca, ecc), infatti i fruttariani consumano anche ortaggi a frutto come pomodori, peperoni e zucchine. Alcuni altri possono diventare invece crudisti vegani: questi si nutrono di soli vegetali non sottoposti a cottura. Non solo verdura dunque, ma qualunque vegetale purchè non cotto (tra l’altro vi sono anche i crudisti non vegani, i quali consumano latticini non pastorizzati e perfino carne e pesce crudi).
E i granivori? Personalmente conosco solo uccelli granivori che girano dalle mie parti, ma finora non mi è stato mai presentato un essere umano granivoro. Semmai riesca a sopravvivere una persona che si nutra di solo grano e cereali.
Da questa introduzione dell’Ing. Roberto Albanesi traspaiono una sorta di insofferenza verso i vegani e concetti poco chiari sull’alimentazione vegana e anche sull’alimentazione in generale. Ma andiamo avanti.
Una dieta vegana non può ritenersi ideale
Le diete completamente prive di proteine animali non rispettano né il vincolo dei macronutrienti, né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali possa ritenersi “ideale”.
L’ing. Roberto Albanesi ignora che oggi uno dei problemi più diffusi è proprio l’eccessiva assunzione di proteine, le principali fonti alimentari di proteine inoltre tendono ad essere di origine animale, ricche anche in grassi, soprattutto grassi saturi. Le diete ad elevato tenore di proteine sono state molto pubblicizzate negli ultimi anni per i problemi legati al sovrappeso, per la prevenzione di alcune malattie e per aumentare le prestazioni atletiche, tuttavia gli studi dimostrano che i risultati più vantaggiosi per la salute si ottengono con una dieta ricca in carboidrati, povera in grassi e moderata in proteine.
Molti individui sono sorpresi nell’apprendere che il fabbisogno di proteine è decisamente inferiore rispetto a quello che essi abitualmente consumano. Una dieta ad elevato contenuto proteico è potenzialmente pericolosa e può contribuire all’insorgenza di patologie cardiovascolari, cancro, osteoporosi e patologie renali [7]. Vediamo comunque le ragioni dell’Ing. Roberto Albanesi a sostegno della sua affermazione.
1) Lo spettro aminoacidico: […] a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. […] Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un’alimentazione proteicamente corretta. In sostanza ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.
In una dieta vegana è sufficiente mangiare in modo semplice e variato affinchè il nostro organismo sia fornito di tutti gli aminoacidi di cui necessita. L’American Dietetic Association (ADA), la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane afferma: «A condizione che vengano consumati gli alimenti vegetali in modo variato e che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali possono soddisfare i fabbisogni nutrizionali proteici. La ricerca indica che un assortimento di cibi vegetali assunti nel corso della giornata è in grado di fornire tutti gli aminoacidi essenziali e assicurare in modo adeguato assunzione e utilizzo di azoto negli adulti sani» [8]. L’assunzione di proteine tipica dei vegetariani è infatti tale da raggiungere o addirittura superare le quantità raccomandate [9,10].
Le principali fonti proteiche in una dieta vegana sono i cereali e i legumi. Ottime fonti proteiche sono i legumi in genere, la frutta secca, i semi oleaginosi, i derivati della soia (tofu, tempeh, latte di soia, ecc) e il seitan. Alcuni alimenti come soia, ceci, quinoa, amaranto e grano saraceno hanno un profilo aminoacidico sovrapponibile ai prodotti animali [11,12,13,14]. Sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) è inoltre disponibile una tabella delle proteine per vegetariani [» visualizza la tabella]. L’Ing. Roberto Albanesi evidentemente conosce ben poco la varietà e le qualità nutrizionali dei cibi vegetali.
2) I fitati: se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s’introducono nell’organismo sostanze (fitati) che possono inibire l’assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.
L’acido fitico agisce da inibitore del ferro, dello zinco e in misura minore del calcio. Tuttavia bisogna precisare che: 1) la dieta vegana, contrariamente ad una diffusa credenza, non è basata su soia e prodotti a base di soia: nello specifico, il fabbisogno proteico, come abbiamo visto, può essere soddisfatto ricorrendo ad un’ampia scelta di altri cibi; 2) solo i derivati della soia non fermentata hanno un alto contenuto di fitati: la fermentazione, praticata per cibi quali miso e tempeh, riduce notevolmente il contenuto di acido fitico; 3) per quanto riguarda il ferro, la semplice pratica di assumere una fonte di vitamina C in concomitanza di cibi ricchi di ferro contrasta l’effetto dei fitati.
In ogni caso, l’introito di fitati con la soia non implica che i livelli di ferro, zinco e calcio nei vegetariani siano ridotti, come sembra voglia suggerire l’Ing. Roberto Albanesi, infatti il consumo dei normali cibi e prodotti vegetali permette di raggiungere facilmente i livelli raccomandati per questi minerali.
3) Gli acidi grassi essenziali: nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentanoico) e di DHA (acido docosaesanoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche [...] sollevano dubbi sulla capacità di convertire l’alfa-linolenico in EPA e DHA e la conversione è ancora più dubbia nei bambini.
Essendo le diete vegetariane prive di fonti attive di EPA e DHA, è molto importante che i vegetariani consumino acido alfa-linolenico (ALA), che viene convertito dall’organismo in EPA e DHA. L’efficienza di questa bioconversione è inferiore al 10% per gli EPA e ancora più bassa per i DHA [15, 16] (sui bambini non conosco studi specifici, nè tantomeno l’Ing. Roberto Albanesi ne ha indicati nel suo articolo). Diversi studi hanno suggerito che i vegetariani – e soprattutto i vegani – tendano ad avere livelli ematici di EPA e DHA inferiori ai non-vegetariani [17,18,19,20,21], anche se in uno studio recente i livelli di EPA e DHA nei vegetariani sono risultati maggiori a quelli dei non-vegetariani e pressoché identici a chi consuma frequentemente pesce [22].
Per un corretto apporto di omega-3 è buona norma per i vegetariani consumare quotidianamente circa due cucchiaini di olio di semi di lino spremuto a freddo, ricco di ALA. Altre buone fonti di ALA sono i semi di lino macinati al momento, le noci, l’olio di semi di soia e l’olio di canola.
4) La demonizzazione delle proteine animali porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all’80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta, ecc) [fonti non citate, NdR], cosa che non risolve affatto il problema dell’obesità, poiché un’abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.
I carboidrati costituiscono il principale componente di una dieta vegetariana e la maggiore fonte energetica, così come correttamente previsto in uno schema alimentare ben bilanciato [23]. Generalmente ricoprono il 50-55% dell’apporto calorico totale nei latto-ovo-vegetariani e il 50-65% nei vegani [24].
Nonostante la diffusa credenza che una dieta ricca di carboidrati provochi un aumento di peso, vasti studi di popolazione (Adventist Health Study, Adventist Health Study 2, Oxford Vegetarian Study, EPIC-Oxford) hanno rilevato una minore incidenza di sovrappeso e obesità tra i vegetariani – e in particolare tra i vegani – rispetto ai non-vegetariani [25,26,27,28]. L’EPIC-Oxford ha dimostrato anche un minore aumento di peso quale conseguenza fisiologica dell’età nell’arco di 5 anni presso i vegani [29]. Una dieta vegana a basso contenuto di grassi ha inoltre dimostrato avere una buona efficacia nel dimagrimento a lungo termine con risultati migliori di quelli ottenuti dalla dieta proposta dal National Cholesterol Education Program tra donne in età post-menopausa [30].
Questi risultati sono dovuti all’elevato consumo dei cibi vegetali che, al contrario dei cibi animali, sono poveri di grassi, ad alto contenuto di fibra (che produce un elevato senso di sazietà) e a bassa densità calorica (ovvero presentano un contenuto ridotto di calorie in grandi volumi).
Vegani sani?
È vero che i vegani e i vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati, risultano più magri, più longevi e più sani? Questa deduzione non è affatto corretta ed è il frutto di un distorcimento delle cause. Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma, ecc, non il fatto che si nutre di vegetali. […] In altri termini, l’insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è [...]. Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.
In questo passo l’Ing. Roberto Albanesi pare fare decisamente un passo indietro, forse perché persino lui non è convinto delle proprie argomentazioni appena esposte. I vegetariani, da “ortoressici salutistici”, obesi e malnutriti, vengono ora descritti come chi è “attento allo stile di vita e alla salute”, e sembrano essere i “più magri, più longevi e più sani”. Quindi, per poter dare un giudizio attendibile, bisognerebbe confrontarli addirittura con “chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è”. A questo punto siamo altrettanto confusi.
Uno studio serio che voglia indagare sugli effetti dell’alimentazione sulla salute deve certamente tenere conto anche di parametri individuali potenzialmente confondenti quali fumo, consumo di alcolici, attività fisica, ecc, in modo da offrire una valutazione quanto più attendibile possibile. Anche se l’Ing. Roberto Albanesi lo ignora, studi di questo tipo sono stati compiuti anche in relazione agli effetti delle diete vegetariane.
Tra gli studi più noti di questo tipo vi è l’Oxford Vegetarian Study [31], un ampio studio che ha visto la partecipazione di ben 11.000 soggetti (6.000 non consumatori di carne, prevalentemente vegetariani, e 5.000 consumatori di carne). I risultati, dopo essere stati adattati per fumo, indice di massa corporea (misura dell’obesità) e classe sociale (tre fattori noti per influenzare la mortalità), hanno mostrato che chi non consuma carne ha un minore tasso di mortalità per tutte le cause di morte combinate, cardiopatia ischemica e tutti i tipi di tumori combinati.
Le differenze sono risultate statisticamente significative (cioè con bassa probabilità di essere dovute al caso) per tutte le cause di morte e per tutti i tumori combinati. Non sono certo esclusi fattori esterni che potrebbero aver partecipato al risultato finale, come ad esempio una motivazione più forte nei vegetariani che li avrebbe spinti ad essere più accorti alla propria salute, tuttavia i risultati di uno studio di tale portata non possono essere facilmente ignorati.
Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue… Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.
È decisamente significativo che gli unici dati che l’Ing. Roberto Albanesi riporti a sostegno delle proprie argomentazioni non facciano riferimento a studi scientifici verificabili ma riguardino unicamente esperienze personali del tutto prive di valore (e probabilmente anche di credibilità: un cacciatore come l’Ing. Roberto Albanesi quanti amici vegani potrà mai avere?). Come rispondere allora a tale affermazione, se non con un’altra affermazione?
«I vegetariani, in genere, hanno non soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche invalidanti.» (Umberto Veronesi, oncologo e vegetariano, dal forum del Corriere della Sera [32])
Il caso “Linda McCartney”
Da anni ormai si è diffusa la credenza che un’alimentazione vegana [...] preservi dal cancro, che la carne rossa “fa venire i tumori”, ecc. Cosa c’è di vero alla luce delle attuali conoscenze mediche?
L’Ing. Roberto Albanesi ci propone a questo punto le sue argomentazioni. Alla luce delle attuali conoscenze mediche. Vediamole.
1) È parzialmente vero che l’alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto [fonte non citata, NdR]. Chi consuma carne rossa o altri cibi animali grassi [...] è quindi più a rischio [...] per questi DUE tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro ABUSO: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato [fonti non citate, NdR].
Secondo l’Ing. Roberto Albanesi, una dieta vegana riduce il rischio di cancro al colon-retto del 30%. Dovremmo fidarci della sua parola, dato che non è citato alcun riferimento. Oppure essere sospettosi e consultare altre fonti. Secondo quanto emerso dall’Adventist Health Study – uno studio prospettico durato 12 anni su una coorte di 34.198 avventisti, il 30% dei quali vegetariani – i vegetariani rispetto ai non-vegetariani hanno un rischio ridotto dell’88% di contrarre un tumore al colon-retto [27]. I ricercatori hanno anche notato che il rischio per questo tumore aumentava con il consumo non solo di carne rossa ma anche di carne bianca [27], nonostante ci sia una diffusa credenza che quest’ultima sia nociva e addirittura salutare.
Inoltre gli effetti positivi delle diete vegetariane nell’ambito dei tumori non sono limitati solo al colon-retto. Sia nell’Adventist Health Study che nell’EPIC-Oxford – uno studio su 65.000 soggetti facente parte dell’EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), il più vasto studio di popolazione sui rapporti tra dieta, fattori ambientali e stile di vita e incidenza di cancro e altre malattie croniche – è stata accertata tra i vegetariani una minore incidenza anche per altri tipi di tumore: della prostata, dello stomaco, della vescica, linfoma non-Hodgkin e mieloma multiplo [27,33]. Questi risultati positivi nelle diete vegetariane sono associati all’elevato consumo dei cibi vegetali, che in numerosissimi studi si sono rivelati protettivi contro l’insorgenza dei tumori.
Questo dovrebbe essere sufficiente a smentire le ipotesi (perchè tali sono, in quanto non suffragate da alcuno studio) dell’Ing. Roberto Albanesi. Ma è interessante anche indagare sui suoi metodi logici usati per giungere ad un risultato. Egli infatti afferma che «è parzialmente vero che l’alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto» poichè «le più recenti ricerche dimostrano che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro abuso: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato».
Ma è evidente che – almeno da quanto scrive – queste “recenti ricerche” di cui parla hanno rilevato solo che «in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato» rispetto alla popolazione generale, ma ciò non implica che questi soggetti normopeso abbiano un rischio per tumori al colon-retto pari a quello dei vegetariani.
2) Anche se [una dieta vegana] preserva solo in parte dai tumori dell’apparato digerente, [quando] si traduce in numeri il punto 1 (su 100 morti si considerano quelle per tumore, su queste si considerano quelle per tumori all’apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto) si scopre che un’alimentazione vegana non ha un’incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale [fonti non citate, NdR].
Anche qui l’Ing. Roberto Albanesi avanza una serie di ipotesi che rimangono tali, seppur forse per qualcuno suggestive. Vediamo cosa dicono in realtà i dati. Nei paesi sviluppati i tumori rappresentano, dopo le malattie cardiovascolari, la seconda causa di morte. Nel 2008 in Italia sono morte 581.470 persone: tra queste, 172.783, ben il 30%, a causa di tumori [34]. Si pensi ad esempio che per l’AIDS, incubo virale della nostra società, sono morte “solo” 973 persone.
Tra i tumori più diffusi (oltre 10.000 morti) troviamo quelli del colon-retto (al secondo posto con 14.202 morti) e dello stomaco (10.177), più in basso seguono poi i tumori della prostata (7.447) e della vescica (5.543). Questi tumori, come abbiamo appena visto, sono tra quelli potenzialmente prevenibili con una dieta vegetariana (per il colon-retto, ad esempio, all’88%, come sopra indicato).
Si consideri inoltre che le diete vegetariane hanno effetti protettivi dimostrati non solo contro i tumori ma anche per altre classi di patologie molto diffuse, quali le malattie cardiovascolari (225.588 morti) [35], l’ipertensione arteriosa [36] e il diabete [37]. Se tutti conosciamo bene l’importanza di usare il preservativo come protezione dal virus HIV, a maggior ragione, viste le cifre in gioco, dovremmo ritenere molto più importante l’adozione di una dieta vegana. Per gli «svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati» delle diete vegane presunti dall’Ing. Roberto Albanesi sarebbe interessante capire a quali fonti si riferisca, dato che non ne ha indicata alcuna.
3) È falso che basta un’alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all’apparato digerente. Infatti uno studio del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli [fonte non citata, NdR] ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente.
Difficile comprendere cosa avrà voluto dire l’Ing. Roberto Albanesi in questo passo. Concordo con la sua conclusione: è falso che basta un’alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all’apparato digerente. Infatti una dieta vegana può decisamente contribuire a proteggersi dai tumori all’apparato digerente (e non solo, come abbiamo visto sopra), ma ovviamente non garantisce l’immunità totale. Ma l’Ing. Roberto Albanesi arriva a questa risoluzione per altre vie ben poco chiare.
A prescindere che un vegano non mangia solo broccoli, a prescindere che i cibi vegetali in generale e non solo i broccoli hanno effetti protettivi contro il cancro, il fatto che – secondo lo studio riferito – non tutti i broccoli abbiano lo stesso contenuto di glucorafanina dimostra solo che un vegano salutista dovrebbe essere semplicemente più accorto nella scelta del tipo di broccolo da consumare. Ma non dimostra in alcun modo che «è falso che basta un’alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all’apparato digerente».
4) Da ultimo la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney, vegana convinta, ha messo in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia. Scoprite la vera ricetta anticancro dell’AIRC.
Ebbene sì, anche un vegano può morire di cancro. Non siamo esseri dotati di poteri soprannaturali. Eppure questo fatto semplice e banale rappresenta per l’Ing. Roberto Albanesi la prova inconfutabile ed evidente che essere vegani ha un’influenza irrilevante nella prevenzione dei tumori. È significativo – oltre che indicativo dello spessore scientifico dell’intero articolo – che l’Ing. Roberto Albanesi citi a sostegno di questa sua rivelazione sensazionalistica non studi epidemiologici pubblicati su riviste scientifiche, ma la notizia da gossip (tinta di toni funerei) della morte per cancro della ex-moglie di Paul McCartney, Linda McCartney (che tra l’altro era latto-ovo-vegetariana, non vegana).
La ricetta anticancro
Vediamo ora la “ricetta anticancro dell’AIRC” proposta dall’Ing. Roberto Albanesi in un articolo a parte [38] e attribuita ad un’intervista a Umberto Veronesi. I consigli concernono vari aspetti della prevenzione, per quanto riguarda l’alimentazione si raccomanda:
1 – mangiare pesce tutti i giorni diminuisce del 50% la probabilità di tumore al seno. Una porzione di verdure al giorno riduce le possibilità del 20%;
2 – […] pasta: due piatti al giorno aumentano il rischio del 10%;
Anche se l’Ing. Roberto Albanesi non cita la fonte di riferimento, proviamo ad accettare come credibile che queste affermazioni siano attribuibili al Veronesi. Una prima considerazione banale è che tre parole buttate giù in un’intervista non possono considerarsi come un piano completo per la prevenzione dei tumori. Anche in questo caso è significativo che, tuttavia, l’Ing. Roberto Albanesi abbia trovato così interessante questa intervista al Veronesi tanto da dedicargli un articolo completo.
Le diete vegetariane sono in linea con le raccomandazioni per la prevenzione del cancro del World Cancer Research Fund (WCRF) e dell’American Institute for Cancer Research (AICR) [39], dove viene chiaramente indicato di adottare pasti composti prevalentemente da alimenti di origine vegetale, con un’ampia varietà di cereali integrali, legumi, verdura e frutta: «questi, e non i cibi di origine animale, devono costituire la base di ogni pasto» [40]. I cereali integrali (pasta, pane, riso, ecc) sono raccomandati e consigliati al posto dei cereali raffinati [41], e probabilmente è proprio alla pasta raffinata che si riferisce il Veronesi.
Tra le raccomandazioni del WCRF/AICR viene anche consigliato un uso ridotto di carne rossa e, solo per chi mangia carne, è preferibile (non necessario) consumare pesce al posto della carne rossa [42]. Tuttavia si sconsiglia il consumo di cibi conservati sotto sale o affumicati [43], tra i quali troviamo molti tipi di pesci comunemente venduti.
Non dimentichiamoci inoltre che il pesce è un cibo ben poco salutare. Il contenuto di grassi e colesterolo è sempre maggiore rispetto ai sani cibi vegetali, e alcune specie – come salmoni, gamberi e altri crostacei – ne sono particolarmente ricchi. Inoltre il pesce pescato è carico di contaminanti ambientali, quali PCB, mercurio e altre sostanze con accertati effetti cancerogeni e neurotossici, mentre il pesce allevato proviene da allevamenti intensivi dove viene nutrito con alimenti artificiali ricchi di grassi e sottoposto a intense cure farmacologiche.
Lo studio incompreso
Uno studio di Walsh [in realtà una rassegna di diversi studi, NdR] presentato nel 2002 al trentacinquesimo congresso vegetariano è diventato una pietra miliare per capire il rapporto fra alimentazione e cibi animali. […] Lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.
L’Ing. Roberto Albanesi spiega come in questa rassegna scientifica si fa osservare che un’alimentazione vegana apporta quantità insufficienti di vitamina B12 e come questa carenza provochi nell’organismo un aumento dei livelli di omocisteina, fenomeno che accresce il rischio di mortalità.
Questo è l’unico caso di cui l’Ing. Roberto Albanesi ci fornisce la fonte. È quindi interessante consultare l’articolo originale, tratto proprio dal sito di SSNV: B12: una parte essenziale di una sana dieta vegana. Già il titolo dovrebbe far sorgere alcuni sospetti sulle conclusioni dell’Ing. Roberto Albanesi.
L’articolo mira ad indagare non solo quali possano essere le conseguenze di ridotti apporti di B12, ma anche come evitare la carenza di questa vitamina in una dieta vegana. Come tutti i vegani informati ben sanno, la carenza di B12 è infatti l’unico rischio serio in cui possono incorrere, poichè i cibi vegetali, a seguito del trattamento di lavaggio e pulizia cui sono soggetti prima di arrivare sulla nostra tavola, sono privi di questa vitamina.
Occorre pertanto assicurarsi un apporto adeguato di B12 tramite l’assunzione di cibi fortificati o un supplemento generalmente da usare una volta alla settimana (così come, insieme ad altre sostanze chimiche e farmacologiche e ad altri integratori, supplementi di B12 vengono forniti anche agli animali oggi allevati, in modo tale da garantire la presenza di questa vitamina nei prodotti animali).
Nei grafici che accompagnano l’articolo di Walsh (e, paradossalmente, riportati anche dall’Ing. Roberto Albanesi nel suo sito) appare infatti chiaro che nelle diete vegane supplementate con B12 i livelli di omocisteina sono pari a quelli dei non-vegetariani, come dimostrato dallo studio USA del 1999 (vedi grafico sotto).

Secondo l’Ing. Roberto Albanesi «lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa!», esultando addirittura con un punto esclamativo. «Da notare – continua – che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce». Eppure, nell’articolo di Walsh è chiaramente scritto che «assunzioni adeguate di vitamina B12 possono essere cruciali per allungare di quattro anni la spettanza di vita dei vegani, collocando i vegani chiaramente davanti agli altri gruppi negli studi di confronto sulla mortalità» (consultare il paragrafo Conclusioni in fondo all’articolo).
Questo travisamento delle argomentazioni di Walsh non è certo intenzionale. È chiaro che l’Ing. Roberto Albanesi nello scrivere il suo articolo non ha cercato di capire se effettivamente una dieta vegana è una dieta squilibrata come lui crede. Tutt’altro: il suo unico intento era quello di dimostrare che una dieta vegana è una dieta squilibrata come lui crede. Pertanto, non appena ha creduto di trovare nella rassegna di Walsh i dati necessari a supportare la sua credenza, non si è curato di leggere con attenzione l’intero articolo: se lo avesse fatto, avrebbe colto l’inganno in cui era caduto.
Amore canino e vegani “novelli nazisti”
Dopo questa sua “dettagliata analisi” dell’alimentazione vegetariana, l’Ing. Roberto Albanesi propone una serie di divagazioni sulla scelta vegana. Ed espone la sua originale teoria etica: un cane «sa amare», una mucca no, dunque, conclude, la mucca può essere uccisa. Un modo rapido e disinvolto di giustificare l’immane sterminio degli animali.
Non sorprende che l’Ing. Roberto Albanesi sia anche un appassionato di caccia, un’attività tra le più crudeli la cui pratica richiede il totale annientamento della coscienza etica umana. E naturalmente, da buon cacciatore qual è, non poteva far mancare i soliti colorati appellativi ai sostenitori dei diritti animali: estremisti, razzisti, «novelli nazisti che ripulirebbero il mondo da noi soggetti impuri».
Ed è qui che si rivelano le reali ragioni dell’Ing. Roberto Albanesi contro la dieta vegana. Le sue argomentazioni non sono ispirate da principi scientifici (o presunti tali): è solo l’accanimento contro i vegani il vero movente di ogni parola del suo articolo. Cancro, proteine, vitamine: sono solo un pretesto come un altro per criticare una scelta di vita compassionevole e rispettosa.
Per l’Ing. Roberto Albanesi, come tutti i cacciatori, è intollerabile che la sua passione – l’assassinio sanguinario di animali liberi – venga criticata e ostacolata da dei “fanatici esaltati” che intendono difendere la vita di creature innocenti e indifese. E anche se per tutto l’articolo tenta di dare una parvenza di credibilità alle sue argomentazioni, nell’ultima parte emerge incontrollata tutta la sua ostilità contro i vegani e i loro principi etici, velatamente presente fin dalle prime righe («il vegano [...] è un esempio di ortoressia etica»).
Conclusioni
L’intento di questo articolo è stato quello di mostrare quanta disinformazione e ignoranza ruota intorno alla dieta vegana, e come, proprio a causa di ciò, sia facile demolire la validità di questo salutare ed equilibrato modello alimentare, dipingendolo come un pericoloso attentato alla salute. Anche persone senza alcuna competenza in materia – quale un ingegnere privo delle più elementari nozioni di nutrizione – scrivendo un articolo senza alcuna cognizione di causa possono agevolmente riuscire in questo intento. Ciò perchè più qualcosa è lontano da noi, estraneo, ignoto, più risulta semplice colorarlo di leggende e ipotesi bizzarre servendosi di luoghi comuni e argomentazioni approssimative.
Questo diffuso atteggiamento verso le diete vegane è tristemente caratteristico anche di siti che possono sembrare più attendibili o dei vari nutrizionisti che appaiono sorridenti in TV o curano la loro rubrica personale su giornali o siti web. Pertanto, l’effetto prodotto da questo vasto e organizzato sistema di annientamento della dieta vegana – non un “complotto internazionale”, ma un ben più pericoloso atteggiamento radicato e diffuso – è un forte senso di disagio, insicurezza, sconforto, in colui che vuol adottare una dieta vegana persuaso dai propri sentimenti di empatia verso gli animali.
Fortunatamente, molte di queste persone dimostrano di avere più fiducia nelle loro idee e nelle loro convinzioni che non nelle idee e nelle convinzioni dettate per loro da altri. Queste persone sono quelle che decidono di diventare vegane. E le fonti per sapere come fare (sul web ma non solo) non mancano di certo.
Cos’altro dire dell’Ing. Roberto Albanesi? Sono certo che troverà questo mio articolo privo di qualsiasi valore: egli è convinto infatti, secondo una delle sue mille teorie proposte nel suo sito, che gli studi scientifici non hanno alcun valore [44]. Non posso però che essere pienamente d’accordo con lui quando afferma:
«È importante riflettere su come sia facile usare Internet come mezzo di convincimento: una pagina internet ha una credibilità che molti utenti sovrastimano e se non si possiede spirito critico e non si riescono a confrontare le fonti e a rilevare le contraddizioni con semplici strumenti […] si è spacciati» [1].
Riccardo B.
Ringrazio Simona per la segnalazione dell’articolo!
Se hai trovato questo articolo interessante, puoi ripubblicarlo sul tuo blog, su un forum che frequenti o su qualsiasi altro sito. Si chiede solamente la citazione dell’autore (Riccardo B.) e un link alla home di questo blog.
Note:
1. Albanesi.it, Dieta vegana (i vegani) [http://www.albanesi.it/Alimentazione/vegana.htm].
2. Albanesi.it, Roberto Albanesi: la biografia [http://www.albanesi.it/albanesi.htm]: «Roberto Albanesi, dopo la laurea nel 1978 in Ingegneria elettronica all’Università di Pavia…».
3. Albanesi.it, La caccia [http://www.albanesi.it/mente/caccia.htm]: «Domani mattina, se non nevica (con il terreno coperto di neve non si può cacciare), vado a caccia…».
4. Albanesi.it, Il metodo Albanesi [http://www.albanesi.it/ecommerce/metodoalbanesi.htm].
5. Treccani.it, Ortoressia.
6. Albanesi.it, La caccia [http://www.albanesi.it/mente/caccia.htm]: «Chiediamo a un cacciatore cos’è per lui la caccia. Proviamo a sostituire cacciatore con uomo e caccia con donna e si comprenderà il test. Cosa pensare di un uomo che dice che per lui una donna è un divertimento, un hobby, uno sport, un’arte o un oggetto d’amore? [...] Un oggetto d’amore (una religione): la mia risposta [...].»
7. Physicians Committee for Responsible Medicine, The Protein Myth (trad. italiana: Il mito delle proteine).
8. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
9. V. Messina, R. Mangels, M. Messina, The Dietitian’s Guide to Vegetarian Diets: Issues and Applications. Cit. in: Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
10. V. Melina, B. Davis, The New Becoming Vegetarian.
11. Young V.R. et al., Protein requirements of man: Comparative nitrogen balance response within the submaintenance-to-maintenance range of intakes of wheat and beef proteins. Cit. in: Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
12. Young V.R., Soy protein in relation to human protein and amino acid nutrition.
13. SelfNutritionData: Soybeans, Chickpeas, Quinoa, Amaranth, Buckwheat.
14. Mangels R., Protein in the Vegan Diet.
15. Williams C.M., Burdge G., Long-chain n-3 PUFA: plant v. marine sources. Cit. in: Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
16. Søyland E., Drevon C.A., The effect of very long-chain n-3 fatty acids on immune-related skin diseases. Cit. in: Brenda Davis, Essential Fatty Acids in Vegetarian Nutrition (trad. italiana: Gli acidi grassi essenziali (EFA) nell’alimentazione vegetariana).
17. Agren J.J. et al., Fatty acid composition of erythrocyte, platelet, and serum lipids in strict vegans. Cit. in: Brenda Davis, Essential Fatty Acids in Vegetarian Nutrition (trad. italiana: Gli acidi grassi essenziali (EFA) nell’alimentazione vegetariana).
18. Haugen M.A. et al., Changes in plasma phospholipid fatty acids and their relationship to disease activity in rheumatoid arthritis patients treated with a vegetarian diet. Cit. in: Brenda Davis, Essential Fatty Acids in Vegetarian Nutrition (trad. italiana: Gli acidi grassi essenziali (EFA) nell’alimentazione vegetariana).
19. Sanders T.A., Ellis F.R., Dickerson J.W., Studies of vegans: the fatty acid composition of plasma choline phosphoglycerides, erythrocytes, adipose tissue, and breast milk, and some indicators of susceptibility to ischemic heart disease in vegans and omnivore controls. Cit. in: Messina V., Mangels A.R., Considerations in planning vegan diets: Children (trad. italiana: Considerazioni sulla pianificazione di diete vegane: bambini ed adolescenti).
20. Sanders T.A.B., Manning J., The growth and development of vegan children. Cit. in: Messina V., Mangels A.R., Considerations in planning vegan diets: Children (trad. italiana: Considerazioni sulla pianificazione di diete vegane: bambini ed adolescenti).
21. Rosell M.S. et al., Long-chain n-3 polyunsaturated fatty acids in plasma in British meat-eating, vegetarian, and vegan men. Cit. in: Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: Diete Vegetariane).
22. Welch A.A. et al., Dietary intake and status of n-3 polyunsaturated fatty acids in a population of fish-eating and non-fish-eating meat-eaters, vegetarians, and vegans and the precursor-product ratio of alpha-linolenic acid to long-chain n-3 polyunsaturated fatty acids: results from the EPIC-Norfolk cohort. Cit. in: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Omega-3, non solo pesce.
23. U.S. Department of Agriculture, U.S. Department of Health and Human Services, Dietary Guidelines for Americans 2010.
24. V. Messina, R. Mangels, M. Messina, The Dietitian’s Guide to Vegetarian Diets: Issues and Applications.
25. Appleby P.N. et al., The Oxford Vegetarian Study: An overview.
26. Spencer E.A. et al., Diet and body-mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians, and vegans.
27. Fraser G.E., Associations between diet and cancer, ischemic heart disease, and all cause mortality in non-Hispanic white California Seventh-day Adventists.
28. Tonstad S. et al., Type of vegetarian diet, body weight, and prevalence of type 2 diabetes.
29. Rosell M. et al., Weight gain over 5 years in 21,966 meat-eating, fish-eating, vegetarian, and vegan men and women in EPIC-Oxford.
30. Turner-McGrievy G.M., Barnard N.D., Scialli A.R., A two-year randomized weight loss trial comparing a vegan diet to a more moderate low-fat diet.
31. International Vegetarian Union, Main results from the Oxford Vegetarian Study (trad. italiana: I principali risultati dell’Oxford Vegetarian Study).
32. Corriere della Sera.it, Diete vegetariane.
33. Key T.J. et al., Cancer incidence in British vegetarians.
34. Tutti i dati sulla mortalità sono tratti da: ISTAT, Cause di morte, 2008, Tavola 3.
35. In una meta-analisi dei cinque maggiori studi epidemiologici (Adventist Mortality Study, Adventist Health Study, Heidelberg Study, Oxford Vegetarian Study, Health Food Shoppers Study) svolti fino al 1999 su occidentali (oltre 76.000 persone coinvolte), i vegetariani sono risultati soggetti ad un rischio di mortalità per cardiopatia ischemica ridotto del 24% rispetto ai non-vegetariani [Key T.J. et al., Mortality in vegetarians and nonvegetarians: detailed findings from a collaborative analysis of 5 prospective studies]. Anche l’EPIC-Oxford ha constatato nei vegetariani una minore incidenza (del 19%) rispetto ai non-vegetariani [Key T.J. et al., Mortality in British vegetarians: results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC-Oxford)]. La possibilità di arresto e regressione delle malattie cardiovascolari attraverso l’associazione di diete vegetariane – e in particolare vegane – con altri cambiamenti intensivi dello stile di vita è stata dimostrata da diversi studi clinici, come quelli condotti da Nathan Pritkin (Pritkin Longevity Center), Dean Ornish (Preventive Medicine Research Institute), Caldwell Esselstyn (Cleveland Clinic), Hans Dielh (Lifestyle Medicine Institute) e John McDougall (McDougall’s Health and Medical Center) [consultare ad esempio: Withnell A., The Natural Cure of Coronary Heart Disease; McDougall J. et al., Rapid reduction of serum cholesterol and blood pressure by a twelve-day, very low fat, strictly vegetarian diet].
36. I vegetariani tendono ad avere minori livelli di pressione sistolica e distolica rispetto ai non-vegetariani, con una riduzione mediamente compresa tra i 5 e i 10 mmHG [Norris J., Disease Markers of Vegetarians - Blood Pressure]. Diversi vasti studi di popolazione (Adventist Health Study, Adventist Health Study 2, EPIC-Oxford) hanno riscontrato una minore incidenza di ipertensione arteriosa tra i vegetariani – e in particolare tra i vegani – rispetto ai non-vegetariani [Fraser G.E., Vegetarian diets: What do we know of their effects on common chronic diseases?; Braithwaite N. et al., Obesity, diabetes, hypertension, and vegetarian status among Seventh-day Adventists in Barbados: Preliminary results; Fraser G.E., Associations between diet and cancer, ischemic heart disease, and all cause mortality in non-Hispanic white California Seventh-day Adventists]. Diete vegetariane sono state inoltre utilizzate con successo nel trattamento dell’ipertensione [Margetts B.M. et al., Vegetarian diet in mild hypertension: a randomised controlled trial; Lindahl O. et al., A vegan regimen with reduced medication in the treatment of hypertension].
37. Sia nell’Adventist Health Study che nell’Aventist Health Study 2 è stato riscontrato tra i vegetariani – e in particolare tra i vegani – una minore incidenza di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani [Snowdon D.A., Phillips R.L., Does a vegetarian diet reduce the occurrence of diabetes?; Tonstad S. et al., Type of vegetarian diet, body weight, and prevalence of type 2 diabetes; Norris J., 2 Diabetes and the Vegan Diet - Vegans and the Risk of Diabetes; Tonstad S. et al., Vegetarian diets and incidence of diabetes in the Adventist Health Study-2]. Gli studi del ricercatore Neal Barnard (George Washington University School of Medicine) hanno dimostrato come il trattamento del diabete di tipo 2 mediante diete vegetariane – e in particolare diete vegane – favorisca la regredibilità della malattia, con risultati superiori a quelli ottenuti mediante le linee guida alimentari dell’American Diabetes Association [Barnard N.D. et al., A low-fat vegan diet improves glycemic control and cardiovascular risk factors in a randomized clinical trial in individuals with Type 2 diabetes; Trapp C.B., Barnard N.D., Usefulness of vegetarian and vegan diets for treating type 2 diabetes].
38. Albanesi.it, La ricetta anticancro [http://www.albanesi.it/Salute/anticancro.htm].
39. World Cancer Research Fund, American Institute for Cancer Research, Food, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer: a Global Perspective (disponibile su WCRF global network’s diet and cancer report website previa registrazione) (versione riassunta: Food, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer: a Global Perspective – Summary).
40. Ivi: «They emphasise the importance of relatively unprocessed cereals (grains), non-starchy vegetables and fruits, and pulses (legumes), all of which contain substantial amounts of dietary fibre and a variety of micronutrients, and are low or relatively low in energy density. These, and not foods of animal origin, are the recommended centre for everyday meals.»
41. Ivi: «[...] instead of processed cereals and grains, wholegrain versions are better choices.»
42. Ivi: «[...] people who eat flesh foods are advised to prefer poultry, and all types of fish, to red meat.»
43. Ivi: «Some methods of food preservation, processing, and preparation affect the risk of cancer. The strongest evidence concerns processed meats, preserved by salting, smoking, pickling, addition of chemicals, and other methods [...].»
44. Albanesi.it, Ricerca scientifica: è affidabile? [http://www.albanesi.it/Notizie/risultati.htm].














13 settembre 2012 - 15:26
@ Roberto Albanesi:
concordo naturalmente con l’ovvio discorso anticaccia-mangiare carne, e probabilmente lei ha le idee più chiare di molti cosiddetti animalisti, ma gli animalisti di cui parliamo sono più che altro persone dedite alla zoofilia o qualcosa un po’ più in là (no alla sperimentazione, no alla caccia, no alle pelliccie, sì al panino al prosciutto), che è poi essenzialmente quello cui ha accennato Rita, un gruppo che certo in maniera un po’ atipica poichè lei va a caccia ma comunque di cui anche lei fa parte.
Poi per il resto qui nessuno la “massacra” solo perchè non è vegano, altrimenti dovrei andare in giro armato di ascia, ma al di là della sua ragionevolezza di certe sue idee sugli animalisti, rimane il fatto che il suo articolo sulla dieta vegana è del tutto infondato e qualsiasi vegano un minimo informato o anche una persona qualsiasi con basilari nozioni di nutrizione non può che rimanerci a bocca aperta.
13 settembre 2012 - 15:43
Rita, grazie mille per i link (ah, te li ho resi non linkabili per evitare di aumentarne il page rank, sai sta gente è meglio lasciarla sfogare tra di loro), dicono le solite stupidaggini da neurone malandato, però alcune cose mi sembrano più ponderate e interessanti, soprattutto quando fanno riferimento a certi argomenti o a certe posizioni poco condivisibili degli animalisti, che poi ovviamente loro usano per attaccare indiscriminatamente tutto il movimento, però è un tipo di critica che magari non si ha la possibilità di conoscere se si gira sempre tra quelli che la pensano come noi
> tutti questi professoroni, ricercatori di fama mondiale ecc. quando poi si tratta di argomentare
già, tristissimo ma rivelatrice appunto che pur se gli uomini si odiano l’uno con l’altro alla fine sono tutti uniti con gli stessi argomenti, le stesse idee, le stesse ragioni, quando si tratta di difendere la propria supremazia di umani, dall’operaio al grande professorone universitario…
13 settembre 2012 - 15:49
@Riccardo
Io sono sempre pronto al dialogo e tento sempre di migliorare i miei articoli. La vostra confutazione può avere punti validi di discussione, ma è evidente che non si ottiene ascolto se la prima cosa che si fa è denigrare l’altro (“pur senza possedere alcuna nozione di nutrizione”; beh qualcuna ce l’ho, come tutti…). Non capisco poi che senso ha citare la mia passione per la caccia se non quella di sminuire la mia figura in un contesto che con l’argomento non c’entra nulla (un po’ come dire “è un cacciatore, basterebbe questo per chiudere l’argomento, è evidente che è un cretino”). Capirai che con queste premesse ogni dialogo è solo una perdita di tempo, reciproca. Se avessi trovato un intervento “pulito” (cioè che si limitava a contestare gli aspetti nutrizionali della mia opera) stai certo che avrei riflettuto, ho cambiato tante volte idea nella mia vita…
13 settembre 2012 - 15:55
@ Roberto Albanesi:
ma tutti gli antispecisti sono, per definizione, animalisti; così come tutti i vegani sono anche vegetariani o i cattolici apostolici romani, cristiani. Quindi la patente di patosensibilità affibbiata agli animalisti si applica necessariamente ai loro “fratelli maggiori” (si fa per dire) antispecisti. Non che poi – per me – questo sia un insulto: rivendico anzi il diritto ad essere ricompreso nella categoria di tua, se non sbaglio, coniazione: ma se posso essere d’accordo sulla definizione, non concordo affatto su quanto scrivi in ordine all’ingiustificabilità teorica e così pure pratica della sensibilità così ampiamente allargata. Non entro in dettagli critici che sarebbero qui inconferenti. Solo una considerazione, enfatica fin che si vuole, ma lampante: se invece di pensare ossessivamente a noi stessi ci affratellassimo, almeno un pochettino, l’un l’altro – tra noi animali umani e anche nei confronti di quelli non umani – questo mondo non andrebbe certo peggio. Perché non provare, quindi?
D’altra parte, il rivendicare il diritto a un posto al sole per noi senza curarci dei sofferenti o ponendo comunque seri limiti all’ascolto, alla tollerabilità dei loro lamenti, mi ricorda vagamente quelle distopie nelle quali agiscono i personaggi di alcuni romanzi di scrittori illuministi e libertini: ove si sostiene che poiché vi è impossibilità di far felici tutti, abbiamo il dovere di rendere felici almeno noi stessi. Ma lì si finiva con l’esaltare il diritto naturale dei “filosofi” a calpestare indifferenti quelli altrui, indipendentemente dal grado di dolore e infelicità provocata all’esterno. E’ ovviamente un’iperbole; ma lo studio della storia dell’uomo mi sembra che autorizzi a diffidare, per il passato anche recente, della intrinseca bontà della nostra specie. Il diritto penale insegnava che siamo tutti, potenzialmente, criminali: per questo esistono tribunali e prigioni.
Naturalmente sta a ciascuno, alla propria evoluzione e (pato)sensibilità, operare una crescita interiore che sia allargata il più possibile, non certo limitata. Ci vorrebbero più illuminati come San Francesco, non meno. Padre Mariano da Torino (e la finisco con i riferimenti alla Chiesa) diceva: “Facciamoci santi! È l’unica realtà che duri, è l’unico uso intelligente della vita.” Utopie forse, chimere al peggio. Ma a chi si fa male volendo bene?
Scopro che sei un cacciatore; rabbrividisco un poco nel pensare che digitando su Google “dieta vegana” il primo risultato riporti proprio al tuo sito: ma tant’è. D’altra parte – da patosensibile – spero di essere giustificato. :-)
Ciao!
Andrea F (Giorgio C è il mio nom de plume, se me ne merito uno)
13 settembre 2012 - 16:36
@Giorgio Cara
Scusa, ma il pezzo cui ti riferisci non si riferiva all’animalismo in generale, ma a una manifestazione di animalisti particolare e qui ho evidenziato la patosensibilità della manifestazione: se io organizzo una manifestazione perché si uccidono le volpi, dovrei (per coerenza e tu probabilmente come antispecista sei d’accordo) organizzarne anche altre per esempio contro la derattizzazione che ogni comune fa! Mai vista una!
Da come scrivi sembri una persona buona. Io invece sono abituato a essere considerato una cattiva persona e ci rido su: gli antiabortisti mi chiamano assassino perché sono favorevole all’aborto, i cattolici mi trattano come un appestato quando dico che non sono credente (sono agnostico), ora arrivi tu e rabbrividisci :-).
Vedi, nel tuo intimo un cacciatore è una cattiva persona, anche se, come me, caccia solo animali allevati, cioè è del tutto simile alla nonna contadina che entra nel pollaio, sceglie una gallina e le tira il collo per la cena del giorno dopo.
Se vai nella sezione società trovi un articolo sulla fraternità che sicuramente apprezzerai visto quello che hai scritto. Anch’io sono molto scettico sulla bontà umana, ma, positivamente, penso che si migliori sempre e forse fra mille anni saranno più i buoni che i cattivi.
Purtroppo ho il pallino della coerenza e ho sempre pensato che è inutile dire di amare tutto il mondo se poi non si ama o si ignora (l’amore si dimostra con le azioni, non con le parole) chi ci è vicino. Basta guardarsi intorno e si scopre quanto poco amore ci sia. Non sono ipocrita: per me si deve iniziare dall’alto, da chi ci è vicino e migliora la nostra vita, poi allargarsi a macchia d’olio.
Dubito per esempio che Vittoria Brambilla sia più fraterna di me, quindi lasciami essere sospettoso di molti animalisti che vogliono fare i santi con ogni specie, ma poi non sono fraterni con i loro simili.
14 settembre 2012 - 01:42
Roberto (ti do del tu), probabilmente non lo hai notato, ma questo mio articolo è molto diverso dall’inizio, infatti di recente ho tolto molte parti che erano di pura presa in giro.
Sulle tue nozioni di nutrizione non ho mai indagato a fondo, devo amettere che sul tuo sito mi sono limitato a leggere l’articolo sulla dieta vegana e poi quelli sulla caccia, sui patosensibili, ecc, quindi il mio giudizio sulle tue conoscenze nutrizionistiche è basato solo sull’articolo che qui riprendo e, come dicevo, ti garantisco che non ne esce una buona opinione sulle tue conoscenza in tema di nutrizione. In questo blog io tratto dell’unico argomento che posso trattare con un minimo di competenza, ma se mi mettessi a scrivere di fisica poi non potrei offendermi perchè qualcuno arriva e mi dice che non ci capisco niente, giusto? L’articolo lo hai scritto e firmato tu, quindi credo che te ne dovresti prendere la piena responsabilità. Se poi tu mi dici che invece hai le adeguate competenze nutrizionistiche, allora confermi proprio quello che dico nell’articolo, cioè che tutte le accuse alla dieta vegana nascono solo da un tuo pregiudizio personale che ne deforma la realtà scientifica.
Per quanto riguarda l’accenno alla caccia, ti garantisco che mi hai frainteso, non c’è nessuna intenzione di lasciare intendere che cacciatore = cretino anzi per inciso te lo dico ora, non ho alcun motivo di pensare che un cacciatore sia un cretino a prescindere, ritengo solo (e dal mio punto di vista è ben più grave) che non abbia un senso etico tale da permettergli di cogliere l’importanza della vita di un animale, e non potrebbe essere altrimenti ovviamente. L’accenno alla caccia infatti l’ho usato solo (appunto come dicevo sopra) per mettere in evidenza che il tuo articolo è mosso (forse) più da pregiudizi contro i vegani (notoriamente cacciatori e vegani non sono grandi amici) che non da ragioni scientifiche ponderate. D’altro canto ora che me lo hai fatto notare è certo che molti faranno l’associazione cacciatore = cretino, ma cosa dovrei dirti, sono problemi loro se fanno questo tipo di associazione, probabilmente darebbero del cretino anche a me perchè ora non ti sto insultando essendo tu un cacciatore.
14 ottobre 2012 - 14:15
Ciao a tutti , sono Vegan da più di un anno. Il driver che mi ha spinto verso questo radicale cambiamento non ha origine Etiche. Sono Vegan perché profondamete convinto che esista una forte correlazione tra dieta e malattia. In questa mia scelta non sono stato influenzato da parenti amici o associazioni (nella mia cerchia di amicizie non ci sono Persone Vegan), tutto è iniziato casualmente sfogliando un libro color giallo in libreria “The China Study”.
Non sono un “Vegan evangelists”, non ho mai cercato di convincere gli altri a cambiare e a diventare Vegan ma, una scelta radicale (per gli altri non per me) come questa crea scompensi nella sfera delle conoscenze che ti circondano ed è qui che mi sono imbattuto nell’articolo dell’ Ing. Robero Albanesi. Mi è stato segnalato da alcuni conoscenti come prova della “pericolosità della dieta Vegan”.
Per chi come me ha un’estrazione scientifica la prova che le proteine di origine animale facciano male è certificata dalle più di 8000 correlazioni statistiche significative tra fattori alimentari e malattie che lo studio Cina ha prodotto.Quando qualche settimana fa ho letto per la prima volta l’articolo dell’Ing Roberto Albanesi mi sono stupito della capacità di sintetizzare in poche pagine una considerevole quantità di informazioni/ricerche scentemente distorte a favore della propria causa. L’ing. Robero Albanesi non è un divulgatore scientifico nel campo alimentare, non ha i titoli o comunque non li cita e cosa a mio avviso gravissima, non fornisce le fonti delle sue citazioni.
Grazie per il vostro articolo, per la fatica, la ricerca minuziosa e la contestazione punto per punto delle improprie affermazioni dell’ Ing. Roberto Albanesi. Per me il grosso pregio di questo tuo articolo è nell’evidenziare quanto sia facile scrivere un articolo senza alcuna cognizione di causa e nonostante questo riuscire nell’intento.
Nel prime righe del suo articolo dell’ Ing Roberto Albanesi cita “The China Study” dicendo che (il più importante studio epidemiologico mai realizzato, durato 27 anni e realizzato in collaborazione con varie università) era affetto da un errore di correlazione. Ho tentato di contattarlo inviandogli una email dal proprio sito ma per farlo devi obbligatoriamente iscriverti alla sua newsletter, poi si scopre che il numero di iscritti è fieramente esposto nella sua homepage come numero di persone che condividono la sua visione. Stessa cosa su facebook, un post critico viene cancellato e l’utente bannato. Anche su YouTube http://www.youtube.com/watch?v=2E7cWVzO6sM impossibile! Che dire speriamo che chiunque legga i suoi articoli vada a fondo nella ricerca e magari passi anche da queste parti.
23 ottobre 2012 - 19:48
ciao Michele e grazie a te, scusa se rispondo solo ora ma sono molto impegnato in questi giorni. Conosco il china study, è davvero uno studio importante, peccato che le conclusioni a cui è giunto lo studio siano completamente ignorate dalla maggior parte dei nostri medici. ciao e a presto